Premi il grilletto, Soldato Joker!

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Prima o poi il momento arriva, il momento di premere il grilletto. E non è un atto di pietà, è un rito di passaggio. La prima vittima della guerra è l’innocenza, l’innocenza che svanisce la prima volta che uccidi qualcuno e, nello stesso tempo, uccidi una parte di te.

Ovviamente è una metafora, ma mi ha sempre colpito come in “Full metal jacket” il fulcro di tutto sia l’uccisione di un nemico e, soprattutto come questo atto segni un passaggio fondamentale per il protagonista, il passaggio da ragazzo a uomo, il passaggio da innocente a carnefice, il passaggio da sognatore a soldato.

In questo guadagna il rispetto dei compagni ma, a ben vedere ,dovrebbero disprezzarlo per quello che ha fatto, per aver preso una vita ed averla distrutta, invece non lo fanno per il solo fatto che adesso è colpevole quanto loro, si è sporcato le mani e non sarà mai più puro come lo era una volta. MAI. E sono meschini i suoi compagni perchè il loro è semplicemente uno squallido mal comune, mezzo gaudio che fa una gran tristezza.

Il punto è che quel momento fatalmente arriva per tutti, il momento in cui una parte di te muore e sarà morta per sempre. Non tornerà mi indietro, nulla potrà restituirtela, had it and lost it come diceva Sick Boy in Trainspotting.

Fa parte del “crescere” ma fa schifo. Come nel caso di joker, non ci sono alternative: uccidere o essere uccisi e quando si uccide, ogni volta che si uccide, non si torna indietro: a quel punto la propria vita fa schifo ma, sempre per dirla con joker “almeno sono vivo”.

Ironico come la vita abbia in se stessa una dose di speranza inclusa nel prezzo, come un’offerta speciale sul nulla. La stessa speranza che ti fa continuare a marciare ,la stessa speranza che ti fa cantare la marcia di topolino invocando la tua infanzia annichilità dal presente, la stessa speranza che ti fa credere di poter perdonare te stesso per aver ucciso la tua parte più nobile e sincera (forse anche ingenua), la stessa speranza che ti fa illudere di aver perso una battaglia ma di poter vincere la guerra, la stessa speranza che ti fa credere che il tempo possa guarire le ferite.

La sola speranza è quella di saper cogliere un insegnamento da tutto questo e l’insegnamento è non permettere mai più a una parte di te stesso di morire, non permettere mai più a nessuno di soffocare il tuo spirito, di umiliare i tuoi sentimenti, di ammorbare i tuoi pensieri, di avvelenare le tue lacrime.

fmj-cecchino

Non illudetevi, non ci si riesce.

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