Mese: maggio 2013

Il CD da viaggio

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Il CD da viaggio è un’entità strana… difficile da descrivere nelle caratteristiche peculiari. Non deve essere troppo nuovo, di solito le melodie conosciute aiutano mentre si sta guidando: un sottofondo familiare ed amico ti accompagna senza rapire la tua attenzione, nemmeno essere troppo violento o aggressivo: segue la strada e le sue curve senza aggiungere spigoli. Se ne sta lì, in sottofondo, risvegliando ricordi, stimolando i sorrisi, magari facendoti cantare, cosa che aiuta sempre il morale, oltre ad alleggerire la noia eventuale. Ci sono molti titoli che mi vengono in mente, chessò “Songs For The Deaf” dei Queens Of The Stone Age che già di per se’ simula una ipotetica stazione radio, oppure magari le atmosfere oniriche e dilatate di un “Wish You Were Here”, o qualcuno di quei CD composti da un unica traccia dalla durata lunghissima, tipo il bellissimo “Flood” dei Boris. Tuttavia è molto più facile ricadere nella tipologia “raccoltona” o disco dal vivo… niente male un viaggio con un “Remasters” o un “Live After Death” assolutamente nostalgici entrambi. Ecco io di solito non amo particolarmente i dischi dal vivo ma, stranamente, la tipologia si presta benissimo al viaggio.

Perché sono brani conosciuti ma magari riarrangiati, togliendo un po’ di “già sentito” agli originali. Strano a dirsi, almeno per i miei standards, il mio CD da viaggio preferito è un disco dal vivo registrato in occasione di un ciclo di trasmissioni intitolato “Acoustica”, in onda nell’ allora Videomusic, in un periodo (1994) nel quale gli unplugged avevano davvero preso piede, a partire dai Tesla, per finire con Nirvana ed Alice In Chains, e rende stranamente alla perfezione un lato, solo in superficie calmo, dei suoi autori: i CSI.

CSI: "In Quiete" 1994
CSI: “In Quiete” 1994

Il disco si intitola “In Quiete” e propone una selezione di brani da “Ko De Mondo” (magistrali le versioni di “Memorie Di Una Testa Tagliata”, “In Viaggio”, “Del Mondo”), alcune canzoni dei CCCP (“Depressione Caspica” criminalmente tagliata fuori) e due rifacimenti: uno di Battiato (escluso dal CD anch’esso) e uno dei Marlene Kunz, “Lieve” che, rifatto dal gruppo di Zamboni, aiuterà ulteriormente l’ascesa del gruppo piemontese. E’ stato la colonna sonora di mille viaggi, anche quando era ancora sottoforma di nastro magnetico, un fedele compagno incurante del tempo e delle stagioni musicali, nonché la testimonianza di un grande gruppo che fu e che continua a vivere anche in quelle note…

« Quanta violenza può contenere un soffio?

Quanta disperazione un sussurro? In quiete non è come dire relax. Credetemi. »

G.L. Ferretti

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=WI5E4Nv0YZg]

a chi interessasse i C.S.I., o chi per loro, stanno per ristampare il loro catalogo (“In Quiete” compreso) su vinile, informazioni cliccando qui

Son destro?

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“E’ che dovrei aggiungere un post”, me lo sento che dovrei, mi sento che dovrei riempire una pagina di sogni e speranze. Ieri un programma radiofonico chiedeva agli ascoltatori di esprimere i loro sogni ed io non me la sono sentita. Erano troppo personali e troppo banali (forse) erano sogni che chiunque poteva covare, erano speranze impersonali quanto sincere. Volevo solo che le persone che mi stanno accanto stessero bene, ma bene sul serio, che mi venisse spontaneo qualche sorriso ogni tanto perché adesso ho qualche ragione per sorridere ma mi manca l’allenamento. Volevo solo essere in grado di abbracciare tutte le persone care in una volta sola e dimostrare quanto significano per me perché mi riesce dannatamente difficile farlo con i fatti e non con le parole. Ma questa magari è una mia paranoia.

