Neurosis

Gruppi ai cui concerti non vorresti assistere e concerti che vedresti all’infinito

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Negli anni novanta esisteva una formazione milanese che si vantava, probabilmente essendo nel giusto, di essere tra i pionieri del thrash metal in Italia. Tale formazione aveva un chitarrista che era facile incontrare, nel ruolo di intortatore, in un altrimenti mitologico negozio di dischi sotto il Duomo a Milano. Il “Maryposa” era (ed è!) un posto fantastico (sono onorato di citarlo nelle mie umili pagine): i due commessi storici, che credo ci siano ancora, erano competenti e simpatici… perché volessero servirsi di un simile individuo mi è oscuro. Saccente ed insistente, ostenta il suo successo locale e cerca di propinarti i dischi che piacciono a lui, se non proprio quelli del suo gruppo. Non succede solo questo:

Evento n. 1: Concerto dei Metallica allo stadio delle alpi (To) nel ’92: un’occasione fantastica, gruppi enormi nel bill (Voivod, The Cult, Suicidal Tendencies e, incredibilmente Megadeth che paiono aver fatto pace con il gruppo di punta). Notizia spiacevole: I Voivod danno forfait… e a sostituirli il suddetto gruppo milanese. Dopo una mezz’oretta di scimmiottamenti ai Pantera la loro esibizione finisce e, più tardi, hanno pure l’ardire di pubblicare un EP con la registrazione del concerto e alcune foto che li ritraggiono immersi in un bagno di folla evidentemente non intervenuta per loro. Va bene.

Evento n.2: Negli anni ’90 al parco Acquatica di Milano si svolgeva un grosso festival chiamato Sonoria (sono sicuro di due edizioni, ma potrebbero anche essere state tre o quattro), di solito aveva lo sgradevole, almeno per il sottoscritto, vizio di mettere insieme gruppi che non c’entravano nulla ma un anno propone un programma di tutto rispetto: Pardise Lost, Rollins Band, Danzig, Primus, Faith no more. Se non che il giorno stesso (internet era un miraggio e l’organizzazione italiana di certi eventi ha sempre lasciato a desiderare) si apprende che Danzig e Primus danno forfait e… indovinate un po’ chi prende il loro posto? Ma certo! La suddetta band milanese e Paul Weller (PAUL WELLER?!?!?!?).

Innanzitutto su biglietti campeggiava la scritta: “in caso di rinuncia di uno dei gruppi, la sostituzione avverrà con un gruppo di pari livello”… che fate, prendete in giro la gente?! E poi chissà perché sempre lo stesso gruppo chiamato a tappare i buchi. Misteri sepolti nel tempo.

Misteri che continuano anche oggi, nel giro di pochi mesi mi sorbisco due volte un gruppo nei cui componenti milita qualcuno coinvolto con la grafica di taluni manifesti dei concerti, fortunatamente l’altra sera arrivo in ritardo e me li risparmio.

Scusate, sono un sonicopatico e divento di pessimo umore (tra l’imbufalito e il nevrotico) se devo sorbirmi musica che detesto… non che normalmente sia una persona solare e di ottimo umore, chiaramente. Tuttavia è incredibile come, nonostante proprio non ti piaccia la loro proposta musicale, certi gruppi ti risaltino fuori solo perché qualcuno li ritenga simili ai tuoi gusti musicali. Credo sia lo stessa ragione per cui gli algoritmi dei social falliscono spesso inesorabilmente.

Fortunatamente un valido motivo per sorbirsi certi gruppi c’è: il gruppo principale della serata, ovviamente. Nel caso dello scorso venerdì sera i Neurosis. ho fatto pochissime foto, un po’ per l’assenza di memoria nella scheda della fotocamera un po’ perché, una volta tanto, mi sono goduto il concerto. Credo che sia circa (?) la quarta volta che li vedo e non deludono mai. Sono uno dei pochi gruppi in grado di trasportarti in una dimensione parallela con una energia intrinseca tale da ammutolire. Mi ricordo un paio d’anni fa, dopo 10 minuti ritrovarsi a pensare che avevano già polverizzato tutto quello che ti era capitato di vedere quell’anno. Questa volta si fanno ben pagare (35 sudatissimi euro) e sono supportati, oltre che dai suddetti, anche dagli Yob che non faccio parimenti in tempo a seguire. Stare qui a fare la telecronaca del concerto è inutile, posso solo dare un consiglio, per quel che può valere: andateli a vedere, fatevi questo piacere.

