Buzz Osbourne

Quattro corde di discordia

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I bassisti sono sempre stati un elemento mobile dei per i Melvins. Noi strimpelliamo il basso ed amiamo i Melvins e siamo anche in due come loro. Ormai ne hanno combinate di ogni: dalla doppia batteria alla chitarra di alluminio, tre (o più?) trilogie, un numero infinito di covers, gli artworks peggiori della storia (sicuramente (?) Mackie Osborne avrà delle altre doti nascoste ma come grafica lasciamo stare), almeno un disco inascoltabile (“Colossus of destiny”), un altro strano perfino per loro (“Honky” che però mi piace…), un altro ancora di palese protesta (“Prick”) e collaborazioni memorabili (Lustmord, Jello Biafra e Zu tra gli altri), chi li ferma più? In sostanza fanno ciò che vogliono e non si curano molto di quello che chiunque ne possa pensare. E fanno bene perchè hanno delle idee grandiose.

La defenstrazione di bassista più spettacolare a mio parere è stata quella di Joe Preston, che voleva più visibilità all’interno della band: per tutta risposta loro fecero scrivere “JOE” a caratteri cubitali sul retro di “Lysol” e poi lo cacciarono a pedate. Mi piace ricordare anche Lorax, la figlia di Shirley Temple che militò abbastanza a lungo nelle loro fila. Stavolta, per togliersi lo sfizio he hanno usati almeno sei. E’ la loro ultima trovata: dopo il tour che li ha portati in 50 stati in 51 giorni, dopo averi richimato il loro batterista del 1983 ed abver messo Dale al basso, dopo essersi fusi con Big Business e Butthole Surfers, adesso chimano sei bassisti e danno vita alla loro nuova fatica “Basses Loaded”, direi che non fa una piega.

Premesso che ormai ho deciso di mantenerli a vita comprando ogni loro uscita e recuperando (se riesco) quelle che mi sono perso: non chiedetemi dunque se vale la pena spendere i soldi. Prendetelo e basta, vorrete mica farli morire di fame o costringerli a cercarsi un lavoro alla loro età, siamo seri per cortesia,  poi loro comunque non se lo meritano.

Questo mi sembra già un motvo sufficiente per lo sforzo finanziario. Ciò premesso, per me la musica contenuta all’interno merita… diciamo che le ultime uscite si rincorrono frenetiche e alla fine sembra di avere a che fare con un simpatico appuntamento quasi annuale. Loro non si smentiscono: Buzz tira fuori alcuni riff memorabili e Dale mena come un fabbro, poi non mancano elementi goliardici (che però non spiazzano più) e nemmeno gli elementi caratteristici del loro sound. Io voglio loro un bene dell’anima… però mi piacerebbe che tornassero, dopo quest’ennesima trovata (godibile per altro), a fare un disco che sia inequivocabilmente loro come poteva esserlo il massiccio “(A) senile animal”. Sarebbe fin troppo porevedibile…

Passate dunque all’ascolto e godetene tutti:

 

The Melvins Lite live @ Bloom Mezzago

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Non può piovere per sempre… ed infatti ha smesso giusto in tempo per permettere a noi altri di affrontare la trasferta in quel di Mezzago senza essere bersagliati dalla pioggia battente. L’occasione era perfetta per spezzare un digiuno francamente avvilente dai concerti dal vivo, i Melvins sono in tour nel nostro paese e qundi ci tocca di vederli per la terza volta! E siamo entusiasti al pensiero di rivedere il faccione di Buzzo e quel ceffo di Dale.

La trasferta è impegnativa e probabilmente qualcuno sta maledicendo se stesso stamattina, eppure come si fa a non voler bene ai ragazzi, come si fa a non accorrere al loro richiamo? A Mezzago si sta bene in maglietta: è una bella serata primaverile, un po’ troppo umida e appena arrivati scorgiamo gli stessi Buzzo e Dale aggirarsi all’esterno del locale, si rifugiano in tutta fretta nel tour-bus e questo è quanto. All’interno la bancarella è deludentissima: qualche t-shirt (pessima) dei Melvins, qualche altra dei Big Business e un manifesto la cui grafica sinceramente è deprimente, del resto i Melvins sono famosi per il pessimo aspetto dei loro CD, perché smentirsi con i volantini? Uno si aspetterebbe di trovare il CD nuovo, se non proprio qualche 7″ raro della Amphetamine Reptile, invece niente, che tristezza.

I Big Business, si rivelano molto migliori di come me li ricordavo… l’inserimento di una chitarra (Scott Martin) e il tempo trascorso devono aver ulteriormente permesso alla sezione ritmica dei Melvins di rendere il suono decisamente più compatto e corposo. Composizioni solide e trascinanti, sostenute da un batterista (Coady Willis)  di tutto rispetto, autore di una prestazione sicuramente di rilievo, seguito dallo sbraitare di Jared Warren che sembra un novello boscaiolo particolarmente ilare. E poi tocca a loro…

Una testata Sunn 0))) model T sovrasta due casse Orange nella postazione di Buzzo e lascia presagire delizie future. Un campanaccio molto artigianale fa la sua figura sulla batteria di Dale e rafforza tale impressione, quando poi Trevor Dunn si presenta sul palco con un contrabbasso classicamente inteso, penso che ci sia stata l’assoluta certezza che sarebbe stato un gran concerto. Introdotti da una fastidiosissima divagazione noise sui colpi di tosse che fungono da introduzione a “Sweet Leaf” dei ‘Sabbath (sarà una intro casuale nell’anno del ritorno?) che viene poi lasciata scorrere mentre i musicisti si preparano, ecco i nostri eroi guadagnare il palco! Buzzo ha il solito improponibile faudal (grembiule in piemontese), l’immancabile ventilatore e la fida chitarrina di stagnola. Trevor invece sembra l’ultimo dei nerd con tanto di camicia a maniche corte cravattata e occhiali con nastro adesivo bianco. Non può mancare all’appello Dale con una maglietta che sembra una versione marcia delle divise dei Beatles di Sgt. Peppers! Ci siamo tutti ed andiamo ad incominciare.

Un set basato abbastanza sull’ultimo “Freak Puke”, vista anche la presenza di Dunn, che suona il contrabbasso veramente alla grande, senza alcun problema di suono che, anzi, riulta davvero caldo e corposo perfettamente contrapposto alle sonorità di Buzzo che, questa volta, appaiono più fredde del solito (a volte il Les Paul black beauty ci manca)… la batteria di Dale invece è microfonata benissimo ed ogni suo tocco sembra uno sparo al cuore… intenso e furente come solo lui sa essere. Tra le altre come non ricordare l’immancabile “Hooch”, la nuova “Mr. rip off” o la cover di Mc Cartney “Let me roll it”, tanto per citarne tre. Il pubblico è abbastanza movimentato e qualche spintarella arriva anche a noi, ma in mezzo c’è un bel pit e non manca anche un episodio di crowd surfing come ai bei vecchi tempi. Da bassista ho apprezzato molto il lavoro di Dunn, che poi era la novità principale per quel che mi riguarda, e anche il suo assolo terminato con la sfruttatissima “Somewhere over the rainbow” (vi perdono solo perchè siete voi e non sapete nulla della sfrangiata di maroni della tim) è stato assolutamente convincente ed un ottimo preludio alla parte finale nella quale Coady raggiunge Dale per una bella mitragliata con due batterie.

Buzzo è il solito vocione imperioso, solenne e grandioso sotto ad una cascata di capelli grigi che esplodono sul capo, il fido ventilatore che li mantiene vaporosi e la chitarra che manda suoni potenti e a volte striduli, scuote la testa, si avvicina furtivo al microfono a volte per cantare ed a volte no. Dale, come accennato in precedenza, gode di suoni veramente ottimi stasera e, nonostante il caldo che fa sudare tutti quanti, sfodera ancora una volta una prestazione riuscita e potente, lanciando tuoni a destra e a manca, insomma: trent’anni dopo sono ancora qua ed è fantastico pensare che abbiano ancora tanta benzina da bruciare, tanta voglia di esibirsi e di confrontarsi con pubblico e strumentisti nuovi. Il concerto passa in un soffio, considerata anche la fame di concerti che avevamo, ci sembra che arrivi anche troppo in fretta  la fine incorniciata da un bel pezzo bluegrass che fa quasi venire in mente il Boars Nest.

Le foto, vista anche la movimentata audience, sono quel che sono ma tanto per inventario eccovele:

The Melvins Lite   Live @ Bloom Mezzago
The Melvins Lite Live @ Bloom Mezzago
The Melvins Lite   Live @ Bloom Mezzago
The Melvins Lite Live @ Bloom Mezzago
The Melvins Lite   Live @ Bloom Mezzago
The Melvins Lite Live @ Bloom Mezzago
The Melvins Lite   Live @ Bloom Mezzago
The Melvins Lite Live @ Bloom Mezzago

Melvins

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Certo che i nuovi vicini di casa sono proprio strani. Una coppia che sta assieme da più di 25 anni Buzz (ma forse si chiama Roger) e Dale. Sono tutt’altro che monogami, cambiano partners con un’ assiduità senza pari, ti ricordi Joe? Quel tipo che voleva avere una maggior visibilità all’interno della famiglia? Scrissero il suo nome a caratteri cubitali sul campanello di casa e poi lo buttarono fuori, dei simpatici buontemponi, mi verrebbe quasi da pensare. Da non credere. E prima ancora ci fu Lori, lì mi parve che stessero bene, anche economicamente, ma poi non se ne fece nulla, ed allora Mark, Kevin e chissà quanti altri… fino a Coady e Warren, stavolta addirittura due, chissà che quadretto disgustoso. Per non parlare di quel pazzo anarchico fatto di gelatina arrivata da chissà dove… Jello Biafra, sarà mica un nome da prendere seriamente?!?

Non si capisce bene che lavoro facciano, cambiano datore di lavoro come la biancheria. E, se ascolti me, deve esserci sotto un giro losco… con quei nomi tipo Ipecac, Amphetamine Reptile, Boner, Alternative Tentacles… non oso immaginare che lavoro facciano, giusto Atlantic mi sembra un nome un tantino normale… infatti li hanno scaricati subito. Che gente!

Anche come vestiario siamo mal messi… soprattutto Buzz, ogni tanto ama mettersi delle tuniche improponibili, ha la pettinatura di telespalla Bob, quello dei Simpson, ama i ventilatori e si annoia con una facilità debordante. Dale invece è più distaccato ed ombroso, suona le caffettiere e non si sa bene dove si nasconda, dio ce l’abbia in gloria.

Una volta li ho sentiti anche ciarlare con certi loro amici, tutti assieme emettevano dei suoni astrusi (giurerei di var sentito anche la colonna sonora de “Il padrino” in mezzo a quel marasma) con quel crimnale di Fantômas a dirigere un’orchestra di folli. Seguirli in tutte le loro avventure è impossibile e spesso sono fuori casa… eppure il vicinato sta allerta, sappiatelo cari Melvins. A proposito: la vita è una tempesta di merda.