Letteratura

La fuga

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Per anni, sin dalla mia infanzia, sono rimasto ostaggio di questo cartone animato. Si intitola “il Fantastico Mondo Di Paul” e devo averne visti a malapena un paio di episodi quando ero davvero in tenerissima età, un paio di episodi che, evidentemente, mi stregarono parecchio. Eppure non sono mai più riuscito a capire che cartone animato fosse… (cartone animato: curioso che noi chiamiamo così le anime, mentre i giapponesi chiamano “ombre elettriche” il cinema)

Fino all’altra sera, quando ho potuto consultare una sorta di “enciclopedia del cartone animato” a casa di un amico, non avrei mai potuto scovare il cartone nello specifico, se non fosse che un’illustrazione me ne ha svelato l’identità. Fa uno strano effetto scoprire una cosa che hai cercato per così tanto tempo (magari non così assiduamente a giudicare dal fatto che l’anime in questione sia davvero piuttosto conosciuto in rete…) ed arrivare finalmente a capire cosa stavi cercando. A prescindere dal fatto che il cartone visto con gli occhi di adesso sembri ingenuo e bizzarro, a tratti quasi lisergico e visionario… evidentemente la mia fantasia di bambino ne rimase colpito aldilà di qualsiasi considerazione di tipo oggettivo e a posteriori so anche il perchè.

Quello che mi colpiva era la possibilità di poter scappare dalla realtà, ed anche il fatto che il mondo reale esplicito non fosse l’unico mondo possibile, ma ne esistesse almeno un altro, dove ci sarebbe stata la possibilità di avere amici che fossero solo tuoi ed una vita da non dover per forza condividere con tutti gli altri. Una sorta di egoismo probabilmente generato dal fatto di sentirsi poco a proprio agio nel mondo reale, una cosa molto infantile anche in considerazione del fatto che tutto questo mondo parallelo possa essere frutto essenzialmente della tua fantasia.

Un perfetto intronauta (per dirla alla Allen Ginsberg: sì, la cosa proseguì anche nell’adolescenza, quando, in genere, si scoprono il sig. Kerouac ed i suoi simpatici amichetti), assolutamente in grado di controllare e creare il suo mondo (il controllo: altro tema affascinante).

Anche in una fiaba sonora (incise sui vinili, quando ero davvero piccolo) c’era una storia che mi colpì molto quella di un bambino che possedeva un cavallo a dondolo che diventava un vero cavallo quando erano soli, il tema ripreso poi anche dal mirabile Calvin and Hobbes, fumetto di Bill Watterson, che non a caso, è un fumetto che mi è molto caro.

Il tema non ha smesso di appassionarmi, anche se la mia fantasia è molto, molto più limitata ora… la speranza lasciarmi questo mondo (e le sue brutture) alle spalle non è morta.

The policy of truth

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Evidentemente certe tematiche sono destinate e perseguitarmi. Non c’è scampo. Ho sempre sentito una certa affinità di pensiero con Massimo Gramellini, vice-direttore della stampa, esattamente la stessa persona che va da Fazio al sabato. Detto per la cronaca non vado pazzo per il programma del conduttore ligure, mi piace poco il suo stile sempre un po’ troppo corretto e buonista. Mi piace invece lo stile del signor Gramellini, perchè riesce a dire cose scomode, a tratti scomodissime, con una naturalezza ed una sicurezza che mi appare sinceramente invidiabile. Mi è sempre sembrato informato, lucido ai limiti dell’irreprensibile. Marginalmente, poi, trovo geniali i suoi “buongiorno”, i suoi “granata da legare” ( tifiamo per la stessa squadra di calcio… anche se quest’anno ho litigato definitivamente con il calcio e con lo sport in genere) e perfino le risposte che ho letto nella sua rubrica “cuori allo specchio”. Sembrava infallibile.

Quando ha mostrato un suo lato indiscultibilmente fragile ed intimo la scorsa settimana nell’intervista con Fazio, mi sono detto che avrei dovuto leggere il suo libro, che avrebbe potuto avere molto da dirmi, l’ho ordinato e mi è arrivato oggi, indi non posso entrare nel merito del suo contenuto, nè posso mettermi a disquisirne sulla base di quanto ho sentito nell’intervista, o letto in giro su internet.

Ho letto però la citazione posta sulla sovracopertina e ho già iniziato a rifletterci sopra…

Preferiamo ignorarla, la verità. Per non soffrire. Per non guarire. Perchè altrimenti diventeremmo quello che abbiamo paura di essere: completamente vivi.

