Beatles

Another time, another place

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Ci sono posti lontani nello spazio e nel tempo nei quali avremmo voluto vivere ma, a causa dell’ anagrafe, non ci è stato possibile visitare o conoscere… personalmente ho sempre pensato che mi sarebbe piaciuto vivere principalmente in questi tre posti…

Praga, seconda metà del 1500: Da sempre affascinato dalla capitale boema, soprattutto durante il regno di Rodolfo II D’Asburgo. Praga è un luogo meraviglioso anche oggi, ma allora doveva essere assolutamente grandiosa, con una rinascita artistica, culturale, esoterica veramente affascinante. Poter calcare le stesse strade di Arcimboldo e vedere all’opera gli alchimisti, quando ancora molto della chimica aveva a che fare con la magia, registrare da vicino i cambiamenti di una città che di venta di giorno in giorno sempre più la capitale della bellezza e della cultura, non ha veramente prezzo.

Vienna, inizio del 1900: Un’epoca difficile, dura, inquieta, dove lo spettro della guerra rimane sempre nascosto dietro l’angolo, la paura è palpabile. E la decadenza che segurà la guerra, la fine di un impero millenario… soprattutto però la secessione viennese, il culto della bellezza che anima anime fiammeggianti di passione come quelle di Gustav Klimt o Egon Shiele, il fermento delle nuove idee, la voglia ed il coraggio di infrangere il perbenismo e la morale, contrapponendo semplicemente l’abbagliante bellezza di un corpo femminile, come le famose naiadi che mostrano le terga ai critici in “Pesci d’oro”. Un’atmosfera unica e ricca d’ispirazione, arte e svavillante meraviglia.

Londra, 1969: Il quinquennio ’68/’73 viene da molti identificato come fondamentale per la musica, per l’orgoglio giovanile per il rinnovamento culturale. Tuttavia, per quanto ne riconosca l’importanza e la valenza “Storica” non credo che mi sarebbe piaciuto così tanto nè prendere parte al maggio sesantottino a Parigi nè partecipare alla Summer of love a San Francisco, il mio posto sarebbe stato indubitabilmente Londra. Con gruppi come Pink Floyd, Led Zeppelin o anche la Jimi Hendrix Experience, protagonisti di uscite discografiche assolutamente memorabili, nonchè di concerti in città, mentre il famoso “concerto sul tetto” dei Beatles stava per avvenire e gli Stones prima o poi sarebbero pure tornati a farsi vedere. Senza contare il fatto più rilevante a livello personale: il 13 febbraio del 1970 usciva “Black Sabbath” amici miei… ed il 18 settembre “Paranoid”! Forse non sarei mai arrivato al 1971…

Oggi invece, se dovessi scegliermi una dimora credo proprio che sarebbe Stoccolma, la capitale svedese.

Il club dei cuori solitari del sergente Pepper!

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Cosa penseresti se cantassi stonato? Probabilmente che io abbia bisogno di un piccolo aiuto dai miei amici… Il primo disco in vinile che io abbia mai visto era proprio questo arci famoso disco dei Beatles, mia madre l’aveva semi-nascosto nell’armadio e già là copertina mi ipnotizzava tantissimo. Acquistato quando ancora acquistare un vinile era un duro sacrificio, quando ancora i giovani avevano ben poco spazio e dignità (già in Inghilterra, figuriamoci in Italia) il disco usci il 1° giugno 1967, ma quando mia madre arrivò a comprarlo mi è oscuro. Come mi è oscura la fine che fece, visto che lo prestò ad un losco personaggio e non tornò più in dietro, e lei, come è nella sua natura, non diede peso né al valore materiale, né a quello affettivo (sciagura delle sciagure) non reclamandone mai il possesso. E’ una cosa che le rinfaccio ancora adesso.

Perchè quel disco (a parte il valore storico e venale, una prima edizione, anche se italiana!) mi piaceva da morire da piccolo, volevo sapere chi erano i personaggi sullo sfondo (a malapena riconoscevo Oliver Hardy e Stan Laurel e pensare che c’era Crowley!!!) alcuni tipo Johnny Weissmuller e Diana Dors li avevo puntati da subito e mi inquietavano la bambola, il mezzobusto ed anche quella specie buddha in primo piano, comunque li scoprii piano piano molti anni dopo, quando arrivai a regalarle l’edizione in CD.

Mi piaceva che ci fosse una canzone (“Lovely Rita”) con lo stesso nome di mia madre, i colori sgargianti delle uniformi dei fab four (la mia estrema sobrietà nei gusti era ancora di là da venire!), mille altre cose. Per ultima mi arrivò la musica, che fece di me un Beatlesiano sfegatato, benchè non parli mai dei Beatles, loro per conto mio sono dei geni. Non hanno necessariamente talento, ma sicuramente tonnellate di genio sono riscontrabili nel loro scrivere. Non credo che qualcun’altro sappia tirare fuori tanta magia da così pochi accordi e scarni arrangiamenti (almeno all’ inizio). Questo disco poi è un passo in avanti ulteriore.

Da giovane, mi sembrava infinito mentre in realtà dura relativamente poco… un effetto stranissimo a ripensarci. Un analisi brano per brano sarebbe oltremodo tediosa, però mi permetto si farla a un brano solo “A day in the life”, probabilmente il mio brano preferito dei quattro di Liverpool. L’armonia è grandiosa e mi resta in testa per ore, col tocco geniale della parte centrale (“Wake up…”), il testo prende l’idea da un fatto di cronaca e poi il finale assolutamente unico sul quale credo sia già stato detto/scritto di tutto… un brano del genere può benissimo rientrare nel novero dei migliori brani mai scritti in senso assoluto (e la voce! La voce di Lennon mi mette letteralmente i brividi!).

Peccato solo che io faccia parte della banda…