Led Zeppelin

Dimmi con che Beatle vai…

Postato il Aggiornato il

Una volta qualcuno mi narrò di un famoso test psico-musico-attitudinale che consisteva nello scegliere (forzatamente, aggiungerei io) uno dei quattro beatle per capire cosa nascondesse la tua personalità… ebbene, ho esteso il gioco anche ad altri gruppi storici ed ecco i risultati:

The Beatles:Il gioco comincia qui e son già dolori… ma come si fa a scegliere tra uno di questi quattro favolosi uomini? Per esclusione… il primo a partire è Ringo Starr, simpatico ma si è aggiunto per ultimo ed adora gli anelli da uomo che io detesto. Poi in molti hanno sempre avuto da ridere sulle sue doti da batterista, e qualche dubbio ce l’ho anche io, anche se l’ho comunque sempre ritenuto all’altezza. Poi se ne va Paul Mc Cartney forse perchè sono invidioso del fatto che fosse l’idolo delle ragazzine, più probabilmente perché mi è sempre sembrato un po’ il più buonista del lotto e poi, diciamocelo, non amo alla follia quello che ha fatto nel post fab-four, fatta salva qualche dovuta eccezione. A malincuore poi lascia la competizione George Harrison, mi auguro che ci saranno altre occasioni per dimostrare il mio apprezzamento nei confronti delle acque chete, di quelli che se ne stanno piuttosto in disparte pur uscendosene fuori con diamanti assoluti come “Something” o ” While my guitar gently weeps” che adoro, però quando hai un Lennon davanti è dura per tutti. Infatti vince John Lennon una durissima competizione: nonostante non ami particolarmente la fine che ha fatto fare al gruppo ed anche il fatto che si sia unito ad un’artista assolutamente sopravvalutata come Yoko Ono. Niente può offuscare la statura artistica di un uomo che ha avuto il coraggio di risollevarsi da una situazione personale tragica che avrebbe abbattuto chiunque per dimostrarsi assolutamente inarrivabile e tutt’ora ineguagliato. Le sue idee, la sua musica, la sua ironia ed il suo modo di essere dimostrano che difficilmente si potrà mai fare di meglio suonando semplice (?) rock’n’roll. Se sembra uno stereotipo, avercene stereotipi così!

John Lennon
John Lennon

Led Zeppelin: Robert Plant no, mi spiace, è bravo, ha una gran voce è perfetto per il gruppo ma a me piacciono le voci ben più grevi e calde, John Bonham è un vero animale dietro ai tamburi, beve come una spugna è burbero quanto basta ma no, nemmeno lui, Jimmy Page è la vera superstar del gruppo ma insomma, le hanno tessute un po’ troppo le sue lodi, non vi pare? Ebbene il mio preferito è John Paul Jones che incarna in pieno le mie due figure preferite (salvo doverose eccezioni) in seno a un gruppo: il bassista e quello che se ne sta in disparte, senza tante spiegazioni ulteriori.

John Paul Jones
John Paul Jones

Pink Floyd: Difficile, difficile, difficile. Syd Barrett direi che si è scelto da solo. Nick Mason e Richard Wright mi stanno bene, ma forse dicono un po’ pochino… Restano Gilmour e Waters. E come diavolo si fa a scelgliere tra questi due? Il tocco sulla chitarra e la voce di Gilmour sono leggendari, d’altra parte Waters è il bassista e la mente del gruppo… uhm… no dai uno che si inventa un concept come “The Wall” non posso non votarlo… vada per Roger Waters!

Roger Waters
Roger Waters

Queen: Beh qui c’è la prima donna delle prime donne… Freddie rimarrà sempre nei cuori di milioni di fan (e un pochetto anche nel mio), eppure sarei tentato di dire Brian May. Roger Taylor è quello che sta meglio vestito da donna e John Deacon suona forse il giro di basso più famoso della storia in “under pressure” (se la gioca con “money” dei succitati). Anche qui materiale a iosa!

