J.G. Ballard

Il senso della vita

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C’è stato un attimo durante questa settimana, nel quale mi sono sentinto quasi a posto. Non che i soliti problemi si siano risolti, semplicemente per una qualche congiuntura astrale pesavano molto meno, impossibile capirne il perchè ma sono riuscito a districarmi tra paranoie e ricordi, a farli apparire molto meno gravosi e angoscianti. Di solito le prime due cose che saltano quando mi faccio assalire dalla negatività sono sonno e letture. Finalmente la colonna sonora precedente al sonno a base di Led Zeppelin pareva funzionare, ero fermo da un paio di settimane su Cocaine Nights di J.G. Ballard un po’ perchè è un giallo ed un po’ perchè starmene da solo a leggere può favorire l’insorgere dell’angoscia, anzi, per quel che mi riguarda, lo fa quasi sempre.

Poi, come è giusto che sia, durante un simpatico giro motociclistico, tutta la feccia è tornata a galla. Molte delle cose che mi sto adoperando per accettare e superare sono tornate indietro di colpo,  sian stati i libri o il mio provincialismo…

Gli unici due pensieri (attenzione: da qui in avanti la scurrilità potrebbe emergere nel post, vogliate considerarla una licenza poetica o leggere altrove: non è possibile esimermi dall’utilizzare certi termini, in questo contesto) in grado di farmi sorridere sono stati la risposta via mail mandatami in risposta alle mie lamentele durante un soggiorno gallese da un compagno di mille avventure, la suddetta mail recitava semplicemente:

“Nella vita l’importante è rompersi i coglioni”

Non diceva null’altro ed io pensai che, ammesso che dicesse il vero, potevo quasi considerarmi un personaggio importante.

Il secondo pensiero invece l’ho rivolto ad un personaggio che vide la luce quasi quarant’anni fa a San Martino di Trecate, si tratta di un fantautore con il raro dono della sintesi che ha saputo riassumere in 3 minuti e 21 secondi il senso della vita, addirittura meglio dei Monty Python… mi permetto di svelare l’arcano con un semplice link da youtube:

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Il presente blog è la continuazione del blog http://www.xerosignal.splinder.com e funge anche da archivio per il suddetto. Purtroppo trasferendo il blog su wordpress, molte informazioni sul vecchio blog sono andate perse (soprattutto i links!), i post sono stati mischiati, alcuni contenuti multimediali persi. Mi scuso per le mie approssimative capacità nel gestire il trasferimato del blog dalla piattaforma splinder che sarà definitivamente dismessa il 31 gennaio 2012.

Chi scrive si è scelto il nome Nxero, Dove la N è effettivamente l’iniziale del mio nome, mentre Xero è un personaggio etereo ed indefinito de “La Mostra Delle Atrocità”, libro mirabile di J.G. Ballard. Di conseguenza “Xerosignal” è la mutazione del titolo di una canzone dei Fear Factory (“Zero signal”) contenuta in “Demanufacture” CD uscito per la Roadrunner rec. nel 1995, e significa, segnatamente, il fatto che il fine ultimo di questo fatto è l’esternazione di determinati pensieri che mi son sentintito di tradurre in pixels, non necessita infatti di fili logici o coerenza particolare condivisa da tutti. Non mi sento un essere limitato che non possa parlare di argomenti apparentemente inconciliabili. Inoltre l’assonanza tra Zero e Xero è sinonimo principe della acquisita consapevolezza di non avere importanza alcuna.

Il Blog in se stesso non si propone scopo alcuno se non quello di tentare di entrare in contatto con persone attraverso la mera esposizione di se stessi e dei propri pensieri, gusti ed opinioni, nella remota speranza di scoprire remote assonanze spirituali con esseri affini, ammesso e non concesso che esistano.

Le generalizzazioni e classificazioni di sorta non sono viste di buon occhio, e vengono utilizzate in sporadici casi (non vincolanti) nei quali si renda necessaria una semplificazione comoda ma assai approssimativa ed imprecisa. Fatta questa pecisazione doverosa, chi spinge questi tasti ardisce a definirsi: spirito libero, anticonformista, antiautoritario, animalista e vegetariano, a tratti può assumere le caratteristiche riconducibili a nichilista, ipersensibile, depresso, misantropo, solitario ed emarginato, volontario ed involontario. Ama la musica pesante ma non ne è schiavo, ama il cinema, l’arte, la letteratura ed ogni forma di espressione nella quale riesca a riconoscere un qualsivoglia tratto comune.

Vorrebbe, infine, udire al suo funerale la seguente canzone: