Jazz

Doveva succedere…

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Senza sapere quando, senza sapere dove. Ti ritrovi In tangenziale alle 7 e trenta passate, il sonno, i nervi, il traffico ed un disco di Charles Mingus. Ed è successo. Sapevo che prima o poi il jazz mi avrebbe parlato ed alla fine l’ha fatto una mattina di pioggia, in un marasma urbano.

Non che prima non mi piacesse, ma non mi aveva mai parlato, non mi aveva mai calmato. Ah um, Mingus. I nervi si distendono. Ah um, ah um. E da allora la tangenziale jazzistica si snoda in un continuo fluire di note: quelle di Miles Davis, di John Coltrane e Thelonious Monk. Per adesso. Nel mirino ci sono anche Charlie Parker e Chet Baker. Appena trovo un disco e c’è abbastanza traffico.

Poi, non che c’entri tantissimo (anche se il blues c’entra col jazz), ma è arrivato anche Robert Johnson. Capita di avere un amico chitarrista, di quelli altezzosi e “jazzy”, maledettamente rompicoglioni quando si tratta di musica: esasperante. Che ti dice che RJ è colui che ha dato inizio a tutto e gli credi anche, ma suvvia, vogliamo ascoltare sul serio uno degli anni ’30? Anche ammettendo che abbia venduto davvero l’anima al diavolo, non basta.

E poi, nel mezzo della strada (dove altro?!) si fa largo lui, coi suoi vestiti logori ed impolverati e la chitarrina stridula da quattro soldi. il sorriso stampato, un po’ sinistro. Per quanto ci abbiano messo le mani sulle sue registrazioni, io me le immagino ancora su un cilindro inciso e lo sento quel frusciare di carboni e grammofoni. E suona la chitarra come nessuno aveva mai fatto prima. E canta in un modo che quasi non riesci a definire, quando impenna con la voce o biascica un ritornello.

Improvvisa testi grevi e affilati, costruiti su un’umanità con la faccia sporca, le mani callose, i vestiti sudati e le strade polverose… e si fa largo nelle casse della mia auto in coda, chi l’avrebbe mai detto e chissà dov’è stato dopo la morte della moglie, forse sta ancora girovagando, altro che essersi fermato ad un incrocio.

Your satisfaction is our best award!*

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Ebbene sappiate che questo da oggi è un blog pluripremiato, mi verrebbe da aggiungere immeritatamente, se non avessi stima delle due persone che mi hanno mandato i suddetti premi e che sono davvero le blogger migliori che io abbia mai avuto la fortuna e l’onore di leggere, ovvero, in ordine cronologico, Scribacchina e Vera Marte. Visto che non ho parole per esprimere la mia gratitudine e che non mi sento in grado di esprimere ulteriori nominations rispetto alla lista di blog che leggo qui a fianco, passo a presentarvi brevemente le due gentili blogger e poi -lo so sono sempre più a corto di argomenti!- a rispondere alle domande contenute nel post di Vera, di modo che io possa fugare qualche vostra bruciante curiosità sul sottoscritto!

Scribacchina: Tra le prime assidue lettrici dei miei deliri quotidiani (e per questo avrà la mia gratitudine incondizionata!), condivide con me anche la passione per il suono del basso e per l’arte in generale, nonché quella per le bevande alcooliche di un certo livello e per essere, da più tempo di me, donatrice di sangue. Si contraddistingue per il suo stile finemente ironico e la sua “squadra di calcio” felina. A parte questo a volte ha  amletici dubbi sull’opportunità o meno di avere o meno i tasti sul manico del suo strumento, sono note anche le massime filosofiche di assoluto rispetto (ma dal contenuto talvolta criptico) che fanno capolino dalle sue tazze di the alla cannella… il suo idolo riconosciuto è Jaco Pastorius ed il suo credo musicale è il Jazz, ma è anche preparata su tutto il resto… dimenticavo: subisce il fascino (inconfutabile) del primo personaggio cinematografico con licenza di uccidere!

Vera Marte: I suoi scritti sono stati una scoperta più recente ma il fattore cronologico non ha impedito che io apprezzassi immensamente sia i post  sia la sua insigne autrice, la cui ispirazione nello scrivere dovrebbe risultare palese fin dalla prima lettura, nonostante ancora non abbia pubblicato nulla sotto la sezione narrativa. Ma noi sappiamo attendere, che il momento giusto arriverà! E’ completamente posseduta dal demone della scrittura essendo una veneratrice devota del dio-libro: tale passione viene vissuta selvaggiamente abbattendosi con furia sui malcapitati possessori di e-book! Possiede inoltre un’innata venerazione per la madre Russia a partire dalla lingua, per finire con la letteratura, le città e, si ritiene, anche la cultura. Condivide con me l’amore per il whisky (prima persona di sesso femminile a fare una cosa del genere) ed anche, in parte, quello per la musica pesante e le storie maledette. Il suo elemento favorito è il fuoco, il suo colore è il viola ed il suo sfondo le matrioske!