Brian May
Brian May

Rolling Stones: Peccato per l’esclusione prematura di Brian Jones, vista l’indole folle avrebbe dato delle soddisfazioni. Ron Wood è l'”ultimo” arrivato, Charlie Watts sta davvero un po’ troppo in disparte e Bill Wyman ha raggiunto (più degli altri) il limite di età massimo. Al solito Mick Jagger è fin troppo bruciato dai riflettori, quindi scelgo quello bruciato da altro: Keith Richards sempre sia lodato!

Keith Richards
Keith Richards

The Who: Keith Moon!!! Prima doppia cassa del rock’n’roll e tantissimi saluti… non fosse che… manca qualcuno…

Keith Moon
Keith Moon

Black Sabbath: Mission impossible. Ve lo aspettavate, no?! E’ l’unico gruppo che mi fa sospettare di soffrire di quadrofenia (per restare in tema con il gruppo sopra…) ovvero di una personalità quadrupla, visto che in ogni membro del gruppo ritrovo almeno un particolare che non mi permette di scegliere eleggendo uno di loro sopra agli altri. Tony è il genio: mai visto nessuno tirare fuori così tanta magia da due note messe in croce, con la caparbietà che si conviene a un chitarrista che perde per strada alcune falangi. Ozzy, ovviamente, la sregolatezza che ha la fortuna/sfortuna di avere una moglie manageressa (come direbbe Dan Peterson) che lo tiene in riga/sfrutta altrimenti chissà dove sarebbe (o NON sarebbe) adesso, pazzo ed indiavolato come quel suo tono di voce inconfondibile e al quale deve tutto. Terence “Geezer” è l’ intelletuale, quello che si diletta di esoterismo (sia pure cartoonesco a tratti), ma che al contempo studia, scrive i testi e non mangia carne. Quello che non mostra subito la sua grandezza, ma senza il quale i brani dei sabs non sarebbero gli stessi, quello che cesella passaggi bassistici che vengono fuori alla distanza per il loro essere ispirati. Bill è il burbero che mena i tamburi come se fossero dei teppisti che gli hanno mancato di rispetto, quello che alla fine si nega, quello che non ne vuole sapere. Me lo ricordo tutto panza e dread nel video del tour del 1978, mentre davvero distrugge il suo povero kit…

Black Sabbath
Black Sabbath

Ps: Dopo attenta riflessione vorrei fare un errata corrige, vorrei augurare, a tutti quelli cui ho augurato felicità per questo anno nuovo, ed anche a quelli che passino di qui, soddisfazione per l’anno nuovo. Le due cose sono ben distinte, la soddisfazione implica che, anche se non si è felici adesso, i patimenti che stiamo sopportando ora siano l’aspera da dover attraversare per arrivare all’ astra. La felicità in fondo può anche essere un bicchiere di vino con un paninol’acqua che scende dietro le tende. Io, signori e signore miei, vi auguro le stelle. Buon anno.

Annunci

Sole alle spalle

Postato il

Un riflesso accecante sullo schermo del PC, C’è il sole tra le nuvole ma io sono recluso in casa con una voce che potrebbe sembrare quasi quella di Mark Lanegan, senza averne la grazia e con un retrogusto di i***san in gola. Son messo bene, non c’è che dire amici. Serve una colonna sonora e arriva l’amico Cash, libero dalle catene. Mi serve del supporto musicale, mi serve di ritrovare la salute quanto prima che  passare le vacanze malato mi sa tanto di nuvoletta Fantozzi e non mi sembra il caso. I‘m gonna break my rusty cage and run… appena il simpatico mal di gola/ raffreddore/ tracheite/ peste bubbonica mi molla un attimo.

E intanto l’anno finisce e mi sembra un eterno ritorno. A tragico listone di fine anno. Quest’anno c’è un escluso di lusso: i Black Sabbath. Loro non li posso mettere, sono al di sopra di ogni critica, listone, solito giochino dei cultori musicali. Loro non mi piacciono, gli voglio proprio bene, un po’ come ai Melvins, ai Vista chino, ai Tool, ai Neurosis ed ai Converge, anche se a loro dippiù. ubi maior minor cessat e cessat sul serio. In un anno nel quale tutti sono tornati come dei nodi al pettine che si sciolgono. Loro hanno sciolto il più grosso: potevano rovinare tutto e, se escludiamo l’ esclusione di Bill Ward (che è spiaciuta a tutti, dai…), non l’hanno fatto. Grazie, davvero, non ci ho mai creduto sul serio che avreste buttato tutto nel cesso.

