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More than I can say

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Ogni metallaro ha i suoi scheletri nell’armadio.

Il metal è un genere che ha sempre avuto questa patina dura e pura sulla superficie, non importa quanti Mike Patton, Les Claypool, Greg Anderson possano comparire improvvisamente sulla scena, poco importa anche che esisatano gruppi che rimescolano tutto come l’ondata crossover, certe regole non scritte non le puoi tralasciare.

Non puoi, fanno parte del metal come la musica stessa, l’essere duri e puri, alieni ad ogni compromess (…Freud ed il sess, scusate mi si è intrufolato il Sig. Gaetano…) assolutamente insofferenti a tutto ciò che non contempli una chitarra distorta ed una batteria con due casse…

E’ anche anche divertente ad un certo punto, fa molto naif, per voler sintetizzare. All’inizio quel che mi attraeva di questo genere era assolutamente il fatto che respingeva automaticamente il 95% delle persone (una scrematura notevole, ne converrete), era il fatto che non sopportavo assolutamente di farmi riempire le orecchie con i sentimentalismi da quattro soldi di TUTTA la musica leggera italiana (anzi, visto che non avevo una vita sentimentale, mi sarebbe piaciuto rispondere per le rime con testi che parlano di sbudellamenti assortiti), oppure di mischiarmi anonimamente alla massa. Per me il metal era una bella risposta al disagio, solo dopo ho imparato ad apprezzarne i tratti nascosti sotto la superficie ed è diventata la MIA musica ufficiale.

Ma non divaghiamo: mi infervoro sempre troppo a parlare di certe cose… il punto, questa volta, è un altro: alcuni dei miei scheletri nell’armadio , almeno quelli di cui voglio trattare oggi, riguardano il periodo pre-metal. Cose insignificanti come “Thriller” Michael Jackson (a mia difesa il video e la voce di Vincent Price), un po’ di DJ Television e una radio alessandrina che trasmetteva un demenziale programma di dediche e richieste con tutte le peggiori nefandezze del periodo.

Non so più se fu a causa del programma radiofonico o di quello televisivo che venni in contatto con la canzone della quale sto per parlare… poco importa, importa che al mio cosiddetto lavoro, ascoltiamo spesso Radio Capital ( già di per sè ascoltare la radio è una cosa che non farei, ma alla fine non è male e c’è Mixo, un dj al quale sono affezionato, per aver fatto parte di Planet Rock della Rai, ed aver suonato dischi in un locale che ero solito frequetare) che ad un certo punto ha deciso di trasmettere una canzone finita troppo velocemente nel dimenticatoio insieme alla paccottiglia pre-metal.

Quando vai in Gran Bretagna, ti accorgi di aver fatto il salto di qualità, dal punto di vista linguistico, quando incominci a cogliere le singole parole nelle canzoni, cosa che, con un inglese da superiori, è sempre piuttosto difficile. Ebbene, la suddetta canzone, non ti respinge con milioni di watt, anzi ha un tono calmo, sofisticato e quasi consolatorio, ti invita ad entrare per poi pugnalarti con gli stiletti inseriti subdolamente nel testo, accidenti a loro ed anche a me che mi ci ritrovo. Buon ascolto.

La tempesta dopo il sorriso

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In questi giorni è stata rilevata una tempesta solare di proporzioni ragguardevoli, tanto da poter provocare malfunzionamenti nei sistemi gps, nelle reti elettriche e danneggiare i satelliti che orbitano attorno al nostro pianeta.

Gli effetti (aurore boreali comprese) potrebbero già manifestarsi questa sera e fino alle 6 di domani mattina. Ironicamente viene da pensare che, quando ti sbagli a sorridere pensando che vada tutto bene, poi la tempesta sia sempre in agguato dietro l’angolo. Non c’erano dubbi.

1.Black Sabbath “Under The Sun”

Canzone principe, per quello che mi riguarda, nel rivendicare la propria secrosanta indipendenza di pensiero e di opinione. Oltre ad un’altrettanto giustificata scarsa fiducia nel prossimo…

I wanna live my life, I don’t want people telling me what to do
I just believe in myself, ‘cause no one else is true

[Ogni giorno poi è d’obbligo per me rivolgere un pensiero a Tony Iommi]

2. Soundgarden “Black Hole Sun”

Si diceva, è il 1994 e tutto va bene. Attesi l’uscita di “Superunknown” per diverso tempo e poi i Soundgarden divennero un fenomeno mondiale grazie a questa canzone che, a detta di una mia cara amica -tra i loro fan più accaniti- non sembra nemmeno scritta da loro… Io speravo soltanto che prima o poi il sole lavasse veramente via la pioggia e ci spero anche adesso che il cielo è molto,molto più cupo.

3. Nirvana “All Apologies”

“In the sun I feel as one”.

4. Rage Against The Machine “People Of The Sun”

“Yeah, people come up!”.

5. PJ Harvey & John Parish “Un Cercle Autour Du Soleil”

Un brano strano, tratto da un disco stranissimo, eppure affascinante.

6. The Animals “The House Of The Rising Sun”

7. The Doors “Waiting For The Sun”

“A flash of Eden” ne avrei davvero bisogno.

8. The Cult “Sun King”

9.The Police “Invisible Sun”

10. Mogwai “The Sun Smells Too Loud”

Un cerchio perfetto

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Una figura inattaccabile. Unita, infinita, senza spigoli. Giotto la dipinse nella realtà o nella leggenda. Un ideale, tanto per cambiare. Equidistante. Geometria indivisa, insieme di punti astratti  senza peso e dimensione. Eppure perfetta nella sua semplicità concettuale. Impossibile determinarne l’inizio o la fine. Ciclico rincorrere, una traiettoria curva e claustrofobica che non prevede meta finale alcuna e che non presenta incertezze durante il viaggio. Regala sicurezza o noia, oppure semplicemente musica ed emozioni?

The forces of evil in a bozo nightmare

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Una canzone che sa di caffè, di sveglie alle 6 al sabato mattina, di televisione accesa su Mtv per tenersi compagnia mentre ci si prepara per prendere il treno per Milano. E’ il 1994 e tutto va bene. Quando tutti i tuoi amici dormono il sonno degli ingiusti per essersi bevuti l’anima al venerdì sera, aver perso tempo dietro una ragazza indipendentemente dal risultato, aver riempito chissà quale locale, eri già nel nel letto a sognare del giorno dopo. Milano, aria frizzante nel tragitto e occhi verdi assonnati che ti aspettano all’edicola della stazione centrale, quando ti scorgono però si illuminano di una luce che non pensavi che avresti mai potuto accendere in un paio di iridi tanto sensuali e limpide. Son soddisfazioni, anche se non dureranno in eterno come avresti sognato.

“Sono un perdente e allora perchè non mi uccidi?”. Lo farà non temere. E non sarà nemmeno l’unica. Giustizieranno la parte migliore di te ogni qualvolta si azzarderà a mettere il naso fuori dallo spesso scafandro, non avere dubbi, nessuna pietà. Beck si sente un perdente perchè non riesce a rappare come i suoi idoli. Tu perchè sei fuori tempo, sei in perenne scollamento con la realtà, perchè non sai trattenere le poche cose preziose che ti capitano tra le mani. Perchè tenti di essere te stesso ma risulta un fallimento in termini, la maggiorparte delle volte. Non puoi scrivere se non sai relazionarti. E hai un verme su per la manica che rosicchia le tue speranze ed il sogno di non restare da solo.

Le forze del male sono quelle che continuano a ripeterti che sei sbagliato che sei destinato alla solitudine ed alla sofferenza. E l’incubo di uno stupido è quello di arrendersi e fare si che questa profezia si autodetermini. Sai che sono pensieri distruttivi e sbagliati, ma spesso, semplicemente, sei stanco di batoste su batoste, di sconfitte su sconfitte, di abbandoni su abbandoni, anche solo di stare male e di cercare una via di uscita, di vedere che per gli altri, alla fine, qualche soddisfazione arriva, non importa se, magari, fai delle approssimazioni madornali e insensate per vedere certe cose che sono tutt’altro che rosee. Aiuta l’autocompiacimento nel malessere. Altre soddisfazioni. Abbandonarsi alla depressione, senza se e senza ma è comodo, detestare ogni cosa e persona, fare di tutta l’erba un fascio è una tentazione troppo grossa. E c’è solo un modo per liberarsi di una tentazione, c’ è solo un modo per andare fino in fondo ed essere un vero perdente.

Mandate due ragazze a ballare sulla mia tomba. Una bara si aggira per il paese e la morte pulisce parabrezza col sangue. Quindi tagliamo corto, yo.

Cosa vedi quando spegni la luce?

