John Baizley

Kvelertak- Baizley: l’alleanza continua!

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Il nuovo disco dei Kvelertak “Meir” esce il 26 Marzo su Roadrunner Records. Ecco, come nel caso dell’esordio, l’artwork di John Baizely postato di recente sulla pagina facebook del gruppo:

"Keir" Kvelertak (John Baizley)
“Meir” Kvelertak (John Baizley)

Ed ecco il primo singolo:

Back in the saddle!

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Chi segue questo blog sa della mia partecipazione al dramma che ha colpito i Baroness sulle strade europee lo scorso agosto. John Baizey, cantante e chitarrista del gruppo, è stato, insieme all’autista, quello più colpito dal trauma successivo all’incidente, riportando diversi danni fisici che hanno rischiato seriamente di metterne a repentaglio la carriera. Credo che, come testimonia il video che riporta l’esibizione dei Converge alle celebrazioni per il centesimo numero del magazine di musica estrema americano decibel, la guarigione proceda speditamente nella direzione di un pieno recupero.

Tre giorni fa infatti il nostro è salito sul palco dell’ Union Transfer di Philadelphia dando vita ad una emozionate versione di “Coral Blue”, assieme agli headliners, riuscendo anche idealmente ad unire due compagini in grado di dar vita ad altrettanti lavori altamente significativi usciti lo scorso anno. Ma questi sono dettagli: l’importante è che, dopo tante storie finite male (Randy Rhoads, Cliff Burton, Duane Allman e Ronnie Van Zant sono solo i primi che mi vengono in mente), finalmente qualcuno riesce a sottrarsi alle grinfie della sorte e a rimettersi in piedi, sia pure dopo lunga convalescenza e riabilitazione. Direi che, ogni tanto, una storia che finisce positivamente non può che rinfrancare il morale, quindi forza John e forza tutti quanti: il resto della vostra vita vi aspetta e le cose positive succedono, anche se è sempre più difficile crederlo.

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=o-kmNN0evyk&feature=player_embedded]

P.s.: No, non sono completamente impazzito… ogni tanto capita anche a me, ora lo sapete!

Un anno di vita

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Una strana icona a forma di coppa nelle notifiche mi avvertiva ieri che la versione seconda del presente blog compiva un anno di vita. Ho ripreso a scrivere  dopo che avevo bellamente abbandonato a se stessa la precedente versione del medesimo, l’anno precedente, per dedicarmi a forme più immediate e personali di comunicazione, che comunque, ho scoperto, non fanno per me.

Ho ripreso a scrivere in un momento di sconforto pesante. Ed è stato un po’ come tornare a casa, ed il fatto che qualcuno venisse a salutarmi con una semplice visita o un commento, un regalo inaspettato e per questo molto più apprezzato di quello che ho lasciato trasparire. Sono fatto così, non do a vedere certe cose ma non significa che non apprezzi. In genere ho qualche problema con le altre persone e sono guardingo e diffidente, ma mi auguro non al punto tale da non capire e provare gratitudine per le cose belle che mi sono venute dalla compilazione di queste pagine, ma soprattutto dalla partecipazione esterna alle medesime. Gli anniversari non contano, sono solo scuse per raccogliere le idee e abbracciare chi va abbracciato, coi pensieri, se non fisicamente.

Stranamente ho voglia di provare un minimo di speranza per il futuro. In pesante controtendenza con me stesso e col mondo esterno. In faccia all’inquietudine che in queste ore ho volutamente lasciato alla porta. Ed è senz’altro perché c’è qualcosa di bello e nuovo all’orizzonte, non perché senta lo stereotipato momento di plastica che il mondo si appresta a vivere. C’è un mondo nuovo ed una speranza appena nata, come direbbe Guccini e non voglio soffocarla con le ansie e le paure, voglio nutrirla con quel poco calore che tenevo nascosto nel profondo di me stesso. Ed auguro a tutti esattamente la stessa cosa prima di rimettermi la maschera di cinismo e misantropia, che do in pasto al mondo ogni giorno. Prima di riformare la crosta di intransigenza su di me ho respirato profondamente l’aria limpida di questa mattina.

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=46aqrQXSZdA]

Come John Baizley che torna a suonare e riprende le redini di se stesso…

Seconda possibilità

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John Baizley stitches

Quello che potete vedere nella foto non è l’illustrazione che campeggia nella copertina del prossimo album dei Carcass, quello è il braccio dei John Baizley dei Baroness. Il gruppo georgiano di cui ho già avuto il piacere di parlare su queste pagine è stato infatti vittima di un pauroso incidente lo scorso agosto mentre si trovava in tour nel Regno Unito. Fortunatamente l’incidente non ha avuto conseguenze letali per nessuno degli occupanti del bus, il guidatore sembra essere quello che ha avuto la peggio, ma lo stesso John ha riportato conseguenze che potrebbero mettere in serio dubbio il proseguimento dell’avventura del gruppo (potrete leggere un resoconto qui) nonostante appena rientrato in patria abbia ripreso in mano la chitarra. Chiaramente ci vorrà tempo e pazienza, ma leggere della sua disavventura e del modo nel quale ne parla…

