Playlist

Lezioni di buio

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Questo artcolo prende liberamente spunto da quest’altro dal quale risulta del tutto evidente che quelli di nme non hanno (quasi) la più pallida idea di come si esprima il buio in musica, quindi, premettendo che la playlist che segue è per stomaci avvezzi alle tenebre più impenetrabili, ecco quanto ho da rispondere io alla loro lista:

10. Unholy (Fin)

09. Unearthly trance (USA)

08. Teeth of the lion rule the divine (various nations)

07. Esoteric (UK)

06. Mournful Congregation (Aus)

05. Sunn 0))) (USA)

04.Winter (USA)

03. Corrupted (Jap)

02. Thergothon (Fin)

01. Skeptcism (Fin)

allora cari amici di nme, come la mettiamo ora?

Criticism is a dead scene

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Accolgo di buon grado la critica del buon pippo, nel commento che potete leggere nel post precedente. Sai che tu dico? Che alla fine hai ragione.

Erano delle cose che mi andava di esprimere e l’ho fatto, tutto qua, non è che io ci stia tanto a pensare all’opportunità di pubblicare le cose che scrivo qui. Ma voglio precisare una cosa, tanto perché ci tengo che sia chiara. Non ho velleità artistiche alcune. Mi esprimo, sono semplicemente cose che mi viene di buttare in pasto a chi legge, senza sovrastrutture. Se a qualcuno non dicono più di tanto, amen.

Mi piacerebbe poter mantenere il ritmo di un tempo con i post di questo blog, ma sta diventando impossibile, ciò non significa che io non continui ad ascoltare ed ultimamente anche a fare musica, solo non essendo costante mi sembra di essere sempre in ritardo sulle cose, quindi passa il tempo e la pigrizia vince.

Ma ora basta, quindi beccatevi la fredda cronaca dei dischi più meritevoli di questo inizio 2016 secondo il sottoscritto:

Iggy Pop “Post pop Depression”

In ritardo coi tempi dico la mia su questo lavoro dell’iguana di Detroit. Primo: l’iguana è in forma, Secondo: Josh Homme molto meno. Chi si aspetta un disco esplosivo che ti prende alla gola e non ti molla dall’inizio alla fine, lurido e strafottente in pieno stile Stooges rimarrà deluso. La mia chiave di lettura di questo lavoro è che sia il personale tributo di Jimmy a Bowie. Per apprezzarlo dovete avere in mente il paesaggio notturno,  rarefatto ed elettrico di “The Idiot” e nient’altro, altrimenti non ce la farete. Il fatto che ci sia una canzone intitolata “German days” sembra supportare le mie ipotesi. Se ad un primo ascolto restate indifferenti non preoccupatevi: è un passaggio natuarale, poi dovrebbe schiudersi con l’oscurità come un fiore delle tenebre. Dovrebbe.

La presenza di Homme è la vera cosa preoccupante, la sua chitarra è meramente funzionale qui, nessuno spunto personale, niente. Le canzoni funzionano ma avrebbe potuto suonarle chiunque. Lui latita come un fantasma da troppo tempo ormai…

 

Teho Teardo & Blixa Bargeld “Nerissimo”

Devi essere gentile con gli spiriti… sussurra Blixa in “Animelle”. Del duo scrissi già in sede di concerto, oramai sono una realtà ben consolidata, un progetto affascinante pregno del carsima germanico del leader degli Einstürzende e della sensibiltà sonora di Teardo, di un’ eleganza venata di misticismo che permea ogni nota del seguito di “Still smiling”.

Aldilà del fatto che sentire Blixa cantare in tedesco mi fa pensare che chi non apprezza questa lingua sicuramente non l’ha mai sentito proferir parola, personalmente ho anche apprezzato tantissimo anche la citazione artistica della copertina che completa degnamente l’opera. Chi meglio di loro può fare da ambasciatore alla musica?

La voce non ha colore, infatti è nera, nerissima.