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 Non posso dirtelo ma so che è mio

Seppellito sotto le coperte, nascosto fino al naso. Osservi il soffitto anche se è buio, sembra quando eri in Inghilterra, steso sul prato di Alexandra park, naso all’aria ad osservare le nuvole attraversare veloci il cielo, non le avevi mai viste sfuggire così tanto, così in fretta. Adesso sembra la stessa cosa,  solo che al posto delle nuvole ci sono i pensieri, che sfilano terribili, veloci, taglienti prima di dormire. Inquietudine sottile come una lama, che si avvicina minacciosa. Un pendolo inesorabile che osservo dal fondo del mio pozzo. Davvero è tutto qui? Null’altro per me? Se è tutto qui allora…

La tentazione di non esistere

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Mi coglie a volte il desiderio di sollevarmi sopra le case, sfiorare le nuvole osservare il mondo dal di fuori. Come un quadro di Chagall ma senza quell’allegria tzigana, senza quelle facce verdi e sorridenti. Come se non esistessi, come se non fossi mai esistito. Osservare le vite che continuano imperterrite a scorrere, le stagioni che si susseguono distorte, l’orizzonte svelare nuove terre. E svanire. Svanite le lacrime, svaniti i sorrisi, svaniti anche i silenzi e gli occhi color della tristezza. Lontano, veloce, inafferrabile rincorrere il nulla. Abbandonare ogni cosa. Cancellare ogni tratto di sé, che è cosa ben differente dall’ uccidersi, non comporta nessuna violenza, semplicemente si svanisce, si cancella anche la memoria delle persone che ti sono vicine. E le si lascia libere (esiste una forma d’amore più grande?). Finalmente fuori dai ricordi indifferenti del mondo, dal registro criminale dell’umanità, dalla connivenza e dai compromessi. Dal dolore e dagli errori. Finire di sentirsi inadeguati, emarginati, reietti. Galleggiare tra le braccia dell’oblio. Riscattare tutto l’amore negato, tutte le lacrime versate, vicini finalmente. Congedarsi dalla solitudine e dal vuoto interiore. Abbracciare infine qualcosa di più grande, sia esso buio o luce.

Non esistere. Mai più.

Silence?!

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Il 5 febbraio 1990 usciva “Enjoy the silence” (il singolo), tanti auguri. Vogliamo metterci a parlare delle miriadi di cover version che questa canzone ha dovuto subire (non ultima quella terribile dei nostrani lacuna coil), del bellissimo video di quel genio di Anton Corbjin (sua la firma sotto quel video-capolavoro che fu “Atmosphere” dei Joy Division, uno dei miei video clips preferiti in assoluto), dell’influenza abissale che il gruppo ha avuto? Tutte cose vere ma mi annoiano a morte, le sa (o le dovrebbe sapere) chiunque.

Detesto gli anni ’80 musicalmente parlando, soprattutto i suoni altamente sintetci di batteria e tastiere, ciò nonostante i ‘Mode furono uno dei pochi gruppi in grado di salvarsi, almeno per quanto mi riguarda, avevano (hanno?) un enorme qualità del songwriting con melodie ficcanti ed incisive, per tacere del fatto che sono in grado di far risultare oltremodo “fisica” la loro musica per quanto risulti essere basata su sonorità alquanto artificiali. Dunque ancora auguri.

Però ricordardomi questo anniversario mi sono chiesto che rapporto ho col silenzio. Pessimo. Amo la musica ad un volume violento e molesto (ed ho visto tre volte i Sunn 0))) ), i silenzi delle persone a cui tengo danno automaticamente il via a mille paranoie e tristissime serate, quando passeggio ho quasi sempre le cuffie alle orecchie (se ve lo steste domandando uso ancora il CD portatile, visto il post precedente e la mia allergia ai maledetti i-pod) quindi al diavolo il silenzio. Ha senso solo in determinati e precisi momenti che verrebbero irrimediabilmente rovinati dalle parole, tipo quando si è conquistata la vetta di una montagna per dirne una. (Anche se in tale caso si può anche venire colti da un attacco logorroico involontario…)

E’ anche vero che le parole sono altamente sopravvalutate, che in pochi (e probabilmente anche io) sono in grado di usarle con la dovuta proprietà e dire  ciò che effettivamente andrebbe detto, inoltre ancora meno danno alle parole il peso che meritano (“Promises are shit, we speak the way we breathe” dicono i Fugazi) e sono in grado di far segure loro i fatti. Allora benvenuto sia il silenzio.