Playlist

Musica per organi freddi

Postato il Aggiornato il

Nemmeno negli anni d’oro del movimento il black metal ha mai fatto troppa presa dalle mie parti. Anzi. L’ho sempre considerato musica per personaggini equivoci, per gente che fa della posa un’attitudine al punto di venerare satana senza nemmeno avere un minimo di retroterra culturale per capire cosa voglia dire, per gente che si trincera dietro corpse painting e pose malvage per nascondere la propria pochezza, per gente a cui piace provocare gli altri ma non è in grado di sostenere uno sguardo o argomentare un discorso, senza contare (perché sono palesemente fuori scala) quelli che proprio spensero il cervello facendo fuori persone e bruciando chiese. Adesso che a tutto questo si sono aggiunti (o c’erano già prima?) hipster, psicolabili, gente con idee reazionarie e altri discutibili (e rincoglioniti) figuri siamo messi ancora peggio.

Anche dal punto di vista musicale non mi sono mai piaciuti:

-Il cantato in screaming

-Il tono acuto delle chitarre

-Gli inserti tipo folk o neo folk (qui si tratta di metal estremo e alzateli sti cazzo di ampli!)

-Le derive sinfoniche (ancora peggio del folk)

-Le produzioni plastificate di mr. Tägtgren e della Nuclear Blast

-Le infinite dispute sul fronte trve/untrve (vedasi anche Batushka, di recente)

E pensare che le origini del movimento mi piacciono: io adoro i Celtic Frost e anche i Bathory… eppure, fatti salvi certi capi imprescindibili (Dark Throne, Mayhem…) tutto il resto mi risulta indigesto. Non che voglia fare una pessima generalizzazione del discorso, ci saranno sicuramente persone meritevoli nel giro black e poi c’è chi risolleva un minimo la situazione rinverdendo la formula vedi Klevertak e, perché no, Whiskey Ritual, chi invece lo prende come punto di partenza per giungere a risultati sublimi (…In The Woods, Ved Buens Ende/Virus, Ophthalamia) però per me qualcosa non torna ed è inutile: se voglio sentire qualcosa che davvero metta tutto sotto i propri cingoli mi tocca rivolgermi altrove. Al caro vecchio Death Metal, al fedele compagno Grindcore. Non c’è partita. Anche una cosa quasi universalmente riconosciuta come la tamarraggine scassatutto di “Panzer division marduk” alla fine non fa presa su di me. Ho un disperato bisogno di growling iper-gutturale, chitarre a motosega (grazie Tomas Skogsberg) e batteria a maglio.

Capita che  ogni tanto io, non dico mi dimentichi, ma metta da parte tutto questo. Tuttavia alla fine qualcosa giunge a sussurrarmi che avevo bisogno di della sana violenza messa in musica. Contro il logorio della vita moderna è meglio del Cynar, non me ne vogliano Ernesto Calindri ed Elio. Soprattutto meglio la violenza messa in musica che prendere a sprangate il prossimo. Questo è un messaggio che non è mai passato: non parlo per gli altri, ma per il sottoscritto questa non è incitazione alla violenza, è un modo per non diventare violenti:

Non sopporti la merdosa proposta musicale di radio e televisione? Metti “Left Hand Path” e subissali di volume.

Il lavoro ti opprime e non ne esci? Prova con “World Downfall” sparato al massimo.

Gli amici si imborghesiscono e svaniscono nel nulla? Credo che “Cause Of Death” faccia al caso tuo.

Ti fregano il parcheggio? Abbassa il finestrino e fai un furioso headbanging sulle note di “Hammer Smashed Face”, ti sentirai subito meglio.

Continuano a cercare di importi scelte non tue? Insistono nel dirti che musica ascoltare, come vestirti, cosa leggere, in cosa credere? La risposta è ovvia: lascia che siano i Nasum a chiarire il concetto:

 

Quale sogno sublime potrebbe essere rispondere a tutti i fastidi alzando il volume e zittendo tutti? Sarebbe una gran soddisfazione di sicuro. Ogni qualvolta la situazione si fa pesante, la manopola è la soluzione.