Dall’apertura affidata a “A sun that never sets” a quando Scott Kelly se ne esce zoppicando vistosamente (!) sono coesi, concreti ed incredibilmente intensi. Ecco: se non avete idea di cosa sia un concerto intenso, vado sul sicuro a consigliarvi una loro performance. Nonostante da più parti li accusino di un certo immobilismo creativo, di avere delle tempistiche da pachiderma per dischi e tour (vengono in Italia senza un disco da promuovere…) non stateli a sentire: non sono più dei giovincelli, hanno lavori e famiglie cui badare (lo stesso Scott è una specie di patriarca), abitano in diversi stati e tutto questo ne limita l’azione, ma quando si riuniscono su un palco è pura magia. P1020587

 

Count down to 2017

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Odio capodanno. Amo l’inverno. E’ il periodo per tirare le somme. Ma è una mera convenzione presa in prestito da anni di calendario gregoriano. Potrei tirare le somme anche a marzo o a novembre, ma oramai ho cominciato a farlo a dicembre e mantengo le tradizioni. Odio le tradizioni, le occasioni, le feste comandate. Non mi servono per ricordarmi le cose. Non le festeggio. Sdegno le convenzioni eppure ne accetto una minima parte per inerzia e per pigrizia. E perché alla fine di ogni anno devo tirarne le somme musicalmente parlando, almeno per ricordarmi di dov’ero e cosa facevo. Capirete cosa state per affrontare. 10 dischi per il 2016. E via.

10. Deftones “Gore”

Tutti hanno fatto a gara a parlare male di questo disco. Spero si divertano. A me è piaciuto. E’ da due tornate discografiche che i Deftones mi emozionano, certo, non come negli anni ’90 ma, a mio parere, hanno riguadagnato smalto e ispirazione. Felice di essere l’unico a pensarla in questo modo. In particolare “Phantom bride”, bellissimo testo e chitarra di Jerry Cantrell.

09. Melvins: “Basses unloaded”

Non potevano mancare. Un gruppo degno di venerazione, anche se ultimamente Dale e Buzz finiscano per timbrare dignitosamente il cartellino ogni anno, in compagnia di questo o quell’amico a me non importa. Penso che i due abbiano abbiano ampiamente dimostrato tutto quello che dovevano e adesso finiscano per mantenersi senza dover cercarsi un lavoro comune. Rimane il fatto che Mr. King, per quanto mi concerne, è secondo solo a Mr. Iommi per la capacità di mettere in fila delle semplici note. Up the Melvins no matther who plays bass!

08. Iggy Pop “Post Pop Depression”

Bowie è morto. E non troverete il suo disco in questa lista, così come non troverete quello di Leonard Cohen. Non li ho ascoltati, non volevo gettarmi nel calderone delle condoglianze, della tristezza, dei riconoscimenti dovuti per due artisti che non ho approfondito come avrei dovuto. Al cordoglio ci ha pensato Iggy e lascio a lui la parola per piangere Bowie. Pensatela come volete, questo disco, per me, è un enorme tributo al Duca Bianco, ripesca l’atmosfera di “The Idiot”, il primo disco della nuova carriera dell’iguana solista, in tutto e per tutto patrocinata dall’amico. E mi faccio beffe di tutti quelli che sono stati delusi aspettandosi che Josh Homme prendesse il posto di Ron Asheton per dare vita ad una nuova incarnazione degli Stooges. Le sue parti di chitarra avrebbe potuto suonarle chiunque, però fortunatamente il disco funziona.

