Chicago

Cose ascoltate di recente…

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Miscreance: Convergence

Death metal tecnico da Venezia: un disco che dona gloria a un genere poco frequentato, un impeto notevole di orgoglio, proprio dal nostro paese. Avendo ben presente la lezione magistrale impartita da gruppi come Death, Pestilence ed anche, in misura minore, Atheist, i Miscreance tirano fuori un lavoro che coinvolge dall’inizio alla fine. Merito dell’abilità in fase compositiva e della freschezza che riescono a esprimere, mantenendo alta l’attenzione, alle volte anche con passaggi e soluzioni inaspettati. Normalmente  direi che non è proprio il mio genere ma il gruppo veneziano mi ha proprio conquistato. Bravi bravi, da supportare assolutamente…

Russian Circles: Gnosis

Altro gruppo con uno scoglio da superare per il sottoscritto: l’assenza del cantato. Faccio sempre molta fatica con i gruppi strumentali, i Russian Circles non fanno eccezione. Però il disco nuovo mi ha conquistato, sarà per le atmosfere che riportano alla mente quasi subito il substrato dal quale sono nati (il post-tutto di fine anni ’90 inizio duemila che ha avuto in Neurosis e Isis i massimi esponenti), sarà che effettivamente mi sono trovato davanti un buon disco, particolarmente adatto a passeggiare sotto la fine pioggia di ottobre con la nebbia bassa e le foglie che cadono. In mezzo ai suoni attutiti un po’ di fragore ci sta.

Dark Throne: Astral Fortress

Qui provo la stessa di difficoltà che avrei parlando di un gruppo di amici. Non vorrei mai e poi mai vorrei avere nulla da ridire su Fenriz e Nocturno Culto. Hanno fatto della guerra ai suoni plastificati e finti una bandiera, hanno saputo costruire su un passato leggendario e distaccarsene, sono un esempio fulgido di coerenza e attitudine. Il nuovo disco però dice poco di nuovo, dopo diverse evoluzioni, si sono definitivamente standardizzati su musica che sembra uscire direttamente da un bunker svizzero della prima metà degli anni ’80. Veri e genuini fino al midollo, però riscrivere per l’ennesima volta “Morbid Tales”, con tutto il bene che gli voglio, comincia a mettere a dura prova l’ascoltatore.

Mountains: Tides End

Un ottimo disco questo, ce ne era bisogno. I Mountains, trio da Londra, propongono la loro formula: semplice ma non scontata. Immaginate un doom dinamico e melodico, per quanto possibile loro lo incarnano perfettamente… Un piccolo prodigio: la batteria è l’elemento che lascia maggiormente incuriositi: estremamente presente, crea uno scenario inaspettato e perfettamente contestualizzato (mi vengono in mente i Mastodon meno arzigogolati), i passaggi acustici e voce riportano la barra al centro della melodia e le chitarre ruggiscono dal profondo. Un risultato niente affatto facile da ottenere. Per me sono da applausi, oltretutto con una copertina spettacolare.  

Duocane: Teppisti in azione nella notte

Da Bari con furore. Già il nome potrebbe dare adito a fraintendimenti di sorta (nessuno si azzardi a cambiare una vocale), poi la proposta si muove tra il serio, la musica, con delle soluzioni molto interessanti con un’ amalgama di stili ed influenze molto personale e il faceto, i testi, con una vena ironica delicatissima. A me sono venuti in mente i mai troppo lodati Zu, soprattutto in “Old man yells at clouds”, ma lo spettro sonoro è veramente ampio, considerate anche le ospitate di altri musicisti che completano l’opera.

Noise, sludge, math, hardcore… Basso e batteria: che spettacolo!

Musica scoperta anche grazie a Il raglio del mulo e Blogthrower lì troverete due gustose interviste…

30 Ottobre 2012

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Un nuovo disco dei Neurosis viene, a prescindere, salutato dalla monoredazione di xerosignal come un evento che, nella fattispecie, si materializzerà nella data sovraindicata. Registrato agli Elelctrical Audio Studios di Chicago dal divin prodttore Steve Albini… personalmente sono in ferventissima attesa….

Neurosis: Honor Found In Decay

Nel frattempo mi ripasso le immagini del loro concerto-capolavoro a cui ho avuto occasione di assistere l’anno passato allo spaziale festival a Torino il 20 Luglio:

B-R-I-V-I-D-I !!!

L’anno degli esordi

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Avete mai compilato quelle famose classifiche di fine anno che compaiono su talune riviste musicali, dove viene chiesto al lettore di esprimersi in merito all’anno appena trascorso per quanto concerne le uscite discografiche? Di solito, oltre alle categorie più scontate come “miglior disco”, “miglior cantante” e via discorrendo, compariva anche la categoria che più di ogni altra mi metteva in crisi, ovvero “miglior esordio”. Probabilmente perchè i soldi da spendere erano pochi e prima di buttarti sugli emergenti, spendevi tutti i tuoi malcapitati denari con i nomi più blasonati senza che te ne restassero più per nessun altro, triste ma vero. Crescendo i soldi aumentano ed anche la voglia (un tantino narcisistica, ammettiamolo) di giocare allo scopritore di talenti può essere soddisfatta, tuttavia quest’anno, forse per la prima volta, ho davvero l’imbarazzo della scelta.

I nomi sono tre ed in tre ambiti diversi ma tant’è… per il doom metal ci sono gli inarrivabili Pallbearer, per il rock i Black Moth e per il noise-rock adesso saltano fuori questi Jar’d Loose dalla sweet home Chicago. Negli anni novanta una piccola nicchia di musica pesante fu appannaggio di ragazzi dalla faccia relativamente pulita (benchè costantemente arrabbiata) e dai capelli corti come Unsane, Helmet e Jesus Lizard e la cosa sembrava effettivamente più o meno finita lì. Fino ad ora perchè adesso gli Jar’d Loose sembrano seriamente intenzionati a raccorglierne il pesante testimone ricoperto di polvere e ragnatele soprattutto grazie al suono da urlo della chitarra di Pete Adam Bialecki (veramente, mi manda in sollucchero) e alla vetriolica voce di Eddie Gobbo che canta con una veemenza rara.

Nervosi, potenti e decisamente due lunghezze oltre la rabbia, mostrano una coesione  e una compattezza invidiabile nel suono, portando alla mente altri gloriosi fantasmi del passato come i Prong -in “Rotten Tooth”- e i magistrali Refused -in “Go Down With You”-, insomma un esordio incendiario che, di colpo, riesuma delle sonorità di due decadi fa rendendole assolutamente attuali, rimaterializzando un contesto assolutamente credibile nonostante il tempo trascorso. Per un semplice esordio riesumare efficacemente  (ma non pedissequamente) un atmosfera dimenticata, un tempo passato, un’ira mai sopita non è assolutamente poco…

Jar’d Loose goes to purgatory, too late for apologies!

disco ascoltabile in streaming su Bandcamp