Deftones “Gore”

Di questo disco tutti hanno fatto a gara a dire peste e corna e a me piace. Mi piace! devo dirlo più forte? E strorco il naso di fronte ai detrattori, scusate, sicuramente non è il loro capolavoro, ma, per la miseria, funziona. A me “Saturday night wrist” e “Diamond eyes” avevano annoiato a morte e invece gli ultimi due mi hanno restituito un gruppo che pensavo perso.

A chi invece vede in essi il loro declino non so cosa rispondere. Secondo me hanno recuperato una freschezza compositiva che mi sembrava ripiegata pericolosamente su se stessa. E non sono diventati pop, popolari lo erano già. Non sto dicendo di farveli piacere, ma non cedete ai pregiudizi e dategli un ascolto a sensi aperti. Comunque sappiatelo: gruppi di questa statura non ne nascono più.

Mike and the Melvins “Three man and a baby”

In attesa che tutti i bassisisti si concretizzino nella loro prossima uscita, questo brano sia da solo un motivo sufficiente per ascoltare la loro gemma perduta negli archivi della gloriosa sub pop!

Adoro essere preso per il culo da Buzz e Dale!

Il mestiere più antico del mondo

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Felice di aver attirato la Vs. cortese attenzione. Se ora vossignoria vuole seguirmi, disquisirò di un’ altra abitudine vecchia quanto il mondo. Criticare e, per estensione, recensire. Mi si richiede di recensire ancora qualcosa… oh, non è un problema, a me piace, anche senza soldi di mezzo. Mi piace perché ascolto musica da tanto tempo e sparare pareri, confrontarsi e disquisire della musica mi provoca un grandissimo piacere intellettuale, tuttavia credevo che fosse un puro divertissement autoalimentato.

In molti lo ritengono uno spreco di forse, personalmente sono del parere che, se non ci sono interlocutori, chi fa da se fa per tre. Quando poi capita di trovare un’interlocutore lo si apprezza molto di più. Adesso però smetto di alludere e comincio a concludere, almeno spero.

I Pallbearer suonano doom metal con lieve sentore di prog e molto alla vecchia maniera con tanto di voce ultramelodica. Strano a dirsi, io apprezzo. Il problema è che ci vuole tempo per fruire di musica del genere: il suo bello è che viene fuori alla distanza, come se entrasse lentamente nell’organismo, come un cerotto che rilascia nicotina invece che una sigaretta. Si evita di puzzare come un posacenere rancido, come diceva Kim Basinger di Mickey Rourke dopo essere stata costretta a baciarlo per esigenze sceniche. Qui nessuno vi costringe ma non c’è nessun vero motivo per non ascoltare questo disco e godere del suo sulfureo lirismo, del suo muoversi viscoso, del suo dischiudersi progressivo. A meno che non vi manchi il tempo e decidiate di passare la serata fumando una stecca di sigarette senza una boccata di aria pura. Bonne chance.

Gli Entombed A.D. Prestano il fianco a mille critiche, come se fossero una vecchia soap opera. Ed alla fine il paragone, per quanto squallido sia, regge. Il bassista fantasma, Nicke Andersson, Uffe Cederlund e alla fine Alex Hellid. Chi o cosa diavolo sono gli Entombed oggi? quelli che suonano all’opera o quelli che, alla fine, tentano di sopravvivere facendo uscire un altro disco? Del resto Lars Goran Petrov cosa può fare? Andare a lavorare alla Saab o all’ Ikea? Non scherziamo. Quel tipo non ha scelta e lo sapete tutti. Così come a voi non resta che dargli di che vivere.  Detto questo lui vi canzona palesemente mettendo come canzone di apertura in brano che fa a meno del loro leggendario suono di chitarra. Lars, guarda che non ti conviene tirare la corda sai? Che poi mica ho capito: probabilmente non l’hai nemmeno scritta tu. Comunque noi ti si vuole bene e, a tratti, ti fai anche perdonare, te lo concedo. E per ora ti mantengo ancora. Peccato che l’ultimo posto dove ti ho visto (Rossiglione, GE) adesso sia sommerso. Mi spiace, tenete duro, spero che vi arrivino un po’ delle mie tasse, così come spero che a Lars arrivino un po’ delle mie royalties.

Gli Orange Goblin hanno deciso di provare a fare della musica la loro principale fonte di introito. Altra gente da mantenere in nome del rock’n’roll. Loro sono simpatici e meritano qualche sudatissimo spicciolo, se ce lo avete. Hanno dalla loro un’incredibile genuinità di fondo, dei concerti incendiari e sudati e molte, molte lattine di birra svuotate. Manteneteli suvvia, non possono rivendere vuoti a lungo. Il loro disco è forse un po’ troppo derivativo ( “Devil’s whip” in realtà si intitola “Iron fist”) ma loro vanno comunque annoverati nella schiera degli autentici. E tengono famigghia.

Gli Electric Wizard, invece, potrebbero davvero mettere su famiglia. Jus e Liz, considerate l’idea di avere per casa una piccola Mercoledì o un piccolo Pugsley, suvvia! Fin quando scriverete canzoni come “I am nothing” o “Sadio witch” credo che non morirete di fame, anche se fate (com’è vero) un disco ogni quattro maledetti anni e una sporchissima manciata di concerti quando vi pare. Voglia di lavorare saltami addosso eh? Ve lo concedo, certi vapori rendono pigri, tuttavia l’orologio biologico avanza, tenetelo a mente. Capisco che sia bello fissare le valvole incandescenti con un sorriso a mezz’asta ed aria assente, capisco anche la passione per la botanica però, adesso che avete anche un figliol prodigo alla batteria, rompete gli indugi e datevi da fare!

Devo davvero parlare della mia famiglia preferita (i Melvins), davvero non sapete già tutto? In caso di risposta negativa vergognatevi. Papà King e mamma Dale hanno superato in scioltezza le nozze d’argento sapete? E papà si è anche concesso il lusso di un simpatico soliloquio acustico, tanto per restare in tema. Eppure il matrimonio non vacilla e non si prende sul serio, come non prende sul serio voi. E’ la cosa migliore: farsi una bella risata. Alla faccia mia e vostra, i loro sberleffi colgono sempre nel segno. Sagaci ed irriverenti, menefreghisti e ironici, strafottenti e fetenti. Che coppia. Quanto bene si vogliono (e gli voglio). Possono permettersi di richiamare vecchie fiamme e incendiarne di nuove, di suonare in 51 stati in 51 giorni, di mettere alieni sotto spirito e di usare chitarre di alluminio. Serve altro?

L’utima tentazione

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Visto il posto dove si terrà il concerto di cui ho disquisito nel penultimo post mi si è instaurata una idea malsana, almeno per uno che ha vissuto a pane e valvole per una buona metà e qualcosa della sua vita. E se, per una volta, andassi ad un concerto di musica classica, dove di amplificatori e valvole non se ne vede nemmeno l’ombra? Se, per un istante, fossi rapito da una tenebrosa estesi mistica senza tempo, mesmerizzato dalla bacchetta magica di un direttore di orchestra, da una rullata di timpani, da uno squillio di ottavino, da un gracidare di basso tuba o dal ronzare di un violoncello?

Roba con la quale non si scherza temo. Roba che fa tremare le ginocchia. Roba da far impallidire uno che si vanta di aver mangiato pane e musica fino ad oggi. Una sorta di terra incognita (quasi) totalmente inesplorata, se escludiamo quel bambino che si ascoltava i vinili di musica classica traendoli da un cofanettone del Reader’s digest che aveva avuto l’agghiacciante idea di (provare) a fare la classifica di tutti i compositori. I tempi delle “Variazioni goldberg” suonate da Glenn Gould, dei brani di Debussy eseguiti da Arturo Benedetti Michelangeli erano ancora molto aldilà da venire. All’epoca mi bastava immaginarmi le carovane di beduini nel deserto avanzare tra le dune al suono del “Bolero” di Ravel, che, in tributo alla mia infanzia (e alla mia ignoranza in materia, visto che i saccenti mi dicono essere poco più che una sorta di esercizio), credo sarebbe la prima cosa che andrei a vedere insieme alla famosa “Toccata e fuga in Re minore” di Bach… e magari anche la “Notte su montecalvo” di Mussorgskij.

Singalong

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Cantare migliora le cose. Sempre e comunque. Se ti metti a cantare mentre raccogli cotone, mentre sei da solo in un magazzino pieno di scatoloni dopo l’ennesimo litigio col tuo capo, se aspetti in una stazione fredda dopo l’ennesima cancellazione di un treno. Tu canta, se non vuoi farti sentire canta dentro di te ad un volume altissimo. Personalmente io canto sempre quando posso, quando l’autoradio non mi soddisfa o sono in moto. Non sempre si ha uno strumento sotto mano ma la voce è decisamente più disponibile.

Qualche sera, complici vino e birra, amavo cantare accompagnato da un amico. Amavo ed amo cantare, da soli chiusi in una stanza o con qualche altro amico accanto. Era un  bel modo per stare bene, e lasciarsi alle spalle un’altra settimana, tra un amarone ed una guinness. Con una luce calda e un’atmosfera umida eppure accogliente.

Abbiamo gusti totalmente diversi, ovviamente e metterci d’accordo sui brani da eseguire è sempre un bel problema. Soprattutto se si parla di cantanti italiani… siamo scesi a compromessi su Conte, De André e Battiato, ci può stare. Sul resto ci siamo messi più o meno d’accordo… queste sono cinque fra le nostre preferite, cantate anche voi!

Va che è finita Attilio eh! Attilio!!!

Mi raccomando l’enfasi su “Lady Madonna… I can try!”

La voce finisce sempre in “I lost my se-e-e-e-lf!”

Un gran cavallo di battaglia, al ripetersi della seconda strofa mi commuovo sempre…

Idem come sopra per la strofa finale. Dopo scatta regolarmente “Genova Per noi”…

 

 

Sole alle spalle

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Un riflesso accecante sullo schermo del PC, C’è il sole tra le nuvole ma io sono recluso in casa con una voce che potrebbe sembrare quasi quella di Mark Lanegan, senza averne la grazia e con un retrogusto di i***san in gola. Son messo bene, non c’è che dire amici. Serve una colonna sonora e arriva l’amico Cash, libero dalle catene. Mi serve del supporto musicale, mi serve di ritrovare la salute quanto prima che  passare le vacanze malato mi sa tanto di nuvoletta Fantozzi e non mi sembra il caso. I‘m gonna break my rusty cage and run… appena il simpatico mal di gola/ raffreddore/ tracheite/ peste bubbonica mi molla un attimo.

E intanto l’anno finisce e mi sembra un eterno ritorno. A tragico listone di fine anno. Quest’anno c’è un escluso di lusso: i Black Sabbath. Loro non li posso mettere, sono al di sopra di ogni critica, listone, solito giochino dei cultori musicali. Loro non mi piacciono, gli voglio proprio bene, un po’ come ai Melvins, ai Vista chino, ai Tool, ai Neurosis ed ai Converge, anche se a loro dippiù. ubi maior minor cessat e cessat sul serio. In un anno nel quale tutti sono tornati come dei nodi al pettine che si sciolgono. Loro hanno sciolto il più grosso: potevano rovinare tutto e, se escludiamo l’ esclusione di Bill Ward (che è spiaciuta a tutti, dai…), non l’hanno fatto. Grazie, davvero, non ci ho mai creduto sul serio che avreste buttato tutto nel cesso.

Detto questo, devo dire che l’ovazione massima vai ai Clutch quest’anno e alla barba di Neil Fallon. Mannaggia, era dannatamente semplice ma nessuno faceva più un bel disco di rock’n’roll da secoli.Veramente un disco con gli attributi. Muscolare, compatto, senza fronzoli. Quello che vedi è quello che avrai, che poi è quello che hai sempre amato “What’s this about limits? Sorry I don’t know one!”

E poi, l’eterno ritorno: un disco che non ho ascoltato quanto avrei voluto, ma che rimane molto ispirato è quello di Nick Cave, prometto di rimediare quanto prima. You know who we are. Con Vista Chino e Carcass c’è stata una bellissima rimpatriata con gente che non si vedeva in giro da secoli ma che ti è sempre, ma sempre, rimasta nel cuore: si è fatto festa assieme, e si continuerà a farne, ne sono quasi sicuro. E poi ci sono i Sub Rosa, una piacevolissima scoperta, e i Melvins che, tra una presa in giro ed un’altra hanno piazzato nel loro ultimo lavoro una delle mie canzoni preferite di sempre. Difficile da spiegare, coincidenze. Tempo fa ho scovato una fotografia di Buzz che assomigliava, crederci o no, a Robert Smith dei Cure, poi sento questa canzone, il cui incipit mi fa pensare subito a “Just like heaven”, e penso “ne stanno combinando un’altra. In effetti han combinato questa:

ed io l’adoro…

Ah la novità per il 2014 è che mi sto mettendo ad ascoltare seriamente dopo millenni i Led Zeppelin, il che è tutto dire. Salvo ripensamenti inquetanti, per quest’anno è tutto, con buona pace del dannato riflesso…

Un sorriso dagli inferi!

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Per chi non li conoscesse, gli Immortal sono un gruppo di trve black metal norvegese, di quelli cattivi, della prima ora: mangiano tenebre a colazione e dicon su le orazioni al signore degli inferi alla sera. Uno di quei gruppi che si prende sempre molto sul serio nel suo essere smodatamente misantropo e negativo, che fa dell’odio il suo verbo e la cui musica si compone di chitarre che suonano come vespe imbizzarrite, di una batteria che scalcia come un cavallo epilettico ed il cui cantato assomiglia ad un urlo stridulo e soffocato. Bellissimo, anche se tutta questa presentazione prescinde dai tre lati della loro musica che nessuno ha mai considerato come si deve:

1. Lato Goliardico: Come abbondantemente dimostrato ne “Il Nome Della Rosa”, il riso deturpa il viso degli uomini rendendoli simili a scimmie ed è una manifestazione demoniaca per la quale è lecito condannare a morte chi si abbandona ad una perversione così pesante. Per questo motivo i nostri rendono tributo ad una ben nota icona dell’umorismo inglese del passato:

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=TLXp0_NzF4w]

2. Lato Disco-gay: La danza ed i rapporti sessuali hanno sempre fatto parte dell’immaginario legato ai Sabba, quindi perché non scatenarsi in allegria con gli amici abbattendo le ultime sciocche barriere omofobiche che, se il governo ci fa la grazia di adeguarsi (con un ritardo ignobile) alle altre leggi degli stati europei, dovrebbero anche diventare fuori legge?

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=VtsMkF3lqcs]

3. Lato Bucolico-paesano: Non credo che a me potrebbe mai succedere se fossi cittadino norvegese, ma posso capire che, dopo aver cercato per anni di soffocare le sue occulte origini abruzzesi, queste si siano riaffacciate nella mente di Abbath (il leader del gruppo) con una prepotenza inusitata. Dopo anni di gelo e tenebra, il suo io recondito, profondamente legato alla terra di Abruzzo, non può più tacere, così come il suo cuore che appartiene a Concettina e non a Lucifero!

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=5I6YeEUyQVI]

…quasi sabato!

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E alla fine c’è voglia di divertimento e spensieratezza, nonostante la mia pesantezza intrinseca, quindi pronti a fare festa? Io proprorrei una mini-playlist in tema, una volta tanto sarebbe il caso di lasciarsi tutto alle spalle e divertirsi come la fine della settimana comanda:

3- Black Flag- “TV Party”: Ed ecco l’idea! Birra e televisione, dopotutto è l’inizio degli anni ottanta, come perdersi i “Jefferson” o “That’s incredible”, quindi se siete dell’idea seguite Rollins e compagni!

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=-cwmAcr0Pxg]

2- Beastie Boys- “Fight For Your Right”: A volte la festa va conquistata combattendo!

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=eBShN8qT4lk]

1- Kiss- “Rock’n’roll All Night”: Il sogno di ogni rocker, Rock’n’roll tutta la notte e festa tutto il giorno, nientemeno! Buon fine settimana!

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=EFMD7Usflbg]

Febbre da classifica

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Wayne's world Top Ten
Wayne’s world Top Ten

E’ nata prima la musica o sono nate prima le classifiche? La musica, ma non di tanto perché è risaputo che molti appassionati musicali hanno l’hobby della classifica. Quella più triste e banale riguarda le vendite, ma spesso non tiene conto della qualità. Poi ci sono varie classifiche: in base ai generi, al tema delle canzoni e al momento che si sta vivendo… c’è chi ha addirittura scritto un romanzo nel quale le classifiche giocano un ruolo fondamentale (per chi non lo sapesse è “Alta fedeltà” di Nick Hornby ed è carino come libro).

Però devo fare una rivelazione a tutti voi: è masturbazione mentale! Non serve a nulla! Per quanto in alcuni casi sia divertente farle, e da bravo appassionato l’ho fatto fieramente anche io, la loro utilità al di fuori dell’estro del momento è inesistente: non significano niente.

Conteggiare i sentimenti? Quantificare le sensazioni? Dare una posizione al trasporto? No, noi non lo permetteremo! Sempre se mi è permesso citare John Keating o Robin Williams che sia.

Per quanto sia divertente, come è divertente anche fare le playlist, devo dire che mi sento molto meglio a non cercare di mettere prima questo o quell’artista, certo, capita ancora di lasciare libero spazio ai gusti personali, ma sto molto meglio, fruisco molto di più della musica, da quando considero ogni artista a sé, da quando li metto molto meno in relazione fra di loro e soprattutto non cerco più di metterli in competizione tra di loro, perché è un po’ come mancargli di rispetto… e non è bello.

Che poi la BBC-radio 2 abbia pubblicato l’ultima, basata sui voti degli ascoltatori sui 100 dischi più programmati, che sia costellata di dischi terribili (guardando i primi tre posti ci si accorge che l’alcolismo la fa da padrone, per non parlare del n.61: David Bowie presente solo con un disco, peraltro tremendo!? o al n.71? I Genesis con “Invisible Touch”? Scherziamo???)  e che non ci sia nemmeno un disco dei 4 di Birmingham è assolutamente un caso…

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=_GgBx7Y0aso]

Degli effetti benefici del fumo

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Ecco, non prendetemi in parola: ogni anno il tabagismo fa più vittime degli incidenti stradali, il fumo nuoce gravemente alla salute e causa malattie cardiovascolari ed ictus, sì lo so. Negli USA dove il vizio del fumo è stato incoraggiato e caldeggiato per anni, oggi non si vede quasi più nessuno affumicare la gente, in Norvegia, l’ultima volta che ci sono stato, un pacchetto costava intorno agli 11 € ed era addirittura vietato fumare facendo la coda all’esterno di un museo, adesso sono perfino arrivati dei surrogati elettrici per tentare di contenere il fatidico vizio. Io però sono riuscito a trovargli un lato positivo, almeno uno. Da buon amante delle voci cavernose e grevi è inutile ritenere che le sigarette non abbiano avuto una parte rilevante nel modificare il timbro di alcuni cantanti le cui ugole puzzano assolutamente come un posacenere.

Cosa sarebbe di Tom Waits, se non se ne fosse mai accesa una? E’ assolutamente innegabile che le bionde abbiano giocato un ruolo determinante nel conferirgli il suo caratteristico timbro vissuto e pieno di fascino, sicuramente ci saranno di mezzo anche whiskey, caffè ed altre innominabili sostanze eppure il catrame c’è e si sente tutto:

Che dire di Ian Fraser Kilmister, in arte Lemmy, senza il fido pacchetto di nazionali senza filtro nella tasca del giubbotto di jeans? La voce più impastata e catarrosa del mondo sarebbe potuta esistere senza il prodotto di qualche piantagione del South Virgina? la risposta è clamorosamente no.

Infine metterei Mark Lanegan: l’ex cantante degli Screaming Trees è un altro che deve molto alla fatidica pianta al centro di mille discussioni e di ancora più pesanti interessi sul campo internazionale. Eppure gli effetti sul suo timbro sono assolutamente tangibili, e quegli stessi effetti la rendono anche così piena di magnetismo e calore, come si fa a vietargli di fumare?

Nonostante tutto questo, non è il caso di far arricchire squallide multinazionali a scapito della salute. Anche perché sono solo tre casi su tutto il pianeta!