Fantasmi

Ho inseguito i miei fantasmi

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Ora fantasma sono.

Com’è stato facile restare fermo, immobile chiudendo gli occhi e rinunciando a vedere.

Ci sono alcune parole magiche che volteggiano sulle nostre teste a volte come aquile, a volte come avvoltoi, che sembrano significare tutto, in realtà dicono nulla. Qualcuno urlava che le parole sono importanti, spesso lo sono più del loro significato? Una parola può dire tutto o niente essere vacua o vana oppure pregna e greve. dipende dal contesto, dal tono, dal momento da mille fattori che ne danno una definizione unica ma puntuale, che può cambiare in pochi secondi.

Felicità.

Chi non l’ha mai sentita nominare, chi la insegue senza sapere cosa sia, chi la rincorre senza averla mai assaporata, chi la costruisce schiacciando ogni ostacolo, chi ne sintetizza l’essenza nascondendo la testa sotto la sabbia.

Che senso ha essere felici schivando gli ostacoli? Che senso ha chiudere gli occhi inanzi alle cose che fanno star male e ripetersi ad oltranza di essere felici? Cosa si prova ad accettare tutto ciò che non possiamo cambiare vivendo una vita di menzogne? Quanto ci si può abbandonare tra le braccia dell’ipocrisia pur di sfiorare una chimera?

Felicità

è una parola vilipesa, violata nella sua essenza, insultata dai compromessi e svilita dai finti sorrisi, dalla routine e dagli occhi che non riescono a soffermarsi sulla realtà.

Dimenticare questa parola e, per una volta, soffermarsi sui sogni, inseguire i fantasmi, avere il coraggio di essere infelici se questo significa rimanere in contatto con ciò che si è.

Infelicità

è anche chiedersi chi cazzo siamo la domenica mattina.

O svegliarsi con quella domanda come una pistola puntata alla tempia, ed il grilletto per spegnere la sveglia.

Felicità

Forse è anche sapere chi sei, avere la forza di evolvere restando fedele a te stesso.

Forse è anche conoscere te stesso mettendoti in discussione.

Non sempre è una coperta calda sotto la quale rifugiarsi.

Non è nemmeno l’immagine idilliaca dettata dagli stereotipi.

Mai stato un grande fan dei linea 77, di questa canzone abbastanza però.

Auf Wiedersehen

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Voglio rifugiarmi sotto il patto di Warsavia, voglio il piano quinquennale e la stabilità!!!

Una soluzione come un’altra, in braccio a mille fantasmi riflessi sulle superfici a vetri dei palazzi di Postamer Platz, dove una volta non c’era nulla come si ricorda il vecchio de “Il cielo sopra berlino” che non riesce più a ritrovare la piazza, gli amici di un tempo, l’atmosfera della vecchia Berlino travolta dal nazismo prima e dalle bombe poi. Un fine settimana a Berlino non è sufficiente, sposta appena la prospettiva di una vita rinchiusa nei suoi pensieri autodistruttivi. Non è sufficiente a scrutare ogni angolo di una città così complessa ed in bilico tra passato e presente, est ed ovest. E’ sufficiente però a sentire il sibilo del passato dietro ogni angolo: non si può fare a meno di chiedersi come potessero essere le cose tempo fa, che volti potessero aver quelle persone scavate dalla sorte, ipnotizzate e sedate con la forza. Berlino ha un fascino implicito che può essere svelato solo dalla sensibilità di chi la visita.

Sotto i palazzi nuovi c’è la cenere che arde ancora. Dentro il cemento ci sono le anime di chi ha rimesso in piedi la speranza di una grande città, di un grande popolo che si è risvegliato, dopo aver generato mostri tra i più terribili che l’umanità abbia mai conosciuto. Nell’aria c’è una brezza che mantiene lontana l’umidità stagnante e spinge avanti ogni cosa tranne me, che proprio non riesco a capacitarmi, che in fondo sono passato di qui anche per calpestare la terra sulla quale ha camminato, poco tempo prima, qualcuno che non smette di mancarmi, per vedere se fosse rimasto qui qualche suo frammento, uno sguardo, un sorriso… forse un pensiero rivolto a me. Di sicuro non c’è traccia del silenzio che mi sfonda i timpani adesso.

Il muro non si scorge che in piccoli frammenti lasciati in piedi come moniti, l’est ha smesso di essere est e l’ovest di essere ovest, eppure i ricordi sono ovunque. Alexander Platz ha un volto nuovo, la Sprea ed i giardini sono un angolo quieto e dolce, dopo aver nutrito un popolo distrutto, così armonioso e tranquillo. Berlino ha davvero superato la sua angoscia? Le persone hanno ritrovato la fiducia e gli occhi limpidi di un tempo, hanno smesso i logori abiti intrisi di sospetto e paura, quando ogni sospiro poteva essere udito. Berlino vive, si agita, innamorata dei cittadini che non hanno mai smesso di volerle bene, la statua della vittoria brilla alta sulla sua colonna e lo spazio arioso allontana ogni asfissia. Berlino ha un’anima grande ed eterna, nel suo essere nuova nello spirito, Berlino ha la fronte alta e fiera e non ci sono fiamme sulla cupola del Reichstag, trasparente e lucida: dello stesso colore del cielo, qualunque esso sia. Berlino è un esempio di come ci siano speranze che, per quanto le si pieghi, non si possono spezzare, sentimenti che resistono al delirio (qualunque forma esso assuma) ed alla violenza, pensieri che non si possono ridurre al silenzio, luci che non si possono spegnere, che non possono svanire.

Potsdamer Platz
Berliner Dom
Pankow Bahnhof
Der Mauer
Checkpoint Charlie
Brandenburger Tor
Der Reichstag
Alexander Platz
Berlin