Reperti

Experience

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“Insomma puoi essere la persona più dolce ed amorevole del mondo, ma nel profondo nacondi comunque cose brutte ed oscure. Io tiro fuori le mie sul palco, così nessuno si fa male. Anzi, per quello che ne so fa bene al pubblico. Lo spingiamo a espellere ogni residuo di violenza dal corpo. Soprattutto attraverso il ritmo e le sensazioni, piuttosto che la melodia. In un certo senso la nostra musica può essere violenta quanto basta per liberare la violenza della gente. Si tratta di una violenza di seta, diversa dalla violenza che si può esprimere picchiando qualcuno.”

Un giorno mi sono messo a leggere Jimi Hendrix, a leggere e non ad ascoltare. Con la musica sapeva parlare meglio che con le parole, eppure non riusciva a smettere di scrivere. Ovunque. A scuola proprio non ce la faceva. Nemmeno con l’esercito ha funzionato. Con la chitarra sì. Beato lui e beati noi, chissà dove saremmo tutti se non ci avesse nemmeno provato.

Spesso è senza prosa, scrive terra-terra poi volti pagina e ti fulmina, con frasi come quella lì sopra. Musica e violenza. Un diverso tipo di musica e un diverso tipo di violenza. Com’è che nessuno ci aveva mai pensato prima? Il mondo aveva proprio bisogno di Jimi Hendrix.

 

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Condoglianze

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Mentre Robin Williams moriva, i due personaggi spesso protagonisti di questo blog erano impegnati in un breve road-trip in Svizzera in memoria di HR Giger, morto anch’egli il 12/05/2014. A volte si vedono semplicemente uomini straordinari scomparire, uno dietro l’altro, e si finisce per pensare che una cappa plumbea stia invadendo il cielo.

Esattamente la stessa cappa che ci avvolge dilavando le nostre spoglie mortali quando arriviamo a Chur (Coira), la cittadina elvetica che diede i natali al pittore visionario il 5 febbraio 1940. Dopo aver lasciato alle spalle le tetre acque del lago di Como che paiono voler inghiottire una parte di ognuno di noi nel loro abisso insondabile, aver attraversato la Val Chiavenna ed aver deciso di scegliere Montespluga come prossima località in cui abitare, scolliniamo in Svizzera dove ci attende la cittadina, tutto sommato anonima, dove si trova il Giger bar.

Quello giapponese fu chiuso anni fa perché frequentato dalla Yakuza e teatro di un omicidio. Quello che visitiamo noi – e che facciamo una gran fatica a trovare, nonostante il torso gigeriano che incontriamo nel centro cittadino- è assai deludente e decisamente sottotono. Si trova in un centro commerciale fuori città, dimesso e triste nella sua ubicazione. Fuori c’è solo la porta disegnata dall’artista, dentro sembra puzzare di plastica e trascina pigro la sua vita da bar, per giunta senza i classici vecchietti che bestemmiano giocando a scopone. Non c’è quasi nessuno. E non ci stiamo molto neppure noi: l’arredamento decisamente non fa il locale. Al rientro all’albergo abbiamo dei problemi con la carta di credito ad appesantire il malconcio umore che ci pervade in quei primi momenti del viaggio. Non sta andando troppo bene.

Giger Bar Chur
Giger Bar Chur

Tuttavia la mattina seguente ci lasciamo tutto alle spalle. A chi ci dava dei pazzi a voler fare le vacanze in Svizzera posso solo dire che ovunque decidessimo di andare c’era talmente tanta bellezza nei paesaggi elvetici da zittire chiunque. La maestosità delle montagne, dei boschi, dei prati e dei laghi non ha praticamente eguali: ad ogni cambio di direzione c’è di che restare estasiati. Il secondo giorno giorno è una tappa intermedia passando per Lucerna ed Interlaken (con “Morbid tales” in sottofondo chiaramente).

 

Da ricordare il pranzo a base di mirtilli e lamponi nella prima e il panorama mozzafiato nella seconda (il massiccio dello Jungfrau-Aletsch-Bietschhorn!)… reminescenze medioevali ed invasioni arabe. Troviamo, a sera, un hotel al di fuori del tragitto, nel quale la gentilezza materna della signora che lo gestisce riesce miracolosamente a farmi dimenticare l’inclinazione alla caccia testimoniata dalle pareti del posto. Ancora adesso mi chiedo come ho fatto, poi ripenso al gatto del ristorante alla fantastica cena vegetariana e alla ancora più clamorosa colazione del giorno dopo ed individuo i miei punti deboli.