Una volta Aldo Busi disse “Se qualcuno ti vuole bene, non lo dice, lo fa” mi sembra un ottimo proposito, se non può essere la realtà.

Almanacco del giorno odierno

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Vuoto dei fisici
Vuoto dei fisici

L’ho visto camminare giù per la strada, in equilibrio precario tra i sanpietrini. Aveva una giacca gialla impermeabile, un po’ troppo cerata perché potesse essere ripiegata a casaccio come un k-way, i jeans sdruciti e strappati in maniera quasi adolescenziale, appena di lato, sotto il ginocchio sinistro. L’andatura palesava però la sua età… avanzata: era insicura  come sei il vento la influenzasse, come sfuggisse al controllo del cervello, come potrebbe esserlo quella di un giovane, a patto che fosse ubriaco e lui non lo era. Le scarpe dalle suole spesse sembravano attutire i colpi inferti ad ogni movimento in avanti del piede, la cosa curiosa era che una era consumata e l’altra, invece, decisamente esente da abrasioni di sorta. Il volto era privo di un espressione significativa escludendo una lieve smorfia, forse causata dal camminare. I capelli consunti ed appena sfumati sul grigio a contrastare l’incanutimento incipiente, lo stesso può dirsi della barba: semplicemente la versione inspessita e ispida di ciò che gli ricopriva il capo. Ma la parte più sfuggente era lo sguardo, nascosto da due lucidissime lenti, appena sorrette da una di quelle montature ultraleggere. Non si scorgeva nulla oltre quelle barriere solo apparentemente trasparenti.

A volte daresti qualcosa per sapere qualcosa di più dei passanti, la curiosità ti smuove quasi senza che tu te ne accorga e ti metti ad indagare su ogni particolare della persona che sfiora l’aria accanto a te. E quello che ne ricavi è un esercizio sterile che ti tiene impegnato qualche secondo. Perché, strano a dirsi, la vita è fatta di vuoto, di attesa, di attimi da riempire. Negatelo quanto volete ma se ci pensate bene è così, per quanto terribile possa essere, pochi ammettono che possa essere la parte preponderante della vita, nessuno ha imparato a gestirlo fino in fondo. Dal vuoto nascono le religioni, proliferano le droghe, si impongono lavori e scivolano fuori cose come la guerra e le malattie mentali. Ma anche l’arte nasce da lì, l’introspezione e l’ispirazione hanno lo stesso padre. Lo stesso spazio che separa gli atomi che ci compongono, lo stesso tempo tra un fotogramma e quello successivo, lo stesso che cerca di inghiottirti.

It’s friday I’m in love!

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Blah blah blah

Adoro i colloqui di lavoro. L’ambiente asettico della reception delle ditte, l’aria svogliata delle centraliniste nel rispondere al telefono e passare l’interno desiderato. La filodiffusione ed i discorsi vacui intercorsi nelle interminabili attese. Stare li a cercare di mantenere la calma mentre l’intervistatore ha sicuramente di meglio da fare che sbrigarsi ad incontrare uno sconosciuto. La sensazione di sentirsi un corpo estraneo ed un temporaneo impegno (in)degno di svogliate attenzioni. Essere messo in difficoltà. Rispondere a tema e con competenza. Mostrare un orgoglio fittizio per l’impiego precedente e parlarne con passione anche se istigava a ben altro. Uhm, attendere un vano accenno all’interesse da parte dell’intervistatore, sì mi piace. Mi piacciono le strette di mano (ok dai, quelle molli o sudate meno) ed i sorrisi di convenienza ed anche le formule di rito tipo “le faremo sapere”. Ah vorrei farlo di lavoro: quello che si presenta ai colloqui. Che volete è venerdì e sono innamorato… dei colloqui di lavoro!

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=mGgMZpGYiy8]

Se vi viene il dubbio che vi stia prendendo in giro… Bravi, avete ragione!!!

Il vantaggio di essere divorziati!