Ora (Grazie a Blogthrower per avermene parlato) abbiamo un nuovo gruppo che può accostarsi alla schiera e farci scapocciare tutti quanti alla faccia delle disavventure quotidiane. Benvenuti Thulsa Doom !

 

 

20190807_181356

 

 

Sensi unici

Postato il

Per questa mia uscita parto dal commento di Pippo, avevo cominciato a rispondere con un commento, ma il discorso è troppo lungo allora riporto il suo e a quello rispondo:
Carissimo, permettimi di dirti che questi tuoi post in cui ti scagli contro chi non la pensa come te danno un impressione abbastanza puerile. Se una cosa non ti piace puoi decidere di non seguirla. Considera che ciò che non piace a te magari piace ad altri e viceversa. Credo che prima di tutto ci vada il rispetto perché in mancanza di esso si generano l’intolleranza e l’odio. E la musica qualunque essa sia non nasce per dividere ma per unire le persone.
Per quanto riguarda la cultura musicale tu sei convinto di averla ? Io credo che aver cultura musicale voglia dire conoscere la musica a 360 gradi senza preconcetti. Anche ciò che non piace o che non suscita emozioni. Cultura vuole dire coltivare e conoscere, e come si fa a conoscere se ti scagli in maniera preconcetta contro chi non la pensa come te?
Saludos
Innanzitutto saluti ricambiati, tra alti e bassi mi pare che Pippo sia uno che legge con una certa assiduità e la cosa non può che farmi piacere, quindi grazie anche per il tono del messaggio che mi permette di riprendere e fare chiarezza su certi punti espressi.
Il mio non è un attacco alle persone quanto al diffuso modo di pensare del paese in cui vivo. Son pieno di amici che ascoltano vasco e che insulto per questo regolarmente, ma non mi permetterei mai di attaccarli al livello personale: poveretti son figli dalla nostra cultura, che devono fare. Poi non è bello sparare sulla croce rossa, decisamente è da vigliacchi. Ovviamente sto scherzando.
Tempo fa la pensavo come te, ovvero ritenevo fosse puerile un atteggiamento come quello del mio post. Adesso sono dell’avviso opposto: tutta la correttezza insincera che si è instaurata negli ultimi anni ha fatto si che tutti si trincerino dietro a esternazioni che si guardano bene dall’esprimere il loro reale pensiero per evitare che tizio o caio si sentano offesi. In realtà a me questo sembra un atteggiamento puerile. Son punti di vista ma, per quanto mi riguarda, preferisco dire le cose in faccia esprimendo il mio pensiero senza curarmi di poter offendere qualcuno. Non mi trincero dietro una supposta correttezza perché mi sembra una scelta di comodo, un bel giorno non metteremo mai nulla in discussione di questo passo. E questo è un errore, perché la mancanza di confronto genera un’aridità culturale che mette paura. Non discuto di avere un atteggiamento se vuoi grezzo, sprezzante ed a tratti arrogante, ho un carattere dimmerda non ci posso fare molto. Del resto l’hai detto tu: se una cosa non ti piace puoi anche non seguirla.
E qui sta un’altra parte del problema, ovvero: il rispetto non è una strada a senso unico. Tu puoi anche decidere di non seguire questo blog. Dimenticatene: è una cosa piccola lo leggono in pochi, non ti verrò  a cercare, sei stato libero di scegliere. Io no! san remo e vasco, me li ritrovo dovunque praticamente da quando sono nato. Certo potevo diventare un eremita, azzerare tv, radio e giornali, ma comunque per mantenere quel carrozone inutile avrebbero attinto alle mie tasche, quindi dove sta il rispetto nei miei confronti che non ne voglio sentire parlare, figuriamoci mantenerli? Dove sarebbe il rispetto nei miei di confronti quando da sempre mi sento dire che la musica che ascolto è musica da drogati, delinquenti, satanisti, sovversivi, reietti, sfigati… dico abbiamo mai preso un caffè assieme che potete giudicare i miei gusti o la mia persona? Chi sarebbe che ha dei preconcetti?
Per quanto concerne la cultura musicale… dall’89 circa ad oggi seguo concerti, compro libri e riviste e dischi in quantità copiosa, quindi sì ritengo di avere una discreta cultura musicale. Sono cresciuto in un’ epoca in cui gli acculturati in materia musicale in Italia si chiamavano Mario Luzzato Fegiz e non Lester Bangs, non so se mi spiego. Se quelli come Fegiz svengono ritenuti acculturati, allora quasi quasi è meglio essere ignoranti. Hai mai letto un suo articolo sul metal? All’epoca c’erano grasse risate da farsi. Conosco gente che ascoltava certa musica di nascosto. Questo per via della cultura dominante che era molto più refrattaria e preconcetta di quanto lo sia io. Che poi preconcetto mi ci sento fino ad un certo punto visto che, seppur controvoglia, di certe cose continuo a sentir parlare anche se vorrei farne a meno, certa musica la butti fuori dalla porta e ti rientra dalla finestra. Fortunatamente quest’ anno ho saputo poco su san remo ma due cose mi sono arrivate e mi hanno fatto inorridire: la partecipazione dagli Zen Circus e poi l’apice, ovvero Mr. Baudo che presenta la canzone di Baglioni definendola la canzone d’amore del secolo cancellando, con un colpo di spugna ridicolo, John Lennon (“Real love” è la mia canzone d’amore del secolo, detto per inciso), Elvis Presley, Johnny Cash, Serge Gainsbourg, Nick Cave, I Depeche mode oppure magari De André, Tenco o Gino Paoli… devo continuare? Sentite queste due cose dovrei anche approfondire per amore di non-cultura? A mio parere la vita è troppo breve per ascoltare roba che non ti piace, se sei un ascoltatore vorace la vita è troppo breve anche per ascoltare solo la musica che ti piace.
Non sono d’accordo nemmeno sul fatto che la musica dovrebbe unire e non dividere. Per conto mio la musica dovrebbe arricchire e far riflettere, se poi dalla riflessione arriva una divisione pazienza, non siamo fatti per essere sempre d’accordo su tutto. E meno male.
Per amore di scorrettezza segue ora una play list con tutte le canzoni più scorrette che mi sono venute in mente.

