Animali

Nora In The Sky With Diamonds

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Nora In The Sky With Diamonds
Nora In The Sky With Diamonds

Qualcuno si chiederà se ci risiamo coi quattro di Liverpool: solo per il titolo. Il prossimo sarà un periodo davvero duro ed impegnativo, starò poco a casa e molto in giro, non avrò molto tempo per tante cose (questo blog incluso) per almeno un mese. Credo che ne valga la pena, altrimenti non lo farei. Credo che mi serva provare ad impegnarmi seriamente in qualcosa adesso, dopo aver fatto il ribelle per tanto tempo. E’ un’esperienza, qualcosa che voglio fare, un’opportunità che posso finalmente provare a cogliere. Questo non significa che non sarò più io, significa solo che farò esperienza, che farò qualcosa di nuovo.

Mi mancheranno tante cose della mia casa, che, inevitabilmente, finirà per diventare una sorta di albergo. Mi mancheranno tante cose, ma dico così solo perché devo generalizzare. In realtà quello che mi mancherà non saranno affatto “cose”, saranno affetti, e tra questi c’è anche la piccola Nora. Che poi tanto piccola (coi quattro chili abbondanti e la sua personalità esuberante) non è.

Lei è la felina di casa. Ovviamente è molto più di questo. E’ anche la prima felina che ho allevato io in prima persona, non senza aiuto certo, ma l’ho davvero seguita fin da cucciola. Arrivò, preceduta da strazianti miagolii, saranno tre anni il maggio prossimo, dentro uno strano trasportino, fatto a borsa, ma con le grate. Era impacciata, con un pelo ispido e indefinito, come anche il colore dei suoi occhi: era come se fosse un abbozzo di gatta, come se fosse una sorta di disegno preparatorio, uno schizzo del dipinto che diventò poi.

Ovviamente questo rendeva impossibile non adorarla.

Dopo un piccolo incidente, dovuto principalmente al fatto che non avevamo davvero adeguato le casa alle sue esigenze, decisi che avrebbe dormito in camera con me dentro al trasportino, non tanto per tenerla in gabbia ma per evitare che potesse farsi male. Pensai che sarebbe stato un fallimento: non puoi ingabbiare uno spirito libero, per quanto mi renda conto che sia il solito stereotipo sui gatti, comunque è vero.

Nonostante questo, lei dormiva placida dietro la grata, nonostante le mie mille paranoie. Se peccassi di presunzione, mi azzarderei quasi a pensare che abbia rinunciato ad un po’ della sua libertà per me. E’stata gentile. Gentile a dormire tutta la notte e ad aspettare che mi alzassi per mettere fuori una zampa e farmi ciao. E quel ciao mi faceva venir voglia di alzarmi nonostante dentro di me ogni fibra volesse rimanersene nascosta dal mondo e non affrontarlo. Sì limitò a darmi una zampa. Ma contribuì a tirarmi fuori dal torpore che ogni tanto ci avvolge, quando rimaniamo senza difese innanzi al mondo.

A me toccò invece di rinchiuderla in casa per sei mesi su indicazione della veterinaria sadica anche se a ragione, con tutte quelle nuove malattie che i felini si trovano a dover affrontare oggigiorno. Non fu un gran ringraziamento da parte mia, ma spero di averlo fatto per il suo bene. Le diedi poi il nome della protagonista del dramma teatrale di Ibsen (“Casa di Bambola”) perché volevo che diventasse fiera ed indipendente.

Oggi posso dire che le aspettative sono state ben riposte. Lei è uno splendido dipinto vivente, dal pelo lucido e dagli occhi limpidi. Un’amica ed una compagna. Al pari di un essere umano. Ma a modo suo. Con quelle due macchie bianche sotto le ascelle a ammorbidire quel nero lucido e impenetrabile del suo pelo e quella aria propria di chi è conscia della sua stirpe e del suo essere unica ed irripetibile, come ogni essere vivente, anzi, come ogni essere consapevole.

Ostico ed anche agnostico.

