Neurosis

Count down to 2017

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Odio capodanno. Amo l’inverno. E’ il periodo per tirare le somme. Ma è una mera convenzione presa in prestito da anni di calendario gregoriano. Potrei tirare le somme anche a marzo o a novembre, ma oramai ho cominciato a farlo a dicembre e mantengo le tradizioni. Odio le tradizioni, le occasioni, le feste comandate. Non mi servono per ricordarmi le cose. Non le festeggio. Sdegno le convenzioni eppure ne accetto una minima parte per inerzia e per pigrizia. E perché alla fine di ogni anno devo tirarne le somme musicalmente parlando, almeno per ricordarmi di dov’ero e cosa facevo. Capirete cosa state per affrontare. 10 dischi per il 2016. E via.

10. Deftones “Gore”

Tutti hanno fatto a gara a parlare male di questo disco. Spero si divertano. A me è piaciuto. E’ da due tornate discografiche che i Deftones mi emozionano, certo, non come negli anni ’90 ma, a mio parere, hanno riguadagnato smalto e ispirazione. Felice di essere l’unico a pensarla in questo modo. In particolare “Phantom bride”, bellissimo testo e chitarra di Jerry Cantrell.

09. Melvins: “Basses unloaded”

Non potevano mancare. Un gruppo degno di venerazione, anche se ultimamente Dale e Buzz finiscano per timbrare dignitosamente il cartellino ogni anno, in compagnia di questo o quell’amico a me non importa. Penso che i due abbiano abbiano ampiamente dimostrato tutto quello che dovevano e adesso finiscano per mantenersi senza dover cercarsi un lavoro comune. Rimane il fatto che Mr. King, per quanto mi concerne, è secondo solo a Mr. Iommi per la capacità di mettere in fila delle semplici note. Up the Melvins no matther who plays bass!

08. Iggy Pop “Post Pop Depression”

Bowie è morto. E non troverete il suo disco in questa lista, così come non troverete quello di Leonard Cohen. Non li ho ascoltati, non volevo gettarmi nel calderone delle condoglianze, della tristezza, dei riconoscimenti dovuti per due artisti che non ho approfondito come avrei dovuto. Al cordoglio ci ha pensato Iggy e lascio a lui la parola per piangere Bowie. Pensatela come volete, questo disco, per me, è un enorme tributo al Duca Bianco, ripesca l’atmosfera di “The Idiot”, il primo disco della nuova carriera dell’iguana solista, in tutto e per tutto patrocinata dall’amico. E mi faccio beffe di tutti quelli che sono stati delusi aspettandosi che Josh Homme prendesse il posto di Ron Asheton per dare vita ad una nuova incarnazione degli Stooges. Le sue parti di chitarra avrebbe potuto suonarle chiunque, però fortunatamente il disco funziona.

07.In the woods… “Pure”

Un ritorno che non ti aspetti per una band norvegese che ha prodotto uno dei dischi più toccanti degli anni ’90 (“Omnio”) e come al solito non sai cosa aspettarti. Avrebbero potuto rovinare ogni bel ricordo… e fortunatamente non lo fanno, la paura era tanta. Certo a volte il disco suona stanco e fatica a prendere il volo, ma nella seconda parte sembra veramente ritornato agli antichi fasti, lontane le radici black metal, la fiamma del prog è ancora splendente e tutt’altro che autoindulgente. Bentornati.

06. Liquido di Morte “II”

Un disco strumentale? Certo. E’ una rarità che non può mancare, soprattutto se si tratta di uno dei migliori gruppi italiani al momento. Coinvolgenti. Ipnotici. Ispirati. Occorre essere dello stato d’animo adatto ma poi ti trascinano via. Lontano.

05. Kvelertak: Nattesferd

I gufi non sono quel che sembrano. I Kvelertak escono dal pantano (per quanto intrigante) del loro secondo lavoro e ritornano con un disco fresco dal deciso piglio rock’n’roll con pochi fronzoli e molta decisione. In pochi ci avrebbero scommesso eppure il disco vince in freschezza compositiva e trascinante foga. Mischiare black metal e rock può sembrare azzardato e loro ci sono riusciti, riprendere le redini di una proposta che aveva mostrato un po’ la corda solo alla seconda uscita forse era ancora più difficile. Ora non c’è due senza tre. Norway, here we come!

