Axl Rose

Il mondo impazziva dietro a rose e pistole…

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Tons Of Cake
Tons Of Cake

E’ l’inizio degli anni novanta ed il mondo impazzisce per un gruppo chiamato Guns N Roses. Onestamente non sono mai riuscito a capire il perché. Va detto che, senza nascondersi dietro un dito, quando uscì “Appetite For Destruction” nel 1989 ero uno fra i primi a sapere chi fossero ed ad essermi procurato l’edizione in vinile, quella con il mostro che attenta a una ragazza in copertina, che leggenda (metropolitana?), vuole disegnata dal padre di Slash. Va detto anche che quando, qualche anno dopo, qualche mio compagno di scuola mi venne a chiedere di un fantastico gruppo americano del quale avevano sentito una canzone: “Sweet Dynamite” (“Sweet Child O Mine”) il disco riposava già nelle mie teche da un pezzo e feci un’onesta fatica a capire che si trattava dello stesso gruppo.

Però, nonostante la bella figliuola seminuda nella copertina interna, già “Lies” mi sembrava deludente, quando uscì “Use Your Illusion” erano già storia. Penso anche che, in gesto di spregio, vendetti il vinile di cui sopra ad una qualche bancarella e non l’avessi mai fatto. In molti vedono questo gruppo come l’ultimo gruppo di vere rockstar esistito: per me significano poco o nulla. Se parliamo del volume d’affari lo sono stati senz’altro, della vita sregolata, dell’alcool (però girava voce che, invece di Jack -whisky pessimo, secondo me-, ci fosse del the nelle bottiglie), della droga, dei dissidi e delle leggende di vario tipo forse è vero, se parliamo della produzione artistica il discorso potrebbe finire immediatamente.

Un disco decente e poi tanta, tantissima fuffa. Di tipo musicale, ma anche di tutti gli altri tipi. “Lies” era un disco assemblato per l’occasione. “Use Your Illusion” una palla colossale e megalitica, noiosa, boriosa e tronfia che poteva anche essere ridotta agevolmente a un disco da mezz’oretta: avrebbe fatto più bella figura, considerando certe ballate tremende come “Don’t Cry” e “November Rain” capaci di centrare, con precisione sopraffina, un nauseabondo coacervo di luoghi comuni sui sentimenti capaci di fare più vittime di un overdose di zuccheri. Di “Spaghetti Incident?” non voglio nemmeno parlare (ok, il brano di Manson). Mentre “Chinese Democracy” si commenta da solo: sembra il delirio di onnipotenza di un pazzo a cui le troppe possibilità offerte da successo e soldi abbiano decisamente dato alla testa, oltre ad aver fatto fuori i suoi compagni, ha pure cambiato strumentisti come un gentiluomo fa con la biancheria: un pessimo suicidio barocco.

Quando penso a loro, mi sembrano una sorta di “The Great Rock’n’roll Swindle Part 2” salvo che almeno i Sex Pistols ebbero il buon gusto di smettere quasi subito quando lo scherzo si fece pesante: poi sono tornati da anziani, ma quello ormai lo fanno tutti. Se penso alle vere Rockstar il primo nome che mi viene in mente sono i Led Zeppelin e pensando al gruppo albionico credo sia evidente il motivo per il quale i Guns non potranno mai essere elevati al rango di rockstar propriamente detto. Vogliamo proprio paragonare il valore artistico delle due compagini? Forse il volume d’affari ha mai fatto la grandezza di un gruppo? Mi auguro di no.

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This is Rock’N’Roll!