Pere Lachaise

People are strange

Postato il Aggiornato il

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=awi14wDTxNw]

Succede una sera, succede di rivedere vecchi amici dopo mesi di lontananza, si finisce per prendere la chitarra in mano e suonare un paio di canzoni. Fin troppo banale. Come sparare sui Doors: sono un gruppo sopravvalutato che va bene per gli adolescenti in cerca di idoli a buon mercato, Jim Morrison era drogato e pieno di sè e il gruppo non sa suonare, ha un’intenzione musicale forse scontata. E va bene.

Eppure quando qualcuno attacca “People are strange” non posso non mettermi a cantarla. Cerco anche di eseguirla nel miglior modo possibile, fino a che cantare mi estranea dal contesto e mi fa passare davanti le immagini degli avvenimenti occorsi negli ultimi due anni ed è come se si creasse una connessione tra la vita e le parole. Tra l’impossibilità di esprimere il proprio malessere e l’idea consolatoria che deve esserci qualcosa di più e di meglio su questa terra anche se continui a non riuscire ad afferrarlo, mentre il tempo passa inesorabile e le occasioni perdute si ammonticchiano tristemente in un angolo buio della mente. Ed alla fine la malinconia finisce per invadere ogni cosa, lasciando un sentore di decadenza e rose rinsecchite non dissimile, se non nelle motivazioni, da quello che ti assale dopo aver finito di leggere le relazioni pericolose.

Poi la canzone finisce, ed alzi lo sguardo verso le persone che ti stanno attorno e si insinua la consapevolezza della solitudine nella quale sei sprofondato nei minuti precedenti, al tempo stesso però ti rendi conto delle persone attorno ed è un sollievo lieve ma durevole quello di sapere che loro ci sono e che ti hanno voluto lì, quella sera.

Pensieri che non sai decifrare, emozioni che ti serrano la gola: tristezza, malinconia, solitudine eppure nessuna assume una connotazione così tragica e definitiva. Saranno pure sopravvalutati ma se smuovono certe cose, vuol dire che funzionano. Almeno in certi momenti, almeno per me.

Jeff Buckley era solito affermare che in qualunque situazione il canto o anche solo il pensiero di poter cantare riusciva a farlo sentire meglio.