Genova

O tempora!

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Due giorni senza internet. A rifletterci sembra quasi una cosa da preistoria: com’era fatto il mondo senza avere di colpo tutte le informazioni? Senza poter ricercare niente, senza acquistare, prenotare nulla dalla rete o senza effettuare video chiamate dal PC. Quasi non me lo ricordo. Ti manca la connessione ed al 187 un disco rotto ripete che: “nella sua zona si è verificato un guasto alla linea” poi ti chiedono se vuoi essere avvertito quando verrà riabilitata. Gli dici di sì, ma quando ritorna  nessuno ti dice nulla. Solo la lucina verde del rooter sembra comunicarti che il mondo non ti ha più lasciato da solo. Ovviamente è un’illusione. Pochi minuti dopo la rottura del cosiddetto isolamento appare questa fotografia:

Ian Curtis (15 July 1956 — 18 May 1980)
Ian Curtis (15 July 1956 — 18 May 1980)

Non è nulla, è solo una forgrafia di Ian Curtis dei Joy Division davanti ad una cabina telefonica. Un oggetto d’antiquariato che sta scomparendo. I gettoni (poi le tessere), i dischi, i tastoni della restituzione nei quali, da bambino, riponevi una segreta speranza di un ghiacciolo gratis. Oggi Ian avrebbe 57 anni, chissà cosa penserebbe, chissà se avrebbe un qualche senso che lui fosse ancora qui. La sua fine è davvero troppo triste per rivangarla in questa sede, è già stata oggetto di libri e film.

Quando non c’era internet non so come feci a scoprire che le copertine di “Closer” e del singolo “Love Will Tear Us Apart” provenivano entrambe dal cimitero monumentale di Staglieno (Genova), eppure ce la feci. Grazie al caso, ma seppi anche del video di Anton Corbijn per “Atmosphere” e, complice anche l’autosuggestione (che non a caso è il titolo di una loro canzone), divenne in fretta il mio video musicale preferito. Misi a posto le tessere che componevano la sua vita raccattando un frammento qui e la, fino a che la sua vedova si decise a diradare qualche dubbio con la sua biografia, poi diventata il film “Control” di qualche anno fa.

C’era un alone di mistero che adesso davvero sembra quasi ridicolo. Era dispendioso, affascinante e a volte frustrante. Eppure le cose avevano un altro sapore, non necessariamente migliore, sicuramente diverso. Un disco era ancora una conquista. Richiedeva sacrificio e spesso una lunga ricerca. Ian Curtis non era un insieme di pixels: era un’ entità eterea ed indefinita che sarebbe troppo irrispettoso chiamare fantasma. La sua figura appariva davanti agli occhi, materializzata attraverso testi carpiti con fatica e tradotti  macchinosamente. Era un ragazzo che non c’è più, una persona umana eppure sensibile, appassionata e in grado di toccare tantissime anime. E di farle commuovere.

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=lmd8rLJFxTw]

Can you stay for these days?

Vanessa Van Basten: “La Stanza Di Swedenborg”

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“Mi chiami pure se ha bisogno o se ha paura.
ah, cara ragazza io non ho paura, ho già assistito dei moribondi
la mandibola scende un pochino e poi è finita
il più delle volte non succede nient’altro.
tutti gli spiriti si trovano in una zona intermedia che noi chiamiamo La Stanza di Swedenborg
ma lei non ci resterà a lungo, lei passerà dall’altra parte verso la luce.
ma deve cercare di restare là almeno qualche minuto,
qualcuno la chiamerà da dentro la luce e
forse si sentirà afferrare,
ma lei si sforzi di resistere e non muoversi da là
e ora mi risponda,
un colpo è no
due non lo so
e tre colpi vogliono dire sì
la trascinano verso la luce,
è bello stare lì.
si lasci andare, ma non completamente,
non completamente, deve restare nello stato intermedio
non vada in direzione della luce, non lasci La Stanza Di Swedenborg.”

“La Stanza Di Swdenborg” è un CD nato dalla collaborazione di tre etichette italiane (Eibon, Radiotarab, Noisecult e Coldcurrent) nel 2006, gli autori sono i genovesi Vanessa Van Basten. Il titolo proviene dritto dritto dallo sceneggiato danese “The Kingdom”, bellissima ed inquietante creazione di Lars Von Trier, da noi uscito in versione criminalmente mutilata come se fosse un monolitico film di circa quattro ore (da qualche tempo però è disponibile in versione completa in DVD, come pure il suo seguito “The Kingdom II” che però deve essere visto con i sottotitoli poiché non è mai stato doppiato). Dopo averli citati, mi sembrava giusto concedere loro lo spazio che meritano, anche perchè ho avuto occasione di avere contatti con Morgan Bellini ed apprezzarne l’attitudine. Della musica non parlo, per me, stavolta, è davvero pura emozione, impregnata di immagini in movimento, ombre elettriche, cinema. A questo lavoro sono seguiti altri due altrettanto significativi (oltre al bellissimo EP d’esordio autoprodotto)… ora sono silenti dal 2010, speriamo che rompano presto il silenzio…

Vanessa Van Basten

Questo post è per Scribacchina, grazie di tutto! Temo che con me le tinte fosche siano inevitabili, ma, secondo me, questo pugno fa un po’ meno male 🙂