Rubo dal suo blog le domande per la seguente auto-intervista:

1. Elenca tre lavori che avresti voluto fare: Il critico musicale metal (senza portafoglio mi sa!), L’esploratore di terre Scandinave (doppiamente senza portafoglio) e magari una professione nella quale ci si debba mettere in gioco ed esprimere! O lo stewart in un museo, va!

2. Nominare una canzone che per noi è un tormentone in questo momento:

3. Se potessi cambiare una cosa, cosa cambieresti: Temo la mentalità della gente!

4. Se potessi ripetere un’età quale sarebbe: Senza il minimo dubbio il triennio migliore della mia vita dai 21 ai 23 anni circa…

5. Una cosa che ti spaventa: Risposta forzatamente banale, l’allontanamento delle persone cui tengo! (Everyone I know goes away in the end: ricordate?)

6. Qual’è un sogno che non hai completato e che pensi di non essere in grado di completare? Suonare il basso come si deve e avere una strumentazione adeguata, tipo sunn 0)))

7. Se potessi essere qualcun’altro per un giorno chi vorresti essere? Aaaaah dura questa… diciamo Ozzy Osbourne nei primi anni di carriera dei Sabbath!

*il titolo di questo post arriva dritto dritto da qui:

New Orleans, Lousiana

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Vieux Carré

Contrariamente a molti, in quanto terra da visitare, Gli Stati Uniti,  non mi affascinano più di tanto. Sicuramente dal punto di vista paesaggistico e naturalistico offrono cose mirabili come la Death Valley, Il Grand Canyon, il Parco Yellowstone (una visitina a Yoghi e Bubu!) , lo Yosemite e l’Alaska tanto per dire le prime cinque cose che vedrei, però le città non mi attirano per nulla…. Voglio dire che non è che ci siano posti che non vorrei vedere chessò: Providence, Chicago, Seattle, Boston e New York, però sono città che vengono parecchio dopo qualsiasi posto europeo. Forse sono troppo legato al mio continente, però mi sembra che le cose che voglio vedere e che mi piacerebbe approfondire siano qui. La storia americana ha un triste retrogusto di plastica, può dirsi relativamente giovane e, soprattutto, diciamolo, è stata eretta con e sul sangue non solo degli umani ma anche degli animali (ci sarà ancora un bufalo da qualche parte???). Da europeo non posso non amare il mio continente, so che da noi, se non è nata, sicuramente si è sviluppata la civiltà e la cultura nonostante ci sia poi stato chi l’ha esportata con la forza.

Divagazioni europeistiche a parte c’è una sola città che veramente mi sarebbe piaciuto vedere negli States ed è New Orleans. No, ma come… New Orleans?? Al sud?? Con quel caldo?? Sì immagino questo tipo di obiezioni, come pure immagino che non sarei troppo a mio agio con la mentalità reazionaria che sembra permeare la maggior parte della popolazione del sud degli Stati Uniti, però che ci volete fare? New Orleans rappresenta la classica eccezione che conferma la regola! Una parte di me vorrebbe vedere il quartiere francese, ascoltare musica Jazz nei vicoli, vedere se un qualche vampiro (Lestat de Lioncourt) si aggira per Bourbon Street di notte e, in caso contrario, rimediare con un assaggino alla Old Absinthe House, infine visitare il cimitero che, tra l’altro, appare in “Easy Rider” (un pensiero a Dennis Hopper) e “Down By Law”… chissà, magari, prima o poi…

Proprio dalla Louisiana, arrivano i Down freschi freschi di stampa di un nuovo E.P.. Si tratta di un gruppo al quale sono legato non solo per la presenza di idoli come Phil Anselmo, Pepper Keenan, Jimmy Bower e Kirk Windstein, ma anche perché un loro concerto tenuto nel 2007 a Collegno, fu per me una vera avventura motociclistica e non…. Ricordo ancora l’attesa del loro primo disco “N.O.L.A.” (1995, che sta appunto per New Orleans, Lousiana) che quando uscì lasciò buona parte dei fan dei Pantera straniti, per quella robusta immersione in territori Sabbathiani, sudisti e fumosi. I nostri essendo una sorta di all-star band, hanno deciso di spezzettare la loro quarta uscita in diversi E.P.s anche per motivi organizzativi, ma, a giudicare dal primo capitolo, si può dire che la tradizione si perpetri abbastanza bene, nonostante il loro sound si sia fatto un tantino più prevedibile che in passato, il disco è onesto e solido, difficilmente potrà non incontrare il gusto dei sostenitori:

Down, Collegno 2007, foto del sottoscritto!