Einsturzende Neubauten

Dal vivo

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Aver perso la recente data milanese dei Godspeed you! Black Emperor (o ovunque abbiano deciso di mettere il punto esclamativo) mi è dispiaciuto: purtroppo a volte dopo un lunedì lavorativo farsi, tra andata e ritorno, tre ore di auto con la prospettiva di un intera settimana ancora davanti non aiuta a decidere positivamente. Avevo già avuto due occasioni di vederli dal vivo e restare coinvolto dalla loro grandissima forza corale, dal loro strenuo continuum sonoro che dal vivo si esalta oltremisura. Mancata l’occasione ne colgo un’ altra per mettere su queste pagine qualche considerazione sui gruppi che vanno assolutamente visti dal vivo. In molti casi ben poco di quello che potete sentire su disco sarà in grado di rendere un’ idea di quello che vi aspetta in sede di concerto. Con questi gruppi infatti, ciò che hanno dato alle stampe lambisce appena le emozioni che sono in grado di suscitare nel momento in cui salgono sul palco.

Einstürzende Neubauten: Un bel giorno arriva il momento nel quale uno fa finta di suonare la batteria con  le pentole, l’abbiamo fatto tutti. Ma l’arte suprema del Signor Bargeld e soci sta nel portare tutto ad un livello sublime utilizzando letteralmente qualsiasi cosa come strumento a percussione, facendo suonare saldatori e molle, tubi di plastica ed aria compressa, inventandosi letteralmente gli strumenti in officina e creandogli attorno una proposta musicale che funziona con tanto di cantato in tedesco. Basta ed avanza a far crollare la mandibola… solo che poi si finisce per chiedersi come porteranno tutto questo dal vivo. Io sinceramente mi aspettavo di rimanere deluso: nemmeno per idea. E’ la loro dimensione congeniale, fanno tutto come e meglio che su disco, con una naturalezza disarmante. Su tutti svetta Blixa: quando urla ti fa rizzare peli che nemmeno sapevi di avere, ma il resto del gruppo segue a ruota con una resa sonora che ha dello stupefacente se consideriamo quello che suonano: il palco è una ferramenta ricoperta da microfoni in ogni dove. Forse su disco non si apprezzano altrettanto bene perché non si ha un’idea effettiva di cosa facciano mentre suonano, mentre dal vivo è tutto lì davanti ai tuoi occhi esterrefatti: incredibile. Catturano la tua attenzione come gli sarebbe impossibile fare su disco e suonano come degli dei.

Si vocifera di un nuovo disco nel 2020, speriamo ne segua un tour!

 

Zu: Anche su di loro mi sono già sperticato in lodi più volte, probabilmente (anche per questioni di comodità) sono il gruppo che ho visto più volte dal vivo in senso assoluto e quindi posso ben dirmi esperto delle loro esibizioni live. Già in studio hanno dato più volte prova della loro maestria, dal vivo risultano esplosivi, sia che si esibiscano da soli che in compagnia (negli anni li abbiamo visti con Mike Patton, Joe Lally ed altri) la loro proposta musicale diventa una scheggia impazzita che finisce per afferrarti i sensi e farti concentrare su quell’amalgama assoluta di suoni. Assolutamente da vedere, adesso che è tornato anche Jacopo Battaglia alla batteria e si è aggiunta una chitarra non ci sono scuse che tengano: Nell’ultimo concerto a Torino dissero, usando un francesismo, che non avrebbero più suonato “Carboniferous” perché si sono rotti il cazzo: speriamo che questo implichi nuovo materiale presto…

Godspeed you! Black emperor : L’ ensamble canadese rappresenta la supremazia assoluta della musica: minime concessioni ai singoli strumentisti e impatto corale debordante. Si muovono in sordina entrano sul palco trafelati e silenziosi come ombre e dal silenzio parte la loro progressione sonora senza eguali. Il termine “progressivo” è forse quello che li descrive meglio, ma nella sua definizione originale che poco ha a che fare con l’idea che ci si è fatti di questo termine per definire un genere  negli anni ’70. Pulite lo schermo da idee preconcette i GY!BE le trascendono con una naturalezza impressionante, la loro progressione significa proprio partire dal silenzio per arrivare ad un estasi sonora con pochi eguali nella scena attuale, tanto che vedendoli dal vivo (e azzardando un paragone) la cosa che mi sembra più vicina a loro potrebbe essere il “Bolero” di Ravel traslitterato secondo una decodificazione moderna, elettrica e appassionata:  un crescendo travolgente di emozioni.