04. Darkthrone: Arctic Thunder

Io e l’altro unimog consideriamo i Darkthrone come i nostri padri spirituali, specialmente dopo l’abbandono della fase blackmetal. A loro non importa nulla e nemmeno a noi. Impegnati nella loro sempiterna crociata per il metal, quello esente da ogni suono plastificato, che ha il suo habitat naturale in qualche bunker svizzero impenetrabile nella prima metà degli anni ottanta, come fai a non stimarli? Quando poi abbiamo visto un fuoco rupestre in copertina, la vicinanza si è accorciata ancora. Rustici e veri, nel senso più genuino del termine, incidono un altro disco alla faccia di chi gli vuol male. E tanto basta.

03. Nick Cave and the Bad Seeds: “Skeleton tree”

Credo di aver scritto già a sufficienza di questo disco quando uscì. E visto che fa della sottrazione la sua forza non mi sento di aggiungere nulla se non che, a ben vedere, dovrebbe essere fuori “classifica” in quanto troppo intimo e sofferto per poter figurare in una cosa così frivola e vacua. Ci finisce solo perché non posso non ricordare un dico come questo. Curioso come la separazione tra lui e Blixa alla fine ce li restituisca entrambi in splendida forma (così ricordo anche “Nerissimo” e il bellissimo concerto a Milano con Teho Teardo).

02. Klimt 1918: “Sentimentale jugend”

Otto lunghissimi anni di silenzio. A me i Klimt 1918 sono mancati e parecchio. Il mio incontro con loro avvenne in una situazione che mi rende impossibile non considerarli vicini al cuore. Durante un viaggio a Vienna, in pieno trip Klimtiano da tre musei al giorno senza tregua, entro in un negozio di dischi (c’erano dubbi?) e scartabellando tra i CD mi viene tra le mani il loro, bellissimo, “Dopoguerra”. L’ho preso come un segno del destino e da allora occupano un posto speciale tra i miei ascolti.

Un doppio CD potrebbe essere una mossa decisamente pretenziosa e forse azzardata. Ebbene non lo è. Il lavoro è inteso, pregno di lirismo e ispirazione, magari non semplice da ascoltare di seguito eppure assolutamente affascinante nel concept (Germania anni ’80 e Roma), soavemente etereo e atmosferico. Non fateci mai più attendere tanto!

01. Neurosis: “Fires within fires”

Mi spiace, nessuna sorpresa. Dopo 10 minuti della loro esibizione bresciana dello scorso 11 agosto avevano agilmente spazzato via qualsiasi cosa avessi visto dal vivo nell’ultimo periodo. Semplicemente questo. Possiedono un’intensità ineguagliabile. Un suono personale e mutevole, senza che per questo si snaturi. Evolvono disco dopo disco, concerto dopo concerto. La loro ultima incarnazione è scarna, essenziale diretta.

Dritta al cuore, dritta all’anima all’origine stessa della musica. Il viaggio continua.

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Neurosis Live @ Festa Radio Onda d’urto Brescia 11/08/2016

