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Un cerchio perfetto

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Una figura inattaccabile. Unita, infinita, senza spigoli. Giotto la dipinse nella realtà o nella leggenda. Un ideale, tanto per cambiare. Equidistante. Geometria indivisa, insieme di punti astratti  senza peso e dimensione. Eppure perfetta nella sua semplicità concettuale. Impossibile determinarne l’inizio o la fine. Ciclico rincorrere, una traiettoria curva e claustrofobica che non prevede meta finale alcuna e che non presenta incertezze durante il viaggio. Regala sicurezza o noia, oppure semplicemente musica ed emozioni?

Mad Season

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La stagione è impazzita. E’ impazzito il tempo. Ore. Minuti. Secondi. Trascorsi amaramente. E quando la Terra ha compiuto il suo giro attorno al Sole, ancora qui con lo stesso vuoto nell’anima. Ancora qui con pensieri fratturati e sensazioni troncate. Di netto.

Un inverno che non vuole rispecchiare il freddo che gela ogni vena. Alberi rosso sangue indomiti nel loro scorrere. Un inverno che non spegne il dolore con il più antico di ogni anestetico, non graffia le gote, non cristallizza i secondi, non  ottenebra l’azzurro del cielo. Non ricopre il paesaggio e la sua miseria con una bianca coltre misericordiosa. Quanto è crudele l’indifferenza e quanto ferisce il silenzio.

Una stagione destinata a passare, in un modo o nell’altro, lasciandosi alle spalle il suo carico di afflizione, il suo strascico di pelle lacerata e rinsaldata. Eppure indimenticabile.

For all the times you let them bleed you…

My pain is self chosen…

See you all from time to time. Isn’t so strange. How far away we all are now. Am I the only one who remembers that summer. Oh, I remember. Everyday each time the place was saved. The music that we made. The wind has carried all of that again…

We’re all alone… (I’ve never felt SO alone)

[Non crederò più alle stelle che si incendiano cadendo nel cielo.Al loro presunto potere. Piuttosto al vuoto nel quale si perdono]

Melvins

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Certo che i nuovi vicini di casa sono proprio strani. Una coppia che sta assieme da più di 25 anni Buzz (ma forse si chiama Roger) e Dale. Sono tutt’altro che monogami, cambiano partners con un’ assiduità senza pari, ti ricordi Joe? Quel tipo che voleva avere una maggior visibilità all’interno della famiglia? Scrissero il suo nome a caratteri cubitali sul campanello di casa e poi lo buttarono fuori, dei simpatici buontemponi, mi verrebbe quasi da pensare. Da non credere. E prima ancora ci fu Lori, lì mi parve che stessero bene, anche economicamente, ma poi non se ne fece nulla, ed allora Mark, Kevin e chissà quanti altri… fino a Coady e Warren, stavolta addirittura due, chissà che quadretto disgustoso. Per non parlare di quel pazzo anarchico fatto di gelatina arrivata da chissà dove… Jello Biafra, sarà mica un nome da prendere seriamente?!?

Non si capisce bene che lavoro facciano, cambiano datore di lavoro come la biancheria. E, se ascolti me, deve esserci sotto un giro losco… con quei nomi tipo Ipecac, Amphetamine Reptile, Boner, Alternative Tentacles… non oso immaginare che lavoro facciano, giusto Atlantic mi sembra un nome un tantino normale… infatti li hanno scaricati subito. Che gente!

Anche come vestiario siamo mal messi… soprattutto Buzz, ogni tanto ama mettersi delle tuniche improponibili, ha la pettinatura di telespalla Bob, quello dei Simpson, ama i ventilatori e si annoia con una facilità debordante. Dale invece è più distaccato ed ombroso, suona le caffettiere e non si sa bene dove si nasconda, dio ce l’abbia in gloria.

Una volta li ho sentiti anche ciarlare con certi loro amici, tutti assieme emettevano dei suoni astrusi (giurerei di var sentito anche la colonna sonora de “Il padrino” in mezzo a quel marasma) con quel crimnale di Fantômas a dirigere un’orchestra di folli. Seguirli in tutte le loro avventure è impossibile e spesso sono fuori casa… eppure il vicinato sta allerta, sappiatelo cari Melvins. A proposito: la vita è una tempesta di merda.

Fugazi. F**ked Up Situation.

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Una situazione fottuta. Come camminare in pantaloncini corti per il proprio paese all’alba del 3 gennaio e leggere lo stupore sulla faccia delle persone, mentre le foglie marce di ghiaccio ed acqua gelida ti scricchiolano sotto le suole, vecchie di tre anni, lise e consunte, a tratti abbrustolite dal tempo. Come una libera associazione di idee che ti fa star male.

Libertà. Incomunicabilità. Verità. Fiducia. Solitudine. Speranza.

Ognuno trovi le sue connessioni seguendo il filo rosso del ragionamento e dell’esperienza: è un percorso irto di spine esistenziali, di contusioni morali, di sfibramenti nervosi, di umiliazioni sostanziali: unire i puntini da  qui al giorno della nostra dipartita più o meno definitiva. Non arrendersi innanzi alla pochezza dei risultati, non essere soddisfatti di quozienti deludenti, non fidarsi di risultati falsati dal prossimo e nemmeno delle parole pronunciate al di fuori della nostra testa.

Ognuno di noi è un codice in attesa di essere decifrato correttamente, una sonda scagliata nel buio e freddo ignoto, nella speranza di venire raccolta ed accolta. Una prospettiva affascinante ma a tratti tragica, poiché ciò che va perso nell’opera di decriptaggio ci restituisce la misura del nostro isolamento non volontario. E mina pesantemente la strenua opera di avvicinamento tra esseri (si suppone) simili. Ancora una volta occorre dedizione, impegno e forza di volontà nel tentativo quotidiano di superare l’oceano di pressapochismo spirituale che ci circonda, ancora una volta la sensazione è quella di essere cani impazziti che tentano di mordere la propria coda. Un gioco che stanca in fretta, una situazione fottuta, come ogni essere umano sensibile e pensante.