07.In the woods… “Pure”

Un ritorno che non ti aspetti per una band norvegese che ha prodotto uno dei dischi più toccanti degli anni ’90 (“Omnio”) e come al solito non sai cosa aspettarti. Avrebbero potuto rovinare ogni bel ricordo… e fortunatamente non lo fanno, la paura era tanta. Certo a volte il disco suona stanco e fatica a prendere il volo, ma nella seconda parte sembra veramente ritornato agli antichi fasti, lontane le radici black metal, la fiamma del prog è ancora splendente e tutt’altro che autoindulgente. Bentornati.

06. Liquido di Morte “II”

Un disco strumentale? Certo. E’ una rarità che non può mancare, soprattutto se si tratta di uno dei migliori gruppi italiani al momento. Coinvolgenti. Ipnotici. Ispirati. Occorre essere dello stato d’animo adatto ma poi ti trascinano via. Lontano.

05. Kvelertak: Nattesferd

I gufi non sono quel che sembrano. I Kvelertak escono dal pantano (per quanto intrigante) del loro secondo lavoro e ritornano con un disco fresco dal deciso piglio rock’n’roll con pochi fronzoli e molta decisione. In pochi ci avrebbero scommesso eppure il disco vince in freschezza compositiva e trascinante foga. Mischiare black metal e rock può sembrare azzardato e loro ci sono riusciti, riprendere le redini di una proposta che aveva mostrato un po’ la corda solo alla seconda uscita forse era ancora più difficile. Ora non c’è due senza tre. Norway, here we come!

04. Darkthrone: Arctic Thunder

Io e l’altro unimog consideriamo i Darkthrone come i nostri padri spirituali, specialmente dopo l’abbandono della fase blackmetal. A loro non importa nulla e nemmeno a noi. Impegnati nella loro sempiterna crociata per il metal, quello esente da ogni suono plastificato, che ha il suo habitat naturale in qualche bunker svizzero impenetrabile nella prima metà degli anni ottanta, come fai a non stimarli? Quando poi abbiamo visto un fuoco rupestre in copertina, la vicinanza si è accorciata ancora. Rustici e veri, nel senso più genuino del termine, incidono un altro disco alla faccia di chi gli vuol male. E tanto basta.

03. Nick Cave and the Bad Seeds: “Skeleton tree”

Credo di aver scritto già a sufficienza di questo disco quando uscì. E visto che fa della sottrazione la sua forza non mi sento di aggiungere nulla se non che, a ben vedere, dovrebbe essere fuori “classifica” in quanto troppo intimo e sofferto per poter figurare in una cosa così frivola e vacua. Ci finisce solo perché non posso non ricordare un dico come questo. Curioso come la separazione tra lui e Blixa alla fine ce li restituisca entrambi in splendida forma (così ricordo anche “Nerissimo” e il bellissimo concerto a Milano con Teho Teardo).

02. Klimt 1918: “Sentimentale jugend”

Otto lunghissimi anni di silenzio. A me i Klimt 1918 sono mancati e parecchio. Il mio incontro con loro avvenne in una situazione che mi rende impossibile non considerarli vicini al cuore. Durante un viaggio a Vienna, in pieno trip Klimtiano da tre musei al giorno senza tregua, entro in un negozio di dischi (c’erano dubbi?) e scartabellando tra i CD mi viene tra le mani il loro, bellissimo, “Dopoguerra”. L’ho preso come un segno del destino e da allora occupano un posto speciale tra i miei ascolti.

Un doppio CD potrebbe essere una mossa decisamente pretenziosa e forse azzardata. Ebbene non lo è. Il lavoro è inteso, pregno di lirismo e ispirazione, magari non semplice da ascoltare di seguito eppure assolutamente affascinante nel concept (Germania anni ’80 e Roma), soavemente etereo e atmosferico. Non fateci mai più attendere tanto!

01. Neurosis: “Fires within fires”

Mi spiace, nessuna sorpresa. Dopo 10 minuti della loro esibizione bresciana dello scorso 11 agosto avevano agilmente spazzato via qualsiasi cosa avessi visto dal vivo nell’ultimo periodo. Semplicemente questo. Possiedono un’intensità ineguagliabile. Un suono personale e mutevole, senza che per questo si snaturi. Evolvono disco dopo disco, concerto dopo concerto. La loro ultima incarnazione è scarna, essenziale diretta.