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Passatemi la citazione iniziale, l’argomento di questo post è pesante e difficile da trattare e quello è il mio modo spicciolo di sdrammatizzare. Il punto è che in questi giorni una ragazza ha pubblicato su fb un commento positivo sulla sperimentazione animale dicendo che le ha salvato la vita. E uno pensava che fossimo liberi di dire quasi tutto (proprio tutto no dai, lo sapete bene), che si potesse ragionare tutti assieme in un fantastico nuovo mondo. La visione si è incrinata, mi spiace per chi ci credeva. Io in quanto vegeto/animalista mi sento un po’ chiamato in causa da tutto questo bailamme che si è sollevato.

Un paio ci considerazioni preliminari. Prima: La rete è un brutto posto, si incontra brutta gente, ma più raramente si incappa in persone meritevoli quindi alla fine la mia idea è che, comunque, vale la pena correre il rischio. Secondariamente a me è un po’ sfuggito il senso e l’utilità di uscirsene con certe dichiarazioni, avevo le idee confuse prima e le ho anche adesso. Io non credo che, comunque una cosa come fb sia buona per certi aspetti, ma assai discutibile per molti altri. Se posso permettermi una considerazione  dirò che non affiderò mai informazioni tanto intime ad un mezzo come quello. E’ dozzinale, impersonale, superficiale e aggiungeteci anche un paio di altre cose meno ripetibili. Superficiale è e superficiale dovrebbe rimanere.

Precisato ciò mi infilo nel ginepraio. Non sono ancora riuscito a prendere una posizione in merito alla sperimentazione animale. Mancano informazioni: nessuno ha mai detto chiaramente se serve realmente e se realmente non se ne può fare a meno. Esistono dozzine di pareri, più o meno circostanziati, ma nulla di risolutivo  o definitivo o, se esiste, a me non è arrivato quando ho cercato di informarmi in merito. Lavorando nell’industria mi passano davanti decine e decine di schede di sicurezza recanti dati circa tossicità acuta, corrosività, cancerogenicità e altre simpatiche cosette comunemente testate sugli animali. E allora mi domando fino a che punto sia lecito spingersi, nel senso che se si tratta di medicinali in grado di salvare la vita è un paio di maniche, su tutti gli altri prodotti però ne possiamo parlare. Soprattutto sui cosmetici, suvvia. La cosa andrebbe quantomeno regolamentata seriamente e non in base alla convenienza delle case farmaceutiche/ chimiche/ cosmetiche. E comunque, visto che tanto farne a meno nemmeno a parlarne, i cosmetici non testati sugli animali esistono, usiamoli.

Detto questo e fermo restando la libertà di ognuno di pensarla come vuole, almeno per quello che mi riguarda, io ancora ho un paio di problemi spigolosi. Primo: quello che mi disturba è che, comunque, gli animali non hanno la possibilità di ribellarsi, sono senza voce in capitolo sulla loro vita ed io lo trovo davvero tremendo e orribile, bisogna che qualcuno parli in loro vece, anche se augurare la morte o altre oscenità non sono assolutamente contemplate in tutto questo. Secondo: (questo è ancora più personale ma…) non sono affatto convinto che, in linea di principio, una vita umana valga quanto quella di mille (o anche di un singolo) animali. Per me è una “scala di valori” niente affatto scontata. Gli animali definitivamente NON sono (o non dovrebbero essere) una sorta di “bene” a nostra disposizione. L’obiezione principe che mi può venire mossa è che cosa ne penserei se ci fosse di mezzo una persona cara. Verissimo. Era uno spunto di riflessione fatto in considerazione del  fatto che, comunque, la mia opinione non vale nulla ed io ne sono consapevole, nel senso che, comunque, non sta a me decidere. Questo mi mette nella posizione di poter avere un punto di vista forse sbilanciato a favore degli animali. Del resto cosa volete da uno che considera immorale anche solo uccidere per sfamarsi… ma che obbiettivamente se ne andasse della sua vita chissà cosa farebbe…

Del limite di non saper scrivere

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Luoghi

Una frase di Polly Jean Harvey mi ha sempre colpito. Diceva essenzialmente che si inizia a scrivere perché non si riesce più a parlare. Si inizia a parlare per imitare i genitori, si inizia a cantare per imitare i cantanti, si inizia a pensare perché la mera esistenza annoia: è fatta di un vuoto che gli umani non sanno sostenere. Gli animali, forse sì, ma anche loro si tengono occupati con qualcosa: la caccia, il gioco, l’ozio, non ho mai capito se a volte si annoiano, di sicuro sorridono.