E ho lasciato fuori G.G. Allin e Seth Putnam perchè non mi piace vincere facile.

 

2018

Postato il Aggiornato il

Immancabile appuntamento con  la playlist di fine anno e quest’anno me la risolvo così:

10. Einstürzende Neubauten:  Grundstück (ok è una riedizione ma è comunque un evento!)

9. Melvins: Pinkus abortion technician

8.  Cani Sciorrì: Parte I

7. Storm(o): Ere

6. Fluxus: Non si sa dove mettersi

5. Voivod: The wake

4. High On Fire: Electric messiah

3. Messa: Feast for water

2. Clutch: Book of bad decisions

1. Sleep: The sciences

Concerto dell’anno: Sleep a Milano

Ciofeca dell’anno: Corrosion of Conformity (giuro che non riesco ad ascoltarlo!)

Count down to 2017

Postato il Aggiornato il

 

Odio capodanno. Amo l’inverno. E’ il periodo per tirare le somme. Ma è una mera convenzione presa in prestito da anni di calendario gregoriano. Potrei tirare le somme anche a marzo o a novembre, ma oramai ho cominciato a farlo a dicembre e mantengo le tradizioni. Odio le tradizioni, le occasioni, le feste comandate. Non mi servono per ricordarmi le cose. Non le festeggio. Sdegno le convenzioni eppure ne accetto una minima parte per inerzia e per pigrizia. E perché alla fine di ogni anno devo tirarne le somme musicalmente parlando, almeno per ricordarmi di dov’ero e cosa facevo. Capirete cosa state per affrontare. 10 dischi per il 2016. E via.