Dritta al cuore, dritta all’anima all’origine stessa della musica. Il viaggio continua.

Neurosis Live @ Festa Radio Onda d’urto Brescia 11/08/2016

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Rivedere i Neurosis è un’opportunità da cogliere al volo e senza remore. Per il sottoscritto si tratta di uno dei gruppi contemporanei più significativi a molteplici livelli: Artistico, personale e soprattutto musicale, la loro evoluzione praticamente non è paragonabile a quella di nessun altro gruppo attualmente sulla scena (si ok, qualche altro nome viene in mente ma si contano veramente sulle dita di una mano), l’intensità che sprigionano dal vivo è assolutamente stordente, qualcosa da cui difficilmente ci si riprende con facilità. Hanno uno spirito indomito, un furore creativo incontenibile e il festival di radio onda d’urto ha dato ad ognuno di noi la possibilità di godere di un loro spettacolo che difficilmente potrà essere eguagliato durante l’anno in corso, nonostante ci siano un paio di date succulente in vista…
Quindi si parte! Il posto non è esattamente dietro l’angolo e ci vogliono quasi due ore e mezza per arrivare, sarà dura, soprattutto al ritorno, ma siamo votati al sacrificio nel nome della suprema dea valvola. Io guido e l’oltranzista ne approfitta per attingere alla scorta di malto fermentato e luppolo. Fino a Brescia tutto bene poi… ovviamente sbagliamo strada e ci facciamo fuorviare da un festival fighetta e dal nome dell’eroe del Grande Torino Mario Rigamonti cui è intitolato l’impianto sportivo nel quale l’evento dancereccio prende piede. In effetti ci sembravano un po’ tutti troppo ben vestiti e c’era una popolazione femminile un po’ troppo numerosa e in tiro per essere un concerto dei Neurosis.
Alla fine comunque ce la facciamo. La festa di Radio onda d’urto è un enorme bazaar con l’area concerti annessa. C’è in giro un sacco di gente alcuni interessati ed altri no… e nuvole di aromi vari che si levano un po’ ovunque: decisamente meglio dell’altro posto!
Facciamo in tempo a malapena a guardarci attorno e i nostri eroi di Oakland cominciano. Anche se ormai sono dislocati in varie e differenti parti degli states (Idaho, Oregon etc…) trovano comunque il tempo di andare in tour, di incidere dischi come gruppo e come solisti. Ognuno di loro ha un lavoro quotidiano ed una famiglia cui badare e per questo sono assolutamente encomiabili nel loro impegno anche se, ovviamente, il loro tempi sono spesso titanici anche se giustificati, contrariamente a qualcun’altro (i Tool, tanto per non fare un nome).
Comunque pronti e via… in due brani mettono subito le carte in tavola lasciando tutti a bocca aperta, la potenza che si sprigiona dagli amplificatori è annichilente, la loro coesione sul palco è stupefacente e, ancora una volta, i sacrifici fatti per venirli a vedere vengono ripagati immediatamente. Sono in forma eccellente. Ed è uno concerto minimale rispetto a quelli visti in altre occasioni: rinunciano alle proiezioni che erano state una loro prerogativa costante al punto da avere un proiezionista come membro effettivo del gruppo, luci basse e si limitano a suonare. Eppure stregano immediatamente tutti quanti. Più di una preoccupazione c’era stata alla vigilia per i suoni che in realtà non sono perfettissimi ma comunque più che accettabili, la fama negativa che questo festival aveva per la resa sonora dei gruppi è stata dunque smentita e pare di assistere ad un live degli anni ‘90 quando ancora i gruppi suonavano più di due ore senza batter ciglio o quasi.
Bello pensare che ci siano ancora gruppi in grado di farti uscire dalla realtà per tutta la durata di un concerto, constatare che certe sensazioni, nonostante l’evidente degrado della musica alternativa, non siano andate perse. Prendere atto del fatto che la musica dal vivo può essere ancora, grazie a gruppi come loro, considerata un’esperienza spirituale a tutti gli effetti.
A pieno, pienissimo titolo fra i gruppi degni di venerazione… e a settembre esce il nuovo album.

Neurosis live@ festa radio onda d'urto Brescia 11/08/2016
Neurosis live@ festa radio onda d’urto Brescia 11/08/2016
Neurosis live@ festa radio onda d'urto Brescia 11/08/2016
Neurosis live@ festa radio onda d’urto Brescia 11/08/2016
Neurosis live@ festa radio onda d'urto Brescia 11/08/2016
Neurosis live@ festa radio onda d’urto Brescia 11/08/2016

Nota: Il ritorno è stato massacrante a causa delle deviazioni tra Brescia ovest e Seriate, all’uscita l’assoluta assenza di indicazioni non ha giovato al rientro a Seriate, così con immensa gioia abbiamo provato il brivido della A35 e delle sue tariffe extralusso, rientrando a casa almeno un’ora dopo il previsto. Un sentito ringraziamento alla gestione della rete autostradale. Vi vogliamo bene.

The live experience.

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Dregen & The Imperial State Electric
Dregen & The Imperial State Electric

Mamma mia. Non vado ad un concerto dal maggio scorso. Dal primo maggio dell’anno scorso, che tristezza. Mi sono perso soprattutto Neurosis e Vista Chino. Ah no era decisamente una tendenza che andava invertita, quantomeno interrotta. Ci sono mille motivi per questa assenza dall’attività live, alcuni seri altri meno. Soprattutto: non mi piace andare ai concerti da solo. Sarà stupido ma nel viaggio fatto con un amico o nel piacere di condividere i ricordi c’è un fascino al quale faccio fatica a rinunciare. Poi c’è anche il fatto di affrontare imprevisti e situazioni varie assieme, qui c’è una fredda lista di situazioni (ovviamente tante ne saranno escluse):

Na tazzulella e café: Napoletano inguaiato che ci si avvicina all’autogrill di Novara mentre ci stiamo facendo un caffé da campo nel retro del fiorino, rifiuta una tazzina e chiede se può succhiarci del carburante. Allucinazioni post- Obituary.
Zio Morfina: Un inquietante tizio che “ballava” dietro di me al concerto dei Jane’s Addiction.
Verbania madness: Dirò solo che c’entrano risse sfiorate, ubriachezza molesta e spray al peperoncino, nella ridente città del verbano a un concerto dei Nebula.
Invasione equadoregna: Una nutrita (e alterata) compagine di immigrati centroamericani irrompe non senza conseguenze al Masters of death metal.
La terra trema! Succede la prima volta che vedi i Sunn 0)))
Calata dei babbari:  Dopo una nottata a dormire in Panda, ti svegli e vedi che una nutrita compagnia teutonica sta allegramente banchettando sul cofano della tua auto. Poi il loro pullman se ne va non prima di aver scaricato il WC. Sarà una punizione per aver visto Santana?
Insomma andare da solo mi fa triste… potrei (e a volte l’ho anche fatto) ma sicuramente non è la stessa cosa… Quindi quando, grazie ad un amico, si è presentata la possibilità di spezzare il digiuno l’ho colta al volo. Ho, forse colpevolmente, snobbato un po’ il locale in questione a meno di 25 km da casa, ed anche il concerto, forse non ci sarei mai andato se non fossi in pesante astinenza. Però me li ricordo ancora gli Hellacopters al Babylonia e fu davvero una gran cosa…
The Hellacopters, back in the day!
The Hellacopters, back in the day!

From the sky

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La grandine in novembre è qualcosa che mi lascia sempre meravigliato, come la prima volta che vedi la neve, il sole, il cielo. Credevo che certe cose succedessero solamente in Galles. Ero come un bambino in quel laboratorio. Per gli altri era normale, continuavano a lavorare,io non potevo: dovevo guardare quelle piccole pietre di ghiaccio scendere dal cielo, era ipnotico come brillassero alla luce artificiali dei lampioni. Un piccolo miracolo, una visione ed un sogno.