Questo per dire che come scrittore ho dei limiti seri. Dal punto di vista linguistico/ ortografico/ sintattico la cosa è palese. Dal punto di vista tematico forse anche, ma adesso esplicito meglio la cosa. Come, o forse all’inverso, dell’incipit di Anna Karienina, che mi abbagliò di consapevolezza quando lo lessi (“Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo”), sono sempre stato convinto che la spinta alla scrittura mi derivasse dalle esperienze negative: dal dolore, dall’indolenza, dalla tristezza, dal lato oscuro insomma. Erano cose delle quali dovevo liberarmi e scriverne era il modo più facile per farlo. Vedere la propria paura su un foglio la esorcizza. Per questo ho sempre ammirato chi fosse in grado di scrivere di cose positive. John Lennon che scrive “Real Love” o “Woman” o “Jealous Guy” senza risultare mieloso e stucchevole, Dostoevskij che scrive “L’idiota” il cui personaggio principale (il Principe Myškin) è talmente buono ed ingenuo da essere  scambiato per idiota.

A me basta per considerarli dei geni, perché io non ci riuscirei mai, oltre ad essere letterariamente estasiato dal personaggio perfido e bellissimo di Nastas’ja Filippovna, che occupa un posto speciale nei personaggi femminili, come Hella del Maestro e Margherita. Comunque le esperienze belle, formative e piene di benessere mi si sono sempre consumate dentro, ne resta ben poco da raccontare agli altri. Oltre ad esserne geloso e nasconderle in scrigni dentro l’anima che scruto nel silenzio e nel buio delle mie stanze. Esattamente come certi personaggi dei romazi russi, che ad un certo punto “si ritirano nelle loro stanze” e buona notte. Un gesto che me li rende simpatici, un gesto in cui mi identifico, un bisogno di chiudere la porta in faccia al mondo e restare soli con i propri pensieri. Ne ho sempre avuto un gran bisogno, così come ho sempre avuto bisogno di parlare delle cose negative, di buttarle fuori in qualche modo. Coltivando un angolo per se stessi, al contempo.

Perciò non me ne vorrete se non vi dirò nulla del tempo passato senza scrivere. E’ andato tutto bene, sappiatelo, benissimo.

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=ay_c_dcrmyM]

Tanti auguri “Geezer”!

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Terence "Geezer" Butler Birmingham, 17 luglio 1949
Terence “Geezer” Butler Birmingham, 17 luglio 1949

Vabbeh ma come faccio a non festeggiare il compleanno del bassista dei Black Sabbath? Ci ho pensato ma è un fatto che non posso ignorare: oggi mr. Butler compie 64 anni e no, non ci posso davvero passare sopra. A rischio di essere tacciato di monotematicità: buon compleanno Terence (e dire che non sono uno che ama festeggiare i compleanni)!!! Come idolo aveva Jack Bruce dei Cream, è lui il responsabile della svolta horror/occulta del gruppo albionico, di buona parte dei testi e dell’immaginario del gruppo.

Di sicuro ha avuto a che fare anche con la musica. Non è infatti il classico bassista messo lì per figura: è anche grazie alle sue linee di basso inconfondibili se il gruppo è diventato quello che è oggi, difficilmente Iommi sarebbe stato in grado esprimersi a certi livelli senza un adeguato supporto ritmico alle spalle. Inoltre credo che sia andato ben aldilà di questo, non limitandosi a seguire pedissequemente i giri di chitarra, come potrebbe fare il classico bassista-oggetto tanto in voga nella musica pesante. Come sanno anche i sassi, quest’anno i ‘Sabbath sono ritornati sulle scene e, come ho già avuto occasione di dire, lui mi sembra quello che alla fine esce vincitore da “13”, avendo la caratteristica di non snaturare troppo il suo stile anche avendo a disposizione dei suoni decisamente moderni. Quando poi scopri che è un fervente sostenitore dei diritti degli animali, nonché vegano non può che scoppiare l’applauso!

