Live

I’m an earth rocker! Understand?!

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Tutte le volte che vado a Milano mi chiedo come si faccia ad abitare in certi contenitori in serie per umani che si vedono passando sulla tangenziale. Ogni volta finisco col rispondermi che è una dote portata in regalo dalla necessità, dall’abnegazione, dall’abitudine o, in qualche modo, dal piacere che uno trova nella socialità. Non dico che un individuo con forti tendenze misantropiche come il sottoscritto non ce la potrebbe mai fare, con gli anni ho scoperto di avere molta più capacità di adattamento di quanto avrei mai sospettato, però finirebbe molto male per me o per gli altri: nel senso che potrei intristirmi pesantemente oppure sfogare la mia rabbia nutrita a cemento sugli altri. Intorno a vent’anni scalpitavo per avere tutte le possibilità e (forse) l’apertura mentale degli abitanti delle grandi città. Ora ho radicalmente abbandonato quella fase. Delle città mi interessano solo le mostre, i musei, i monumenti ed i concerti. Il resto può allegramente sprofondare nella melma autogenerata.

E sono lieto che una volta che è finito ciò che mi interessa ci siano i chilometri a separaci. Bye and so long suckers. Sono anche lieto di abitare in un posto fuori dai collegamenti ed in declino. Meno siamo e meglio stiamo.

Detto questo sono stato a Milano per vedere i Clutch, che non avevo mai visto suonareare e, per questo, erano assai attesi alla prova dal vivo. Solidi rocker che non sono altro. Questa volta anche l’insofferenza alla grande città ha vita facile, nessuna odissea: arriviamo e dopo dieci minuti iniziano, nessun gruppo di supporto, coda all’ entrata o scazzi di qualsiasi tipo, liscio e lineare come non era (quasi) mai successo.

Una enorme aquila che ci mostra le terga come sfondo, una spannellata di marshall, orange ed ampeg. Non so cosa sia meglio desiderare e tanto sano, granitico e genuino rock’n’roll, ispirato e potente. Neil Fallon cattura subito le attenzioni di tutti quanti con la sua barba da orco gli occhi spiritati ed il vocione da orso, crea immediatamente una simbiosi col pubblico, mentre il resto del gruppo macina musica senza sosta e senza fronzoli. Fatta eccezione per Gaster dietro la batteria che ogni tanto esce un po’ dagli schemi, gli altri suonano e basta, un’arte che nell’ era dell’apparenza e del culto dell’ego era quasi andata persa.

Clutch5

L’esibizione è senza sbavature solida e granitica, se proprio devo trovare una sbavatura dirò che avrei preferito una scaletta meno incentrata sul nuovo lavoro, che magari ripescasse qualcosa in più dagli ultimi tre dischi (mi aspettavo magari una “X ray vision”, una “Firebirds” o una “Crucial velocity” in più) che, a dire il vero, sono senz’altro tra i migliori che abbiano mai fatto. Come se fossero rinati ad un certo punto, dopo aver rilasciato un paio di dischi un po’ meno incendiari ed ispirati, la triade “Earth rocker”, “Psychic warfare”, “Book of bad decisions” assesta una tripletta che, per il sottoscritto è incredibilmente pugnace e fiera.

Perchè di essere adepti del rock’n’roll c’è da essere fieri, c’è da inorgoglirsi quando un gruppo sale sul palco e l’adrenalina sale, c’è da esaltarsi quando la musica ti afferra e e ti fa resistere a tutto quello che la vita ti costringe a ingoiare. Alla fine questa è la mia religione, basata sul sudore, sugli amplificatori ed i tamburi. I concerti sono le mie messe, i dischi le mie preghiere e le valvole le mie candele accese. Questa è la mia chiesa, il posto dove purifico la mia anima. E forse un giorno diventerò un asceta, ma per ora va benissimo così, che il volume si alzi e sotto un altro!

