Claude Debussy

L’utima tentazione

Postato il

Visto il posto dove si terrà il concerto di cui ho disquisito nel penultimo post mi si è instaurata una idea malsana, almeno per uno che ha vissuto a pane e valvole per una buona metà e qualcosa della sua vita. E se, per una volta, andassi ad un concerto di musica classica, dove di amplificatori e valvole non se ne vede nemmeno l’ombra? Se, per un istante, fossi rapito da una tenebrosa estesi mistica senza tempo, mesmerizzato dalla bacchetta magica di un direttore di orchestra, da una rullata di timpani, da uno squillio di ottavino, da un gracidare di basso tuba o dal ronzare di un violoncello?

Roba con la quale non si scherza temo. Roba che fa tremare le ginocchia. Roba da far impallidire uno che si vanta di aver mangiato pane e musica fino ad oggi. Una sorta di terra incognita (quasi) totalmente inesplorata, se escludiamo quel bambino che si ascoltava i vinili di musica classica traendoli da un cofanettone del Reader’s digest che aveva avuto l’agghiacciante idea di (provare) a fare la classifica di tutti i compositori. I tempi delle “Variazioni goldberg” suonate da Glenn Gould, dei brani di Debussy eseguiti da Arturo Benedetti Michelangeli erano ancora molto aldilà da venire. All’epoca mi bastava immaginarmi le carovane di beduini nel deserto avanzare tra le dune al suono del “Bolero” di Ravel, che, in tributo alla mia infanzia (e alla mia ignoranza in materia, visto che i saccenti mi dicono essere poco più che una sorta di esercizio), credo sarebbe la prima cosa che andrei a vedere insieme alla famosa “Toccata e fuga in Re minore” di Bach… e magari anche la “Notte su montecalvo” di Mussorgskij.