Kirsten Dunst

Il prologo di Melancholia

Postato il Aggiornato il

L’impossibilità del desiderio è qualcosa che occorre accettare, il premio è la serenità. Eppure Tristano arde per Isotta la Terra arde per Melancholia. La razionalità non può vincere sul sentimento. E tali unioni sono impossibili a meno che si ammetta che la loro unica conseguenza è l’annichilimento, la distruzione, il nulla. Poiché il loro amore non è di questa Terra, non appartiene a questo mondo e non può realizzarsi qui, ma solo in un altrove assoluto (a cui allude anche la buca n°19) e distinto dalla realtà materiale e terrestre. Allegoria di questo altrove è la notte, regno di visioni ed illusioni e nemica del giorno dove tutto è esplicito, assoluto, palese per azione della forza rivelatrice della luce del Sole che però, insieme all’incertezza, fa svanire anche ogni altra possibilità.

Ed in tutti quei movimenti lenti, in tutta quella resistenza al moto, in quell’affondare nel terreno fino alle ginocchia della madre che cerca di salvare il figlio, nella sposa trattenuta da mille trame oscure,  c’è il marciare dell’ Agrimensore K. verso il Castello di Franz Kafka. Nel suo avanzare, c’è la perdita di senso, il disintegrarsi della ragione, il meticoloso scomporsi dell’essere umano, che, paradossalmente, può ritrovare se stesso solo in una realtà avulsa dall’esistenza terrena e legata a doppio filo con le distanze siderali tra le stelle, con il vuoto gelido del cosmo. Il Castello che si staglia inquietante su tutti i personaggi di Melancholia è la fine definitiva dell’umanità a causa della collisione della Terra con Melancholia, ma  a questo evento tragico non viene data una valenza necessariamente negativa, poiché attraverso la collisione si realizza un amore supremo che nessun umano, che ragioni con una mente condizionata dal suo appartenere alla razza umana, potrà mai capire, un Amore del quale, tuttavia, l’intero universo è pregno, ne sono testimoni le stelle e ne sono pervase le galassie. Ad un simile sentimento tutto, l’arte compresa (la dissoluzione del capolavoro di Brueghel), può essere sacrificato.

Una tale maestosità filmica, una tale riuscita unione tra immagini e suoni, ha il suo padre riconosciuto in Stanley Kubrick (“2001 Odissea Nello Spazio”) e ne accetta ed espande il lascito. Questo post è rispettosamente dedicato a tutti i sentimenti che non hanno potuto concretizzarsi sotto il limitato orizzonte terrestre, perché possano trovare la loro dimensione.

Domenica mattina

Postato il

Trattenere le parole una volta che le hai intercettate è sempre difficile, poi svegliarsi e sentire scariche elettriche propagarsi tra i nervi del collo,  l’aria rarefatta e calma:  domenica mattina.

Perfettamente solo ed inerte, occupare lo spazio con gesti lenti e strascicati, indolenti nella sostanza.

Rivedere la notte precedente attraverso un faro: gli alberi spettrali e rigidi, la strada di un nero senza tono, le nuvole gelatinose nel buio ed il freddo che assale lo stomaco. La stessa  presenza di uno spettro diafano, quando nessuno si è ancora accorto della tua presenza, sembri quasi legittimato a non esistere, puoi quasi illuderti di non dover affrontare un altro giorno, prima che la coscienza spezzi il torpore.

No, grazie

Postato il Aggiornato il

Grazie, no. Questo è un post contro il matrimonio: non mi serve, non serve, ha poco senso. L’unico senso possibile si ostinano a darglielo la chiesa e lo stato, due entità che hanno probabilmente una ragione di esistere, ma dalle quali non intendo farmi guidare. Prima di essere un cittadino o eventualmente (visto che sono agnostico) un credente, sono me stesso e se, in coscienza, mi sento di dissentire lo faccio.

Circa il sacramento religioso non mi pronuncio, giacchè è una questione di fede, se si ha la fede non serve ragionarci sopra, se si ha la fede si accettano i precetti istituzionali della fede e si va avanti. Ho un profondo rispetto della fede, ma non rientra nelle mie facoltà averne, sono abituato a riflettere, sono abituato a ragionare e tali abitudini mi hanno portato a dubitare dell’esistenza di Dio e a dubitare enormemente di più di chiunque dica di rappresentarlo su questa terra: sarei un enorme ipocrita a presentarmi, eventualmente, all’altare.

Per quanto concerne l’istituzione civile, trovo ingiusto che lo stato chieda a due persone di formalizzare i propri sentimenti: appartengono alla sfera del privato e, per quanto mi concerne, lì devono rimanere, non sopporto che per godere di determinati diritti civili (sacrosanti) ci si debba presentare di fronte ad un sindaco (o a un prete): i miei sentimenti sono miei e riguardano solo me e la persona alla quale eventualmente li dovessi rivolgere.

Non desidero essere frainteso però: nel corso del tempo ho avuto la (s)fortuna di innamorarmi un misero totale di due volte (si beh, non sono affatto un soggetto facile), in entrambi i casi avrei voluto trascorrere l’esistenza accanto quelle due persone, non ho mai avuto dubbi su questo, ma non mi ha nemmeno mai sfiorato il pensiero di chiedere alle (s)fortunate di sposarmi. Questo non è un post contro la monogamia, non è nemmeno un post di una persona cinica che non crede nei sentimenti e nel fatto che possano durare, questo è un post contro l’invadenza delle istituzioni: le vostre coreografie non mi riguardano!

Detto questo Kirsten Dunst è bellissima, Von Trier va preso con le molle e Morrisey invece ci va giù più pesante…