Massiccio Jungfrau-Aletsch-Bietschhorn
Massiccio Jungfrau-Aletsch-Bietschhorn

Comunque il mattino arriva dopo una nottata crivellata dalla pioggia battente della notte. E ci muoviamo, con un meteo incerto, verso Gruyeres. Quando arriviamo l’acqua viene giù talmente forte che non ci lascia uscire dall’auto. Rimaniamo nel parcheggio del castello diversi minuti ad ascoltare, chissà perché, i Negazione. Alla fine affrontiamo la bestia. E veniamo ripagati dello sconforto della prima giornata. Il museo risponde in pieno alle nostre aspettative ed è difficile parlarne tali e tante sono le opere che trovano dimora qui. In quelle stanze i quadri sembrano inghiottire lo spettatore con tutti i dettagli e la maniacalità del loro creatore. Sono sicuro che siamo riusciti a portare le nostre condoglianze al visionario elvetico emozionandoci davanti alle sue opere, ammirandone, finalmente di persona, gli sforzi e la bravura.

Per quanto inquietante, trasgressivo, perverso e visionario possa essere il contenuto, c’è della bellezza tra quelle mura, ce n’è tanta. Ed anche  nell’artista che vedeva oltre la realtà e le limitazioni. Grazie Herr Giger.

HR Giger Musem
HR Giger Musem

Sguazzare nel buio

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Invochi il buio ed il buio arriva. Inquietante. Un buio culturale intendo, mentale forse. Sono completamente assorbito da altro, altro che non sia leggere o scrivere, fortunatamente la musica si salva ma anche lì c’è un po’ di crisi. Intanto, tra improperi vari, mi lascia desolato il panorama concertistico, almeno delle due città vicino alle quali vivo: tutto sembra piuttosto morto, a Torino e Milano mancano solo i coyote che ululano e le balle di fieno che rotolano. Certo, ci sarebbe la festa dei solo macello il 25, ma al Magnolia (leggasi: altra parte della città) e di martedì? Rischio di non riprendermi mai più! A parte questo nulla che mi vada veramente di vedere…

E invece con la scrittura e la lettura non so cosa succede, comunque vado a periodi alternati da sempre, oltre a questo una simpatica febbre quasi fuori stagione, mi ha tenuto occupato una settimana e tossicchio ancora adesso. Almeno si prospetta all’orizzonte un viaggio tributo in Svizzera con l’Oltranzista per testimoniare il nostro cordoglio per H.R. Giger al Giger Museum. Dobbiamo organizzarci e quella è sicuramente la parte più macchinosa, anche perché siamo un po’ a corto di mezzi. Speriamo di farcela. Prima o poi riuscirò anche a scrivere buio invece di buoi.

Come avrete capito le idee al momento latitano e, ciliegina sulla torta, ho in testa una canzone tamarrissima di oscuro nu-metal… al diavolo:  dopotutto se si chiama xerosignal un motivo ci sarà.

Let them bodies hit the flooooor!

 

Singalong

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Cantare migliora le cose. Sempre e comunque. Se ti metti a cantare mentre raccogli cotone, mentre sei da solo in un magazzino pieno di scatoloni dopo l’ennesimo litigio col tuo capo, se aspetti in una stazione fredda dopo l’ennesima cancellazione di un treno. Tu canta, se non vuoi farti sentire canta dentro di te ad un volume altissimo. Personalmente io canto sempre quando posso, quando l’autoradio non mi soddisfa o sono in moto. Non sempre si ha uno strumento sotto mano ma la voce è decisamente più disponibile.

Qualche sera, complici vino e birra, amavo cantare accompagnato da un amico. Amavo ed amo cantare, da soli chiusi in una stanza o con qualche altro amico accanto. Era un  bel modo per stare bene, e lasciarsi alle spalle un’altra settimana, tra un amarone ed una guinness. Con una luce calda e un’atmosfera umida eppure accogliente.

Abbiamo gusti totalmente diversi, ovviamente e metterci d’accordo sui brani da eseguire è sempre un bel problema. Soprattutto se si parla di cantanti italiani… siamo scesi a compromessi su Conte, De André e Battiato, ci può stare. Sul resto ci siamo messi più o meno d’accordo… queste sono cinque fra le nostre preferite, cantate anche voi!

Va che è finita Attilio eh! Attilio!!!

Mi raccomando l’enfasi su “Lady Madonna… I can try!”

La voce finisce sempre in “I lost my se-e-e-e-lf!”

Un gran cavallo di battaglia, al ripetersi della seconda strofa mi commuovo sempre…

Idem come sopra per la strofa finale. Dopo scatta regolarmente “Genova Per noi”…

 

 

Murphy va al concerto

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Assioma fondamentale di Betty sulla comunicazione

Puoi avere gli strumenti migliori del mondo, i musicisti più dotati, una voce meravigliosa e quant’altro. Se non mi comunichi nulla non lo farai comunque.

   Corollario Un artista deve avere qualcosa da dire prima di tutto il resto.

 

Legge di Battiato sullo spettacolo

Non è colpa mia se esistono spettacoli con fumi e raggi laser.

   Corollario Nemmeno se ci sono quelli con cambio di vestiti e coreografie.

 

Leggi sullla misantropia

1- Qualunque cosa tu faccia, non la farai lontano da me.

2- Ad ogni spintone, pestone, spallata ne corrisponde una uguale e contraria moltiplicata per un fattore dieci

3- Tanto più cerchi di concentrarti, tanto più aumenta il via vai

4- La birra e le bevande stanno bene addosso al vostro vicino

 

Leggi sul vestiario

1- Se avete una scarpa slacciata la perderete nella folla

2- Se indossate uno zaino vi si aggrapperanno in cinquanta persone minimo.

3- Il paio di scarpe di tela bianca cambierà inesorabilmente colore.

 

Legge di Mendehlsson sul matrimonio

Sposarsi è squallido. Fare la proposta a un concerto è anche peggio.

 

Legge di Martens

Le suole di scarpe non hanno un buon sapore, ma le assaggerete comunque.

 

Legge misantropica supplementare

Se pensate che a un concerto metal ci sia brutta gente, non siete mai stati a un concerto mainstream.

 

Legge di Hauger sull’orario

Qualsiasi cosa vi abbiano comunicato entrerete comunque dopo.

        Corollario Le porte si apriranno inesorabilmente nel momento sbagliato

 

Legge di Herz sull’udito

Il ronzio che sentite prelude a qualcosa di peggio.

 

Legge di Hogbow

L’organizzazione è un opinione

Osservazione di Mc Call-Johannsson

Se siete a un concerto metal, l’organizzazione è un pallido spettro

Chiosa di Reaper

Lo spettatore deve subire. Ed essere spremuto.

 

Teorema di Berlioz

Il volume non è mai alto abbastanza.

 

Legge di Wickers sulla durata

La bellezza di un concerto è inversamente proporzionale alla sua durata

 

Assioma di Morgensen

I gruppi di supporto sono inutili. Se non lo sono hanno suoni pessimi.

 

Osservazione di Kelvin

Il viaggio di andata è corto, quello di ritorno, infinito. Soprattutto se vi hanno rubato la macchina.

 

Buon concerto a tutti!

 

I, zombie

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Non sono morto, sono un non-morto. Mi rendo conto che adesso non posso ripresentarmi qui senza nulla da dire e con tante belle parole, neanche fossi una pessima imitazione di Troisi che si scusa per il ritardo. Eppure lo faccio perché, come scrissi ormai tantissimo tempo fa ad un’amica che gestiva, tra mille difficoltà, una fanzine, probabilmente esprimersi è quello che rende la vita maggiormente degna di essere vissuta.

E anche se spesso ultimamente mi frena la stanchezza, la scarsità di cose da dire o la pigrizia, questa è una cosa che non penso che cambierà mai, almeno per me. Alla fine cosa è vita e cosa non lo è, cosa è arte e cosa non lo è… le parole sono importanti, ma a volte non bastano, sono troppo limitate e confinano le idee. Mi piacerebbe avere in testa concetti talmente alti da non poter essere espressi a parole, spesso però il quotidiano finisce per invadere quegli spazi. Non è facile, davvero, arrivare a fine giornata e riempire un foglio bianco… ultimamente poi è quasi impossibile.