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Rivedere i Neurosis è un’opportunità da cogliere al volo e senza remore. Per il sottoscritto si tratta di uno dei gruppi contemporanei più significativi a molteplici livelli: Artistico, personale e soprattutto musicale, la loro evoluzione praticamente non è paragonabile a quella di nessun altro gruppo attualmente sulla scena (si ok, qualche altro nome viene in mente ma si contano veramente sulle dita di una mano), l’intensità che sprigionano dal vivo è assolutamente stordente, qualcosa da cui difficilmente ci si riprende con facilità. Hanno uno spirito indomito, un furore creativo incontenibile e il festival di radio onda d’urto ha dato ad ognuno di noi la possibilità di godere di un loro spettacolo che difficilmente potrà essere eguagliato durante l’anno in corso, nonostante ci siano un paio di date succulente in vista…
Quindi si parte! Il posto non è esattamente dietro l’angolo e ci vogliono quasi due ore e mezza per arrivare, sarà dura, soprattutto al ritorno, ma siamo votati al sacrificio nel nome della suprema dea valvola. Io guido e l’oltranzista ne approfitta per attingere alla scorta di malto fermentato e luppolo. Fino a Brescia tutto bene poi… ovviamente sbagliamo strada e ci facciamo fuorviare da un festival fighetta e dal nome dell’eroe del Grande Torino Mario Rigamonti cui è intitolato l’impianto sportivo nel quale l’evento dancereccio prende piede. In effetti ci sembravano un po’ tutti troppo ben vestiti e c’era una popolazione femminile un po’ troppo numerosa e in tiro per essere un concerto dei Neurosis.
Alla fine comunque ce la facciamo. La festa di Radio onda d’urto è un enorme bazaar con l’area concerti annessa. C’è in giro un sacco di gente alcuni interessati ed altri no… e nuvole di aromi vari che si levano un po’ ovunque: decisamente meglio dell’altro posto!
Facciamo in tempo a malapena a guardarci attorno e i nostri eroi di Oakland cominciano. Anche se ormai sono dislocati in varie e differenti parti degli states (Idaho, Oregon etc…) trovano comunque il tempo di andare in tour, di incidere dischi come gruppo e come solisti. Ognuno di loro ha un lavoro quotidiano ed una famiglia cui badare e per questo sono assolutamente encomiabili nel loro impegno anche se, ovviamente, il loro tempi sono spesso titanici anche se giustificati, contrariamente a qualcun’altro (i Tool, tanto per non fare un nome).
Comunque pronti e via… in due brani mettono subito le carte in tavola lasciando tutti a bocca aperta, la potenza che si sprigiona dagli amplificatori è annichilente, la loro coesione sul palco è stupefacente e, ancora una volta, i sacrifici fatti per venirli a vedere vengono ripagati immediatamente. Sono in forma eccellente. Ed è uno concerto minimale rispetto a quelli visti in altre occasioni: rinunciano alle proiezioni che erano state una loro prerogativa costante al punto da avere un proiezionista come membro effettivo del gruppo, luci basse e si limitano a suonare. Eppure stregano immediatamente tutti quanti. Più di una preoccupazione c’era stata alla vigilia per i suoni che in realtà non sono perfettissimi ma comunque più che accettabili, la fama negativa che questo festival aveva per la resa sonora dei gruppi è stata dunque smentita e pare di assistere ad un live degli anni ‘90 quando ancora i gruppi suonavano più di due ore senza batter ciglio o quasi.
Bello pensare che ci siano ancora gruppi in grado di farti uscire dalla realtà per tutta la durata di un concerto, constatare che certe sensazioni, nonostante l’evidente degrado della musica alternativa, non siano andate perse. Prendere atto del fatto che la musica dal vivo può essere ancora, grazie a gruppi come loro, considerata un’esperienza spirituale a tutti gli effetti.
A pieno, pienissimo titolo fra i gruppi degni di venerazione… e a settembre esce il nuovo album.

Neurosis live@ festa radio onda d'urto Brescia 11/08/2016
Neurosis live@ festa radio onda d’urto Brescia 11/08/2016
Neurosis live@ festa radio onda d'urto Brescia 11/08/2016
Neurosis live@ festa radio onda d’urto Brescia 11/08/2016
Neurosis live@ festa radio onda d'urto Brescia 11/08/2016
Neurosis live@ festa radio onda d’urto Brescia 11/08/2016

Nota: Il ritorno è stato massacrante a causa delle deviazioni tra Brescia ovest e Seriate, all’uscita l’assoluta assenza di indicazioni non ha giovato al rientro a Seriate, così con immensa gioia abbiamo provato il brivido della A35 e delle sue tariffe extralusso, rientrando a casa almeno un’ora dopo il previsto. Un sentito ringraziamento alla gestione della rete autostradale. Vi vogliamo bene.

The live experience.

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Dregen & The Imperial State Electric
Dregen & The Imperial State Electric

Mamma mia. Non vado ad un concerto dal maggio scorso. Dal primo maggio dell’anno scorso, che tristezza. Mi sono perso soprattutto Neurosis e Vista Chino. Ah no era decisamente una tendenza che andava invertita, quantomeno interrotta. Ci sono mille motivi per questa assenza dall’attività live, alcuni seri altri meno. Soprattutto: non mi piace andare ai concerti da solo. Sarà stupido ma nel viaggio fatto con un amico o nel piacere di condividere i ricordi c’è un fascino al quale faccio fatica a rinunciare. Poi c’è anche il fatto di affrontare imprevisti e situazioni varie assieme, qui c’è una fredda lista di situazioni (ovviamente tante ne saranno escluse):