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Avete presente Al Gore? Massì dai, quel politico americano ambientalista che ha anche vinto il premio Nobel per la pace nel 2007, quello che ha organizzato anche il concerto “Live Earth” per stimolare maggiormente la sensibilità ambientale delle persone. Ebbene non voglio parlare solo di lui ma anche della sua cara mogliettina Tipper e della sua ignobile campagna censoria che sfociò nell’altrettanto ignobile Parent Music Resource Center dopo che la sua figlia dodicenne si ritrovò per le mani una copia di Purple Rain di Prince, reo di avervi inserito una canzone che parla di ninfomani e di masturbazione. Mi sono sempre chiesto che razza di matrimonio potesse essere il loro: da una parte una persona che, pur essendo una importante carica dello stato (vicepresidente di Clinton), dimostrò di avere una certa coscienza e sensibilità sociale, dall’altra una puritana fervente con la presunzione di controllare artisti musicali con dei ridicoli adesivi che, fortunatamente, ebbero probabilmente l’effetto opposto facendo da pubblicità gratuita ai gruppi insigniti di tale riconoscimento, grazie ai loro testi che trattano di sesso, violenza, droga e chissà cos’ altro.

Etichetta censoria del PMRC

L’unione mi sembrava quantomeno traballante nei presupposti ed infatti recentemente i due hanno divorziato, sia pure con un tempismo non da manuale. E, onestamente non so se sia satira o cos’altro, ho trovato nella rete un articolo che parla di un soddisfattissimo Gore che può finalmente ascoltare tutti quei dischi che sua moglie trovava sconvenienti e fare i suoi complimenti a molti dei gruppi un tempo oggetto dell’invettiva del Savonarola in gonnella con il quale il povero Al si trovava costretto a condividere il giaciglio notte dopo notte (chissà l’invidia per la Lewinsky)… chiunque fosse interessato può sorridere di gusto cliccando qui. Buona notte Tipper.

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=dZFq0HEYAOM ]

William S. Burroughs

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Il gatto in noi, 1986
Il gatto in noi, 1986
Miss Nora Von Ibsen
Miss Nora Von Ibsen

Jeff Hanneman

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Oakland, 31 gennaio 1964 – Inland Empire, 2 maggio 2013

The Melvins Lite live @ Bloom Mezzago

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Non può piovere per sempre… ed infatti ha smesso giusto in tempo per permettere a noi altri di affrontare la trasferta in quel di Mezzago senza essere bersagliati dalla pioggia battente. L’occasione era perfetta per spezzare un digiuno francamente avvilente dai concerti dal vivo, i Melvins sono in tour nel nostro paese e qundi ci tocca di vederli per la terza volta! E siamo entusiasti al pensiero di rivedere il faccione di Buzzo e quel ceffo di Dale.

La trasferta è impegnativa e probabilmente qualcuno sta maledicendo se stesso stamattina, eppure come si fa a non voler bene ai ragazzi, come si fa a non accorrere al loro richiamo? A Mezzago si sta bene in maglietta: è una bella serata primaverile, un po’ troppo umida e appena arrivati scorgiamo gli stessi Buzzo e Dale aggirarsi all’esterno del locale, si rifugiano in tutta fretta nel tour-bus e questo è quanto. All’interno la bancarella è deludentissima: qualche t-shirt (pessima) dei Melvins, qualche altra dei Big Business e un manifesto la cui grafica sinceramente è deprimente, del resto i Melvins sono famosi per il pessimo aspetto dei loro CD, perché smentirsi con i volantini? Uno si aspetterebbe di trovare il CD nuovo, se non proprio qualche 7″ raro della Amphetamine Reptile, invece niente, che tristezza.

I Big Business, si rivelano molto migliori di come me li ricordavo… l’inserimento di una chitarra (Scott Martin) e il tempo trascorso devono aver ulteriormente permesso alla sezione ritmica dei Melvins di rendere il suono decisamente più compatto e corposo. Composizioni solide e trascinanti, sostenute da un batterista (Coady Willis)  di tutto rispetto, autore di una prestazione sicuramente di rilievo, seguito dallo sbraitare di Jared Warren che sembra un novello boscaiolo particolarmente ilare. E poi tocca a loro…

Una testata Sunn 0))) model T sovrasta due casse Orange nella postazione di Buzzo e lascia presagire delizie future. Un campanaccio molto artigianale fa la sua figura sulla batteria di Dale e rafforza tale impressione, quando poi Trevor Dunn si presenta sul palco con un contrabbasso classicamente inteso, penso che ci sia stata l’assoluta certezza che sarebbe stato un gran concerto. Introdotti da una fastidiosissima divagazione noise sui colpi di tosse che fungono da introduzione a “Sweet Leaf” dei ‘Sabbath (sarà una intro casuale nell’anno del ritorno?) che viene poi lasciata scorrere mentre i musicisti si preparano, ecco i nostri eroi guadagnare il palco! Buzzo ha il solito improponibile faudal (grembiule in piemontese), l’immancabile ventilatore e la fida chitarrina di stagnola. Trevor invece sembra l’ultimo dei nerd con tanto di camicia a maniche corte cravattata e occhiali con nastro adesivo bianco. Non può mancare all’appello Dale con una maglietta che sembra una versione marcia delle divise dei Beatles di Sgt. Peppers! Ci siamo tutti ed andiamo ad incominciare.

Un set basato abbastanza sull’ultimo “Freak Puke”, vista anche la presenza di Dunn, che suona il contrabbasso veramente alla grande, senza alcun problema di suono che, anzi, riulta davvero caldo e corposo perfettamente contrapposto alle sonorità di Buzzo che, questa volta, appaiono più fredde del solito (a volte il Les Paul black beauty ci manca)… la batteria di Dale invece è microfonata benissimo ed ogni suo tocco sembra uno sparo al cuore… intenso e furente come solo lui sa essere. Tra le altre come non ricordare l’immancabile “Hooch”, la nuova “Mr. rip off” o la cover di Mc Cartney “Let me roll it”, tanto per citarne tre. Il pubblico è abbastanza movimentato e qualche spintarella arriva anche a noi, ma in mezzo c’è un bel pit e non manca anche un episodio di crowd surfing come ai bei vecchi tempi. Da bassista ho apprezzato molto il lavoro di Dunn, che poi era la novità principale per quel che mi riguarda, e anche il suo assolo terminato con la sfruttatissima “Somewhere over the rainbow” (vi perdono solo perchè siete voi e non sapete nulla della sfrangiata di maroni della tim) è stato assolutamente convincente ed un ottimo preludio alla parte finale nella quale Coady raggiunge Dale per una bella mitragliata con due batterie.

Buzzo è il solito vocione imperioso, solenne e grandioso sotto ad una cascata di capelli grigi che esplodono sul capo, il fido ventilatore che li mantiene vaporosi e la chitarra che manda suoni potenti e a volte striduli, scuote la testa, si avvicina furtivo al microfono a volte per cantare ed a volte no. Dale, come accennato in precedenza, gode di suoni veramente ottimi stasera e, nonostante il caldo che fa sudare tutti quanti, sfodera ancora una volta una prestazione riuscita e potente, lanciando tuoni a destra e a manca, insomma: trent’anni dopo sono ancora qua ed è fantastico pensare che abbiano ancora tanta benzina da bruciare, tanta voglia di esibirsi e di confrontarsi con pubblico e strumentisti nuovi. Il concerto passa in un soffio, considerata anche la fame di concerti che avevamo, ci sembra che arrivi anche troppo in fretta  la fine incorniciata da un bel pezzo bluegrass che fa quasi venire in mente il Boars Nest.

Le foto, vista anche la movimentata audience, sono quel che sono ma tanto per inventario eccovele:

The Melvins Lite   Live @ Bloom Mezzago
The Melvins Lite Live @ Bloom Mezzago
The Melvins Lite   Live @ Bloom Mezzago
The Melvins Lite Live @ Bloom Mezzago
The Melvins Lite   Live @ Bloom Mezzago
The Melvins Lite Live @ Bloom Mezzago
The Melvins Lite   Live @ Bloom Mezzago
The Melvins Lite Live @ Bloom Mezzago