John Zorn

Accidenti a te, Trevor Dunn!

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Trevor Dunn
Trevor Dunn

Che ne sapevi quando iniziasti a suonare a 13 anni della fine che avresti fatto? Che ne sapevi che avresti suonato con Mike Patton, King Buzzo e, ninetemeno che, John Zorn? Che ne sapevi che saresti saltato da un genere all’altro come una cavalletta semi ubriaca? Che ne sapevi che il tuo futuro fosse quello di martellare quei quattro (o più) cavi? Che avresti rifatto “Il Padrino” o preso il mano il contrabbasso per “Mr. Rip-off”? C’era questo gruppetto che suonava un misto di funk- metal e musica per nintendo chiamato Mr. Bungle e, a risentirli adesso, sembra quasi che quella California di fine anni ’80 (inizio ’90) rinasca ancora da quei solchi, ma soprattutto da quei suoni che sanno di crossover totale come era usanza all’epoca… basterebbe chiedere a Flea o a Les Claypool. C’era tutto questo e poi venne il resto, supportato da una rara bravura ed anche da una presenza scenica non comune. Accidenti a te, quasi quasi ti invidio.

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Like a fool I will crawl

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Quando avevo da poco superato l’età dell’autoconsapevolezza avevo una triade sacra, tre personaggi che mi ispiravano, per diversi motivi: Ozzy Osbourne, Glenn Danzig e Henry Rollins. In un certo ambiente erano nomi piuttosto noti e tenuti in un certo qual riguardo. Per motivi diversi ognuno di questi tre, col tempo, ha finito per sparire gradualmente dalla circolazione.

Di Henry apprezzavo molto la visione del mondo, la voce inconfondibile, il carisma e l’ etica, costruiti in anni ed anni di vita realmente on-the-road (il suo primo gruppo, i Black Flag, fu tra i primi a girare gli USA, e non solo, totalmente slegato da un management, con un’organizzazione DIY, esperienza poi finita sul tragicomico libro “Get in the van”), il fatto che scrivesse anche molto bene, secondo il mio parere, queste e molte altre cose…. tra cui aver reclutato nella Rollins Band l’ex bassista dei Defunkt Melvin Gibbs (ha anche suonato su “The Big Gundown” di Zorn!) hanno fatto si che si ritagliasse un posto di riguardo nei miei pensieri.

Oggigiorno, gira il mondo arringando le folle con i suoi spoken word, praticamente dei monologhi a sfono politico/sociologico/umoristico, scrive libri (ha anche una casa editrice) e fino a poco fa aveva un suo show sulla televisione statunitense, oltre ad aver recitato in qualche film, tra i più famosi direi “Strade Perdute” di David Lynch e… “Sesso e fuga con l’ostaggio” con quel salutista di Charlie Sheen…

Tuttavia se ne scrivo è fondamentalmente perchè mi è ritornata in mente questa canzone e mi ci sono ritrovato in pieno:

Ricollaborazioni possibili

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Quello che si può vedere qui a destra è un flexi-disc (che purtroppo non ho) uscito nell’anno 1990, per la Earache Records di Digby Pearson ed è la prova fisica della collaborazione di un sassofonista jazz (John Zorn) e il gruppo padre del grindcore Napalm Death. Quando venni a sapere della collaborazione pensai che mi stessero prendendo in giro, invece era vero! Finii per cercare tutto il cercabile sul sassofonista americano e mi si spalancò un mondo davanti.

Ovviamente sapere ed ascoltare tutto di un pazzo logorroico (sia detto col massimo affetto, malpensanti!) che ha all’attivo più di 100 lavori, nei campi più disparati è un’ impresa titanica a dir poco (mi viene in mente il cofanetto da 50 CD di Frank Zappa… ma siamo matti?!) ma almeno i Naked City e “The big gundown”, il disco ispirato (e apprezzato) da Ennio Morricone arrivarono a me povero incolto musicale. Coi primi fu amore a prima vista! Come non innamorarsi di un gruppo del genere… il primo disco mi fece impazzire con riproposizioni come questa:

Immediatamente in grado di far perdere la testa a chiunque, mentre con Morricone era già amore dichiarato e vederlo reinterpretato da una simile mente non poteva non conquistarmi.

Poi i Painkiller, dove Zorn collabora con Bill Laswell e Mick Harris, non sarebbe nemmeno necessario parlarne. Brutali.

Fin troppo evidenti poi i parallelismi con Mike Patton (altro collaboratore) e i suoi Fantômas, i quali, in un album, sono addirittura alle prese con le musiche da film, esattamente come i Naked City… Insomma un vero e proprio orizzonte dischiuso che, di fronte al suo rinnovarsi, nel nuovo disco dei Napalm Death non può che lasciarmi un sorriso compiaciuto sulle labbra.