Na tazzulella e café: Napoletano inguaiato che ci si avvicina all’autogrill di Novara mentre ci stiamo facendo un caffé da campo nel retro del fiorino, rifiuta una tazzina e chiede se può succhiarci del carburante. Allucinazioni post- Obituary.
Zio Morfina: Un inquietante tizio che “ballava” dietro di me al concerto dei Jane’s Addiction.
Verbania madness: Dirò solo che c’entrano risse sfiorate, ubriachezza molesta e spray al peperoncino, nella ridente città del verbano a un concerto dei Nebula.
Invasione equadoregna: Una nutrita (e alterata) compagine di immigrati centroamericani irrompe non senza conseguenze al Masters of death metal.
La terra trema! Succede la prima volta che vedi i Sunn 0)))
Calata dei babbari:  Dopo una nottata a dormire in Panda, ti svegli e vedi che una nutrita compagnia teutonica sta allegramente banchettando sul cofano della tua auto. Poi il loro pullman se ne va non prima di aver scaricato il WC. Sarà una punizione per aver visto Santana?
Insomma andare da solo mi fa triste… potrei (e a volte l’ho anche fatto) ma sicuramente non è la stessa cosa… Quindi quando, grazie ad un amico, si è presentata la possibilità di spezzare il digiuno l’ho colta al volo. Ho, forse colpevolmente, snobbato un po’ il locale in questione a meno di 25 km da casa, ed anche il concerto, forse non ci sarei mai andato se non fossi in pesante astinenza. Però me li ricordo ancora gli Hellacopters al Babylonia e fu davvero una gran cosa…
The Hellacopters, back in the day!
The Hellacopters, back in the day!

From the sky

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La grandine in novembre è qualcosa che mi lascia sempre meravigliato, come la prima volta che vedi la neve, il sole, il cielo. Credevo che certe cose succedessero solamente in Galles. Ero come un bambino in quel laboratorio. Per gli altri era normale, continuavano a lavorare,io non potevo: dovevo guardare quelle piccole pietre di ghiaccio scendere dal cielo, era ipnotico come brillassero alla luce artificiali dei lampioni. Un piccolo miracolo, una visione ed un sogno.

Meraviglia, diventa sempre più estranea man mano che vai avanti. Ed anche oggi, anche in Italia, mentre lavori in un ufficio, d’un tratto un ticchettio ti distrae e guardi fuori. E sono ancora lì a scendere, a distanza di anni, a distanza di chilometri. Sul terreno una patina che si spacca al tuo passaggio, e galleggia sull’acqua. Una qualche magia che non voglio ridurre a una distorsione climatica.

Mi sembra di essere stato insensibile, gonfiato d’aria per troppo tempo, e poi arriva la grandine. E brilla.

 

 

Rituali

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Recarsi ad un qualsiasi concerto, per quel che mi riguarda, significa seguire precisi rituali, anche scaramantici. I biglietti rigorosamente in mano, gli anfibi d’ordinanza (i pestoni fanno un male cane), la maglietta da indossare, salvo inusuali eccezioni, di un gruppo diverso da quello che sto andando a vedere (e possibilmente con poca attinenza al medesimo), il viaggio pianificato (mappe, GPS, serbatoio pieno, info sulle condizioni della strada etc…), macchina fotografica, tappi auricolari, cappello anti-scottatura se il concerto è all’aperto: insomma ci siamo capiti.

Non mi curo delle proteste di chi non capisce l’utilità dei tappi, posso solo consigliare un concerto dei Sunn 0))) senza e fare tanti auguri! Personalmente non mancano mai da quando, dopo il mio primo concerto, rimasi tre (3) giorni con un fastidiosissimo fischio continuo nelle orecchie… quindi, sì sì fate pure i fighi e non indossateli, ma niente udito, niente rock’n’roll. Vi rimangono il sesso e la droga: peccato che, per il primo, vi necessiti un’altra persona (e non lo darei per scontato), per la seconda, la vostra salute possa risentirne. Io rimango per il libero arbitrio ma tengo in considerazione anche il fatto che, se divento sordo, mi tocca disfarmi dei miei gioielli sonori e questa è una eventualità che non deve assolutamente presentarsi. Poi assistere al concerto con la maglietta del gruppo che suona è una cosa troooppo scontata quindi niente da fare, non mi piace confondermi nella folla e mi è anche capitato di attaccare dei bottoni interessanti grazie alle magliette fuori luogo.

