CCCP

Caustico solforico sfogo.

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Sono due termini che assieme non vanno bene. O caustico o solforico. Ma in questo caso entrambi. Da un po’ di tempo mi sento sommerso soprattutto da immondizia musicale, ho riletto il listone di fine anno e mi sono accorto che sembra spolpato fino all’osso. Ho ripensato ai concerti visti quest’anno e mi è salita l’angoscia. I negazione dicevano: non riesco più a divertirmi, cosa sta succedendo?

Succede che mi annoio mortalmente rispondono i CCCP, è il tedio che la vince su tutto. Musicalmente è un disastro, se riesco ad ascoltare quattro cinque dischi decenti in una settimana è tanto. Il resto è paccottiglia maleodorante da rincoglionimento mainstram. Non lo sopporto. Non sopporto il me stesso che non riesce ad opporsi all’imborghesimento (orrore, orrore!) di se stesso e del mondo circostante. Ogni volta che accendo una radio/televisione, ogni volta che ascolto musica che mi fanno ascoltare altri non mi passa il mal di stomaco e mi ritrovo a citare nientemeno che fabri fibra. Sto cadendo in basso e non capisco il perché.

Una volta ero fiero ed indipendente. Ero vigile ed attento a tutto quello che mi entrava nei padiglioni auricolari e non c’era spazio per facilonerie da modulazione di frequenza. Adesso mi infilano nelle orecchie di tutto e mi sento contaminato dallo schifo. Davvero c’è gente che ancora che va dietro a entità fasulle e scontate, a show pilotati, a presunti miti musicali costruiti a tavolino. Ci sono alcuni che ascoltano radio come dischi rotti che pretendono di inculcarci canzoni 4, 5,6 volte al giorno, perché nessuno gli dice di smetterla? Una pochezza disarmante, un vuoto demotivante. Che mi sta assorbendo. Non voglio essere uno di loro, non voglio bottoni cuciti al posto degli occhi, cerniere lampo grippate sulle labbra screpolate sanguinanti. Sono solo paranoie. Che si sfaldano in un urlo liberatore. Lo spero. A volte, in mezzo a tutto questo, non riesco nemmeno a sentire i miei pensieri. A volte i miei pensieri non sentono più me.

Liberaci dal male. Dacci del denaro. Mandaci Giuda nella festa di paese.

Auf Wiedersehen

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Voglio rifugiarmi sotto il patto di Warsavia, voglio il piano quinquennale e la stabilità!!!

Una soluzione come un’altra, in braccio a mille fantasmi riflessi sulle superfici a vetri dei palazzi di Postamer Platz, dove una volta non c’era nulla come si ricorda il vecchio de “Il cielo sopra berlino” che non riesce più a ritrovare la piazza, gli amici di un tempo, l’atmosfera della vecchia Berlino travolta dal nazismo prima e dalle bombe poi. Un fine settimana a Berlino non è sufficiente, sposta appena la prospettiva di una vita rinchiusa nei suoi pensieri autodistruttivi. Non è sufficiente a scrutare ogni angolo di una città così complessa ed in bilico tra passato e presente, est ed ovest. E’ sufficiente però a sentire il sibilo del passato dietro ogni angolo: non si può fare a meno di chiedersi come potessero essere le cose tempo fa, che volti potessero aver quelle persone scavate dalla sorte, ipnotizzate e sedate con la forza. Berlino ha un fascino implicito che può essere svelato solo dalla sensibilità di chi la visita.

Sotto i palazzi nuovi c’è la cenere che arde ancora. Dentro il cemento ci sono le anime di chi ha rimesso in piedi la speranza di una grande città, di un grande popolo che si è risvegliato, dopo aver generato mostri tra i più terribili che l’umanità abbia mai conosciuto. Nell’aria c’è una brezza che mantiene lontana l’umidità stagnante e spinge avanti ogni cosa tranne me, che proprio non riesco a capacitarmi, che in fondo sono passato di qui anche per calpestare la terra sulla quale ha camminato, poco tempo prima, qualcuno che non smette di mancarmi, per vedere se fosse rimasto qui qualche suo frammento, uno sguardo, un sorriso… forse un pensiero rivolto a me. Di sicuro non c’è traccia del silenzio che mi sfonda i timpani adesso.

Il muro non si scorge che in piccoli frammenti lasciati in piedi come moniti, l’est ha smesso di essere est e l’ovest di essere ovest, eppure i ricordi sono ovunque. Alexander Platz ha un volto nuovo, la Sprea ed i giardini sono un angolo quieto e dolce, dopo aver nutrito un popolo distrutto, così armonioso e tranquillo. Berlino ha davvero superato la sua angoscia? Le persone hanno ritrovato la fiducia e gli occhi limpidi di un tempo, hanno smesso i logori abiti intrisi di sospetto e paura, quando ogni sospiro poteva essere udito. Berlino vive, si agita, innamorata dei cittadini che non hanno mai smesso di volerle bene, la statua della vittoria brilla alta sulla sua colonna e lo spazio arioso allontana ogni asfissia. Berlino ha un’anima grande ed eterna, nel suo essere nuova nello spirito, Berlino ha la fronte alta e fiera e non ci sono fiamme sulla cupola del Reichstag, trasparente e lucida: dello stesso colore del cielo, qualunque esso sia. Berlino è un esempio di come ci siano speranze che, per quanto le si pieghi, non si possono spezzare, sentimenti che resistono al delirio (qualunque forma esso assuma) ed alla violenza, pensieri che non si possono ridurre al silenzio, luci che non si possono spegnere, che non possono svanire.

Potsdamer Platz
Berliner Dom
Pankow Bahnhof
Der Mauer
Checkpoint Charlie
Brandenburger Tor
Der Reichstag
Alexander Platz
Berlin

Missione incompiuta

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La strada per l’inferno è lastricata di buoni propositi. E’ lastricata ti tutte quelle volte nelle quali ci siamo ripromessi di non commettere ancora gli stessi errori. Come mattoni gialli, sulla strada per il mago di Oz, si accatastano esperienze che dovrebbero insegnarci tanto ma che, in realtà, non siamo capaci di tenere in conto al momento giusto. Come un serpente nero si distende innanzi una strada il cui asfalto si è mescolato con l’impossibilità di cambiare o, quanto meno, con l’elevata possibilità di stare male.

Dovrei essere meno ansioso, dovrei farmi meno paranoie, dovrei vivere meglio e preoccuparmi di meno, eliminare caffè e sigarette, farla finita con qualcuno o qualcosa… una formalità… o una questione di qualità!

Dovrei liberarmi di un pensiero fisso, dovrei far smettere di sanguinare certe ferite… ma non ho interruttori sentimentali (o emozionali) dentro di me che si possano speganere ed accendere a mio piacimento: come al solito la mia parte razionale ha capito tutto ma la mia parte emotiva si rifiuta di collaborare ed il mio equilibrio interiore va in pezzi al primo alito di vento, non si può vincere la mancanza con della semplice, rigorosa, logica… e mi ritrovo sulla solita vecchia strada…

“If you are going through hell, keep going” Winston Churchill

I love the smell of napalm in the morning

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Quando ancora c’era splinder e questo blog era alla sua prima incarnazione sussistevano una serie di posts intolati “Il sabato sera dell’ alternativo”, suddetti posts narravano di un personaggio che da una vita, da quando aveva 18 anni per la verità, esce al venerdì/sabato sera annoiandosi mortalmemente fino ad accarezzare la conclusione che, alla fine, uscire non serve a niente.

Veramente è inutile. Sarò io che sono particolarmente sfigato eppure  in anni di uscite senza una meta precisa nel fine settimana se raggiungo quota 5% nel totale delle volte che si è abbandonata casa senza annoiarsi è già un risultato di tutto rispetto. Non per fare il superiore (o forse sì, dopotutto…) ma non mi spiego come la gente non si annoi, o forse sono solo io a sorbirmi sparate sui temi più vuoti e banali del secolo? A tediarmi a morte coi luoghi comuni e la musica pessima, a respirarmi le sigarette degli altri, a non incontrare persone che suscitino un minimo di interesse… mi sono anche stancato di risolverla col tasso alcoolico, tra l’altro non proprio un amico per la patente e per il fegato… per dirla con parole d’altri:

Quindi, sostanzialmente, il risultato è che se si restasse a casa, si risparmierebbero soldi risorse e fiato per qualcosa di più produttivo. Tipo, dopo essersi annoiato a morte al solito ritrovo, mollare tutto e tutti ed asserragliarsi nella propria magione e guardare fino a notte fonda “Apocalypse Now Redux” in lingua originale e pensare a che sapore possa avere una giornata uggiosa… di napalm,  sulla mia città. Sicuramente profumerebbe di vittoria!

Punto di partenza

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Ciò che deve accadere accade. E quando hai cullato un sogno per un momento, sei stato in uno stato di grazia, hai pensato che dal letame potessero nascere i fiori o hai ritenuto, sempre a torto, che tutto facesse parte di un disegno ultraterreno, che ogni cosa si spostasse in un unica direzione: avesse finalmente un senso ogni sforzo fatto per essere attento, per essere padrone di te stesso, forse anche nella speranza che qualcuno potesse apprezzare semplicemente quello che nascondi nel petto… quando hai fatto tutto questo prima o poi il momento nel quale la realtà ti ripiomba addosso arriva.

Perchè l’idillio fatalmente, giustamente si è spezzato. E tutto quanto riaffiora. Riaffiorano inutili relazioni interpersonali basate sulla noia, serate colme di vuoto da colmare alternativamente con parole inutili, locali affollati, alcool, pensieri squallidi, disgusto per l’umanità, sigarette amare fumate da tutti gli altri,  sensi di nausea, disagio e paranoia.

La vita di prima insomma, quella dalla quale sei fuggito, ma che finisce sempre per riattrarti come un gigantesco elettromagnete farebbe con carcasse ferrose d’automobile. Probabilmente è nell’ordine delle cose che una calamita attragga il ferro e non l’oro e l’alchimia ha già fallito miseramente secoli fa… solo che non posso pensare che ci sia solo questo nel mondo, non posso pensare che tutto quanto finisca sempre e comunque per appassire verso la stessa, degradante, umiliante tonalità di grigio. Eppure lo fa.

Zeitgeist

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(La vita è una sorta di malattia la cui unica, vera, cura è inevitabilmente troppo drastica e definitiva.)

 Sorridi domani sarà peggio.

 Piangi forte se non ti sente.

 Svegliati nel cuore della notte con il cuore in gola.

 Inseguito dalla paranoia.

 Braccato dalla solitudine.

 Squarciato da un urlo impossibile da eludere.

Trafitto dal passato.

Trapassato dal futuro.

Svilito dal silenzio.

Umilitato dalla forma.

E, comunque, immune all’ira.

Ma non all’autodafè.

Gravemente investito dall’angoscia.

Sconfitto dagli eventi.

Un tuffo dove il buio è più nero, niente di più.

Ma che disperazione nasce dalla troppa attenzione.

Non era un gioco, nemmeno un fuoco.

Spogliato della dignità di esistere.

O di essere mai esistito.

Colleziono

Abissi.

Osservato qui