10. Deftones “Gore”

Tutti hanno fatto a gara a parlare male di questo disco. Spero si divertano. A me è piaciuto. E’ da due tornate discografiche che i Deftones mi emozionano, certo, non come negli anni ’90 ma, a mio parere, hanno riguadagnato smalto e ispirazione. Felice di essere l’unico a pensarla in questo modo. In particolare “Phantom bride”, bellissimo testo e chitarra di Jerry Cantrell.

09. Melvins: “Basses unloaded”

Non potevano mancare. Un gruppo degno di venerazione, anche se ultimamente Dale e Buzz finiscano per timbrare dignitosamente il cartellino ogni anno, in compagnia di questo o quell’amico a me non importa. Penso che i due abbiano abbiano ampiamente dimostrato tutto quello che dovevano e adesso finiscano per mantenersi senza dover cercarsi un lavoro comune. Rimane il fatto che Mr. King, per quanto mi concerne, è secondo solo a Mr. Iommi per la capacità di mettere in fila delle semplici note. Up the Melvins no matther who plays bass!

08. Iggy Pop “Post Pop Depression”

Bowie è morto. E non troverete il suo disco in questa lista, così come non troverete quello di Leonard Cohen. Non li ho ascoltati, non volevo gettarmi nel calderone delle condoglianze, della tristezza, dei riconoscimenti dovuti per due artisti che non ho approfondito come avrei dovuto. Al cordoglio ci ha pensato Iggy e lascio a lui la parola per piangere Bowie. Pensatela come volete, questo disco, per me, è un enorme tributo al Duca Bianco, ripesca l’atmosfera di “The Idiot”, il primo disco della nuova carriera dell’iguana solista, in tutto e per tutto patrocinata dall’amico. E mi faccio beffe di tutti quelli che sono stati delusi aspettandosi che Josh Homme prendesse il posto di Ron Asheton per dare vita ad una nuova incarnazione degli Stooges. Le sue parti di chitarra avrebbe potuto suonarle chiunque, però fortunatamente il disco funziona.

07.In the woods… “Pure”

Un ritorno che non ti aspetti per una band norvegese che ha prodotto uno dei dischi più toccanti degli anni ’90 (“Omnio”) e come al solito non sai cosa aspettarti. Avrebbero potuto rovinare ogni bel ricordo… e fortunatamente non lo fanno, la paura era tanta. Certo a volte il disco suona stanco e fatica a prendere il volo, ma nella seconda parte sembra veramente ritornato agli antichi fasti, lontane le radici black metal, la fiamma del prog è ancora splendente e tutt’altro che autoindulgente. Bentornati.

06. Liquido di Morte “II”

Un disco strumentale? Certo. E’ una rarità che non può mancare, soprattutto se si tratta di uno dei migliori gruppi italiani al momento. Coinvolgenti. Ipnotici. Ispirati. Occorre essere dello stato d’animo adatto ma poi ti trascinano via. Lontano.

05. Kvelertak: Nattesferd

I gufi non sono quel che sembrano. I Kvelertak escono dal pantano (per quanto intrigante) del loro secondo lavoro e ritornano con un disco fresco dal deciso piglio rock’n’roll con pochi fronzoli e molta decisione. In pochi ci avrebbero scommesso eppure il disco vince in freschezza compositiva e trascinante foga. Mischiare black metal e rock può sembrare azzardato e loro ci sono riusciti, riprendere le redini di una proposta che aveva mostrato un po’ la corda solo alla seconda uscita forse era ancora più difficile. Ora non c’è due senza tre. Norway, here we come!

04. Darkthrone: Arctic Thunder

Io e l’altro unimog consideriamo i Darkthrone come i nostri padri spirituali, specialmente dopo l’abbandono della fase blackmetal. A loro non importa nulla e nemmeno a noi. Impegnati nella loro sempiterna crociata per il metal, quello esente da ogni suono plastificato, che ha il suo habitat naturale in qualche bunker svizzero impenetrabile nella prima metà degli anni ottanta, come fai a non stimarli? Quando poi abbiamo visto un fuoco rupestre in copertina, la vicinanza si è accorciata ancora. Rustici e veri, nel senso più genuino del termine, incidono un altro disco alla faccia di chi gli vuol male. E tanto basta.