Magari davvero non sono vivo, davvero non so cosa voglia dire, non lo intuisco e non so parlarne.

L’ordine forse è una cosa sterile.

I massimi sistemi sono aria fritta. Forse.

If on a winter’s night

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Fa un freddo cane, è venerdì tredici ed è ora di… andare ad un concerto! Scelgo l’alternativa di presentarmi a piedi in piazza del paese dove mi aspetta l’altro affamato di rock’n’roll. Perché stasera ci sbranerremmo i Rolling Stones. Almeno io, sono ben 6 mesi che non vedo un concerto, la scena è abbastanza imbarazzante, in realtà c’è sempre più penuria, mi sono perso Neurosis, Vista Chino e, forse, Lanegan… per il resto, mamma mia, non c’era un granché da vedere. Pochi concerti (vedrò mai gli High On Fire???), ancora meno locali. E poi anche i Black Sabbath che si prendono un sacco di insulti per aver cancellato la data. Boh.

E costano sempre più cari: stasera 20€ e sembrano già tanti, ma si arriva a chiedere 60-80€, a pensarci mi viene male. Ma stasera al diavolo tutto, io e l’altro affamato siamo amici dalle elementari, ci conosciamo da una vita, persi e ritrovati anche se a scatti. E parliamo di come si sia trasformato (in peggio, molto peggio) il nostro piccolo paese, dei lavori che abbiamo trovato, della musica, delle recensioni che abbiamo scritto entrambi nella nostra vita. Cose varie.

Arriviamo a Romagnano che fa freddo. Loschi figuri si muovono su uno sfondo di nebbia gelida, fuori dal bar che si trova quasi sul retro del locale. Spostiamo l’automobile, fa sempre molto rock’n’roll. E dentro il locale, se possibile fa ancora più freddo, non credevo fosse possibile avere i piedi come due ghiaccioli ad un concerto rock…. Vado, seguendo una traiettoria per nulla rettilinea, al banchetto del merchandise e chiedo quasi subito al commesso “Do you wanna see something?”. “Sure!”, magari pensava che avessi delle sostanze stupefacenti, invece no! Ho le foto che avevo scattato a Dregen e Nicke Andersson quando suonarono al Babylonia, con gli Hellacopters nel ’98. Gli Porta l’album dietro le quinte, e poi torna dicendomi che “i ragazzi sono impazziti”! Io sorrido. Ma mi ridaranno mai il maltolto?

A ben vedere siamo veramente in quattro gatti, ma è stato un bello spettacolo di rock’n’roll, tutto sommato. Dregen sembra invecchiato, evidentemente il rock’n’roll in qualche modo ti segna, ciò nonostante ha ancora energia e ispirazione da regalare a chi vuol starlo ad ascoltare e (cit.) a culo tutto il resto, come ci dice interrompendo drasticamente la sua esibizione.

Nicke é un’altra cosa. Entrambi hanno una passione incrollabile in quello che fanno, ma Nicke è un vulcano in piena: cambia genere, cambia strumento, canta e… disegna ancora (quasi) come se fosse il primo giorno, eppure dagli esordi degli Entombed saranno passati 25 anni. Fa impressione, ha pure una voce di tutto rispetto. Quasi da solo è stato protagonista della scena Death metal in Svezia,avrà passato ore ed ore a suonare, fare tape-trading e scrivere lettere e fanzines (gloriosa la sua Chickenshit)  e dopo tutto questo tempo gliela leggi quasi in faccia la passione che c’è ancora, non si può non avere rispetto per un uomo del genere.

Alla fine il plico di foto, torna indietro autografato e disegnato e dispiace non avere tempo per vedere se sarebbe uscito qualcuno per ridarcelo, però si è fatto tardi, il ragazzo del banchetto va a riprendermelo e mi si sgranano gli occhi… Grazie ragazzi!Signed Album (Dregen & Nicke)

Signed Album (Dregen & Nicke)