Che ne diresti di un bel NO come risposta?

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Dai, che si parte per il mare! NO!

Accendi la radio, c’è “Get Lucky”! NO!

Che bello, arriva l’estate! NO!

Finalmente fa caldo! NOOOOOOO!!!

Fai esercizio fisico! NO!

Studia! NO!

Mettiti a dieta! NO!

Vai in palestra! (col c… ehm) NO!

Moccia ha “scritto” un libro nuovo! NOOOOOO!!!

Ti piace Cattelan? NO, direi di NO!

Hanno eletto un nuovo papa! Ma NOOOO!

C’è un nuovo governo! …Ah sì? NO!

Abbassa il volume! Assolutamente NO!

Mettiti in giacca e cravatta! Eh eh NO!

Tagliati i capelli (ehm), sposati, lavora e vai fuori dalle balle! NO!

Produci, consuma, crepa! (Vedi sopra) NO! (Creeeeepa!)

Metti la testa a posto! NO-oh!!!

Mangia carne! NOOOOO!!!

Mangia pesce! Ho detto NOOOOO!!!!

Adeguati! NOOOOO!!!

Vengo anch’io? NO tu NO!

Non accettare un NO come risposta! NO!

NO significa NO!

Ma non hai nulla di meglio da scrivere in un post? NO!

Per riassumere?

How about no
How about no

William S. Burroughs

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Il gatto in noi, 1986
Il gatto in noi, 1986
Miss Nora Von Ibsen
Miss Nora Von Ibsen

We missed you hissed the lovecats…

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25 Aprile: partigiani sfilano per le strade di Milano

E quest’ anno mi sono perso il post per il venticinqueaprile, una delle poche feste che io mi senta ancora di festeggiare… mi sono perso qualche giorno nel quale stare davanti al PC e scrivere su queste pagine.

Meglio così: ultimamente l’ispirazione latita. Ho sentito il nuovo “singolo” dei Black Sabbath e non mi ha deluso molto: è già un gran risultato. Peccato per la produzione, signor Rubin, mi spiace ma, anche se ha fatto un buon lavoro facendo passare per ascoltabile il biascicare di Ozzy, il suono della chitarra del riffmaster non mi piace proprio… suona decisamente troppo pulito e moderno! Non si sente affatto la puzza di valvole, al punto che sembra di più una canzone degli Heaven And Hell che dei Black Sabbath, non so se mi spiego. Comunque i tempi sono proprio andati ed è già una vittoria che la canzone non sia un obbrobrio inascoltabile!

Andy Warhol ed io
Andy Warhol ed io

Ho guadagnato quattro giorni a zonzo lontano da casa e una visita al museo del 900 a Milano, sulle stesse vie percorse, a suo tempo, dai personaggi immortalati nella fotografia di cui sopra. Alcune opere le avevo già viste alla defunta CIMAC, però bisogna dire che, in ambito museale, credo che il museo del 900 offra il miglior rapporto qualità/prezzo possibile, avendoci passato dentro tre ore e mezza filate, senza soffermarmi sulle opere in maniera ossessiva, come mi è capitato di fare in passato. C’è veramente una collezione invidiabile ed affascinante, sempre se vi piace il periodo. Io sono rimasto maggiormente impressionato da Boccioni, Fontana (la sala dedicata è spettacolare!) e Modigliani, dal gruppo degli opticals e dell’arte povera, ma anche dai meno conosciuti Luigi Russolo o Emilio Scanavino. Poi c’erano anche, nella sezione mostre temporanee, alcune opere di Andy Warhol, che non guasta affatto… nonostante non mi faccia impazzire.

