Fluxus

Cosa starà facendo?

Postato il Aggiornato il

Non chiedetemi per quale motivo ma Roberto “Tax” Farano ha sempre suscitato in me e nel mio compare di avventura e concerti un fascino particolare. Certo era il chitarrista dei Negazione, aveva un volto che abbiamo sempre considerato particolarissimo, girava il mondo in furgoni scalcagnati, era vissuto in una Torino aspra, quella a cavallo tra i settanta e gli ottanta… ma non era solo questo. Avevamo preso anche a storpiarne il nome (ci perdoni) in qualcosa di onomatopeico che suonava circa come “tazfarrein” o “tazzefarrein” (pronunciato rigorosamente al rallentatore) e spesso c’era un ritornello che si ripresentava: “chissà cosa starà facendo tazfarrein?”. Non che volessimo fare gli stalker o altro, semplicemente in certi momenti finivamo col chiederci dove potesse essere e cosa stesse facendo, così senza motivo: saltava fuori la domanda e basta.

A forza di chiedercelo un paio di volte la nostra curiosità è stata soddisfatta: abbiamo avuto l’onore di incontrarlo in maniera del tutto fortuita. La prima volta all’ auditorium RAI di Torino per il concerto del tour di “Lament” degli Einstürzende Neubauten: non potevamo credere che ci fosse passato davanti e soprattutto non potevamo non salutarlo. L’Oltranzista pretese di lavarsi le mani prima di andare a stringergliele! Fu una cosa che ci fece un enorme piacere e sperammo di non averlo infastidito più di tanto.  La seconda volta ad un concerto di MGZ all’ Hirosgima Mon Amour. MGZ è un nostro eroe da sempre e come non ricordare in questa sede delle hit fantastiche come “Muovete le manine”, “Sempre più veloce”, “Sopravvivo senza un motivo” o “La belva del condominio”? Ma a parte questo ero ben consapevole che fosse in contatto con tazfarrein visto che al mio primo concerto in assoluto dei Negazione (e della vita) al “2” di Cigliano sul palco c’era anche lui che protestava vistosamente perché qualcuno gli aveva rubato la coda. oltre al fatto che, naturalmente, sono collaboratori di lunga data.

Ebbene, a distanza di pochi mesi, rieccolo li, al bancone dell’ Hiroshima, questa volta ci vede lui e ci saluta e noi restiamo quasi di sasso. Avevamo smosso delle energie cosmiche con il mostro tormentone? Resterà un mistero ma qualcosa ci fa sperare di avere dei poteri sovrannaturali.

Tutto questo per dire che Area Pirata ha ristampato “Voglio di più”, secondo lavoro degli Angeli. Chiedersi “chi sono gli Angeli” è come chiedersi “Cosa starà facendo tazfarrein” dopo i Negazione e la collaborazione con i Fluxus (assieme all’altro transfuga Marco Mathieu a cui va sempre un pensiero di speranza e forza) che aveva prodotto il bellissimo “Non Esistere” cosa poteva mai fare? Creare un nuovo gruppo e questi sono gli Angeli.

Nati dalla collaborazione con Massimino Ferrusi (e Marco Conti al basso), diedero alle stampe il primo album intitolato come il nome del gruppo e cantato in massima parte in inglese. Il tocco del nostro è sempre pienamente presente, il suo suono di chitarra si impone subito all’attenzione, ma le sfumature sono più varie che in passato e Farano sfodera una bella voce abrasiva in contrasto con lo stile urlato di Zazzo Sassola che aveva caratterizzato i Negazione e anche con il timbro particolare di Franz Goria nei Fluxus. Ne risulta una miscela interessante che non rinnega le proprie origini HC ma aggiunge delle componenti in più che troveranno una forma compiuta nel secondo lavoro, quello oggetto di ristampa.