Un’altra cosa fondamentale è organizzare gli spazi: le tasche devono assolutamente bastare per tutto. Ricordo bruttissimi momenti legati ad aver introdotto uno zaino ad un concerto, se iniziano le ondate di folla, la gente tende ad appendersi e a tirarti verso il baratro nella speranza che tu sia solido. Io, di mio, mi reputo abbastanza solido ma, una volta, mi sono ritrovato con una pletora di energumeni attaccati alla schiena e son finito sotto. A parte lo spettacolo grottesco di centinaia di arti inferiori che ti sovrastano, diciamo che tendi ad asfissiare ed hai la terribile sensazione di inalare aria ma non ossigeno! Inoltre non riesci a trovare la forza di tirarti nuovamente in piedi. Non ti resta che sperare in una qualche anima pia che allarghi la folla e ti allunghi la mano per tirati in piedi. Io la mia l’ho trovata: era ad un concerto dei Cure.

Neurosis
Neurosis

Tutto questo per dire che giovedì prossimo suoneranno questi signori vicino a Linate ed io non ho in mano i biglietti, non so chi venga e non mi sono organizzato per nulla. Sarà una cosa dell’ultimo momento, sperando che il fido compare, o magari qualche altra strana creatura, non disdegni di accompagnarmi. Visto il calibro del gruppo in oggetto direi che potrei anche fare l’insano gesto ed andarci da solo, ma sicuramente non sarebbe la stessa cosa… in certi casi (e con certi gruppi) il bassistico duo non dovrebbe dividersi… l’ultima volta siamo andati assieme ed è andata così:

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=L8-dVY9EIaI]

direi che non è il caso di rompere ulteriormente le tradizioni!

Il mio mestiere è ispirare la gente!

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Prolificano come funghi i premi fra i blogger e questa volta devo ringraziare ancora la mia collega Vera Marte per avermi nominato. In fondo l’ho sempre saputo di essere un grande ispiratore di masse, uno che fa pendere la gente dalle sue labbra, uno che fa sbavare gli intellettuali per le sue idee illuminanti ed innovative. Insomma uno scrittore brillante, un fustigatore dei costumi e un precursore dei tempi, un vero scopritore di anime e pensieri! Ops ho lasciato scrivere il mio ego per un attimo, come abbia fatto a disseppellirsi dalla sua profonda catacomba lo sa solo Iddio, sul quale per altro nutro seri dubbi (risate).

Comunque recentemente WP mi ha gentilmente fatto notare che tra questa incarnazione e quella precedente sono in quadrupla cifra con questo post.  Festeggiare sarebbe una barzelletta, ma se qualcuno ha potuto trarre una qualche ispirazione dalle mie castronerie posso dire di essere contento, nonostante io scriva principalmente per esigenza personale, quindi senza pubblicizzarmi o cercare alcun tipo di consenso.

Detto questo il premio è:

Warning! This is a very inspiring blog!
Warning! This is a very inspiring blog!

E queste sono le sue regole:

  1. Copia e inserisci il premio in un post.
  2. Ringrazia la persona che te l’ha assegnato e crea un link al suo blog.
  3. Racconta 7 cose di te.
  4. Nomina 15 blog a cui vuoi assegnare il premio e avvisali postando un commento nella loro bacheca.

Quindi:

1. Certo 😉

2. Ovviamente si ringrazia Vera Marte, decisamente gentile.

3. Questa è la parte che preferisco, tralasciando le cose scritte nel profilo gravatar, ecco qui:

1. L’autodisciplina è la migliore forma di governo. Comunque l’uomo può auto-convincersi di qualsiasi cosa.

2. Credo che i seguenti cantanti/gruppi siano sopravvalutati, pur riconoscendone i meriti: REM, Lucio Battisti, Smashing Pumpkins e un  minimo anche Bruce Springsteen, David Bowie (il periodo anni ’80 non si può sentire) e i Sonic Youth. Parlando di musica il metal è casa mia, ma fuori dalla porta c’è un mondo da scoprire.

3. Tra le varie verdure da fare in insalata difficilmente qualcosa sarà mai in grado di battere il cavolo.

4. La mia reale patria è la Svezia. Attendo che mi diano la cittadinanza onoraria dal 2007 circa. I miei viaggi ideali comprendono: San Pietroburgo, Islanda, Scozia ed una traversata Oslo-Capo nord a bordo di una bella BMW (motociletta, naturalmente). A conclusione del mio giro in Scandinavia (Islanda esclusa, purtroppo) un Mjolnir ha seriamente rischiato di essere tatuato su di me… e rischia ancora.

