A light that never goes out

Risaie.

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Facevo a serpentina tra i riquadri di terreno seminati a riso. Era buio pesto ed ero stanco, c’erano riflessi e lampi dei fari delle auto che non riuscivano a vincere sull’oscurità. Un sentimento greve che mi auscultava il petto, ah gelido stetoscopio: un cuore che batte nel buio non necessita di essere amplificato per essere sentito. E’ un tamburo che si agita, poi si calma e poi s’agita ancora! Credeteci, il nulla circostante è sufficiente come cassa di risonanza, non abbisogna d’altro: davvero gli basta battere, battere e poi battere e non smettere. Non gli serve vedere la luce per sapere che esiste.

Se un’immagine è immortale che lo sia per sempre dunque. Se il buio delle pupille s’è fermato, che si fermi innanzi ad un altro buio, sia pure con un’anima dietro. Lo specchio della mia anima si arrossa spesso di sangue. E’ fastidioso ma non fa così tanto male, questione di abitudini, sbagliate quanto volete. Ci sono specchi d’acqua tutto intorno ma solo un pensiero banale fa pensare che siano piantagioni. Un bambino ci vorrebbe nuotare dentro, incurante delle bisce e dei veleni. Un bambino ci starebbe giorni e giorni e sarebbe un bel teatro per le sue bracciate spensierate, una bella fucina per i suoi sogni incontaminati.

A volte penso che la paura sia solo di questo mondo. A volte penso che tu la possa  vincere. E questo pensiero mi fa sorridere. E mi fa pensare che mentre percorro strade solitarie ed oscure, sotto la pioggia e circondato dall’acqua, c’è sempre una luce che non si spegne mai.