Burocrazia

Il lasciapassare A38

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Al solo pensiero di una mattinata passata tra le braccia della burocrazia non mi sono addormentato esattamente tranquillo, nonostante la serata tra amici e qualche bicchierino di troppo. Avevo ragione, ma uno ci spera sempre, che per una qualche incredibile combinazione, tutto fili liscio e la mattinata, già da tempo destinata alla risoluzione di chissà quale intoppo burocratico, sia sufficiente a togliersi il pensiero.

Nell’ultimo periodo le hanno tentate tutte, dall’autocertificazione allo sportello unico, per non parlare di siti governativi ben lungi dal funzionare o uffici dagli orari impossibili. Non c’è verso: la cara e vecchia fila in stile vetero-sovietico difficilmente sarà mai soppiantata con successo. Ma non è tutto, perché spesso si devono fare più file: una per pagare, una per chiedere un modulo, una per capire come compilarlo, un’altra per inoltrarlo. E li vedi lì, gli altri disgraziati, sbuffare ed inveire, agitarsi e supplicare. Chi gioca col cellulare, chi guarda il soffitto, chi si rassegna sconsolato, chi reprime infruttuosamente la rabbia, chi studia le persone… molto più rari quelli che, bontà loro, si sono portati dei libri da casa, salvo che leggere sarebbe molto più comodo nella propria dimora!

Tutto questo senza avere poi molte garanzie che tutto vada a buon fine, per non parlare di essere assolutamente allo scuro di quale misteriosa fine il destino riservi al frutto dei tuoi sacrifici lavorativi, l’ esperienza insegna che, ad approfondire, di solito l’unico a rimetterci è il tuo stesso fegato. Il lato comico è che ti fanno mille difficoltà anche se i soldi devi versarli tu, invece che farteli rimborsare!

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