Detto questo, devo dire che l’ovazione massima vai ai Clutch quest’anno e alla barba di Neil Fallon. Mannaggia, era dannatamente semplice ma nessuno faceva più un bel disco di rock’n’roll da secoli.Veramente un disco con gli attributi. Muscolare, compatto, senza fronzoli. Quello che vedi è quello che avrai, che poi è quello che hai sempre amato “What’s this about limits? Sorry I don’t know one!”

E poi, l’eterno ritorno: un disco che non ho ascoltato quanto avrei voluto, ma che rimane molto ispirato è quello di Nick Cave, prometto di rimediare quanto prima. You know who we are. Con Vista Chino e Carcass c’è stata una bellissima rimpatriata con gente che non si vedeva in giro da secoli ma che ti è sempre, ma sempre, rimasta nel cuore: si è fatto festa assieme, e si continuerà a farne, ne sono quasi sicuro. E poi ci sono i Sub Rosa, una piacevolissima scoperta, e i Melvins che, tra una presa in giro ed un’altra hanno piazzato nel loro ultimo lavoro una delle mie canzoni preferite di sempre. Difficile da spiegare, coincidenze. Tempo fa ho scovato una fotografia di Buzz che assomigliava, crederci o no, a Robert Smith dei Cure, poi sento questa canzone, il cui incipit mi fa pensare subito a “Just like heaven”, e penso “ne stanno combinando un’altra. In effetti han combinato questa:

ed io l’adoro…

Ah la novità per il 2014 è che mi sto mettendo ad ascoltare seriamente dopo millenni i Led Zeppelin, il che è tutto dire. Salvo ripensamenti inquetanti, per quest’anno è tutto, con buona pace del dannato riflesso…

Ancora tu, ma non dovevamo non vederci più?

Postato il Aggiornato il

Il 26 giugno 2011 doveva essere un giorno storico. Ammetto di aver esultato quasi con le lacrime agli occhi. Sembrava che vasco rossi, mio nemico storico musicalmente parlando, si ritirasse dalle scene, nientemeno! Una cosa nella quale non avevo nemmeno mai sperato, che potesse finalmente sparire dalle scene e dalle mie orecchie una volta e per sempre. Sono stati anni decisamente bui quando non si faceva altro che percepire in giro le sue melodie scontate ed i suoi testi demenziali, i suoi suoni raccapriccianti e la sua attitudine dozzinale.

Personalmente avevo anche giocato (ma nemmeno poi tanto) alla fanta-industria musicale, arrivando a ritenere che, un bel giorno, i “cervelli” che presiedono gli alti livelli del mercato discografico si fossero svegliate con un pensiero in testa: “In Italia manca ancora qualcuno che collassi sul palco”! prendono questo giovane di Zocca e lo mandano alla più bacchettona e tradizionalista delle kermesse musicali italiane con il compito preciso di non reggersi in piedi. Successo garantito. Troppo trasgressivo, troppo irriverente: peccato che i cantanti che crollano sul palco fossero una cosa assolutamente già vista e da un sacco di tempo. Ovviamente però l’Italia se ne era accorta solo in parte, poi che comodità un supposto rocker che canta nella lingua nazionale: perché sbattersi a tradurre un testo dei Rolling Stones, dei Led Zeppelin o di Bob Dylan?

E allora avanti, la via italiana al rock è servita, testi di una pochezza disarmante e produzioni pessime incluse. Intanto il pubblico impazzisce e la popolarità del suddetto cresce a dismisura, ormai sue le radio, suoi i palchi ed anche un po’ la televisione: c’è chi gira addirittura un agghiacciante film sulla gente che popola i suoi concerti, per tacere del tentativo di santificazione perpetrato grazie al film di Paris presentato addirittura alla mostra del cinema di Venezia, un po’ di vergogna, no? In questa provinciale nazioncina oramai chi dice rock dice vasco e, se dici di ascoltare rock, fatalmente il primo nome che ti verrà fatto sarà il suo e ti sentirai sprofondare nel disagio lentamente ed inesorabilmente, penserai con tristezza a Elvis o ai Beatles, finendo, inevitabilmente, per chiederti cos’hai fatto di male. Avendo paura di rivelare a te stesso che, in realtà, conosci perfettamente la risposta.

Essere nato qui. Nel paese dove hai sempre e comunque la sensazione di essere la provincia di qualche altro posto come diceva Freak Antoni. C’è un fattore però che non avevo considerato, finora… ovvero il fatto che il ritorno di vasco potrebbe non essere il peggiore dei ritorni.

L’eterno ritorno NON donare a loro o Signore.

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=_W0OSV5bFm4]

Una delle sue peggiori nefandezze. Cari Radiohead, ma avevate sinceramente bisogno di far cassa coi diritti d’autore???

A proposito: oggi compie gli anni (65) Vincent Furnier, alias Alice Cooper, questa è una vera rockstar che non si è ancora mai dimessa:

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=amwgsBZQ1w4]

Il mondo impazziva dietro a rose e pistole…

Postato il Aggiornato il

Tons Of Cake
Tons Of Cake

E’ l’inizio degli anni novanta ed il mondo impazzisce per un gruppo chiamato Guns N Roses. Onestamente non sono mai riuscito a capire il perché. Va detto che, senza nascondersi dietro un dito, quando uscì “Appetite For Destruction” nel 1989 ero uno fra i primi a sapere chi fossero ed ad essermi procurato l’edizione in vinile, quella con il mostro che attenta a una ragazza in copertina, che leggenda (metropolitana?), vuole disegnata dal padre di Slash. Va detto anche che quando, qualche anno dopo, qualche mio compagno di scuola mi venne a chiedere di un fantastico gruppo americano del quale avevano sentito una canzone: “Sweet Dynamite” (“Sweet Child O Mine”) il disco riposava già nelle mie teche da un pezzo e feci un’onesta fatica a capire che si trattava dello stesso gruppo.

Però, nonostante la bella figliuola seminuda nella copertina interna, già “Lies” mi sembrava deludente, quando uscì “Use Your Illusion” erano già storia. Penso anche che, in gesto di spregio, vendetti il vinile di cui sopra ad una qualche bancarella e non l’avessi mai fatto. In molti vedono questo gruppo come l’ultimo gruppo di vere rockstar esistito: per me significano poco o nulla. Se parliamo del volume d’affari lo sono stati senz’altro, della vita sregolata, dell’alcool (però girava voce che, invece di Jack -whisky pessimo, secondo me-, ci fosse del the nelle bottiglie), della droga, dei dissidi e delle leggende di vario tipo forse è vero, se parliamo della produzione artistica il discorso potrebbe finire immediatamente.

Un disco decente e poi tanta, tantissima fuffa. Di tipo musicale, ma anche di tutti gli altri tipi. “Lies” era un disco assemblato per l’occasione. “Use Your Illusion” una palla colossale e megalitica, noiosa, boriosa e tronfia che poteva anche essere ridotta agevolmente a un disco da mezz’oretta: avrebbe fatto più bella figura, considerando certe ballate tremende come “Don’t Cry” e “November Rain” capaci di centrare, con precisione sopraffina, un nauseabondo coacervo di luoghi comuni sui sentimenti capaci di fare più vittime di un overdose di zuccheri. Di “Spaghetti Incident?” non voglio nemmeno parlare (ok, il brano di Manson). Mentre “Chinese Democracy” si commenta da solo: sembra il delirio di onnipotenza di un pazzo a cui le troppe possibilità offerte da successo e soldi abbiano decisamente dato alla testa, oltre ad aver fatto fuori i suoi compagni, ha pure cambiato strumentisti come un gentiluomo fa con la biancheria: un pessimo suicidio barocco.

Quando penso a loro, mi sembrano una sorta di “The Great Rock’n’roll Swindle Part 2” salvo che almeno i Sex Pistols ebbero il buon gusto di smettere quasi subito quando lo scherzo si fece pesante: poi sono tornati da anziani, ma quello ormai lo fanno tutti. Se penso alle vere Rockstar il primo nome che mi viene in mente sono i Led Zeppelin e pensando al gruppo albionico credo sia evidente il motivo per il quale i Guns non potranno mai essere elevati al rango di rockstar propriamente detto. Vogliamo proprio paragonare il valore artistico delle due compagini? Forse il volume d’affari ha mai fatto la grandezza di un gruppo? Mi auguro di no.