“We cannot allow this accident, which I believe is unrelated to the band or our music, to slow down or stifle what has become so much more than a passionate hobby for the four of us. Through Baroness, we have discovered a method by which we may harness our drive to create, and channel all the emotion, anxiety and pain in our lives into something constructive. Music is the universal means of communication we have chosen to express ourselves. Our message has never been one of the absolute positive or negative, neither black nor white. True life occurs within the shades of grey, and I see this experience form that perspective. It seems only fitting to me that we continue working towards creating and performing again as soon as possible, as this band and its music are the vehicle through which we grow as individuals, artists and brothers. The injury the band suffered is an injury to my family and loved ones. Rather than allow it to become a wedge that forces us apart, I would like to see this experience become part of the glue that strengthens us. We have only begun to accomplish what we set out to do through this band. There is so much more to say, and though we do need to heal up a bit; we will not allow any of those things to be left unsaid.”

Leggere frasi come queste, dicevo, mi ha fatto rendere conto che nel mio atteggiamento riguardo alle tragedie della vita c’è molto di sbagliato. Vorrei non farmi mangiare letteralmente vivo dalla rabbia, vorrei non pensare che ci sia dietro un disegno maligno dietro ogni cosa negativa che mi succede, vorrei essere in grado di imparare qualcosa da ciascuna di esse… anziché cadere vittima della rabbia costantemente. E vivere ed essere pronto, senza incolpare qualcun’altro e nemmeno me stesso per le cose che succedono fuori dal mio controllo.

La musica illustrata

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La grafica ha da sempre accompagnato la musica, fin da quando i singoli finivano per essere raccolti in Lps e questi necessitavano di una copertina, ma sicuramente anche prima, musica e immagini hanno camminato assieme nel percorso affascinate dell’evocazione, delle sensazioni.

Ultimamente la tendenza è andata anche oltre, grazie ad artisti assolutamente dotati come i nostri malleus o steuso che hanno prestato il loro talento ed i loro inchiostri alle locandine dei vari concerti, cui, in alcuni casi, mi sono onorato di partecipare e acquistare, riempiendo le pareti della mia stanza con la loro bravura e vena artistica.

Tuttavia oggi è soprattuto egli americani che voglio trattare, in particolar modo di Jacob Bannon e John Blaizley.

Il cantante dei Converge, da Salem Massachussets, oltre a fornire elegantissimi artwork per le copertine (ed il merchandising) degli albums della band madre, lavora assiduamente anche per altri gruppi, con uno stile in grado di far confluire tecniche come la fotografia e l’uso dell’aerografo con risultati assolutamente epressivi e vibranti, perfettamente in linea con l’espressività di un gruppo sicuramente intenso e, per certi versi, sorprendente come i Converge. Attivo su svariati fronti, con molti progetti collarterali, l’etichetta deathwish e l’attività grafica, Mr. Bannon sembra, magicamente, trovare il tempo per tutto.

In attesa di dare continuità allo splendido “Axe To Fall” del 2009, con un disco probabilmente in uscita nell’anno in corso dal titolo non ancora sicuro di “All we love we leave behind” il nostro continua la sua attività nei campi più disparati, mantenendo un livello qualitativo francamente alla portata di pochi.
Mi permetto di proporre un brano tratto dal loro ultimo (capo) lavoro.

Own these dire nights
Own their seething lies
Own my damage, own my sears
They paint a broken life’s shattered art

And time won’t turn
My wretched world

John Baizley invece proviene da Savannah, Georgia e già il nome di questa città dovrebbe evocare qualcosa in voi, visto che ultimamente è la patria dello sludge avendo dato i natali a gruppi come Mastodon e Kylesa, per i quali, tra l’altro, ha curato l’artwork di “Static Tensions”. Il suo stile, rispetto a quello di Jacob Bannon, è decisamente più classico usando mezzi più tradizionali come chine, inchiostri, tempere e avendo come evidente punto di riferimento l’art noveau e, in particolare, Alphonse Mucha.

Da sempre piuttosto refrattario a fornire spiegazioni circa i testi del suo gruppo, come a proposito del significato delle sue illustrazioni, Baizley risulta essere una specie di mosca bianca (chissà perchè mi vengono in mente i Tool) in un mondo dove probabilmente ormai tutti sanno tutto di tutto anche grazie a quella macchina da informazione che è internet… il suo gruppo ha da poco fatto uscire un interessante doppio CD che, nella migliore tradizione cromoterapica (i dischi dei Baroness si intitolano con il nome dei colori), si intitola “Yellow and Green” e rapprensenta una energica sterzata verso territori di più facile ascolto rispetto al passato, senza snaturarne troppo l’attitudine. Da buon lemming, sono giorni che questa canzone non mi esce dalla testa…

…And what you did next
Was second to none
You really let us down…