03. Nick Cave and the Bad Seeds: “Skeleton tree”

Credo di aver scritto già a sufficienza di questo disco quando uscì. E visto che fa della sottrazione la sua forza non mi sento di aggiungere nulla se non che, a ben vedere, dovrebbe essere fuori “classifica” in quanto troppo intimo e sofferto per poter figurare in una cosa così frivola e vacua. Ci finisce solo perché non posso non ricordare un dico come questo. Curioso come la separazione tra lui e Blixa alla fine ce li restituisca entrambi in splendida forma (così ricordo anche “Nerissimo” e il bellissimo concerto a Milano con Teho Teardo).

02. Klimt 1918: “Sentimentale jugend”

Otto lunghissimi anni di silenzio. A me i Klimt 1918 sono mancati e parecchio. Il mio incontro con loro avvenne in una situazione che mi rende impossibile non considerarli vicini al cuore. Durante un viaggio a Vienna, in pieno trip Klimtiano da tre musei al giorno senza tregua, entro in un negozio di dischi (c’erano dubbi?) e scartabellando tra i CD mi viene tra le mani il loro, bellissimo, “Dopoguerra”. L’ho preso come un segno del destino e da allora occupano un posto speciale tra i miei ascolti.

Un doppio CD potrebbe essere una mossa decisamente pretenziosa e forse azzardata. Ebbene non lo è. Il lavoro è inteso, pregno di lirismo e ispirazione, magari non semplice da ascoltare di seguito eppure assolutamente affascinante nel concept (Germania anni ’80 e Roma), soavemente etereo e atmosferico. Non fateci mai più attendere tanto!

01. Neurosis: “Fires within fires”

Mi spiace, nessuna sorpresa. Dopo 10 minuti della loro esibizione bresciana dello scorso 11 agosto avevano agilmente spazzato via qualsiasi cosa avessi visto dal vivo nell’ultimo periodo. Semplicemente questo. Possiedono un’intensità ineguagliabile. Un suono personale e mutevole, senza che per questo si snaturi. Evolvono disco dopo disco, concerto dopo concerto. La loro ultima incarnazione è scarna, essenziale diretta.

Dritta al cuore, dritta all’anima all’origine stessa della musica. Il viaggio continua.

Musical da salvare

Postato il Aggiornato il

Probabilmente non importerà a nessuno ma io detesto i musical. Mi fanno tristezza quelle facce sempre sorridenti, quei movimenti sempre troppo sincronizzati, quelle moine mielose e anche i finali rassicuranti.

Cantare eleva il morale e una canzone, anche se solo canticchiata mentalmente, ha il potere di risollevare qualsiasi situazione. Tuttavia i musical io proprio non li reggo, almeno quelli classici. Più di una volta ho sognato di subissare sotto milioni di watt di violenza sonora le nefandezze che ci rifila la radio. Quanto ai musical penso che basti ciò che Kubrick ha fatto a “Singing in the rain” per rendere l’idea di cosa mi scatenano i film musicali.

Eccezioni? Ne ho tre o quattro… ma poi non voglio sentirmi dire cose tipo “eh ma questi non sono musical” o cose del genere

The Who “Quadrophenia”: Mai capito se si trattasse di un musical o meno. Rimane il fatto che ha un fascino tutto suo, perchè l’Inghilterra del periodo era un calderone di musica e di stili che sarebbero poi esplosi probabilmente nel periodo musicale più fertile ed eccitante degli ultimi cinquant’anni, perché i ragazzi finalmente cominciavano ad esistere come categoria e qualcuno avrebbe dovuto concedere loro il giusto spazio, perché comunque ha delle canzoni memorabili (e non ho scelto a caso “The real me”!), perchè rispetto a Tommy non si perde in deliri di sorta ma descrive da dentro una generazione, la loro generazione.

Poi, come non amare l’accento sooo british dei personaggi?

Rocky horror picture show: Qui credo che dubbi sul fatto che sia un musical ce ne siano pochi, come ci sono anche poche cose da aggiungere: questo film è semplicemente leggendario… e tutti quanti dovrebbero semplicemente annuire compiaciuti innanzi a questa affermazione.

