Perle ai porci

Notizie di febbraio

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Febbraio è da sempre, per me, un mese significativo per scagliarmi contro un certo evento ligure. Quest’anno, come qualcuno che va in overdose di zuccheri, ho cominciato ad avere delle strane allucinazioni percettive, sembrava quasi che l’invisa kermesse dovesse saltare a causa della pandemia. Insieme all’ abbassamento delle emissioni gassose sarebbe stato uno dei pochi benefici effetti della situazione delirante che stiamo vivendo. Poi la curva glicemica è scesa, e pare che alla fine ce la facciano.

Fortunatamente ieri sera un’ altra bella notizia: si ritirano i daft punk. Ah, che liberazione. Il primo pensiero è stato: speriamo che seguano presto i chemical brothers. Poi si sono riempite le bacheche di facebook di questi due figuri e dei loro caschi. Anche bacheche di gente insospettabile che ascolta grindcore, per dire. Io no. Li detesto fin da quando un amico, ai tempi, fece una C90 con solo il simpatico motivetto around the world. Che gioia salire in quell’auto!

In molti sostengono che quando leggi qualcosa che non ti piace dovresti semplicemente passare oltre senza rompere l’anima a tutti. Falso. Questa sarebbe un a prassi accettabile e socialmente corretta se fosse unilaterale, invece in televisione, in radio, e nell’auto degli amici mi è toccato sorbirmi questi due cascomuniti, quindi ho diritto di parola. Pur non amando Le Iene andai in sollucchero quella volta che Agresti rincorse ovunque per un giorno o due l’autrice del pulcino pio per farle ascoltare e riascoltare il suo maledetto tormentone, pensai che almeno un barlume di giustizia si fosse palesato in questo mondo. Mi viene sempre in mente anche quella scena di “Caro diario” dove Moretti rilegge a un malcapitato recensore i suoi articoli prima che vada a dormire e quello si mette a piangere perché capisce di aver messo su carta delle nefandezze immonde. Ecco cari daft punk, non solo mi avete ammorbato con quella benedetta cassetta da novanta minuti, ma anche con le terribili get lucky e happy e per questo gioisco del vostro ritiro, non ve ne potrà fregare di meno, non lo leggerete nemmeno questo post, ma volevo scriverlo come puro atto liberatorio, perché rimanesse vergato da qualche parte che mi sono finalmente liberato della vostra musica odiosa e senza contenuti, nonché dei vostri caschi non omologati.

Nemmeno il tempo di gioire come si deve che compare la sagoma di Davide Tofolo (ultima volta che uso le maiuscole?) nella copertina di TV sorrisi e canzoni con tutti i partecipanti al festival. Non dico niente, ma è un mondo difficile.

Perle ai porci

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Dite la verità… sentite la mancanza del pippone annuale Radikvlt contro sanremo, vero? Ebbene quest’anno ho saltato l’appuntamento, però c’è qualcosa che comunque voglio dire, tanto le mie motivazioni per il boicottaggio totale e senza compromessi della manifestazione sono arcinote. Il festival è concettualmente insostenibile: falso, vuoto ed inutile, se non per conformisti col cervello spento che mandano avanti un’ idea reazionaria ed asservita della musica. Il peggio è che i fondi per mantenere il baraccone li sborsiamo tutti.

Ah scusate sono nuovamente partito in quarta, è più forte di me. Stavolta però vorrei parlare di due personaggi che, in crisi discografica e di idee manifesta, si sono piegati miseramente alla logica della visibilità a tutti i costi presentandosi al festival canoro più amato dalle cap… ehm, dagli italiani.

Franco alta energia aka Frankie HI-NRG: Franco, onestamente, godeva di tutta la mia stima: componeva rime nient’affatto banali, parlava di cose serie con una lucidità ed un cipiglio ividiabili. Non fosse stato per lui non ascolterei nemmeno quel poco di rap che ascolto. Avendo ritenuto per lungo tempo insoddisfacente il rap per via del fatto che mi sembrava campionato piuttosto che propriamente suonato, decido di vederlo dal vivo: una folgorazione. Mi aspettavo di vedere lui ed un DJ con i piatti e basta. Si presenta al Babylonia con una band di strumentisti più il DJ e suonano. Bravi, non saprei dirlo altrimenti: un concerto duro e serrato, senza fronzoli e troppe concessioni all’intrattenimento. Una prestazione propria di chi ha dei concetti chiari e vuole che passino al pubblico, che smovano le coscienze e facciano riflettere. Ne esco conquistato e, benché continui a non essere casa mia musicalmente parlando, da lì è un crescere di Beastie Boys, Cypress Hill, RUN DMC, Public Enemy ma anche Assalti Frontali e Colle Der Fomento (se qualcuno non se ne fosse accorto adoro “Adversus” senza ritegno). Poi il buio degli ultimi anni: dischi che si filano in pochi e che qualitativamente sono nettamente inferiori, poco ispirati e poco incisivi. Partecipa pure a sanremo e a quella manifestazione pessima di jovanotti, tra le polemiche. Avevo anche la mezza intenzione di leggere il suo libro ma, vista la comparsata della scorsa estate, sinceramente mi è passata la voglia. Mi mette una gran tristezza, ora come ora. Scriverà mai più un brano come questo?

Cristian Bugatti aka Bugo: Bugo è storia attuale ma solo per i meno attenti. Essendo molto vicini territorialmente parlando, sento circolare il suo nome più o meno dai tempi di “Sentimento westernato”, ovvero quasi dalla notte dei tempi. Ovviamente risulta sconosciuto alla maggior parte di coloro che seguono l’odiato festival, eppure mi ricordo ancora di quando me ne parlò un caro amico dicendomi di ascoltarlo. Anche qui mi conquistò, l’ovvio accostamento con Beck (quello di “Mellow Gold” più o meno) però nella mia testa Bugo era molto più loser: proveniva dalla provincia italiana il che, parlando di perdenti e di sfigati, è già un ottimo biglietto da visita: più o meno come venire da Aberdeen per un americano. Arrangiamenti lo-fi, insofferenza ostentata e apatia latente, aspetto trasandato e trasognato, si circondava di strumentisti underground seri (all’inizio lo supportavano addirittura dei membri dei leggendari R.U.N.I.) e incideva per un’etichetta (Bar La Muerte) che, credo, nessuno di voi abbia mai sentito nominare (e se l’avete sentita avete la mia stima). Insomma era un vero fenomeno underground i cui testi rimandavano a sfighe quotidiane, episodi insignificanti e figuracce varie, non impegnati, ma comunque assolutamente lontani dallo standard sanremese. Persi le sue tracce dopo un divertente concerto al Babylonia e l’uscita del suo quarto disco. Pensavo fosse scomparso. Invece ha ancora fatto qualcosa, perdendo ciò che lo rendeva particolare e quindi la stima di quelli che lo seguivano fin dall’inizio, cercando di incuriosire un pubblico più vasto, senza per altro riuscirci in modo significativo. Com’è finita lo sapete e io non commenterò… ma anche lui mi mette una gran tristezza, se ci penso. Almeno quella di questo brano fa sorridere, lui nemmeno più quello.

Quando Endrigo vinse il festival con la canzone che hanno rifatto quei due mentecatti, fuori c’era gente che protestava contro l’insensatezza del festival (era il ’68 o giù di lì). Oggi nemmeno più quello. Sono 70 anni che ci ingozzano con certa triste pochezza culturale. E quel che è peggio è constatare che pure gli alternativi lo seguono con la scusa dei percularlo. Bravi.