Rilasciato all’ inizio del ’99 dopo aver chiamato Luca Marzello in qualità di bassista, ritorna al cantato in italiano ed inizialmente lascia un minimo spaesati: i testi sembrano ingenui e fin troppo naif e quasi incastrati a forza nelle metriche delle canzoni. Dopo alcuni ascolti però, una volta abituati alla madrelingua, il disco mostra appieno il suo valore.  E allora la soddisfazione prende corpo nell’ascoltare l’impatto iniziale della canzone che dà il titolo al disco, l’assalto esplosivo di “Vivo”, la melodia di “Con le mie scuse”, lo sconfinamento nel metal dell’unica traccia cantata in inglese “Breakfast in hell”. A distanza di 22 anni ritorna un disco assolutamente da riscoprire. Chi c’era lo sa già, gli altri si facciano sotto e gli rendano giustizia come merita! Noi ci chiederemo ancora “chissà cosa starà facendo tazzefarrein?” Ma adesso ne sappiamo un po’ di più e, soprattutto, qualsiasi cosa stia facendo gli si vuole bene!

Per noi chiedersi cosa starà facendo tazfarrein è un po’ come chiedersi dove vanno le anatre in inverno a Central Park quando il lago ghiaccia.

2018

Postato il Aggiornato il

Immancabile appuntamento con  la playlist di fine anno e quest’anno me la risolvo così:

10. Einstürzende Neubauten:  Grundstück (ok è una riedizione ma è comunque un evento!)

9. Melvins: Pinkus abortion technician

8.  Cani Sciorrì: Parte I

7. Storm(o): Ere

6. Fluxus: Non si sa dove mettersi

5. Voivod: The wake

4. High On Fire: Electric messiah

3. Messa: Feast for water

2. Clutch: Book of bad decisions

1. Sleep: The sciences

Concerto dell’anno: Sleep a Milano

Ciofeca dell’anno: Corrosion of Conformity (giuro che non riesco ad ascoltarlo!)

Gruppi italiani

Postato il Aggiornato il

D’inverno la musica italiana si ingozza di festival, si impasta di fiction, si prostituisce nei talent. La mia generazione, cosa siamo diventati, ascoltavamo cose orrende e ora siamo imbruttiti. Voi ascoltavate cose orrende e VOI siete imbruttiti! Io ascoltavo musica fantastica e ora lo faccio ancora!!!

Deluso dai Corrosion of conformity che fanno uscire un disco nostalgico ma sostanzialmente incapace di smuovermi e che abbandono dopo due ascolti. In questo inizio anno sono tentato dal pensare che ho un pessimo anno musicale davanti. Mi tenta fortemente cedere allo sconforto sonoro.

Poi una mail mi ricorda (dopo un bel pezzo in realtà) di aver finanziato il disco di ritorno dei Fluxus e che finalmente sta per concretizzarsi quel vinile colmo di speranza finanziato, e quindi acquistato, mesi prima. Deve ancora arrivare (speriamo bene) ma intanto quel fantastico sito che è bandcamp mi da una soddisfazione che, visto l’inizio dell’anno, non mi aspettavo. A volte è comodo e facile demoralizzarsi. Invece Franz Goria e compagni mi ricordano chi erano e chi ero e mi prendono a calci in culo, me stesso e la mia boria al contrario. A volte ci ricasco e mi abbatto compiaciuto della mia miseria immaginaria, sono un bel tipo, ne converrete.

a3131811422_16

Il disco mi riempie di gioia. La voce di Franz mi sembra decisamente cambiata in 16 anni, ma quanto mi sono comunque mancati. Mi commuovono e vorrei tanto che anche Marco Mathieu fosse qui a sentirli, a testimoniare come sono stati in grado di ritornare fieri ed orgogliosi, assolutamente all’altezza del loro nome, senza tradire e senza ripetersi. Non è da tutti e anche io sono della partita stavolta sia pure nel mio piccolo. Avevo bisogno di questa iniezione di fiducia nella musica.