 

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Neurosis Live @ Festa Radio Onda d’urto Brescia 11/08/2016

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Rivedere i Neurosis è un’opportunità da cogliere al volo e senza remore. Per il sottoscritto si tratta di uno dei gruppi contemporanei più significativi a molteplici livelli: Artistico, personale e soprattutto musicale, la loro evoluzione praticamente non è paragonabile a quella di nessun altro gruppo attualmente sulla scena (si ok, qualche altro nome viene in mente ma si contano veramente sulle dita di una mano), l’intensità che sprigionano dal vivo è assolutamente stordente, qualcosa da cui difficilmente ci si riprende con facilità. Hanno uno spirito indomito, un furore creativo incontenibile e il festival di radio onda d’urto ha dato ad ognuno di noi la possibilità di godere di un loro spettacolo che difficilmente potrà essere eguagliato durante l’anno in corso, nonostante ci siano un paio di date succulente in vista…
Quindi si parte! Il posto non è esattamente dietro l’angolo e ci vogliono quasi due ore e mezza per arrivare, sarà dura, soprattutto al ritorno, ma siamo votati al sacrificio nel nome della suprema dea valvola. Io guido e l’oltranzista ne approfitta per attingere alla scorta di malto fermentato e luppolo. Fino a Brescia tutto bene poi… ovviamente sbagliamo strada e ci facciamo fuorviare da un festival fighetta e dal nome dell’eroe del Grande Torino Mario Rigamonti cui è intitolato l’impianto sportivo nel quale l’evento dancereccio prende piede. In effetti ci sembravano un po’ tutti troppo ben vestiti e c’era una popolazione femminile un po’ troppo numerosa e in tiro per essere un concerto dei Neurosis.
Alla fine comunque ce la facciamo. La festa di Radio onda d’urto è un enorme bazaar con l’area concerti annessa. C’è in giro un sacco di gente alcuni interessati ed altri no… e nuvole di aromi vari che si levano un po’ ovunque: decisamente meglio dell’altro posto!
Facciamo in tempo a malapena a guardarci attorno e i nostri eroi di Oakland cominciano. Anche se ormai sono dislocati in varie e differenti parti degli states (Idaho, Oregon etc…) trovano comunque il tempo di andare in tour, di incidere dischi come gruppo e come solisti. Ognuno di loro ha un lavoro quotidiano ed una famiglia cui badare e per questo sono assolutamente encomiabili nel loro impegno anche se, ovviamente, il loro tempi sono spesso titanici anche se giustificati, contrariamente a qualcun’altro (i Tool, tanto per non fare un nome).
Comunque pronti e via… in due brani mettono subito le carte in tavola lasciando tutti a bocca aperta, la potenza che si sprigiona dagli amplificatori è annichilente, la loro coesione sul palco è stupefacente e, ancora una volta, i sacrifici fatti per venirli a vedere vengono ripagati immediatamente. Sono in forma eccellente. Ed è uno concerto minimale rispetto a quelli visti in altre occasioni: rinunciano alle proiezioni che erano state una loro prerogativa costante al punto da avere un proiezionista come membro effettivo del gruppo, luci basse e si limitano a suonare. Eppure stregano immediatamente tutti quanti. Più di una preoccupazione c’era stata alla vigilia per i suoni che in realtà non sono perfettissimi ma comunque più che accettabili, la fama negativa che questo festival aveva per la resa sonora dei gruppi è stata dunque smentita e pare di assistere ad un live degli anni ‘90 quando ancora i gruppi suonavano più di due ore senza batter ciglio o quasi.
Bello pensare che ci siano ancora gruppi in grado di farti uscire dalla realtà per tutta la durata di un concerto, constatare che certe sensazioni, nonostante l’evidente degrado della musica alternativa, non siano andate perse. Prendere atto del fatto che la musica dal vivo può essere ancora, grazie a gruppi come loro, considerata un’esperienza spirituale a tutti gli effetti.
A pieno, pienissimo titolo fra i gruppi degni di venerazione… e a settembre esce il nuovo album.