Non sognatelo, siatelo!

The blues brothers: Altra leggenda sfornata dalla premiata ditta Landis-Belushi-Aykroyd, altra pellicola assolutamente strabiliante a partire dai fantastici protagonisti, per finire con la  lista inifita di ospiti. Canzoni assolutamente memorabili, sequenze esilaranti ed eccessive (vogliamo parlare dell’inseguimento finale?), praticamente impossibili da eguagliare se consideriamo anche il fatto che poi tutto venne effettivamente portato in giro dal vivo in un vero e proprio glorioso tour.

Dopotutto erano in missione per conto di Dio!

The commitments: Cosa ha a che fare il soul con l’Irlanda? La risposta potete trovarla in questo azzeccato film di Alan Parker. Mettete insieme un manager scaltro e scapestrato, dei musicisti pescati a caso tra la gente, un veterano che finisce per avere un successo straordinario tra le coriste e la voglia di far emergere il cuore di un popolo attraverso una musica “adottata” ad hoc e otterrete un quadro piuttosto preciso della situazione. Nonostante poi tutto finisca in vacca nella pellicola (ops, rovinato il finale???) anche loro finirono per portare i brani sui palchi di mezzo mondo.

On the sunny side of the street

Dancer in the dark: Lars Von Trier che si da al musical? Strano ma vero… e sa anche essere assolutamente coinvolgente e struggente in una storia cupa e cruda, che però fiorisce attraverso lo sguardo sognante della protagonista (una superba Bjork). Il risultato è toccante e trabocca di umanità e della capacità del canto di ammantare tutto di magia onirica.

Attraverso il canto si può sopravvirere alla tristezza

Moulin Rouge: Probabilmente il più aderente al modello del musical classico del lotto. Comunque lo si salva più che volentieri per i bravissimi protagonisti (Kidman e McGregor) che si dimostrano anche performer di rango superiore, per l’uso intelligentissimo di canzoni contestualizzate ma non scritte specificatamente per l’opera, per la storia che in ogni caso trascina lo spettatore nei suoi meandri decadenti e sognanti, assolutamente colmi di fascino.

Getting lost in Paris

Pink Floyd “The Wall”: Anche qui ho i miei dubbi che si possa parlare di musical classicamente inteso. Tuttavia è e rimane il capolavoro assoluto tra i film musicali. Canzoni impareggiabili, concept reso in maniera inoppugnabilmente magistrale, creatività, estro, genio, introspezione: c’è tutto in questo lungometraggio. La commistione di immagini, musica e storia, non ha e non potrà avere eguali nel passato e, presumibilmente, anche nel futuro. Roger Waters scava dentro se stesso e regala all’umanità un’opera dal fascino senza tempo, un live show senza uguali e un doppio album destinato ad entrare nelle discografie di tutti. Semplicemente irraggiungibile.

Is there anybody  out there?

Lezioni di buio

Postato il Aggiornato il

Questo artcolo prende liberamente spunto da quest’altro dal quale risulta del tutto evidente che quelli di nme non hanno (quasi) la più pallida idea di come si esprima il buio in musica, quindi, premettendo che la playlist che segue è per stomaci avvezzi alle tenebre più impenetrabili, ecco quanto ho da rispondere io alla loro lista:

10. Unholy (Fin)

09. Unearthly trance (USA)

08. Teeth of the lion rule the divine (various nations)

07. Esoteric (UK)

06. Mournful Congregation (Aus)

05. Sunn 0))) (USA)

04.Winter (USA)

03. Corrupted (Jap)

02. Thergothon (Fin)

01. Skeptcism (Fin)

allora cari amici di nme, come la mettiamo ora?

Criticism is a dead scene

Postato il Aggiornato il

Accolgo di buon grado la critica del buon pippo, nel commento che potete leggere nel post precedente. Sai che tu dico? Che alla fine hai ragione.