Come se non bastasse da Feltre, cittadina cui sono intimamente legato, arrivano pure gli STORM{O} un fulgido esempio di come ci sia del marcio positivamente inteso in Italia. Un disco, una veemenza, una decisione che non si vedevano da tempo. Sembrano una sorta di risposta italiana ai Converge, magari meno tecnici e variegati, ma con un impatto invidiabile. Con dei testi visionari ed intensi, una musica nervosa e moderna: tesa come una lama che riflette una luce accecante di volontà e resilienza. Ammetto che non me lo aspettavo quando ne lessi la recensione, “Ere” rappresenta una speranza abnorme per la musica non allineata del nostro paese. Una speranza che è come un cuore che batte indomito in un corpo assopito e decrepito.

storm(o)

come se non bastasse i Totem hanno fatto uscire un brano nuovo e 2/3 dei Lomax hanno un nuovo interessante progetto le Tacobellas! (per questa chicca lo-fi si ringrazia sempre il collega di Neuroni)

Alzatevi e combattete!

Barrett fluxus

Postato il

[Syd tu guardi a te stesso come a un uomo-vegetale, io mi sento di più come un elefante effervescente]

Dissolversi in mille milioni di bollicine.

Non esistere ogni tanto è un’idea affascinante, non fare alcuna differenza a questo mondo già assai poco rilevante. Non aver mai calcato suolo alcuno. E vedere, dal nulla, che succede. Un occhio che osserva dal vuoto. Un paradosso effervescente, iniettato di sangue, che osserva benché non esista.

Vedere com’è fatto il mondo senza di me. Come sarebbe la vita di ogni persona che ho conosciuto se non fossi mai esistito. Io non ci sono mai stato. Nessuno può aver mai detto di conoscermi, di aver provato un flebile sentimento nei miei riguardi. Suadente desiderio di non esistere. Di non essere mai esistito.

Dura un attimo, poi mi accorgo di esserci. O di esserci stato.

E allora non riesco a non esistere.

Sono l’anello di congiunzione tra Syd Barrett e i Fluxus.

 

Caustico solforico sfogo.

Postato il

Sono due termini che assieme non vanno bene. O caustico o solforico. Ma in questo caso entrambi. Da un po’ di tempo mi sento sommerso soprattutto da immondizia musicale, ho riletto il listone di fine anno e mi sono accorto che sembra spolpato fino all’osso. Ho ripensato ai concerti visti quest’anno e mi è salita l’angoscia. I negazione dicevano: non riesco più a divertirmi, cosa sta succedendo?

Succede che mi annoio mortalmente rispondono i CCCP, è il tedio che la vince su tutto. Musicalmente è un disastro, se riesco ad ascoltare quattro cinque dischi decenti in una settimana è tanto. Il resto è paccottiglia maleodorante da rincoglionimento mainstram. Non lo sopporto. Non sopporto il me stesso che non riesce ad opporsi all’imborghesimento (orrore, orrore!) di se stesso e del mondo circostante. Ogni volta che accendo una radio/televisione, ogni volta che ascolto musica che mi fanno ascoltare altri non mi passa il mal di stomaco e mi ritrovo a citare nientemeno che fabri fibra. Sto cadendo in basso e non capisco il perché.

Una volta ero fiero ed indipendente. Ero vigile ed attento a tutto quello che mi entrava nei padiglioni auricolari e non c’era spazio per facilonerie da modulazione di frequenza. Adesso mi infilano nelle orecchie di tutto e mi sento contaminato dallo schifo. Davvero c’è gente che ancora che va dietro a entità fasulle e scontate, a show pilotati, a presunti miti musicali costruiti a tavolino. Ci sono alcuni che ascoltano radio come dischi rotti che pretendono di inculcarci canzoni 4, 5,6 volte al giorno, perché nessuno gli dice di smetterla? Una pochezza disarmante, un vuoto demotivante. Che mi sta assorbendo. Non voglio essere uno di loro, non voglio bottoni cuciti al posto degli occhi, cerniere lampo grippate sulle labbra screpolate sanguinanti. Sono solo paranoie. Che si sfaldano in un urlo liberatore. Lo spero. A volte, in mezzo a tutto questo, non riesco nemmeno a sentire i miei pensieri. A volte i miei pensieri non sentono più me.

Liberaci dal male. Dacci del denaro. Mandaci Giuda nella festa di paese.