Lucio Fontana

We missed you hissed the lovecats…

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25 Aprile: partigiani sfilano per le strade di Milano

E quest’ anno mi sono perso il post per il venticinqueaprile, una delle poche feste che io mi senta ancora di festeggiare… mi sono perso qualche giorno nel quale stare davanti al PC e scrivere su queste pagine.

Meglio così: ultimamente l’ispirazione latita. Ho sentito il nuovo “singolo” dei Black Sabbath e non mi ha deluso molto: è già un gran risultato. Peccato per la produzione, signor Rubin, mi spiace ma, anche se ha fatto un buon lavoro facendo passare per ascoltabile il biascicare di Ozzy, il suono della chitarra del riffmaster non mi piace proprio… suona decisamente troppo pulito e moderno! Non si sente affatto la puzza di valvole, al punto che sembra di più una canzone degli Heaven And Hell che dei Black Sabbath, non so se mi spiego. Comunque i tempi sono proprio andati ed è già una vittoria che la canzone non sia un obbrobrio inascoltabile!

Andy Warhol ed io
Andy Warhol ed io

Ho guadagnato quattro giorni a zonzo lontano da casa e una visita al museo del 900 a Milano, sulle stesse vie percorse, a suo tempo, dai personaggi immortalati nella fotografia di cui sopra. Alcune opere le avevo già viste alla defunta CIMAC, però bisogna dire che, in ambito museale, credo che il museo del 900 offra il miglior rapporto qualità/prezzo possibile, avendoci passato dentro tre ore e mezza filate, senza soffermarmi sulle opere in maniera ossessiva, come mi è capitato di fare in passato. C’è veramente una collezione invidiabile ed affascinante, sempre se vi piace il periodo. Io sono rimasto maggiormente impressionato da Boccioni, Fontana (la sala dedicata è spettacolare!) e Modigliani, dal gruppo degli opticals e dell’arte povera, ma anche dai meno conosciuti Luigi Russolo o Emilio Scanavino. Poi c’erano anche, nella sezione mostre temporanee, alcune opere di Andy Warhol, che non guasta affatto… nonostante non mi faccia impazzire.

Schema originale di un Intonarumori di Luigi Russolo

Parlando di Russolo poi ho fatto una scoperta interessante: costui, pittore e futurista, fu colui che, firmato il manifesto “l’arte dei rumori”,  concepì per primo l’ idea di “noise music” e non si limitò a questo: inventò anche uno strumento denominato intonarumori: un apparecchio meccanico capace di sviluppare diverse tipologie di rumore che poi andranno sotto al nome di musica futuristica. Ovviamente più di un personaggio di mia conoscenza gli deve qualcosa…

Poi ci si risveglia al lunedì con una settimana che incomincia all’orizzonte, la pioggia che martella il suolo (e che io ringrazio altrimenti a quest’ora schiatterei già dal caldo) e una sensazione strana: come se ti mancasse qualcosa… ah e la voglia di ascoltare i Cure.

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=fcW35t2Gtyk]

Casca ancora, insano sonno!

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Come ti capisco, Charlie!
Come ti capisco, Charlie!

Quando aspetti il sonno ed il sonno non arriva, le dimensioni della stanza si allargano a dismisura nel buio, le coperte non appaiono più tanto accoglienti, ti scopri con gli occhi aperti a fissare le tenebre ed i pensieri si raggrumano in ansia, nervoso  ed impotenza. Difficilmente ti sei sentito più solo.

Ma tutto questo lo sapevo già, ora si è aggiunta una nuova componente: la nausea. Quando si è fatta l’ora del sonno mi viene la nausea per quell’oblio momentaneo, mi assale il desiderio di non ritrovarmi ad imbottire le lenzuola, come i bambini che fanno i capricci prima della nanna, ma in versione adulta e, forse, più consapevole. Non è un rifiuto del sonno, perché di dormire abbiamo tutti bisogno, ma proprio di trovarsi lì in quel momento e di aspettare al buio che il maledetto arrivi… il disagio di stendersi ed attenedere, l’impossibilità di potersi rilassare e liberare la mente dei pensieri che, un tempo ti cullavano verso il sonno, ed ora ti tengono clamorosamente vigile. Qualcosa di difficilmente spiegabile a chi non abbia mai avuto sensazioni del genere, quindi anche a te stesso.

E la notte prosegue la sua marcia silenziosa, mentre tu rimani immobile. Suoni indefiniti che echeggiano nell’assenza di luce, illuminazioni lontane che sbirciano tra gli scuri, gatti che ululano come neonati innaturali e vento che scuote i rami ancora spogli. E vorresti scricchiolare come questa canzone:

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=OKRJfIPiJGY]

Buona notte a voi, le attese sono squarci dolorosi su una tela e dietro appena una velina, ma nera ed impenetrabile.

Le attese

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Lucio Fontana fotografato da Ugo Mulas

Le attese sono come dei tagli su una tela, squarci nel tempo, distorsioni dello spazio. Uno spazio buio che scava nella vita: la necessità di dover far passare il tempo prima che succeda veramente qualcosa. Una cosa qualsiasi, un segnale, un cenno, una scintilla. Invece l’attesa sa di buio e silenzio, dilata il tempo fino a tagliarlo, fino ad espanderlo in un’altra dimensione, nella quale si resta sospesi nel non sapere, nella non vita, nell’incapacità di prendere una decisione non avendo in mano i termini del problema. E tale sospensione uccide.

I’m standing alone on the cliffs of the world.
No one ever tends to me.
Sitting alone, covered in rays.
Some things are so my mind can breath

Waiting is hard
Fucking takes so long
Draped in sun – hands in sand
Earth acid cleanses me, cleanses me clean
But the world, it never comes

It never comes
It never comes
It never comes

I lay on my side in the edge of the room
She never expects anything from me
When all the days – the days of the year
I know I miss that part of me.

Waiting is hard
Fucking takes so long
Draped in sun, hands in sand
Earth acid cleanses me, cleanses me clean
But the world it never comes

It never comes
It never comes
It never comes
It never comes
It never comes