Meraviglia, diventa sempre più estranea man mano che vai avanti. Ed anche oggi, anche in Italia, mentre lavori in un ufficio, d’un tratto un ticchettio ti distrae e guardi fuori. E sono ancora lì a scendere, a distanza di anni, a distanza di chilometri. Sul terreno una patina che si spacca al tuo passaggio, e galleggia sull’acqua. Una qualche magia che non voglio ridurre a una distorsione climatica.

Mi sembra di essere stato insensibile, gonfiato d’aria per troppo tempo, e poi arriva la grandine. E brilla.

 

 

Rituali

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Recarsi ad un qualsiasi concerto, per quel che mi riguarda, significa seguire precisi rituali, anche scaramantici. I biglietti rigorosamente in mano, gli anfibi d’ordinanza (i pestoni fanno un male cane), la maglietta da indossare, salvo inusuali eccezioni, di un gruppo diverso da quello che sto andando a vedere (e possibilmente con poca attinenza al medesimo), il viaggio pianificato (mappe, GPS, serbatoio pieno, info sulle condizioni della strada etc…), macchina fotografica, tappi auricolari, cappello anti-scottatura se il concerto è all’aperto: insomma ci siamo capiti.

Non mi curo delle proteste di chi non capisce l’utilità dei tappi, posso solo consigliare un concerto dei Sunn 0))) senza e fare tanti auguri! Personalmente non mancano mai da quando, dopo il mio primo concerto, rimasi tre (3) giorni con un fastidiosissimo fischio continuo nelle orecchie… quindi, sì sì fate pure i fighi e non indossateli, ma niente udito, niente rock’n’roll. Vi rimangono il sesso e la droga: peccato che, per il primo, vi necessiti un’altra persona (e non lo darei per scontato), per la seconda, la vostra salute possa risentirne. Io rimango per il libero arbitrio ma tengo in considerazione anche il fatto che, se divento sordo, mi tocca disfarmi dei miei gioielli sonori e questa è una eventualità che non deve assolutamente presentarsi. Poi assistere al concerto con la maglietta del gruppo che suona è una cosa troooppo scontata quindi niente da fare, non mi piace confondermi nella folla e mi è anche capitato di attaccare dei bottoni interessanti grazie alle magliette fuori luogo.

Un’altra cosa fondamentale è organizzare gli spazi: le tasche devono assolutamente bastare per tutto. Ricordo bruttissimi momenti legati ad aver introdotto uno zaino ad un concerto, se iniziano le ondate di folla, la gente tende ad appendersi e a tirarti verso il baratro nella speranza che tu sia solido. Io, di mio, mi reputo abbastanza solido ma, una volta, mi sono ritrovato con una pletora di energumeni attaccati alla schiena e son finito sotto. A parte lo spettacolo grottesco di centinaia di arti inferiori che ti sovrastano, diciamo che tendi ad asfissiare ed hai la terribile sensazione di inalare aria ma non ossigeno! Inoltre non riesci a trovare la forza di tirarti nuovamente in piedi. Non ti resta che sperare in una qualche anima pia che allarghi la folla e ti allunghi la mano per tirati in piedi. Io la mia l’ho trovata: era ad un concerto dei Cure.

Neurosis
Neurosis

Tutto questo per dire che giovedì prossimo suoneranno questi signori vicino a Linate ed io non ho in mano i biglietti, non so chi venga e non mi sono organizzato per nulla. Sarà una cosa dell’ultimo momento, sperando che il fido compare, o magari qualche altra strana creatura, non disdegni di accompagnarmi. Visto il calibro del gruppo in oggetto direi che potrei anche fare l’insano gesto ed andarci da solo, ma sicuramente non sarebbe la stessa cosa… in certi casi (e con certi gruppi) il bassistico duo non dovrebbe dividersi… l’ultima volta siamo andati assieme ed è andata così:

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=L8-dVY9EIaI]

direi che non è il caso di rompere ulteriormente le tradizioni!