Dante

Una stagione all’inferno

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Alcuni mortali compiono un viaggio tra le anime perse. Ognuno ha il suo personale inferno, solo che pochi ci entrano, la maggior parte ne ignora anche solo l’esistenza. Per alcuni è una scelta consapevole, per altri no. Alcuni sono dei turisti che traboccano di lirismo e di voglia di giudicare, altri ci entrano da protagonisti, perché non stanno bene tra gli umani, perché sentono che la loro anima è persa pur non essendo morti o perché ritengono di essere morti pur essendo ancora vivi.

Iniziano il loro viaggio nelle tenebre della loro anima. Un posto la cui porta non andrebbe mai nemmeno guardata, un posto nel quale dimorano timori e brutture, popolato degli stessi mostri che vengono generati dal sonno della ragione. Ragione che sonnecchia sulla soglia, che ammicca, ma poi volge le spalle lasciando campo libero all’agonia di un viaggio senza speranza, nel vuoto, nel dolore, nell’umiliazione, nella tristezza, nel tormento, nella paura, nella disillusione, nell’angoscia. Tutti questi sono secondi nomi dell’Inferno.

Scossi come un vento agita un albero spoglio di vita. Fissi con lo sguardo nell’abisso ed il cuore nel baratro. In costante equilibrio sul limite della follia, quella da cui non c’è ritorno. Affranti, come coloro che hanno smarrito la via. Perduti, come coloro che non trovano più un senso all’esistenza.

Vuote orbite livide i loro occhi spenti e liquefatti in mille lacrime.

Freddi cuori sterili da cui il fato crudele ha estirpato la speranza.

Timpani corrosi incapaci di raccogliere una minima vibrazione.

Fegati in pasto alle aquile.

Stasera mi stringo a ognuno di voi, che abbiate o meno rivisto le stelle.

 

« Il poeta si fa veggente mediante una lunga, immensa e ragionata sregolatezza di tutti i sensi. Tutte le forme d’amore, di sofferenza, di follia; egli cerca se stesso, egli esaurisce in lui tutti i veleni, per non conservarne che la quintessenza. Ineffabile tortura dove egli ha bisogno di tutta la fede, di tutta la forza sovraumana, dove egli diventa fra tutti il grande malato, il grande criminale, il grande maledetto, – e il supremo Sapiente! – Poiché egli arriva all’ignoto! dopo che ha coltivato la sua anima, già ricca, più di chiunque altro! Arriva all’ignoto, e seppure, impazzito, finirà per perdere l’intelligenza delle sue visioni, egli le ha viste! Che crepi nel suo salto verso le cose inaudite e innumerabili: verranno altri orribili lavoratori; cominceranno dagli orizzonti dove l’altro s’è accasciato! »
(Arthur Rimbaud)

Edvard Munch "Autoritratto all'inferno"
Edvard Munch “Autoritratto all’inferno”

No panic room

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La rincorsa è stata lunga. Ho sempre voluto un posto nel quale potermi chiudere a chiave. Nemmeno. Un posto nel quale chiudere il mondo fuori a chiave. E alla fine sta prendendo forma, ho una parete colma di dischi, un amplificatore, due casse ed un pavimento di legno, un giradischi e poco altro. E’ minimale e spartana ma ha una cosa che nessun’altra stanza ha.

Le stelle.

Io le ho viste. Da quando ci lavoro ci fantastico sopra. Sbagliato. Ci fantastico sopra da molto prima. Da quando mi sento a disagio col mondo, da quando ho iniziato a collezionare dischi, da quando ho un basso, da quando guardo film nel cuore della notte o da quando non trovavo un posto dove poter tirare il fiato. Ora sta prendendo forma. E mentre ci lavoravo, mentre acquistavo le casse, riordinavo un mare di note e sensazioni pensavo a chi sarebbe stato il primo.

-Il primo 45 giri? Every Breath You Take

-Il primo CD? Never Mind The Bollocks

-La prima cassetta? Back In Black

-Il primo 33 giri e 1/3? …

Direi di no, la questione era chi avrei fatto suonare e rimbalzare sul pavimento di legno grezzo, riempire l’aria, quando tutto sarebbe (quasi) stato pronto. In realtà non ci ho pensato nemmeno molto. Era un gran bel pezzo di plastica nera, cantato da un uomo in nero. Dall’ Uomo in Nero. Che adesso è là fuori, in mezzo alle stelle. E quando la puntina ha toccato terra, il suono ha toccato il cielo.

Essere chiusi dentro e sentirsi fuori a rimirar le stelle.

E’ la sorta di magia che solo la musica può compiere.

Basta Caldo!!!

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Caldo infernale
Caldo Infernale