Giorgio Trombino

Tenebra: Moongazer

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Il 2022 potrebbe essere effettivamente l’anno del doom, almeno in Italia. Dopo lo stellare “Close” dei Messa, un altro grandissimo disco si palesa all’orizzonte ed è “Moongazer” dei Bolognesi Tenebra. Anticipato da un ep e, a quanto pare, rinviato a causa della pandemia valeva bene l’attesa.

Tenebra (fonte: Bandcamp)

Va detto che è un disco decisamente più canonico rispetto a quello dei veneti, gioca le sue carte con i piedi ben piantati negli anni ’70 e più precisamente nei primi tre album dei Black Sabbath, mai abbastanza glorificati e qui decisamente omaggiati con gusto e personalità. Questo riferimento in alcuni tratti assolutamente palese (chi di voi non coglie “War pigs” in “Space child” si ripassi la lezione dei maestri) alla fine però non risulta particolarmente fastidioso o citazionista: si coglie solo la passione sconfinata dei quattro per gli eroi di Aston, Birmingham ed io in questo li posso assolutamente capire.

Detto questo, c’è molto di più nella musica dei Tenebra. Rileggono la materia in modo magistrale, aiutati sicuramente molto dalla voce di Silvia che risulta come un tratto distintivo innegabile nella musica degli emiliani. Una sorta di Janis Joplin con un’ anima oscura, arrochita e selvaggia, che canta direttamente dal centro della terra, con un piglio vissuto e blues che non si risparmia mai. In generale tutto il gruppo, partendo da un punto di riferimento ben preciso lo infarcisce con influenze blues, pescando nel contempo a piene mani in tutti gli anni ’70. Dimostrano una notevole cultura e preparazione nel campo e nel disco si sente tutta.  Le canzoni sono dinamiche e scorrevoli pur nella pesantezza del suono quello che risalta è una notevole abilità negli arrangiamenti e nel feeling vigoroso che riescono ad imprimere alle loro composizioni.

In definitiva, “Moongazer” è di sicuro una delle uscite dell’anno nel genere, dopo un primo album sicuramente all’altezza, il secondo li vede compiere un decisivo salto in avanti, evolvendo verso una maturità artistica che, a questo punto, si palesa in tutta la sua maestria, considerati anche i contributi a contorno di Giorgio Trombino (sax e punto in comune coi Messa) e di Gary Lee Conner. Dal vivo saranno incendiari a dir poco, ed è auspicabile che adesso si espandano ancora esplorando nuovi territori terreni e musicali.