Occhi

130 anni

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Il Castello
Il Castello

Una figura d’uomo, incorporea come un’ombra, affonda le gambe nella neve, fino al ginocchio ed un po’ più su. Davanti a lui si staglia cupo ed immenso un edificio, un simbolo, un simulacro. Lo sovrasta nella sua marcia pesante e faticosa. Si sente il suo rantolo soffiare tra un fiocco di neve ed un altro. Li scalda con la sua nebbia, ma non li scioglie. Ne devia la discesa, ma non li ferma.  La stanchezza appesantisce ogni piè sospinto.

Attorno ci sono solo diffidenza ed occhi che si allungano nel buio. E quel monolite inarrivabile e muto. Cavo di ogni umanità. Imperturbabile e saturo di oscurità. Lo respinge con lo sguardo delle sue finestre, lo opprime con il suo profilo allungato verso il cielo grigio piombo. E’ l’icona dell’inquietudine, è una minaccia che non si palesa ma che non si può eludere. E’ ovunque.

Franz Kafka (1906)

Con un giorno di ritardo buon compleanno  Franz Kafka a 130 anni dalla sua nascita.

Downfall

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E mentre parlo i corvi si sono giocati i miei occhi. Come un paio di brutte monete rotolano ed aspettano, mentre il fumo ondeggiante si arriccia e muore sopra di me. Ora io lo vedo oscurarsi e son sprofondato solo per un quarto, giù, o quasi. Sempre più giù, io vado.

(“E l’asina vide l’angelo”, Nick Cave)

L’occhio che i corvi si sono giocati

A volte non bisognerebbe avere occhi per vedere, mani per salutare, sentimenti per soffrire, coltelli affilati per potersi ferire. In un lampo ogni cosa crolla dentro, la sicurezza vacilla e l’equilibrio si vanifica …da qualche parte nell’orecchio interno l’incantesimo si spezza e le ginocchia cedono fragorosamente sul nero dell’asfalto e la tua immagine riflessa non può che resistere un attimo prima di fratturarsi e andare in pezzi. Fatalmente il sorriso si infrange e si spegne ogni cosa attorno. E si palesa la mancanza, il vuoto in tutta la sua magnificenza inversa.