Neurosis live@ festa radio onda d'urto Brescia 11/08/2016
Neurosis live@ festa radio onda d’urto Brescia 11/08/2016
Neurosis live@ festa radio onda d'urto Brescia 11/08/2016
Neurosis live@ festa radio onda d’urto Brescia 11/08/2016
Neurosis live@ festa radio onda d'urto Brescia 11/08/2016
Neurosis live@ festa radio onda d’urto Brescia 11/08/2016

Nota: Il ritorno è stato massacrante a causa delle deviazioni tra Brescia ovest e Seriate, all’uscita l’assoluta assenza di indicazioni non ha giovato al rientro a Seriate, così con immensa gioia abbiamo provato il brivido della A35 e delle sue tariffe extralusso, rientrando a casa almeno un’ora dopo il previsto. Un sentito ringraziamento alla gestione della rete autostradale. Vi vogliamo bene.

I dischi dal vivo

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I dischi dal vivo mi lasciano parecchio dubbioso. Quando ero un neofita mi sembravano semplicemente un sistema per accaparrarmi tutte le canzoni più famose di un gruppo senza scadere nel classico greatest hits. E già qui bisognerebbe aprire una parentesi, perchè anche i greatest hits sono discutibili… col passare del tempo ho realizzato che i dischi hanno un’anima, i greatest hits no. Per quanto magari ci siano dei riempitivi nei dischi originali, essi sono la vera espressione di un artista (o di un gruppo di artisti) in un determinato momento storico, inoltre la scelta che sta alla base della successione dei brani a mio parere ha un’importanza tutta sua. Chissà se “Black Sabbath” avrebbe avuto lo stesso impatto con un’altra canzone messa in apertura? Cosa avranno avuto in mente gli Zeppelin quando hanno posto un mattone epico (ma bellissimo: “Achilles Last Stand”!) in apertura a “Presence”, forse di mettere subito alla prova l’ascoltatore? Esiste un modo più poetico di chiudere un disco (“The Good Son” di Nick Cave and the Bad Seeds) che con una canzone come “Lucy” che con la sua coda sognante sembra insistentemente chiedere all’ascoltatore di alzare lo sguardo dall’umanità per fissare le stelle e la luna? Un greatest hits o un tasto “random” non risponderanno mai a queste domande!

Comunque, digressione a parte, ora invece guardo ai live come dischi a se stante ed è assai difficile che mi trasmettano certe emozioni perchè (oltre alle considerazioni di cui sopra, comuni ai greatest hits) se amo un gruppo ritengo fondamentale supportarlo come merita andando ai concerti e comprando i dischi (finanze e fattori contingenti permettendo) al punto tale che la registrazione di un concerto finisce per diventare una sorta di “vorrei ma non posso” anche troppo triste: un supporto musicale non può contenere le emozioni proprie di un momento artistico assoluto nel suo essere irripetibile, ne da spesso un’idea troppo vaga ed impersonale per chi abbia assistito ad un concerto sentendolo fino in fondo… senza contare che spesso certi artisti propongono versioni alternative non proprio all’altezza degli originali, solo raramente il giochetto riesce come dovrebbe. Ultimamente molti gruppi fanno date riproponendo dischi per intero: questo potrebbe essere un’interessante compromesso fra live e studio fra creatività e fisicità, tra teoria e pratica… sfortunatamente non ho ancora avuto la fortuna di assistere a nessuna performance del genere, quindi non mi posso esprimere in merito, quello che posso fare è un freddo elenco dei live che, personalmente, stanno una spanna sopra tutti gli altri…

*Ozzy Osbourne e Randy Rhoads “Tribute”: Non poteva mancare, conoscendomi già mi danno i brividi “Blizzard Of Ozz” e “Diary Of A Mad Man”, il live in tributo al giovane e sfortunato chitarrista non poteva fare a meno di toccarmi il cuore…

*Iron Maiden “Live After Death”: Il primo live ascoltato non si scorda mai, secondo la logica di cui sopra ascoltai prima questo disco che i lavori da cui le canzoni da cui provenivano, queste versioni finirono per essere considerate da me, per tanto tempo, quelle originali… registrato durante il faraonico “World Slavery Tour” e infarcito di sovraincisioni rimane comunque un disco più che storico per la band albionica.