5. Il mio Whiskey preferito è l’ Oban (almeno fin quando non vado in Scozia), la Guinness per le birre (e sono già stato in Irlanda), il Pinot Nero altoatesino per il vino, pompelmo per i succhi di frutta e il chinotto per le bevande gassate benché (o proprio perché) sia inabbinabile coi cibi. Non sopporto il caffè americano e nemmeno cose che in Italia, fortunatamente, non hanno mai sfondato come la Cherry Coke o la Dr. Pepper’s.

6. Abbinamenti: patatine e ketchup, whiskey, caffè e panna (si lo so, è un Irish coffee), vodka e succo di pompelmo, pizza e birra, vino e risotto, torta (qualsiasi torta) e moscato.

7. La canzone al mio funerale sarà tassativamente “You can’t kill rock’n’roll” di Ozzy Osbourne e Randy Rhoads (sempre nel mio cuore).

The Versatile Blog Award!
The Versatile Blog Award!
Liebster Blog Award!
Liebster Blog Award!

Con colpevolissimo ritardo (ma come si diceva i premi ormai nascono come i funghi e io sono piuttosto sbadato ahimè) devo anche ringraziare Beta Endorphin che, citandomi per il Liebster Blog Award e il versatile Blog Award mi permette di dirvi ancora quattro cose di me e di rispondere alle sue domande. Dunque…

8. Rivivrei volentieri il periodo universitario diciamo dai 20 ai 24 anni.

9. Detesto aspettare. “La cosa più dura è aspettare. Quando aspetti qualcosa che non dipende da te, ogni attimo che passa è una tortura”. Detesto sapere di dover affrontare qualcosa senza poter avere chiaro in mente di cosa si tratta o un quadro esauriente della situazione.

10. L’unica parte del mio corpo della quale sono veramente fiero sono i miei occhi.

11. L’esistenza di dio è irrilevante. Lo scopo della vita è, probabilmente, conoscere meglio se stessi e difficilmente lo si riesce a fare seguendo dei precetti che ti impongono gli altri. Inoltre ci sono segnali troppo ambigui… probabilmente il concetto stesso di dio avrà senso fin quando non ci saremo spiegati tutto. (sghignazzate)

Risposte alle domande di Beta Endorphin:

1. La rubo anche io: 5 aggettivi per descriverti? Aahahah ammesso che siano aggettivi: imponente, inquietante, indisponente, intransigente, irriverente.
2. Quali sono i tuoi gusti preferiti di gelato? ho una netta propensione per il cioccolato, la nocciola e il torroncino.
3. Perché hai deciso di scrivere su un blog? Per un’insopprimibile necessità espressiva ed anche per vedere se trovavo qualche anima affine.
4. Quale animale vorresti essere? Il mio corrispettivo animale è l’Orso. Adoro tutti gli animali soprattutto i felini (sono stato adottato da una gatta nera di nome Nora) e i rapaci.
5. Quali sono le tre cose che porteresti con te su un’isola deserta? Crema solare a protezione 50 (il sole mi fa un pessimo effetto), desalinificatore per l’acqua ed un lettore mp3 con scorta di batterie e Black Sabbath, Kyuss, Neurosis, Tool e compagnia.
6. Qual è il tuo libro preferito? I più citati sono “Il Maestro e Margherita” di M. Bulgakov e “L’ Uomo che Ride” di V. Hugo, ma sono troppi.
7. Pizza o cioccolato (=P)? Una scelta impossibile, dipende da come mi sveglio la mattina!
8. La città/paese che hai/non hai visitato e che più ami. La Scandinavia in genere. Le mie città preferite sono, finora, Stoccolma, Praga e Londra con una citazione per Berlino.
9. La cosa più folle che hai fatto nella tua vita. Farmi trascinare a suonare in pubblico ed accorgermi che il mio compare sta improvvisando tutto!
10. L’ultima canzone che hai ascoltato (radio/lettore mp3/tubo/ecc) Uhm, ce ne saranno altre perché stamattina ascoltavo la radio ma non mi ricordo, quindi dico “Il cielo in una stanza” nell’ interpretazione di Mike Patton.
11. Il colore della maglia che stai indossando adesso. Verde inabbinabile.

4. A questo punto dovrei citare altri blog… terrore! A parte Vera ed Endorphin, l’unico che mi viene in mente è quello di Scribacchina, dopotutto non sono un animale sociale! Comunque tutti quelli che seguo… e che sono specificati a lato!

Vi lascio con il video della canzone di Mike Patton e Gino Paoli 😀

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=0k60OiMq5KA]