Teatro

Gruppi italiani

Postato il Aggiornato il

D’inverno la musica italiana si ingozza di festival, si impasta di fiction, si prostituisce nei talent. La mia generazione, cosa siamo diventati, ascoltavamo cose orrende e ora siamo imbruttiti. Voi ascoltavate cose orrende e VOI siete imbruttiti! Io ascoltavo musica fantastica e ora lo faccio ancora!!!

Deluso dai Corrosion of conformity che fanno uscire un disco nostalgico ma sostanzialmente incapace di smuovermi e che abbandono dopo due ascolti. In questo inizio anno sono tentato dal pensare che ho un pessimo anno musicale davanti. Mi tenta fortemente cedere allo sconforto sonoro.

Poi una mail mi ricorda (dopo un bel pezzo in realtà) di aver finanziato il disco di ritorno dei Fluxus e che finalmente sta per concretizzarsi quel vinile colmo di speranza finanziato, e quindi acquistato, mesi prima. Deve ancora arrivare (speriamo bene) ma intanto quel fantastico sito che è bandcamp mi da una soddisfazione che, visto l’inizio dell’anno, non mi aspettavo. A volte è comodo e facile demoralizzarsi. Invece Franz Goria e compagni mi ricordano chi erano e chi ero e mi prendono a calci in culo, me stesso e la mia boria al contrario. A volte ci ricasco e mi abbatto compiaciuto della mia miseria immaginaria, sono un bel tipo, ne converrete.

a3131811422_16

Il disco mi riempie di gioia. La voce di Franz mi sembra decisamente cambiata in 16 anni, ma quanto mi sono comunque mancati. Mi commuovono e vorrei tanto che anche Marco Mathieu fosse qui a sentirli, a testimoniare come sono stati in grado di ritornare fieri ed orgogliosi, assolutamente all’altezza del loro nome, senza tradire e senza ripetersi. Non è da tutti e anche io sono della partita stavolta sia pure nel mio piccolo. Avevo bisogno di questa iniezione di fiducia nella musica.

Come se non bastasse da Feltre, cittadina cui sono intimamente legato, arrivano pure gli STORM{O} un fulgido esempio di come ci sia del marcio positivamente inteso in Italia. Un disco, una veemenza, una decisione che non si vedevano da tempo. Sembrano una sorta di risposta italiana ai Converge, magari meno tecnici e variegati, ma con un impatto invidiabile. Con dei testi visionari ed intensi, una musica nervosa e moderna: tesa come una lama che riflette una luce accecante di volontà e resilienza. Ammetto che non me lo aspettavo quando ne lessi la recensione, “Ere” rappresenta una speranza abnorme per la musica non allineata del nostro paese. Una speranza che è come un cuore che batte indomito in un corpo assopito e decrepito.

storm(o)

come se non bastasse i Totem hanno fatto uscire un brano nuovo e 2/3 dei Lomax hanno un nuovo interessante progetto le Tacobellas! (per questa chicca lo-fi si ringrazia sempre il collega di Neuroni)

Alzatevi e combattete!

Annunci

50 anni

Postato il

…e niente da aggiungere.

Itis Galileo

Postato il Aggiornato il

Non so come funziona altrove, ma nella mia città, quando ero in età da scuole superiori, ITIS era sinonimo di scuola per uomini duri: gente che fumava a 16 anni, buttava sodio metallico nelle turche dei gabinetti, organizzava feste alcooliche, sempre nei suddetti (che, peraltro, erano un luogo di terrore se eri un “primino”) il giorno prima delle vacanze di Natale,  faceva avances spudorate in aula magna -e davanti a tutto il corpo docente- ad una professoressa che si presentava in minigonna di pelle. Ma era anche la scuola del massacro: non si contavano sezioni con magari uno o due promossi a giugno e tutti gli altri a settembre o a casa direttamente… la scuola dove in cinque anni ho rimediato una squallida gita di un giorno a Bergamo (che è una bella città ma i miei amici allo scientifico se ne andavano tipo a Parigi 5 giorni)… la scuola dove sono diventato anche metallaro, tra le altre cose, sfoggiando (in maniera molto pudica) una toppa a tutta schiena di “Somewhere in time” degli Iron Maiden, con la kefiah perennemente al collo.

Quindi quando Marco Paolini è giunto in città con uno spettacolo intitolato “Itis Galileo”, mi sono sentito in dovere di andarci, anche perchè l’attore, quasi conterraneo di mia madre, mi aveva emozionato tantissimo (come a molti credo) con la sua “Orazione civile sul Vajont”  e da lì avevo iniziato a seguirlo anche con i suoi “Albums” e a stupirmi notandolo in “Caro Diario” di Moretti. Inotre era un’ottima occasione per approfondire la mia conoscienza di Galileo Galilei, un personaggio per il quale nutro, da sempre, una stima sconfinata. E poi, con quella parlata, non potevo non sentirmi a casa…

Ebbene: era impossibile restare delusi, lo spettacolo vale assolutamente TUTTI i 17 € del biglietto. Coinvolgente, eclettico, versatile, divertente, rimarca molte cose dell’epoca in cui è vissuto il protagonista di questa piece teatrale… e soprattutto è stato incredibilmente efficace nel ribadire l’importanza suprema del pensiero in faccia all’ipse dixit, ai dogmi imposti dagli altri alla volontà di rifuggire da ogni comodità anche mentale. Per non restare fermi, ma muoversi di un moto chiamato ri-vo-lu-zio-ne.

Leggetene anche qui

(130 minuti di pausa dalla depressione, anche questo non è male)