Ac/dc

Del successo e della plebe.

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Ognuno ha le sue idee su cosa significhi il termine “successo”. C’è chi pensa che una donna (che oggi compie 80 anni, tra l’indifferenza di questa redazione) sia in grado di mostrarcelo:

Volendo essere più terra terra e meno ispirati dai propri sentimenti per un’altra persona, credo che, per la maggior parte delle persone, avere successo significhi ottenere il consenso delle altre persone. Resta da vedere se, per ottenere tale consenso, sia necessario scendere a patti con noi stessi, “gettare l’osso al cane”, dando al pubblico quello che vuole:

Credo che l’ultimo sanremo sia stato un esempio piuttosto chiaro di questo: quasi tutti i cantanti intervenuti si sono adattati alla tradizione rappresentata dal più classico degli eventi. Ci sono artisti come Elio che, viceversa, risultano talmente sicuri dei loro mezzi da presentarsi (due volte), farsi accettare e proporre qualcosa di piuttosto diverso dal solito: sono riusciti a piegare la tradizione, facendosi apprezzare per quello che sono, artisti con una personalità propria.

La mia idea di successo è esattamente questa: attirare il consenso restando se stessi senza considerare il mero coinvolgimento popolare. La qualità è una cosa estremamente soggettiva che non capisco il perché di quelle fascette sui libri che riportano il numero di copie vendute (o l’edizione raggiunta) o quelle pubblicità del tipo “milioni di persone hanno già scelto XY: fallo anche tu!”… personalmente so decidere per me stesso e la cosa mi è del tutto indifferente!

Escape to Copenaghen

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Visto che i dischi da recensire non sono ancora stati assimilati a dovere vi rifilo la storia di quella volta che scappai in Danimarca nel 2009.

E’ inverno e fa dannatamente freddo a Copenaghen, alla sera viene buio verso le quattro di pomeriggio, per strada è tutto un tirare su col naso, facilmente arrossato. C’ è un venticello gelido che si incunea tra cappuccio e guance, il parco di divertimenti Tivoli, praticamente una città nella città, sembra essere l’unico posto luminoso e fra i tetti spuntano guglie attorcigliate di verderame. E’ la vacanza più solitaria che io abbia mai fatto, alla mattina quando scendo a fare colazione ci sono solo giapponesi e persone anziane, non parlo con nessuno, non ho voglia di mischiarmi con i locali, solo di stare in pace e da solo. Ovviamente ci riesco alla perfezione, non fosse che la mia passione per la musica mi porta a consultare il glorioso metal travel guide prima di partire e a scoprire il sex beat records, un posto straordinario.

Sex Beat Records, Copenaghen

Si trova in una palazzina che vede il piano seminterrato occupato da un parrucchiere “alternativo” e da un altrettanto alternativo negozio di vestiti, al piano superiore si trova il negozio di dischi con un bellissimo pavimento di legno rustico… mi guardo attorno e dopo un po’ che sono lì (tendo a mettere le radici in posti come questo) vedo entrare

Michael Poulsen, Volbeat

Micheal Poulsen dei Volbeat! Con tanto di fidanzata e cane al seguito… la mia vena antisociale del momento mi impedisce di andare a disturbarlo riempiendolo di complimenti per la sua voce da urlo e per il suo gruppo che apprezzo ormai da qualche tempo. Però mi ricordo che mi mancava un loro disco e lo acquisto, il momento mi sembrava propizio… al che il gestore -simpaticissimo- mi costringe al dialogo! “Volbeat! Grande!!! Ma lo sai chi è appena uscito???” ed io: “Certo che lo so!!!” al che tenta di costringermi ad inseguirlo per strada per farmi autografare il disco, quando vede che non faccio una piega, mi inizia a dire che sono appena tornati dal tour americano coi metallica (la lettera minuscola non è un caso) mi regala un loro poster, mi dice di fargli pubblicità quando torno a casa, mi invita ad un party per capodanno, cose così! Al momento di andarmene poi mi esorta a cercare Michael in giro per la città ed io sogghigno…

Siccome c’è del marcio in Danimarca, non mi faccio mancare un giro a Christiania, ci finisco in una mattina grigia e mi sembra una cittadella fantasma visto che alle undici se la dormono ancora tutti quanti! Il posto è assai strano e comprensibilmente trasandato e transennato, ci ricavo un piacevole giretto e nulla più. Non manca nemmeno un saluto ad Amleto nel suo castello e, lungo il tragitto, una sosta al museo d’arte contemporanea Lousiana che mi ammaglia con una mini collezione di opere di arte moderna e delle curiose installazioni, me ne ricordo una in particolare fatta di ghiaccio ed un’altra che sfrutta le onde radio, un posto curioso che, all’esterno sembra una costruzione uscita da un film di Lynch con la sua scritta “The World Is Yours”. Nel viaggio in treno apprendo dell’esistenza delle cosiddette “quiet zone” nei treni danesi allorché viene gentilmente allontanata una signora con bambino frignante dal vagone!!! Incredibile per un italiano!

Il mio lato vichingo viene soddisfatto con il museo della città ed il viaggio si conclude con me stesso che, in piena esaltazione nordica, canto a squarciagola “Walk All Over You” degli Ac/Dc nel tratto di mare antistante la opera house, con tanto di pugni al cielo. Arrivederci, Danimarca!

Castello di Amleto, Danimarca
Christiania, Copenaghen, Danimarca
Lousiana Museum, Danimarca

La copertina del disco da cui è tratta “A better believer” è sbagliata ah ah ah 😉

Missione incompiuta

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La strada per l’inferno è lastricata di buoni propositi. E’ lastricata ti tutte quelle volte nelle quali ci siamo ripromessi di non commettere ancora gli stessi errori. Come mattoni gialli, sulla strada per il mago di Oz, si accatastano esperienze che dovrebbero insegnarci tanto ma che, in realtà, non siamo capaci di tenere in conto al momento giusto. Come un serpente nero si distende innanzi una strada il cui asfalto si è mescolato con l’impossibilità di cambiare o, quanto meno, con l’elevata possibilità di stare male.

Dovrei essere meno ansioso, dovrei farmi meno paranoie, dovrei vivere meglio e preoccuparmi di meno, eliminare caffè e sigarette, farla finita con qualcuno o qualcosa… una formalità… o una questione di qualità!

Dovrei liberarmi di un pensiero fisso, dovrei far smettere di sanguinare certe ferite… ma non ho interruttori sentimentali (o emozionali) dentro di me che si possano speganere ed accendere a mio piacimento: come al solito la mia parte razionale ha capito tutto ma la mia parte emotiva si rifiuta di collaborare ed il mio equilibrio interiore va in pezzi al primo alito di vento, non si può vincere la mancanza con della semplice, rigorosa, logica… e mi ritrovo sulla solita vecchia strada…

“If you are going through hell, keep going” Winston Churchill