Una componente aggiuntiva notevole è inoltre quella visiva: in particolare in una occasione si portarono dietro un proiezionista che mandava spezzoni di film in 8mm come farebbe un dj con la musica, avendo a disposizione diversi proiettori. A un certo punto cominciò ad aggiungere effetti (lenti), filtri, a far bruciare la pellicola creando un’atmosfera assolutamente unica.

 

Sunn O))): Qui siamo all’apoteosi, al punto che uno finisce per comprare i vinili per dare supporto al progetto, li ascolta anche, ma da quando li ha visti dal vivo, sa che nulla è in grado di eguagliare quell’esperienza unica, quel momento estetico di creazione di realtà parallele senza spazio e tempo. Le luci, il fumo, le vibrazioni, l’ aura di un concerto dei Sunn O))) non possono essere riportate su supporto fisico. Occorre esserci e perdersi. Visti nelle situazioni più incredibili (in carcere a Torino, nel labirinto in Emilia, in un cinema di Losanna) ogni volta è un viaggio, ogni volta una scoperta. La prima volta a Bologna c’era di che essere sconvolti, solo in due sul palco produssero una tale ventata sonora che occorreva aggrapparsi per stare fermi, con tutti gli organi interni in vibrazione… Potrei stare qui per ore a parlarne e comunque non riuscirei a rendere l’idea. Il prossimo gennaio saranno a Trezzo, un po’ di delusione per il locale, fin troppo convenzionale, però ho già i biglietti in tasca.

N.B.: Ho lasciato fuori gruppi assolutamente meritevoli come Neurosis, Tool, High On Fire, Melvins etc… non perché vederli dal vivo non sia intenso o emozionante, ma perché non mi ha spiazzato così tanto rispetto a sentirli su disco (a parte l’aspetto visivo degli show dei primi due che è assolutamente notevole), qui ci sono gruppi che dal vivo assumono una statura tale che è quasi inimmaginabile sentendoli su disco.

2018

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Immancabile appuntamento con  la playlist di fine anno e quest’anno me la risolvo così:

10. Einstürzende Neubauten:  Grundstück (ok è una riedizione ma è comunque un evento!)

9. Melvins: Pinkus abortion technician

8.  Cani Sciorrì: Parte I

7. Storm(o): Ere

6. Fluxus: Non si sa dove mettersi

5. Voivod: The wake

4. High On Fire: Electric messiah

3. Messa: Feast for water

2. Clutch: Book of bad decisions

1. Sleep: The sciences

Concerto dell’anno: Sleep a Milano

Ciofeca dell’anno: Corrosion of Conformity (giuro che non riesco ad ascoltarlo!)

Palazzi nuovi che crollano, per la quarta volta.

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19 giugno 2014, come un fulmine a ciel sereno vengo a sapere che gli Einstürzende neubauten arriveranno in Italia. Tra cinque mesi ed all’auditorium Rai di Torino. Non ci penso un attimo e acquisto i biglietti in largo anticipo, loro sono davvero uno di quei gruppi che se non vedi dal vivo non comprenderai mai fino in fondo. Perché sono semplicemente spettacolari ed un disco non li contiene e non potrebbe mai farcela, non ci stanno fisicamente, ma te ne accorgi solo dopo aver assistito ad una loro performance.

Molti gruppi fanno fuoco e fiamme dal vivo, loro interpretano alla perfezione ciò che si è soliti indicare con hic et nunc, il momento creativo assoluto, l’illuminazione e l’arte che non si può imprigionare su un supporto, loro sono onde sonore incarnate nella lamiera e nelle molle, nei tubi di plastica e in quelli di acciaio.

Molto tempo dopo esce il loro nuovo lavoro: una specie di concept-album sulla prima guerra mondiale nel centenario della sua dichiarazione. E’ pesante come un macigno e faccio tanta, tantissima fatica ad ascoltarlo tutto di fila e la cosa mi fa sentire colpevole e mi rattrista. Non dovrebbe…

La sera del concerto è l’ennesima umida nottata. patiamo da casa verso le cinque e sembrano già le nove di sera. Parcheggiamo dietro alla gran madre e approfittiamo della tregua concessa dalla pioggia, attraversiamo il ponte sul Po e osserviamo il fiume, color della fagiolata, trasportare ira e tronchi. In poco tempo, speso a mangiare farinata e spulciare tra i dischi di un negozio appena fuori dall’auditorium, siamo nelle vicinanze.

Ci aggiriamo tra le macerie di un incendio… una grossa ics di mattoni e macerie gialle sembra indicare che è proprio quello il posto dove dobbiamo essere stasera.

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Qualche minuto di attesa e le porte si aprono, sbagliamo ovviamente ad infilarci in galleria: avremmo dovuto salire ancora di un piano invece ci accomodiamo noncuranti. A pochi sedili di distanza notiamo il chitarrista dei leggendari Negazione: andiamo in fibrillazione almeno cinque buoni minuti prima di essere in grado di deciderci a stringergli la mano. L’Oltranzista se le lava addirittura prima. Siamo emozionati come adolescenti, io avvampo letteralmente ed in un secondo mi tornano in mente non solo il loro concerto che mi tenne a battesimo mille anni fa, ma anche tutti i loro testi e tutto quello che hanno sempre significato. Una cosa emozionante: grazie Roberto, stringerti la mano ha significato tanto per noi.

Poi ovviamente arrivano i possessori del biglietto e sloggiamo al piano di sopra. L’auditorium è bello ma ha la sinistra caratteristica di avere sedili posti esattamente dietro le colonne, io evito quello peggiore, comunque becco la colonna di striscio: inutile dire che seguirò buona parte del concerto seduto sulle scalinate.

Auditorium Rai
Auditorium Rai

L’acustica è perfetta e si rinnova l’insana idea di tornare a vedere un concerto di musica classica prima o poi: sul fondo del palco si vede un organo che non vede l’ora di essere utilizzato per suonare Bach.

Il concerto è difficile da rendere a parole, lo è sempre quando si tratta di questi titani teutonici. Posso solo dire che hanno fugato tutte le mie perplessità circa il nuovo lavoro, ascoltarlo dal vivo assume una dimensione unica, mistica e magica: mette i brividi vedere assegnata ad ogni nazione un tubo di plastica, ne mette ancora di più pensare che ogni volta che il tubo viene percosso moriva un numero ben preciso di uomini. Finalmente tutto si fa meno criptico, al punto che non so se abbia senso ascoltare queste composizioni su disco… e non so se lo rifarò.

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Il mestiere più facile del mondo

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E’ facile sparare sentenze… è divertente e da soddisfazione, scrivere parlare e sparlade di questo o quel disco e al contempo è anche la cosa più difficile da fare. Perchè occorre avere un minimo di competenza e cognizione di causa, ci vuole avere orecchio, tutto, tanto anzi parecchio.
Io non ho pretese e non riesco più a scrivere recensioni seriose con mille riferimenti e citazioni, ultimamente sono molto più per l’equivalente delle chiacchiere da bar, perchè alla fin fine sono più incline a pensare di buttare lì due cose su un disco in uscita e poi lasciare ad ognuno le sue opinoni.
Tempo fa mi si faceva notare che il mio stile “troppo didascalico” finiva per diventare tronfio e pesante in un’epoca nella quale tutte le informazioni sono alla portata di tutti.
Io continuo ad amare la pesantezza, almeno in musica, ciò nonostante mi sono orientato verso un buon bicchiere di birra (tipo questa) e due chiacchiere rilassate.

Dunque, vogliamo parlare dei Pink Floyd? Mi viene da sorridere a pensarci, esce questo disco e cosa se ne può mai dire? da una parte quelli che sparano sentenze sul fatto che sia un raschiare del barile, che forse avevano finito i soldi, che si tratta di scarti, dall’altra quelli che si sperticano solo perchè il loro gruppo preferito rompe il silenzio dopo anni e no gli par vero. Uhm non lo so. Il disco ha i suoi momenti, se non altro perché sembra accantonare a tratti il piattume del disco dalle cui sessioni deriva (“the division bell”) e sembra riabbracciare un po’ il loro passato anche di stampo waters-iano. Io la vedo in questo modo: avete mai avuto un gruppo, vi siete mai registrati durante le prove? Questo disco è come se mi desse l’opportunità di assistere, 20 anni dopo, alle prove dei Pink Floyd (seppur senza Waters, che non è poco), con tutti i limiti che questo comporta. Visto che sono strapieni di soldi dubito del movente monetario, mi viene da pensare che sia un po’ come quando trovarono delle foto scartate di Marilyn Monroe, può darsi che non fossero perfette, ma pur sempre di Marilyn si tratta.