Ed eccomi qua, perseguitato dalla verità e dalle sue implicazioni. Credo che in questo caso mi tocchi dissentire con lo scrittore. Probabilmente le cose mi appariranno più chiare durante la lettura del libro e sicuramente la verità ha un valore diverso da bambini che da adulti, come sono io, il fatto che la verità gli sia stata nascosta quando era un bambino non è un dato da sottovalutare, assolutamente. E so che ci faccio sempre la figura del bastian contrario. Tuttavia sono sincero quando dico che invece la verità è una delle poche cose che non sono in grado di farmi soffrire sul lungo termine.

Al contrario, restare allo scuro delle cose mi dilania letteralmente, non sto scherzando. Non so se la verità abbia a che fare con l’essere completamente vivi, ma, come dissi in un altro post, ha sicuramente a che fare con l’essere liberi ed essere inconsapevolmente (o anche consapevolemente) schiavi di un silenzio o di una menzogna (differenza lieve ma apprezzabile) lo trovo orribile. Come essere chiusi in una stanza buia con un nemico: hai la certezza che ci sia, ma non sai nè che forma abbia, nè, tanto peggio, quando e dove ti colpirà. Al confronto Damocle ha qualche fortuna in più: almeno sa che è una spada.

Nel mio caso (e magari sono davvero un caso limite di paranoia, me ne rendo conto), la reazione solitamente consiste nel restare annichilito in un silenzio saturo di angoscia e di terrore, sempre che non incominci a sragionare e a dire e fare cose senza senso, se non proprio distruttive. E vivere in quel modo è insostenibile. Se almeno conosci l’ aspetto del tuo nemico, come attacca, come si muove, come ragiona, puoi affrontarlo ad armi pari, non è detto che tu vinca, ma almeno siete sullo stesso livello.

Decontestualizzando la citazione e, quindi, non tenendo conto del fatto che la verità gli veniva nascosta a causa della sua tenera età, che non gli forniva sicuramente la possibilità di affrontarla nel modo corretto (e qui sta probabilmente il nodo del mio dissentire, nel senso che, in quelle circostanze, nasconderei anche io la verità ad un bambino, ma non ad un adulto), devo dire che mi lascia sgomento un mondo popolato di persone che nascondano la verità per paura di soffrire o di far soffrire. Meglio soffrire che vivere nel dubbio e nell’incertezza, cullato da mille congetture sterili eppure (almeno per me) inevitabili che finiscono per renderti succube se non per farti impazzire. Inoltre la facoltà di soffrire non dovrebbe essere negata alle persone poichè la sofferenza a volte ripaga e comunque arrogarsi il diritto di negare una corretta comunicazione ad una persona a cui teniamo è un atto di vile codardia e una mancanza di rispetto enorme.

Adesso sotto con la lettura, che a commentare le citazioni fuori dal contesto originale, si commette comunque un’ingiustizia. Nel mio caso però volevo solo prenderlo come uno spunto per la riflessione.

You didn’t need, to do that to me!

(il sole ritorna! Sulla copertina e sulla schiena di Henry Rollins)

Choose another life!

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But why would I want to do a thing like that???

I choose not to choose that life… and the reasons? There are a lot of reasons!!!

Principalmente perchè troppe di quelle cose non mi interessano o mi fanno direttamente schifo, se non pena.

Ho scelto di essere me stesso, ho scelto i miei principi, le mie idee, la mia musica, le mie compagnie, la mia curiosità, i miei tormenti e perfino, forse soprattutto, le mie paranoie. Ho scelto di vivere al di fuori del gregge, ho scelto di provare a combattere la paura ed i luoghi comuni, ho scelto di ragionare con la mia testa e di non vergognarmi di quello che sono (ehm… almeno quando non cado verso il basso), ho scelto di andare contro le idee preconcette ed in molti casi alla morale comune, ho scelto l’asintoto obliquo al quale tendere. Ho scelto di non seguire la massa, ho scelto di non spegnere il cervello, ho scelto di essere fedele a me stesso e di provare a scoprire cosa, in realtà, io sia. Ho scelto di giocarmi la vita in questo modo. E questo blog fa parte dell’esperimento…

Nel caso qualcuno se lo stesse chiedendo, no… l’eroina invece non ne fa parte!

L’unico e la sua proprietà

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E’ giunta l’ora di andare. Ciascuno di

noi va per la propria strada: io a mo-

rire, voi a vivere. Che cosa sia me-

glio, Iddio solo lo sa.

Platone, apologia di Socrate.

