1994

Il CD da viaggio

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Il CD da viaggio è un’entità strana… difficile da descrivere nelle caratteristiche peculiari. Non deve essere troppo nuovo, di solito le melodie conosciute aiutano mentre si sta guidando: un sottofondo familiare ed amico ti accompagna senza rapire la tua attenzione, nemmeno essere troppo violento o aggressivo: segue la strada e le sue curve senza aggiungere spigoli. Se ne sta lì, in sottofondo, risvegliando ricordi, stimolando i sorrisi, magari facendoti cantare, cosa che aiuta sempre il morale, oltre ad alleggerire la noia eventuale. Ci sono molti titoli che mi vengono in mente, chessò “Songs For The Deaf” dei Queens Of The Stone Age che già di per se’ simula una ipotetica stazione radio, oppure magari le atmosfere oniriche e dilatate di un “Wish You Were Here”, o qualcuno di quei CD composti da un unica traccia dalla durata lunghissima, tipo il bellissimo “Flood” dei Boris. Tuttavia è molto più facile ricadere nella tipologia “raccoltona” o disco dal vivo… niente male un viaggio con un “Remasters” o un “Live After Death” assolutamente nostalgici entrambi. Ecco io di solito non amo particolarmente i dischi dal vivo ma, stranamente, la tipologia si presta benissimo al viaggio.

Perché sono brani conosciuti ma magari riarrangiati, togliendo un po’ di “già sentito” agli originali. Strano a dirsi, almeno per i miei standards, il mio CD da viaggio preferito è un disco dal vivo registrato in occasione di un ciclo di trasmissioni intitolato “Acoustica”, in onda nell’ allora Videomusic, in un periodo (1994) nel quale gli unplugged avevano davvero preso piede, a partire dai Tesla, per finire con Nirvana ed Alice In Chains, e rende stranamente alla perfezione un lato, solo in superficie calmo, dei suoi autori: i CSI.

CSI: "In Quiete" 1994
CSI: “In Quiete” 1994

Il disco si intitola “In Quiete” e propone una selezione di brani da “Ko De Mondo” (magistrali le versioni di “Memorie Di Una Testa Tagliata”, “In Viaggio”, “Del Mondo”), alcune canzoni dei CCCP (“Depressione Caspica” criminalmente tagliata fuori) e due rifacimenti: uno di Battiato (escluso dal CD anch’esso) e uno dei Marlene Kunz, “Lieve” che, rifatto dal gruppo di Zamboni, aiuterà ulteriormente l’ascesa del gruppo piemontese. E’ stato la colonna sonora di mille viaggi, anche quando era ancora sottoforma di nastro magnetico, un fedele compagno incurante del tempo e delle stagioni musicali, nonché la testimonianza di un grande gruppo che fu e che continua a vivere anche in quelle note…

« Quanta violenza può contenere un soffio?

Quanta disperazione un sussurro? In quiete non è come dire relax. Credetemi. »

G.L. Ferretti

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=WI5E4Nv0YZg]

a chi interessasse i C.S.I., o chi per loro, stanno per ristampare il loro catalogo (“In Quiete” compreso) su vinile, informazioni cliccando qui

Non proferire parola

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All’improvviso, come se l’annata 1994 mi perseguitasse, mi torna in mente la prima volta che ascoltai “Cantspeak” di Danzig. Fino a quel momento era stato una sorta di idolo, per il suo passato con Misfits e Samhain, ma anche per i tre lavori con il suo gruppo omonimo, che mi impressionarono molto. “4p” esce, anche esso dopo lunga attesa, nell’anno che mi sta in qualche modo ossessionando e “Cantspeak” fa un certo effetto la prima volta, spariscono i chitarroni, la batteria tuona quasi con gentilezza e lui abbandona il suo solito cantato, per uscirsene con una voce molto più pulita ed alta nel registro che viene quasi da domandarsi dove possa portare (verso il declino, considerati i lavori successivi…). Una canzone sofferta ed intensa, che parla dell’impossibilità di parlare dopo che turbini di pensieri e parole ti hanno attraversato il cervello, che finisce per essere quasi ridicolizzata da un video ufficiale non propriamente all’altezza del messaggio.

Che tuttavia rimane. Il fondo del Vaso di Pandora, sembra essere il silenzio, per la speranza ho poco posto. L‘impossibilità di essere capiti, l’inulità di mille pensieri che permangono ma non possono, comunque, cambiare le cose… possono farti perdere il sonno, la fiducia, l’allegria e la speranza, ma la sostanza non cambia. A questo punto, tanto vale seppellirli nel profondo sapendo che sopirli non sarà possibile, sapendo che stagneranno in qualche angolo buio, pronti a scattare, premendo i tasti giusti, come feroci incubi a serramanico che ti trafiggono con crudele consapevolezza.

can’t speak
can’t talk
can’t do anything they want

can’t hide
or change your mind
gonna live w/ all my soul
inside

can’t speak
can’t talk
can’t stop for the reeling cause
or love
i told ‘em all about it
can’t talk
cause i’m already lost

can’t think
can’t cry
keep thinking of a suicide
it’s hard
i just can’t forget it
gonna fade cause i’m already dead

can’t think
can’t dream
don’t care if i live or die
don’t talk
i just can’t believe it
gonna fade cause i’m already dead

can’t speak
can’t lie
don’t go anywhere to hide
can’t think
can’t cry
keep thinking of a suicide

can’t speak
can’t talk
can’t do anything i want
can’t hide
or change your mind
gonna live w/ all my soul inside