Gli Enstürzende Neubauten fanno uscire un concept album sulla prima guerra mondiale, cent’anni dopo che il conflitto scoppiò nell’Europa orientale. Sembra una cosa pretenziosa ed elitaria al tempo stesso. Sicuramente “Lament” è un disco difficile, teatrale e pieno di rimandi e citazioni. Ampiamente al di là di quanto possa fare un qualsiasi gruppo. Sinceramente affascinante, almeno nelle premesse. Confesso che devo ancora comprenderlo e non sarà facile, magari il concerto all’auditorium RAI di Torino a fine mese mi schiarirà un po’ le idee.

I Sunn 0))) si lanciano anch’essi in un’operazione difficile, una collaborazione con Scott Walker. Faccio molta più fatica a digerire questo disco che quelli precedenti del duo americano che pure sembrano assolutamente più ostici, ma forse, proprio per questo, mi somigliano di più. Un altro disco che richiederà parecchio tempo, anche solo per capire se mi piace o meno. Che non sia facile è sicuramente un punto a suo favore, che richieda impegno anche, però l’idea di sprecare tempo e forze non mi sorride molto. Si vedrà, speriamo anche in questo caso, dal vivo.

Tomas “Tompa” Lindberg ha da sempre la mia stima e la sua band principale gli At The Gates anche. Sono tornati anche loro e sentire la sua voce abrasiva cavalcare nuovamente le onde sonore è un  piacere. Non sono tornati tanto per fare, mi sembra che “At war with reality” lo testimoni ampiamente. Se mi è concesso fare il pignolo però, mi ricordo un’ intervista del cantante svedese nella quale si rammaricava di aver inerito troppa melodia in un genere aggressivo e brutale per definizione come il death metal. A distanza di tempo tutto quel citare l’ hardcore come influenza e reclamare un sound risoluto e quasi minimale (a contrasto con un passato decisamente più “sperimentale”) devono essere degradate, non si spiega altrimenti un tale sfoggio di melodie e strizzate d’occhio al metal classico. Questo non rovina irrimediabilmente il loro lavoro, ma probabilmente preferivo prima: questione di gusti.

Ho supportato gli Obituary finanziando il loro nuovo disco “Inked in blood” e ho fatto bene! Finalmente sono tornati in pompa magna, in effetti non potevano deludere i fan che ci hanno messo i loro sudatissimi soldi. Abbiamo dovuto aspettare qualche mese in più ma ne è valsa la pena. Non che abbiano reinventato la loro formula, ma hanno decisamente ritrovato l’ispirazione e ne sono contento, ora non vedo l’ora che sia il 24 di gennaio. Più forte ragazzi!

Die Explosion Im Festspielhaus

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Al teatro Smeraldo di Torino ci sono sedie strette e scomode, fuori piove e abbiamo prenotato la serata con un incredibile anticipo. Il parco del Valentino si accende di luci artificiali, alla discoteca adiacente c’è gente che arriva con Limo lunghe come autobus, e noi li guardiamo al riparo nella panda un tempo bianca, ora dello stesso colore dei cancelli.

E’ l’anniversario di uno dei gruppi che più abbiamo amato, sicuramente uno di quelli che ci hanno maggiormente conquistato dal vivo. Suonano strumenti autocostruiti, lamiere, tubi, molle e strani aggeggi rotanti. Sono gli Einstürzende neubauten e quel tre di giugno suonano per festeggiare i loro trent’anni di attività.  Il prossimo autunno ritornano, nel tempio della musica classica torinese.

Einsturzende Neubauten
Einsturzende Neubauten

Lo sapevo che questo digiuno concertistico non poteva durare e immagino ben pochi modi nei quali avrebbe potuto spezzarsi meglio. Ovviamente ci mettiamo in moto subito, probabilmente intuendo la portata della cosa l’Oltranzista risponde ad un mio sms, non solo: si avvia una discussione via-messaggini che ha dell’incredibile. Ceniamo e, dopo cena, i biglietti sono nelle nostre mani, ora inizia l’attesa… chissà dove sarà il posto che ci hanno assegnato?

Auditorium RAI
Auditorium RAI