El Cielo

Del parlare dei sogni

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Sogno Causato dal Volo di una Mosca intorno ad una Melagrana Qualche Secondo Prima del Risveglio

Il mattino, gli istanti prima del risveglio. Certi sogni lasciano strascichi sul fisico, che riprende coscienza di se stesso, provato dalle fantasie inconsce e innaturali, senza un filo logico da seguire, a volte dettate da un irrazionale collage di esperienze, altre captate come frequenze interstellari.

Il dipinto di Dalvador Dalì “Sogno Causato dal Volo di una Mosca intorno ad una Melagrana Qualche Secondo Prima del Risveglio” lascia sgomenti come un ritorno alla veglia, lancia inutili quesiti sul suo proprio significato, lascia intravedere punti interrogativi che si agitano sullo sfondo, mentre una bellezza stesa innanzi al mare è minacciata da un fucile e dalle tigri, a loro volta generate da un pesce ed un melograno e le altissime zampe filiformi di un elefante bianco completano il quadro di un’incorenza onirica unica.

E’ il periodo nel quale l’uomo comincia a scavare in se stesso, nella mente e nei suoi tortuosi anfratti, nelle visioni notturne partorite da cervelli che non cedono all’inattività e rimescolano le carte pochi istanti prima di far destare anche il resto delle nostre spoglie materiali. Visioni scoordinate o visioni che tentano di comunicare qualcosa?

Difficile a dirsi, il sogno comunicò all’autore questo dipinto, questo dipinto contribuì a influenzare uno dei dischi più ispirati degli anni 2000. Sto parlando di “El Cielo” dei californiani (di Los Gatos!) Dredg. non a caso la prima traccia del disco si intitola “Brushstroke:dcbtfoabaaposba” dove l’illeggibile sigla sta esattamente ad indicare le iniziali del titolo del quadro di Dalì in inglese.

Il disco sembra rifarsi vistosamente all’arte pittorica, infatti gli intermezzi tra le varie canzoni si chiamano, non a caso “brushstrokes” ossia “pennellate”. Partiti da esordi molto più pesanti nelle sonorità, i Dredg (termine storpiato dall’inglese “dredge”, dragare, scavare un fiume, cercare nelle profondità) giungono al secondo lavoro in uno stato di ispirazione che difficilmente sarà eguagliato nel corso della loro carriera successiva: alla matrice rock vengono aggiunte sfumature incredibilmente liriche ed ariose, la cui ricerca armonica appare decisamente affascinante. Ecco “El Cielo” è esattamente questo: un disco armonico… il rilassarsi del suono avviene in modo mirabile, senza che appaiano tentazioni pressapochistiche o smaccati cedimenti al facile ascolto, producendo un suono personale e incredibilmente sentito, vibrante nel suo essere pregno di trasporto emozionale. La voce pulita e leggera di Gavin Hayes (che personalmente a tratti mi riporta alla mente Dave Gahan dei Depeche Mode, nientemeno) poi sembra voler lanciare oltre l’orizzonte l’immaginario onirico e passionale del gruppo. Un lavoro in grado di elevarsi oltre il limite intrinseco del cielo, mentre il suo ispiratore si è già da tempo ritirato, come una lumaca, nel suo guscio.

Dredg @ Zoe Club