Ennio Morricone

Django unchained

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Un nuovo film di Tarantino è sempre un evento da queste parti. Se poi è un western che omaggia quelli italiani, la curiosità aumenta, come del resto fa sempre, anche per elementi di contorno -ma mica poi tanto- come la colonna sonora, dove il regista da’ sempre il meglio nel tirare fuori certe chicche dal suo sconfinato repertorio musicale. Come sempre sono intrigato: il Django originale (Franco Nero diretto da Sergio Corbucci) era un vendicatore che andava in giro con una bara al seguito, questo è un nero a cui hanno sottratto la moglie… quindi la connotazione sociale è stata mantenuta, mentre sarà interessante vedere quali tratti della personalità tarantiniana emergano dal film che esce giovedì.

Da “Pulp Fiction” -che vidi due volte- in poi non ho mai mancato l’appuntamento e nemmeno questa volta, nonostante qualche critica, come al solito, sia stata fatta al regista italo-americano. Non siamo il genere di persone che danno peso ai critici. C’è un ottimo cast (che recupera anche il fedele Samuel L. Jackson) ed anche una canzone originale composta per l’occasione dall’immancabile Ennio Morricone e cantata da Elisa. Onestamente, sebbene interpretata con trasporto, mi sembra che il buon Ennio abbia composto ben di meglio, comunque non resta che testare la consistenza in sala di questo nuovo lavoro… Buona visione, come direbbe qualcuno degno di stima sconfinata.

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Sergio Leone: “C’era Una Volta In America”

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Sergio Leone sul set di “C’era Una Volta In America”

Quando penso a Sergio Leone l’associazione di idee che mi viene spontanea è quella con mio padre. Forse solo io sono in grado di scorgere delle somiglianze anche fisiche tra i due, sono comunque sicuro della stima del mio genitore nei confronti del regista romano, perché era un suo mito di gioventù (come Jimi Hendrix), perché, sempre in quel periodo aveva recitato in un western semi-amatoriale girato da un gruppo di amici nella campagna biellese, perché da piccolo insistette per portarmi in tenerissima età a vedere “C’era Una Volta In America” quando uscì, nonostante il tema non proprio adatto a un bambino e la durata del film assai proibitiva per uno che era poco avvezzo a stare fermo e buono. Anche la mia genitrice conosce bene questa paterna passione, da ragazzi quando iniziarono a uscire assieme, ebbe addirittura l’ardire di portarla a vedere “Giù La Testa” (film che si apre con un peone che urina su alcune mosche) anziché, chessò, il classico “Love Story” di turno: le mosse banali e accondiscendenti non sono proprio nel DNA dei maschi di casa.

Comunque mi ci portò e ressi piuttosto bene, magari non capii tutto ciò che si svolgeva sullo schermo argentato, però ne uscii con un sorriso sornione stampato sul viso. Mi ricordo le merendine trafugate all’interno della sala (dura circa tre ore non c’era tempo di cenare) e i vari tentativi per trovarle ed aprirle al buio, anche il fatto si essere contento di entrare in contatto con una parte del suo mondo di adulto che, all’epoca, rimaneva una zona piuttosto fuori dalle mie possibilità. Mia madre lavorava quella sera, quindi eravamo solo io e lui.

Crescendo, chiaramente, ho scoperto, visto e rivisto i film di Sergio Leone e sono anche stato pervaso da una strana sensazione di fierezza quando ho scoperto che, per girare il film che avevo visto io, aveva rifiutato di fare “Il Padrino”, di sottostare alla trovata pubblicitaria di far fare a un italiano un film su Don Vito Corleone, benché nel suo film ci sia un personaggio denominato “noodles” (spaghetti). Si era anche tolto lo sfizio di dare ad un produttore che voleva apparire a tutti i costi, la parte dell’autista che si fa corrompere (è noto che i produttori abbiano un rapporto particolare con il denaro) per non divulgare il fatto che nel sedile posteriore della sua auto ha appena avuto luogo un tragico stupro.

In questi giorni (dal 18 al 21 ottobre) una versione restaurata e ampliata verrà proiettata nuovamente in alcune sale cinematografiche italiane, purtroppo nessuna nella mia zona. Avrei tanto voluto rivedere Robert De Niro che sorride soddisfatto alla fine del film, esattamente come deve aver fatto il regista che, finalmente, era riuscito a realizzare il suo sogno: dirigere ed ultimare questo film, costato anni di sacrifici e fatiche e inseguito con tutta la passione che si può mettere nell’inseguire un idea di struggente bellezza. Lui avrebbe sorriso e, magari, a me sarebbe scappata una lacrima. Ancora una volta: Grazie Sergio!!!

Robert De Niro: C’era Una Volta In America

Ricollaborazioni possibili

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Quello che si può vedere qui a destra è un flexi-disc (che purtroppo non ho) uscito nell’anno 1990, per la Earache Records di Digby Pearson ed è la prova fisica della collaborazione di un sassofonista jazz (John Zorn) e il gruppo padre del grindcore Napalm Death. Quando venni a sapere della collaborazione pensai che mi stessero prendendo in giro, invece era vero! Finii per cercare tutto il cercabile sul sassofonista americano e mi si spalancò un mondo davanti.

Ovviamente sapere ed ascoltare tutto di un pazzo logorroico (sia detto col massimo affetto, malpensanti!) che ha all’attivo più di 100 lavori, nei campi più disparati è un’ impresa titanica a dir poco (mi viene in mente il cofanetto da 50 CD di Frank Zappa… ma siamo matti?!) ma almeno i Naked City e “The big gundown”, il disco ispirato (e apprezzato) da Ennio Morricone arrivarono a me povero incolto musicale. Coi primi fu amore a prima vista! Come non innamorarsi di un gruppo del genere… il primo disco mi fece impazzire con riproposizioni come questa:

Immediatamente in grado di far perdere la testa a chiunque, mentre con Morricone era già amore dichiarato e vederlo reinterpretato da una simile mente non poteva non conquistarmi.

Poi i Painkiller, dove Zorn collabora con Bill Laswell e Mick Harris, non sarebbe nemmeno necessario parlarne. Brutali.

Fin troppo evidenti poi i parallelismi con Mike Patton (altro collaboratore) e i suoi Fantômas, i quali, in un album, sono addirittura alle prese con le musiche da film, esattamente come i Naked City… Insomma un vero e proprio orizzonte dischiuso che, di fronte al suo rinnovarsi, nel nuovo disco dei Napalm Death non può che lasciarmi un sorriso compiaciuto sulle labbra.