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=bF5gBT06FQ0]

This is Rock’N’Roll!

Celebration day!

Postato il

Evidentemente o il vostro ha delle doti (nascostissime) da Nostradamus o qualcosa aleggiava già nell’aria… perché pare che Italia Uno trasmetterà, alle 22 e 45 di lunedì 10 Dicembre, il concerto dei Led Zeppelin, denominato “Celebration Day”, che il gruppo (riunito) ha tenuto a Londra nel 2007. Per inguaribili nostalgici, ovviamente!

4 Dicembre 1980

Postato il Aggiornato il

Led Zeppelin
Led Zeppelin

“Desideriamo rendere noto che la perdita del nostro caro amico ed il profondo senso di rispetto che nutriamo verso la sua famiglia ci hanno portato a decidere – in piena armonia tra noi ed il nostro manager – che non possiamo più continuare come eravamo.”

I Led Zeppelin diffusero questo comunicato stampa 32 anni fa ponendo fine alla loro carriera dopo la morte del loro amico e compagno John Henry Bonham.

Spero non appaia irrispettoso postare oggi la loro canzone “In My Time Of Dying”: questa composizione in origine è un gospel dal titolo “Jesus Make Up My Dying Bed” e la prima registrazione del brano risale al 1926 ed è ad opera del reverndo J.C. Burnett ma non fu mai pubblicata.

I Led Zeppelin ne incisero una versione fiume di circa 11 minuti, e la inclusero in “Physical Graffiti” del 1975. Personalmente ritengo che abbia il più bel suono di chitarra slide che io abbia mai sentito e fu una folgorazione perché era un pezzo che avevo ascoltato e, chissà per quale motivo, dimenticato… senonché, quando ho ripreso in mano il CD, è stata una vera e propria nuova scoperta, con tanto di battito cardiaco accelerato e esaltazione subitanea ai massimi livelli. Bellissima!

Questo è il mio tributo ad una grande band.

Il senso della vita

Postato il Aggiornato il

C’è stato un attimo durante questa settimana, nel quale mi sono sentinto quasi a posto. Non che i soliti problemi si siano risolti, semplicemente per una qualche congiuntura astrale pesavano molto meno, impossibile capirne il perchè ma sono riuscito a districarmi tra paranoie e ricordi, a farli apparire molto meno gravosi e angoscianti. Di solito le prime due cose che saltano quando mi faccio assalire dalla negatività sono sonno e letture. Finalmente la colonna sonora precedente al sonno a base di Led Zeppelin pareva funzionare, ero fermo da un paio di settimane su Cocaine Nights di J.G. Ballard un po’ perchè è un giallo ed un po’ perchè starmene da solo a leggere può favorire l’insorgere dell’angoscia, anzi, per quel che mi riguarda, lo fa quasi sempre.

Poi, come è giusto che sia, durante un simpatico giro motociclistico, tutta la feccia è tornata a galla. Molte delle cose che mi sto adoperando per accettare e superare sono tornate indietro di colpo,  sian stati i libri o il mio provincialismo…

Gli unici due pensieri (attenzione: da qui in avanti la scurrilità potrebbe emergere nel post, vogliate considerarla una licenza poetica o leggere altrove: non è possibile esimermi dall’utilizzare certi termini, in questo contesto) in grado di farmi sorridere sono stati la risposta via mail mandatami in risposta alle mie lamentele durante un soggiorno gallese da un compagno di mille avventure, la suddetta mail recitava semplicemente:

“Nella vita l’importante è rompersi i coglioni”

Non diceva null’altro ed io pensai che, ammesso che dicesse il vero, potevo quasi considerarmi un personaggio importante.

Il secondo pensiero invece l’ho rivolto ad un personaggio che vide la luce quasi quarant’anni fa a San Martino di Trecate, si tratta di un fantautore con il raro dono della sintesi che ha saputo riassumere in 3 minuti e 21 secondi il senso della vita, addirittura meglio dei Monty Python… mi permetto di svelare l’arcano con un semplice link da youtube: