Giovanni Lindo Ferretti

Riflessioni e divergenze tra il fedele Ferretti e me nell’anno della data palindroma.

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Giovanni. Lindo. Ferretti. Qualche anno fa ricevetti un invito da parte di un amico per recarmi a vedere l’ex voce dei CCCP/CSI che avrebbe tenuto un concerto di lì a poco in un paesino vicino a casa. Fu un’occasione che non colsi. Volontariamente. Io c’ero quando i CSI vennero a Biella costringendo gli organizzatori del concerto a sportarlo al palasport per il numero inaspettato di biglietti venduti. Fui uno di quelli che fece fare a “Tabula rasa elettrificata” il clamoroso balzo in avanti nelle classifiche nazionali.

Volevo tenermi stretti quei ricordi. Volevo tenermi stretti tutti quelli che riempiriono il palasport, perché mai avrei pensato che la mia città potesse rispondere a quel modo, volevo ricordarmi quegli anni dove finalmente era permesso ai sedicenti alternativi di uscire dal guscio. Sono un nostalgico, non per tutto, ma per questi cari ricordi lo sono.

Adesso vedere Ferretti dal vivo non so che effetto potrebbe farmi, ma nemmeno mi interessa di scoprirlo. Sono cambiate troppe cose e esiste una pagina facebook che si chiama “Convinciamo Ferretti a drogarsi di nuovo”. Se esiste ci sarà un motivo. Anche piuttosto serio. Il punto però non è che lui ha fatto del punk filosovietico ed ora vota dall’altra parte. La gente ha il diritto di cambiare idea come e quanto vuole. Quello che non perdono a Ferretti e di aver perso lo spirito critico, il gusto di sfottere l’ideologia. Non è mai stato uno allineato nemmeno al punk, i punk del Virus di Milano lo contestavano violentemente (mai letti i libri di Philopat?), non è stato allineato nemmeno al comunismo, anche se aveva la tessera del PCI, gli sberleffi alla parte politica propria della sua regione non si contavano. Adesso è l’ombra di quello che era, uno che l’ha fatta finita con la contestazione, con l’ironia, con la destabilizzazione.

Uno allineato. E che il termine incuta terrore è palese. Riflettendo su tutto questo mi sono detto che, con tutto l’affetto per il suo passato, non potevo andare a vedere un suo concerto. La voce poteva essere ancora quella, ma l’uomo dietro alla voce che fine ha fatto? Soprattutto perché non applica al suo nuovo credo quello che all’epoca applicò al comunismo? Perché non lo irride, perché non lo critica, perché non lo destabilizza? Il materiale non manca di certo. La risposta non la conosco. So solo che allinearsi è comodo, fa sentire le spalle coperte e ti irradia di quella sensazione di protezione che si prova ad appartenere ad un gruppo, di illude di esser parte di una storia ed una tradizione, ti offre di mimetizzarti in un’idea pensata da altri che tu devi solo fare un minimo sforzo per sostenere. Bada solo che il tuo naso sia ben tappato prima di cedere, perché quel calore deriva dall’intestino di qualcun’altro.

Col tempo ho imparato che mai è una parola troppo definitiva. Chi sa di che siamo capaci tutti? Vanificato il limite oramai. L’unica strada che si può provare a percorrere è quella di essere attenti per essere padroni di sé stessi. Ed io ho intenzione di provarci. Ancora.

Allo stesso modo in cui mi ritrovo a pregare ogni volta che varco la soglia di un ospedale perchè l’ultima cosa che io veda non siano delle infermiere che mi girano attorno o la faccia preoccupata di qualcuno, il pavimento di linoleum e le pareti bianche, nello stesso modo spero, con tutto me stesso, che non si spenga mai in me la scintilla della riflessione, l’attitudine alla ribellione, il piacere dello stupore e l’orgoglio di averci provato. Fino alla fine. Non importa quante volte sarà necessario cambiare per non sentirsi soffocare, non importa se a qualcun’altro possa sembrare che io sia sceso a compromessi, non importa nulla, se non restare attivo e fedele a me stesso.

E sì, ogni tanto prego anche io, un dio diverso dal suo.

Il CD da viaggio

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Il CD da viaggio è un’entità strana… difficile da descrivere nelle caratteristiche peculiari. Non deve essere troppo nuovo, di solito le melodie conosciute aiutano mentre si sta guidando: un sottofondo familiare ed amico ti accompagna senza rapire la tua attenzione, nemmeno essere troppo violento o aggressivo: segue la strada e le sue curve senza aggiungere spigoli. Se ne sta lì, in sottofondo, risvegliando ricordi, stimolando i sorrisi, magari facendoti cantare, cosa che aiuta sempre il morale, oltre ad alleggerire la noia eventuale. Ci sono molti titoli che mi vengono in mente, chessò “Songs For The Deaf” dei Queens Of The Stone Age che già di per se’ simula una ipotetica stazione radio, oppure magari le atmosfere oniriche e dilatate di un “Wish You Were Here”, o qualcuno di quei CD composti da un unica traccia dalla durata lunghissima, tipo il bellissimo “Flood” dei Boris. Tuttavia è molto più facile ricadere nella tipologia “raccoltona” o disco dal vivo… niente male un viaggio con un “Remasters” o un “Live After Death” assolutamente nostalgici entrambi. Ecco io di solito non amo particolarmente i dischi dal vivo ma, stranamente, la tipologia si presta benissimo al viaggio.

Perché sono brani conosciuti ma magari riarrangiati, togliendo un po’ di “già sentito” agli originali. Strano a dirsi, almeno per i miei standards, il mio CD da viaggio preferito è un disco dal vivo registrato in occasione di un ciclo di trasmissioni intitolato “Acoustica”, in onda nell’ allora Videomusic, in un periodo (1994) nel quale gli unplugged avevano davvero preso piede, a partire dai Tesla, per finire con Nirvana ed Alice In Chains, e rende stranamente alla perfezione un lato, solo in superficie calmo, dei suoi autori: i CSI.

CSI: "In Quiete" 1994
CSI: “In Quiete” 1994

Il disco si intitola “In Quiete” e propone una selezione di brani da “Ko De Mondo” (magistrali le versioni di “Memorie Di Una Testa Tagliata”, “In Viaggio”, “Del Mondo”), alcune canzoni dei CCCP (“Depressione Caspica” criminalmente tagliata fuori) e due rifacimenti: uno di Battiato (escluso dal CD anch’esso) e uno dei Marlene Kunz, “Lieve” che, rifatto dal gruppo di Zamboni, aiuterà ulteriormente l’ascesa del gruppo piemontese. E’ stato la colonna sonora di mille viaggi, anche quando era ancora sottoforma di nastro magnetico, un fedele compagno incurante del tempo e delle stagioni musicali, nonché la testimonianza di un grande gruppo che fu e che continua a vivere anche in quelle note…

« Quanta violenza può contenere un soffio?

Quanta disperazione un sussurro? In quiete non è come dire relax. Credetemi. »

G.L. Ferretti

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=WI5E4Nv0YZg]

a chi interessasse i C.S.I., o chi per loro, stanno per ristampare il loro catalogo (“In Quiete” compreso) su vinile, informazioni cliccando qui