Italia

Giù la testa!

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Mi sono lasciato alle spalle miriadi di post smozzicati, anche solo accennati nella testa, nell’ultimo periodo ma anche negli ultimi anni, nei quali questo blog ha vegetato più che vivere realmente. Discorsi iniziati ed abbandonati per mille motivi tra cui giganteggia il già sentito, serpeggia la noia o l’incapacità di articolare un pensiero come andrebbe fatto, se non altro per rispetto verso quei pochi che leggono. Ma a febbraio ho sempre e solo un pensiero: evitare (userei anche termini più pesanti ma non me ne vengono) san remo. Fortunatamente quest’anno ci sono riuscito più che in molte altre occasioni. il festival è la riprova ennesima che, come sonsteneva Freak Antoni, l’Italia è sempre la provincia di qualche altro posto.

Vorrei essere in grado di fare come Zerocalcare che su wired anni ed anni fa confessava di non potercela proprio fare anche solo a sviluppare un qualcosa su san remo. Invece a me fa proprio imbufalire come il successo di vasco rossi o di sferaebbasta. Per inciso: non vi spiegate il successo dello sfera? Genitori che ascoltano vasco secondo voi che genere di figli possono covare?

Ammettiamolo: in Italia la cultura musicale non esiste, o meglio esiste solo in una ristretta cerchia di persone (e qui parte la voce fuori campo di Nanni Moretti: “mi troverò sempre a mio agio e d’accordo con una minoranza di persone”- “mi troverò sempre a mio agio e d’accordo con una minoranza di persone”-“mi troverò sempre a mio agio e d’accordo con una minoranza di persone”-“mi troverò sempre a mio agio e d’accordo con una minoranza di persone” ad libitum) una realtà che va esplicitata ogni volta a un volume maggiore così, per acquisire consapevolezza.

La verità è semplicemente questa. Questo il motivo per cui il festival continua non solo ad esistere ma ad essere una sorta di superbowl italiano in fatto di ascolti. E quelli che lo commentano sprezzanti comunque ingrossano le fila perchè, di fatto, per commentare devi seguire. E quelli che lo schivano vengono bollati come radical chic. Per quanto mi riguarda mi smarco subito: un radical chic non ascolta death metal svedese, tanto meno ne fa una religione, per tanto cominciate a beccarvi questo:

Inoltre io non mi limito a schivarlo, lo detesto proprio. E’ uno dei tanti simboli dell’Italia conformista. Quella nazione che, per intenderci, fa dell’ignoranza un vanto e non una vergogna. Quello stato che riduce tutto ad uno squallido luogo comune. Quel modo di pensare ipocrita che si sente rappresentativo di tutto e di tutti.

Ebbene non in mia rappresentanza, giammai in mia rappresentanza.

In condizioni normali ignorarli basterebbe ma, per mia disgrazia, so bene che nonostante io non mi leghi a quella schiera (e morrò pecora nera cit.) parte delle mie tasse e del mio canone tv va a foraggiare tutto questo. Oltre al danno la beffa, mi tocca pure di mantenerli, quindi almeno che sia consentito esprimere un violento dissenso, un crudele disagio.  Purtroppo non verrà mai il giorno in cui vedrò finire questo scempio. E non verrà mai nemmeno il giorno in cui non dovrò levare la stima a gruppi che ritenevo meritevoli almeno di rispetto ma che si piegano a queste logiche infami per motivi a me ignoti (o forse fin troppo noti), per cui addio Zen Circus: mi avete profondamente deluso (e pure Brunori).

In definitiva però esiste un’ Italia musicale meritevole? Sì esiste, in questo momento sta sopra un Colle, ma non solo lì.

La diversità è un pregio e non un difetto.

Per fare l’opera completa faccio anche i miei complimenti ai talent show. Alla vecchia giuria di x factor e alla nuova di the voice. Non guarderò mai nessuno di voi e mi aguro che il vostro non-pensiero e la vostra non-arte si estingua.

Ostinati e contrari. Sempre.

Ancora tu, ma non dovevamo non vederci più?

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Il 26 giugno 2011 doveva essere un giorno storico. Ammetto di aver esultato quasi con le lacrime agli occhi. Sembrava che vasco rossi, mio nemico storico musicalmente parlando, si ritirasse dalle scene, nientemeno! Una cosa nella quale non avevo nemmeno mai sperato, che potesse finalmente sparire dalle scene e dalle mie orecchie una volta e per sempre. Sono stati anni decisamente bui quando non si faceva altro che percepire in giro le sue melodie scontate ed i suoi testi demenziali, i suoi suoni raccapriccianti e la sua attitudine dozzinale.

Personalmente avevo anche giocato (ma nemmeno poi tanto) alla fanta-industria musicale, arrivando a ritenere che, un bel giorno, i “cervelli” che presiedono gli alti livelli del mercato discografico si fossero svegliate con un pensiero in testa: “In Italia manca ancora qualcuno che collassi sul palco”! prendono questo giovane di Zocca e lo mandano alla più bacchettona e tradizionalista delle kermesse musicali italiane con il compito preciso di non reggersi in piedi. Successo garantito. Troppo trasgressivo, troppo irriverente: peccato che i cantanti che crollano sul palco fossero una cosa assolutamente già vista e da un sacco di tempo. Ovviamente però l’Italia se ne era accorta solo in parte, poi che comodità un supposto rocker che canta nella lingua nazionale: perché sbattersi a tradurre un testo dei Rolling Stones, dei Led Zeppelin o di Bob Dylan?

E allora avanti, la via italiana al rock è servita, testi di una pochezza disarmante e produzioni pessime incluse. Intanto il pubblico impazzisce e la popolarità del suddetto cresce a dismisura, ormai sue le radio, suoi i palchi ed anche un po’ la televisione: c’è chi gira addirittura un agghiacciante film sulla gente che popola i suoi concerti, per tacere del tentativo di santificazione perpetrato grazie al film di Paris presentato addirittura alla mostra del cinema di Venezia, un po’ di vergogna, no? In questa provinciale nazioncina oramai chi dice rock dice vasco e, se dici di ascoltare rock, fatalmente il primo nome che ti verrà fatto sarà il suo e ti sentirai sprofondare nel disagio lentamente ed inesorabilmente, penserai con tristezza a Elvis o ai Beatles, finendo, inevitabilmente, per chiederti cos’hai fatto di male. Avendo paura di rivelare a te stesso che, in realtà, conosci perfettamente la risposta.

Essere nato qui. Nel paese dove hai sempre e comunque la sensazione di essere la provincia di qualche altro posto come diceva Freak Antoni. C’è un fattore però che non avevo considerato, finora… ovvero il fatto che il ritorno di vasco potrebbe non essere il peggiore dei ritorni.

L’eterno ritorno NON donare a loro o Signore.

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=_W0OSV5bFm4]

Una delle sue peggiori nefandezze. Cari Radiohead, ma avevate sinceramente bisogno di far cassa coi diritti d’autore???

A proposito: oggi compie gli anni (65) Vincent Furnier, alias Alice Cooper, questa è una vera rockstar che non si è ancora mai dimessa:

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=amwgsBZQ1w4]