Jane’s Addiction

The live experience.

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Dregen & The Imperial State Electric
Dregen & The Imperial State Electric

Mamma mia. Non vado ad un concerto dal maggio scorso. Dal primo maggio dell’anno scorso, che tristezza. Mi sono perso soprattutto Neurosis e Vista Chino. Ah no era decisamente una tendenza che andava invertita, quantomeno interrotta. Ci sono mille motivi per questa assenza dall’attività live, alcuni seri altri meno. Soprattutto: non mi piace andare ai concerti da solo. Sarà stupido ma nel viaggio fatto con un amico o nel piacere di condividere i ricordi c’è un fascino al quale faccio fatica a rinunciare. Poi c’è anche il fatto di affrontare imprevisti e situazioni varie assieme, qui c’è una fredda lista di situazioni (ovviamente tante ne saranno escluse):

Na tazzulella e café: Napoletano inguaiato che ci si avvicina all’autogrill di Novara mentre ci stiamo facendo un caffé da campo nel retro del fiorino, rifiuta una tazzina e chiede se può succhiarci del carburante. Allucinazioni post- Obituary.
Zio Morfina: Un inquietante tizio che “ballava” dietro di me al concerto dei Jane’s Addiction.
Verbania madness: Dirò solo che c’entrano risse sfiorate, ubriachezza molesta e spray al peperoncino, nella ridente città del verbano a un concerto dei Nebula.
Invasione equadoregna: Una nutrita (e alterata) compagine di immigrati centroamericani irrompe non senza conseguenze al Masters of death metal.
La terra trema! Succede la prima volta che vedi i Sunn 0)))
Calata dei babbari:  Dopo una nottata a dormire in Panda, ti svegli e vedi che una nutrita compagnia teutonica sta allegramente banchettando sul cofano della tua auto. Poi il loro pullman se ne va non prima di aver scaricato il WC. Sarà una punizione per aver visto Santana?
Insomma andare da solo mi fa triste… potrei (e a volte l’ho anche fatto) ma sicuramente non è la stessa cosa… Quindi quando, grazie ad un amico, si è presentata la possibilità di spezzare il digiuno l’ho colta al volo. Ho, forse colpevolmente, snobbato un po’ il locale in questione a meno di 25 km da casa, ed anche il concerto, forse non ci sarei mai andato se non fossi in pesante astinenza. Però me li ricordo ancora gli Hellacopters al Babylonia e fu davvero una gran cosa…
The Hellacopters, back in the day!
The Hellacopters, back in the day!

I dischi dal vivo

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I dischi dal vivo mi lasciano parecchio dubbioso. Quando ero un neofita mi sembravano semplicemente un sistema per accaparrarmi tutte le canzoni più famose di un gruppo senza scadere nel classico greatest hits. E già qui bisognerebbe aprire una parentesi, perchè anche i greatest hits sono discutibili… col passare del tempo ho realizzato che i dischi hanno un’anima, i greatest hits no. Per quanto magari ci siano dei riempitivi nei dischi originali, essi sono la vera espressione di un artista (o di un gruppo di artisti) in un determinato momento storico, inoltre la scelta che sta alla base della successione dei brani a mio parere ha un’importanza tutta sua. Chissà se “Black Sabbath” avrebbe avuto lo stesso impatto con un’altra canzone messa in apertura? Cosa avranno avuto in mente gli Zeppelin quando hanno posto un mattone epico (ma bellissimo: “Achilles Last Stand”!) in apertura a “Presence”, forse di mettere subito alla prova l’ascoltatore? Esiste un modo più poetico di chiudere un disco (“The Good Son” di Nick Cave and the Bad Seeds) che con una canzone come “Lucy” che con la sua coda sognante sembra insistentemente chiedere all’ascoltatore di alzare lo sguardo dall’umanità per fissare le stelle e la luna? Un greatest hits o un tasto “random” non risponderanno mai a queste domande!

Comunque, digressione a parte, ora invece guardo ai live come dischi a se stante ed è assai difficile che mi trasmettano certe emozioni perchè (oltre alle considerazioni di cui sopra, comuni ai greatest hits) se amo un gruppo ritengo fondamentale supportarlo come merita andando ai concerti e comprando i dischi (finanze e fattori contingenti permettendo) al punto tale che la registrazione di un concerto finisce per diventare una sorta di “vorrei ma non posso” anche troppo triste: un supporto musicale non può contenere le emozioni proprie di un momento artistico assoluto nel suo essere irripetibile, ne da spesso un’idea troppo vaga ed impersonale per chi abbia assistito ad un concerto sentendolo fino in fondo… senza contare che spesso certi artisti propongono versioni alternative non proprio all’altezza degli originali, solo raramente il giochetto riesce come dovrebbe. Ultimamente molti gruppi fanno date riproponendo dischi per intero: questo potrebbe essere un’interessante compromesso fra live e studio fra creatività e fisicità, tra teoria e pratica… sfortunatamente non ho ancora avuto la fortuna di assistere a nessuna performance del genere, quindi non mi posso esprimere in merito, quello che posso fare è un freddo elenco dei live che, personalmente, stanno una spanna sopra tutti gli altri…

*Ozzy Osbourne e Randy Rhoads “Tribute”: Non poteva mancare, conoscendomi già mi danno i brividi “Blizzard Of Ozz” e “Diary Of A Mad Man”, il live in tributo al giovane e sfortunato chitarrista non poteva fare a meno di toccarmi il cuore…

*Iron Maiden “Live After Death”: Il primo live ascoltato non si scorda mai, secondo la logica di cui sopra ascoltai prima questo disco che i lavori da cui le canzoni da cui provenivano, queste versioni finirono per essere considerate da me, per tanto tempo, quelle originali… registrato durante il faraonico “World Slavery Tour” e infarcito di sovraincisioni rimane comunque un disco più che storico per la band albionica.