Erano delle cose che mi andava di esprimere e l’ho fatto, tutto qua, non è che io ci stia tanto a pensare all’opportunità di pubblicare le cose che scrivo qui. Ma voglio precisare una cosa, tanto perché ci tengo che sia chiara. Non ho velleità artistiche alcune. Mi esprimo, sono semplicemente cose che mi viene di buttare in pasto a chi legge, senza sovrastrutture. Se a qualcuno non dicono più di tanto, amen.

Mi piacerebbe poter mantenere il ritmo di un tempo con i post di questo blog, ma sta diventando impossibile, ciò non significa che io non continui ad ascoltare ed ultimamente anche a fare musica, solo non essendo costante mi sembra di essere sempre in ritardo sulle cose, quindi passa il tempo e la pigrizia vince.

Ma ora basta, quindi beccatevi la fredda cronaca dei dischi più meritevoli di questo inizio 2016 secondo il sottoscritto:

Iggy Pop “Post pop Depression”

In ritardo coi tempi dico la mia su questo lavoro dell’iguana di Detroit. Primo: l’iguana è in forma, Secondo: Josh Homme molto meno. Chi si aspetta un disco esplosivo che ti prende alla gola e non ti molla dall’inizio alla fine, lurido e strafottente in pieno stile Stooges rimarrà deluso. La mia chiave di lettura di questo lavoro è che sia il personale tributo di Jimmy a Bowie. Per apprezzarlo dovete avere in mente il paesaggio notturno,  rarefatto ed elettrico di “The Idiot” e nient’altro, altrimenti non ce la farete. Il fatto che ci sia una canzone intitolata “German days” sembra supportare le mie ipotesi. Se ad un primo ascolto restate indifferenti non preoccupatevi: è un passaggio natuarale, poi dovrebbe schiudersi con l’oscurità come un fiore delle tenebre. Dovrebbe.

La presenza di Homme è la vera cosa preoccupante, la sua chitarra è meramente funzionale qui, nessuno spunto personale, niente. Le canzoni funzionano ma avrebbe potuto suonarle chiunque. Lui latita come un fantasma da troppo tempo ormai…

 

Teho Teardo & Blixa Bargeld “Nerissimo”

Devi essere gentile con gli spiriti… sussurra Blixa in “Animelle”. Del duo scrissi già in sede di concerto, oramai sono una realtà ben consolidata, un progetto affascinante pregno del carsima germanico del leader degli Einstürzende e della sensibiltà sonora di Teardo, di un’ eleganza venata di misticismo che permea ogni nota del seguito di “Still smiling”.

Aldilà del fatto che sentire Blixa cantare in tedesco mi fa pensare che chi non apprezza questa lingua sicuramente non l’ha mai sentito proferir parola, personalmente ho anche apprezzato tantissimo anche la citazione artistica della copertina che completa degnamente l’opera. Chi meglio di loro può fare da ambasciatore alla musica?

La voce non ha colore, infatti è nera, nerissima.

Deftones “Gore”

Di questo disco tutti hanno fatto a gara a dire peste e corna e a me piace. Mi piace! devo dirlo più forte? E strorco il naso di fronte ai detrattori, scusate, sicuramente non è il loro capolavoro, ma, per la miseria, funziona. A me “Saturday night wrist” e “Diamond eyes” avevano annoiato a morte e invece gli ultimi due mi hanno restituito un gruppo che pensavo perso.

A chi invece vede in essi il loro declino non so cosa rispondere. Secondo me hanno recuperato una freschezza compositiva che mi sembrava ripiegata pericolosamente su se stessa. E non sono diventati pop, popolari lo erano già. Non sto dicendo di farveli piacere, ma non cedete ai pregiudizi e dategli un ascolto a sensi aperti. Comunque sappiatelo: gruppi di questa statura non ne nascono più.

Mike and the Melvins “Three man and a baby”

In attesa che tutti i bassisisti si concretizzino nella loro prossima uscita, questo brano sia da solo un motivo sufficiente per ascoltare la loro gemma perduta negli archivi della gloriosa sub pop!

Adoro essere preso per il culo da Buzz e Dale!