*Portishead “Roseland NYC”: Un live assolutamente sorprendente: il freddo e quasi sintentico trip hop britannico prende vita e corpo attraverso orchestrazioni assolutamente contestualizzate, avvolgenti e, a tratti (“Sour Times”!!!), assolutamente commoventi… l’espressone “dal vivo” credo non sia mai stata più azzeccata, bellissimo!

*Alice In Chains “Live”: Disco piuttosto sconosciuto ai più, che però presenta una carica ed una passione che trasuda direttamente da ogni nota, oltre al malcelato rimpianto di non averli mai potuti vedere quando ancora il povero Layne era tra noi…

*Jane’s Addiction “Jane’s Addiction”: Esordire con un disco dal vivo è sicuramente uno strano destino ed una curiosa scelta (condivisa anche da altri, si vedano i Primus di “Suck On This”) ma non se si tratta di una delle più incendiarie compagini che abbiano mai calcato un palco a cavallo tra gli anni ’80 e ’90… il disco mette in luce una band assolutamente vivida ed ispirata che darà alle stampe dischi fondamentali prima del ritiro dalle scene. Il triste tentativo recente di riverdire certi fasti, a mio parere, è da considerarsi fallito miseramente come da me testimoniato in una loro data milanese qualche anno fa, non fosse stato per l’esecuzione di “Three Days” -un brano assolutamente superlativo- sarebbe stato uno dei concerti più deludenti cui io abbia mai assistito, sic transit gloria mundi!

*Enstürzende Neubauten “Live at Teatro Colosseo 03/06/2011”: Quando li vidi dal vivo per la prima volta dal vivo (all’ Alcatraz di Milano anni prima) compresi appieno quanto enorme fosse la portata del gruppo dell’ex Bad Seeds Blixa Bargeld! Una vera e propria rivelazione: uno si chiede come possa essere possibile riprodurre certe sonorità dal vivo: non vi rispondo… dico solo andateli a vedere e di corsa! Non solo ci riescono, ma ci mettono un tale trasporto ed un tale pathos da abbagliare ed affascinare la tempo stesso… li ho visti tre volte e continuo a considerarli imperdibili! Nella fattispecie non si tratta di un disco vero e proprio ma di una registrazione professionale che i nostri vendevano all’uscita del concerto su chiavetta usb. Normalmente non l’avrei mai presa, ma visto il gruppo e l’occasione (il concerto del trentennale…) alla fine me la sono sentita di compiere l’insano gesto… con somma soddisfazione postuma!

*C.S.I. “In Quiete”: Quando staccare i jack era diventata una moda, il gruppo italiano emerse dalla massa con un disco intenso, con degli arrangiamenti perfettamente contestualizzati e riusciti molto più di blasonati nomi esteri. Un impresa quasi irripetibile!

*Sepultura “Under A Red Blood Sky”: Anche qui il rimpianto per non averli potuti vedere con la formazione originale probabilmente la fa da padrone, però il disco merita per la scaletta, il momento storico livemente anteriore al famoso scisma dei Cavalera, e per l’energia primordiale che sprigiona…

*Jeff Buckley “The Mystery White Boy Tour”: I live postumi si portano dietro sempre uno strascico di sospetti per l’opportunismo economico ed il rispetto per l’artista passato a miglior vita. Lasciando ad ognuno le opportune considerazioni da farsi secondo coscienza (anche nel caso dello sfortunato Randy Rhoads o degli Alice In Chains), questa rimane una vibrante testimonianza.