Schema originale di un Intonarumori di Luigi Russolo

Parlando di Russolo poi ho fatto una scoperta interessante: costui, pittore e futurista, fu colui che, firmato il manifesto “l’arte dei rumori”,  concepì per primo l’ idea di “noise music” e non si limitò a questo: inventò anche uno strumento denominato intonarumori: un apparecchio meccanico capace di sviluppare diverse tipologie di rumore che poi andranno sotto al nome di musica futuristica. Ovviamente più di un personaggio di mia conoscenza gli deve qualcosa…

Poi ci si risveglia al lunedì con una settimana che incomincia all’orizzonte, la pioggia che martella il suolo (e che io ringrazio altrimenti a quest’ora schiatterei già dal caldo) e una sensazione strana: come se ti mancasse qualcosa… ah e la voglia di ascoltare i Cure.

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The interview

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Unimog
Unimog

Quello che potete leggere qui sotto è un’intervista che ho recuperato in una oscurissima webzine che, non si sa come, è riuscita ad intervistare un oscuro rappresentante del bassistico duo. Non è chiaro molto alto al riguardo e mi scuso con i lettori non in grado di leggere la lingua inglese, ma tradurre tutto sarebbe laborioso e, ammettiamolo, non ne ho poi molta voglia: probabilmente ci sono anche degli errori dentro ma quelli non dipendono da me… onestamente non so nemmeno bene chi possa essere interessato ma tant’è…

Unimog is an italian band. We don’t really know much more than that… two people playing “music”. The word is quoted because you can’t really call it that way and even try to describe what they play gets difficult, what we heard was basicly a distorted bass-line and the kind of vocals you can expect to came out of a cave. Low distorted tunes, primordial growls but fascinating in some way. Don’t even ask how we get in touch with them, they aren’t exactly familiar with what you can call interviews and stuff like webzines, just enjoy the chat and hope not to hear them play. Ever.

Q: Would you like to introduce the band? A: Well we have known each other since more or less a lifetime ad at a certain point we just grab our basses and raised the volume. I don’t know if this could be called a proper “band” we just do what we feel like and obviously we don’t care. Most of the time it’s just us jamming for an endless time. And don’t think about complicated stuff, because one starts playing a riff and the other one follows adding what he feels like to the main theme, so our so-called “jams” are nothing serious, we have respect for those who jam the right way (laughs).

Q: What about the band’s name? A: It is a off-road vehicle made by Mercedes-benz. We prefer the 70’s vehicles to be honest, the ones without all that electronic shit, they were so great. Nowadays there’s too much electronic stuff everywhere, even in music, and we’d like to react going the other way with what we play, I don’t really think we will ever sound like much modern bands do. To hell with pro-tools! (laughs) We decided to call ourselves like that because we like to go outdoors where noone usually go, and that vehicle can bring you there, pretty much like when Kyuss used to play in the Death Valley, what we dreamt about was playing in a rather inaccessible place.

Q: And where do you usually play? A: It depends on how high the volume can be! Usually we play in one of our places at a low volume, but when it becomes necessary to make some serious noise we just rush in a workshop. In a workshop? Yeah, we know the right people to do that.

Q: Before you were talking about Kyuss, what artists have influenced you? A: Kyuss were absolutely among those who had a leading role in influence what we do. It’s always a matter of attitude and, of course, of the way they sound. I could say that Sunn 0))) are perhaps the biggest influence, great people and deep, slow and low-tuned  sound. Dark Throne are another if not for the music, for sure for the attitude and for doing what they want and what they feel. Then I can’t forget the Melvins, perhaps the biggest example of indipendence in today’s music… and tons of other bands like Neurosis, Converge, Electric Wizard, Sleep, Winter and, what the hell, the first six Sabbath albums!!! (laughs)

Q: But you don’t sound like any of them, do you? A: No. (laughs) Maybe a bit like Sunn 0))), but it’s a bold statement, man.

Q: What do you think Unimog is all about, then? A: Damned if I knew! (laughs) We are just a couple of friends doing what we like. If I wanted to be pompous I’d say we are about freedom of experssion, darkness, heavy music, but that’s bullshit and I don’t believe it at all. We are just free and we can’t really take any kind of label on what we do. We don’t like to discuss about it, we don’t like to give explanations or anything, that’s it. This is not something made to get a contract or to please people, like it or not. If it is so… why are you answering now? Because you were so kind to ask for an interview and because I felt like it!!! You know, usual things (inclucing people and music) are so damn boring, and I haven’t answered an interview yet!!!

Q: Will you ever record anything? Will you ever play live? A: Uhm… I don’t know, how did you get to hear us? I won’t say that… that’s right, you get the point. As I said before we do what we feel like, we live the moment, you know? If we will be able to record anything satisfying and the moment is right, then it could happen (there might be some bootleg recordings, I don’t really know). And we even played live once. It was a kind of a festival and a friend of ours asked if we’d like to join in. He had to ask several times, really (smiles)… but finally we played and had a good feeling out of it, it was just bass and vocals but i guess we scared the shit out of someone! There was no plan, we just dropped in and play, we preferred the version with “vocals” so there was a bass only. Some said we sounded like an elephant, others, linstening to our rehearsals, said like a dinosaur, we appreciated that! Horns up!

Sogna fratello

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Mic
Mic

Un respiro prima di cantare, la folla aspetta, i ragazzi ti guardano e sorridono dietro agli strumenti e al sipario, un ultimo momento di intimità: inala a fondo, senti l’aria entrare, calda ed umida, come quella tra i ragazzi assiepati a pochi metri, sotto al palco. Vogliono vedere gli occhi limpidi di un ragazzo, i suoi sogni sgusciare tra le note, la sua sensibilità trafiggere le loro anime, percepire la sua voce cristallina e pura. Ammirare un colore che non hanno mai visto materializzarsi davanti ai loro occhi. Intuire che non è possibile vivere senza cantare e nemmeno senza sentire gli altri far vibrare l’aria.

Nessuno può avere la stessa angoscia dentro dopo aver cantato. E’ il canto che cambia colore all’anima, la musica che lo accompagna… la voce è il primo strumento che l’umanità abbia mai suonato, quello che ognuno può reperire e può sperimentare direttamente, senza nessun impegno ulteriore che non derivi da noi stessi. Le corde sono già dentro di noi, occorre lasciarle tremare, come un sentimento tanto potente quanto riservato, nascosto eppure riconoscibile. Il suono è immateriale e bellissimo. Trasparente come l’acqua di un fiume eppure senza peso: va oltre la gravità fiero, con il petto gonfio di note e di ancestrali ed iridescenti passioni.

Sogna fratello e rendici partecipi delle meraviglie della tua anima. Della purezza che, induriti dal mondo, non siamo riusciti a mantenere viva. Del tuo animo bambino e curioso, del tuo sorriso appena accennato e della voglia di dormire sul divano stanotte… io spero solo che le tue visioni oniriche  riempiano la stanza e non se ne vadano più…

Avvistamento animali!

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Vivere a stretto contatto con le montagne e la natura è sicuramente ciò che fa’ del biellese un posto sopportabile. Contrariamente alla popolazione umana, gli animali rendono questo distretto degno di essere visto. Ammetto di essere pigro però: se camminassi nei luoghi giusti ne vedrei parecchi di più, ma anche girovagando in macchina è capitato spesso di avvistare alcuni animali, soprattutto a notte fonda ed in particolar modo in una strada di mia conoscenza, che, praticamente, passa in mezzo ad un bosco. In anni di peregrinazioni notturne gli avvistamenti si sono succeduti e sono sempre stati accolti con stupore e meraviglia. Ecco i protagonisti:

Mini Lepre
Mini Lepre

Mini Lepre: Animale dal nome scientifico incerto, consiste in una versione veramente minuta della lepre. Velocissima e assai timida è assolutamente difficile da avvistare, occorre un ottimo colpo d’occhio ed una prontezza d’avvistamento superiore alla media. Spesso è facile confonderla con piccoli roditori (avvistati anch’essi, ma per un tempo decisamente troppo breve che ha portato a una identificazione assolutamente incerta, che non permette di citarli compiutamente qui) o con movimenti dell’erba non meglio identificati. L’avvistamento più spettacolare risale a qualche anno fa, sul prato antistante la ditta presso la quale prestavo all’epoca servizio, alle 6 meno qualcosa mentre aspettavo di cominciare la giornata…

Volpe
Volpe

Volpe: Canide di facile avvistamento, la coda rigonfia e le orecchie appuntite la rendono facilmente riconoscibile, nonostante le proverbiali doti di astuzia facciano si che le volpi siano decisamente guardinghe e agili nello scomparire nel nulla. L’avvistamento più spettacolare, escludendo l’inquietante sequenza di “Antichrist” di Von Trieriana memoria della quale ho già avuto modo di trattare, risale a qualche anno or sono in una strada di montagna: il soggetto era stato colto in flagrante con il bottino delle sue scorribande notturne (una sfortunata gallina) tra le fauci! I due pargoli destinatari della tarda cena aspettavano due tornanti più in alto.

Daino
Daino

Daino: Mammifero artiodattilo della famiglia dei cervidi, decisamente schivo e timido, la sua corporatura lo rende però facilmente individuabile, la luce dei fari lo spaventa in modo particolare: o scappa terrorizzato o si pietrifica, per cui occorre prestare tanta attenzione per non investirlo. Gli avvistamenti non sono stati particolari o aneddotici da poterne parlare diffusamente, tuttavia avvistare un animale di questo genere a circa 600 metri sul livello del mare risulta un evento sufficientemente spettacolare in se’.

Cinghiale e famiglia
Cinghiale e famiglia

Cinghiale: L’appartenente alla famiglia dei suidi (difficilmente distinguibile dall’incrocio con il parente domestico detto volgarmente “porcastro”) di questa lista è invece tutt’altro che timido: non teme nulla, se lo incroci sulla tua strada facilmente sei tu a sentirti in soggezione. Veloce, massiccio e imponente, forse proprio in virtù della sua spavalderia è stato avvistato diverse volte. La più terrorizzante in tangenziale a Torino, quando un esemplare ci tagliò letteralmente la strada: fortunatamente senza conseguenze per entrambi, si suppone solo una gran paura nostra e, forse, anche sua. Poi sempre un attraversamento stradale di una famiglia con piccoli striati e un solitario esemplare maschio, decisamente grande, che si mise a camminare davanti al mio veicolo: quando si voltò a guardarmi le pupille, colpite dai fari, brillarono sinistramente nel buio dandomi degli esemplificativi brividi sulla schiena…

Tasso
Tasso

Tasso: Qui invece, per l’ultimo della lista, siamo dalle parti dei mustelidi, il tasso è un animale decisamente elegante, il suo pelo del corpo, vaporoso e grigio, lo fa assomigliare ad una specie di buffa “nuvola” che si muove ondeggiando, mentre il muso dalle vistose strisce nere è decisamente armonico nelle forme e gli conferisce un’aria “furbetta”. Nell’immaginario popolare ha un carattere scontroso e selvatico (in piemontese: “cagnin” rende bene l’idea direi) eppure non avendoci mai avuto a che fare, se non per averlo avvistato, mi riservo di formulare un giudizio basato sull’esperienza. E’ stato l’ultimo animale ad essere avvistato: camminava solitario a bordo strada dopo aver scartato dal centro dal quale si trovava tranquillamente e, dopo essersi voltato a sbirciare chi lo disturbasse, se ne tornò tranquillamente a girovagare nell’erba circostante.

Avvertenza: Ogni tanto sarebbe anche il caso di guardare la strada!!!

Proprio in questi giorni è stato giustiziato l’orso M13 reo di aver sconfinato nel canton dei grigioni in Svizzera. Prima di lui Bruno e JJ3 hanno subito la stessa sorte. Una dedica mi pare doverosa.