*Portishead “Roseland NYC”: Un live assolutamente sorprendente: il freddo e quasi sintentico trip hop britannico prende vita e corpo attraverso orchestrazioni assolutamente contestualizzate, avvolgenti e, a tratti (“Sour Times”!!!), assolutamente commoventi… l’espressone “dal vivo” credo non sia mai stata più azzeccata, bellissimo!

*Alice In Chains “Live”: Disco piuttosto sconosciuto ai più, che però presenta una carica ed una passione che trasuda direttamente da ogni nota, oltre al malcelato rimpianto di non averli mai potuti vedere quando ancora il povero Layne era tra noi…

*Jane’s Addiction “Jane’s Addiction”: Esordire con un disco dal vivo è sicuramente uno strano destino ed una curiosa scelta (condivisa anche da altri, si vedano i Primus di “Suck On This”) ma non se si tratta di una delle più incendiarie compagini che abbiano mai calcato un palco a cavallo tra gli anni ’80 e ’90… il disco mette in luce una band assolutamente vivida ed ispirata che darà alle stampe dischi fondamentali prima del ritiro dalle scene. Il triste tentativo recente di riverdire certi fasti, a mio parere, è da considerarsi fallito miseramente come da me testimoniato in una loro data milanese qualche anno fa, non fosse stato per l’esecuzione di “Three Days” -un brano assolutamente superlativo- sarebbe stato uno dei concerti più deludenti cui io abbia mai assistito, sic transit gloria mundi!

*Enstürzende Neubauten “Live at Teatro Colosseo 03/06/2011”: Quando li vidi dal vivo per la prima volta dal vivo (all’ Alcatraz di Milano anni prima) compresi appieno quanto enorme fosse la portata del gruppo dell’ex Bad Seeds Blixa Bargeld! Una vera e propria rivelazione: uno si chiede come possa essere possibile riprodurre certe sonorità dal vivo: non vi rispondo… dico solo andateli a vedere e di corsa! Non solo ci riescono, ma ci mettono un tale trasporto ed un tale pathos da abbagliare ed affascinare la tempo stesso… li ho visti tre volte e continuo a considerarli imperdibili! Nella fattispecie non si tratta di un disco vero e proprio ma di una registrazione professionale che i nostri vendevano all’uscita del concerto su chiavetta usb. Normalmente non l’avrei mai presa, ma visto il gruppo e l’occasione (il concerto del trentennale…) alla fine me la sono sentita di compiere l’insano gesto… con somma soddisfazione postuma!

*C.S.I. “In Quiete”: Quando staccare i jack era diventata una moda, il gruppo italiano emerse dalla massa con un disco intenso, con degli arrangiamenti perfettamente contestualizzati e riusciti molto più di blasonati nomi esteri. Un impresa quasi irripetibile!

*Sepultura “Under A Red Blood Sky”: Anche qui il rimpianto per non averli potuti vedere con la formazione originale probabilmente la fa da padrone, però il disco merita per la scaletta, il momento storico livemente anteriore al famoso scisma dei Cavalera, e per l’energia primordiale che sprigiona…

*Jeff Buckley “The Mystery White Boy Tour”: I live postumi si portano dietro sempre uno strascico di sospetti per l’opportunismo economico ed il rispetto per l’artista passato a miglior vita. Lasciando ad ognuno le opportune considerazioni da farsi secondo coscienza (anche nel caso dello sfortunato Randy Rhoads o degli Alice In Chains), questa rimane una vibrante testimonianza.

Till the shadows and the lights were one…

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Ho preparato la stanza con luci di natale e candele, lenzuola fresche e le nuvole dense che ci pervadono.

Tre giorni erano il mattino…

Era il tuo sguardo limpido, le tue iridi di smeraldo e le tue lentiggini timide che solo il sole era in grado di svelare, era il profumo inebriante dei tuoi capelli, la tua espressione persa dietro le palpebre, era l’aria fesca della notte, la stella cadente incendiata di passione…

Erano la mia goffaggine ed il mio stupore, erano le mie mani che stringevano ciocche castane lisce come un lago senza onde, era la mia paura ed il mio seguire ogni tuo gesto, era il mio sangue che ardeva in un lampo della tua luce di astro ribelle, era la liberazione dalla solitudine e dai suoi demoni, erano gli incubi tristi che non volevano lasciarmi libero.

Tre giorni nei quali il tempo non conta, tre giorni o tre mesi, tre giorni o tre anni… adesso che tutti noi abbiamo ali per librarci oltre l’orizzonte, adesso che il cielo si è spezzato, aspetterò finchè i giorni si confondano insensati oltre la finestra, finchè il vuoto diventi la mia proiezione ancestrale, finchè le luci si uniscano alle ombre…