Da tempo avevo voglia di riprendere in mano un libro della Fallaci. Su di lei si può avere l’opinone che si vuole, ma non so che farci se un suo libro mi ha colpito molto. Erano altri tempi, quando uscì “Un Uomo” avevo pochi anni di vita e ce ne vollero ancora molti prima che arrivassi a leggerlo. Prima che arrivasse a colpirmi ed a parlarmi. Quella che riporto in testa è la citazione posta all’inizio del libro. Quella che riporto adesso è una citazione dell’autrice durante un’intervista:

Un libro sulla solitudine dell’individuo che si rifiuta di essere catalogato, schematizzato, incasellato dalle mode, dalle ideologie, dalla società, dal Potere. Un libro sulla tragedia del poeta che non vuole essere e non è uomo-massa, strumento di coloro che comandano, di coloro che promettono, di coloro che spaventano.

Non so in quanti siano in grado di scrivere un libro su certe tematiche. Un libro che non si appoggi a nessuna idea preconcetta e precostruita, a nessuna associazione di persone.

Spaventa essere nudi. Senza un’idea dietro la quale nascondersi. Spaventa dover fare uscire fuori il proprio coraggio e vivere per quelli che si è, senza nascondersi dietro a nessuno. Ad alcuni spaventa perfino dover conoscere se stessi. Costruire la propria personalità e tenervi fede. Ma, per quanto anche questo sia un asintoto al quale tendere e non sia neccessariamente obbligatorio farsi uccidere per questo… che senso ha esistere senza conoscersi? Senza lottare per se stessi?

Comodi, ma come dire… poca soddisfazione. Al diavolo questa cultura!

Per risibile coincidenza proprio oggi mi arriva dalla Repubblica Ceca un CD di un gruppo di ragazze israeliane che ha in copertina un ritatto di Frida Kahlo mentre lacrima sangue con lo sfondo dello stesso colore della copertina del libro. Una di loro ha tatutato “Bikini Kill” sul polso… gli voglio già bene…

Per una gionata iniziata svegliandosi da un incubo terribile alle 4.36 e minata da una depressione che si radica sempre di più in me, pensavo peggio… anche se il mal di testa mi sta uccidendo ed il mio stato d’animo anche.

Bol’šaja Sadovaja n. 10

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"Anche se non sono Marghertita, Trovero il mio Maestro!"

One of my shelters

About

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About.

Il presente blog è la continuazione del blog http://www.xerosignal.splinder.com e funge anche da archivio per il suddetto. Purtroppo trasferendo il blog su wordpress, molte informazioni sul vecchio blog sono andate perse (soprattutto i links!), i post sono stati mischiati, alcuni contenuti multimediali persi. Mi scuso per le mie approssimative capacità nel gestire il trasferimato del blog dalla piattaforma splinder che sarà definitivamente dismessa il 31 gennaio 2012.

Chi scrive si è scelto il nome Nxero, Dove la N è effettivamente l’iniziale del mio nome, mentre Xero è un personaggio etereo ed indefinito de “La Mostra Delle Atrocità”, libro mirabile di J.G. Ballard. Di conseguenza “Xerosignal” è la mutazione del titolo di una canzone dei Fear Factory (“Zero signal”) contenuta in “Demanufacture” CD uscito per la Roadrunner rec. nel 1995, e significa, segnatamente, il fatto che il fine ultimo di questo fatto è l’esternazione di determinati pensieri che mi son sentintito di tradurre in pixels, non necessita infatti di fili logici o coerenza particolare condivisa da tutti. Non mi sento un essere limitato che non possa parlare di argomenti apparentemente inconciliabili. Inoltre l’assonanza tra Zero e Xero è sinonimo principe della acquisita consapevolezza di non avere importanza alcuna.

Il Blog in se stesso non si propone scopo alcuno se non quello di tentare di entrare in contatto con persone attraverso la mera esposizione di se stessi e dei propri pensieri, gusti ed opinioni, nella remota speranza di scoprire remote assonanze spirituali con esseri affini, ammesso e non concesso che esistano.

Le generalizzazioni e classificazioni di sorta non sono viste di buon occhio, e vengono utilizzate in sporadici casi (non vincolanti) nei quali si renda necessaria una semplificazione comoda ma assai approssimativa ed imprecisa. Fatta questa pecisazione doverosa, chi spinge questi tasti ardisce a definirsi: spirito libero, anticonformista, antiautoritario, animalista e vegetariano, a tratti può assumere le caratteristiche riconducibili a nichilista, ipersensibile, depresso, misantropo, solitario ed emarginato, volontario ed involontario. Ama la musica pesante ma non ne è schiavo, ama il cinema, l’arte, la letteratura ed ogni forma di espressione nella quale riesca a riconoscere un qualsivoglia tratto comune.

Vorrebbe, infine, udire al suo funerale la seguente canzone: