Christopher Pravdica

Swans: “The Seer”

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Swans Live

Una notte sfregiata dall’insonnia e trascorsa a districarsi tra un incubo e l’altro sembra il prologo perfetto per mettersi ad ascoltare gli Swans, mi va di correre il rischio di passare una giornata le braccia dell’angoscia più nera.

Ma tale possibilità non si verifica. la sera prima, passata in involontaria solitudine, svogliatamente davanti al video tra serial killers e regno di Francia, deve aver fatto scattare qualche oscuro meccanismo, innescato qualche malsana bomba che poi è esplosa a dovere durante la notte. Pazienza, tanto vale completare il viaggio all’inferno.

I cigni sono maestosi, sono bellissime creature con un cattivo temperamento

Credo che Michael Gira non avrebbe potuto trovare parole migliori per descrivere il suo gruppo, il cui ritorno sulle scene tre anni or sono è sicuramente uno di quelli in grado di far ritrovare ai sostenitori l’entusiasmo di un tempo. Soprattutto, dovendo trovare una parola per descrivere l’approccio alla formazione, gli Swans sono una cosa: impegnativi. Nel verso senso del termine: l’ascolto di un loro disco può risultare meraviglioso (“The Daughter Brings The Water”) eppure estenuante al tempo stesso (“The Seer”), ti costringe a resistere alle loro bordate post-industriali come a commuoverti alle loro ballate pregne di un sinistro lirismo, fulgido e abbagliante. Ficcano il naso nei tuoi incubi più disturbanti come nell’amore più dolce che tu sia mai stato in grado di provare, accarezzano e devastano. In pochi, oggi come oggi, si sognerebbero di presentarsi sul mercato con un doppio CD con, al suo interno, ben tre canzoni che sfondano (è proprio il caso di dirlo) il tetto dei 15 minuti, eppure loro sono dell’avviso che l’arte non debba essere limitata in alcun modo… e lo sono anche io.

E’ una creatura ambiziosa questo veggente, un disco che difficilmente possa essere accolto in malo modo da chiunque si sia avventurato in quella selva oscura che è la mente di Michael Gira. Perché è più che evidente che in questo eterogeneo rimescolare lungo e affascinante come un tunnel senza fine ci siano anima e corpo di persone in grado di lanciare oltre le porte della percezione il loro spirito artistico. Un concentrato di anime, un’ amalgama di spiriti, una matassa di sensazioni che ambisce ad essere dipanata con pazienza e perizia, quasi che questa operazione serva da mantra mentre si scoperchiano zone oscure e luminose del nostro io. Sia esso avvolto in un incubo guerrafondaio come in “The Apostate” dove inquietanti sirene fanno da sottofondo alle percussioni delle mitraglie, oppure occupato a soffocare un amore privato di un destinatario come nella precedente “A Piece Of The Sky” o magari strida di sofferenza come in “Ave. B Blues”.

Questo disco, col suo turbinare di inferno e paradiso, sembra una sorta di Divina Commedia musicale e, sebbene con le dovute proporzioni, necessita di un severo lavoro di studio e interpretazione per poterne suggere il nettare per l’anima. Un’ imponente cerimonia degli opposti che genera visioni che non tutti sono ancora preparati per ricevere.