Pink Floyd

Musical da salvare

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Probabilmente non importerà a nessuno ma io detesto i musical. Mi fanno tristezza quelle facce sempre sorridenti, quei movimenti sempre troppo sincronizzati, quelle moine mielose e anche i finali rassicuranti.

Cantare eleva il morale e una canzone, anche se solo canticchiata mentalmente, ha il potere di risollevare qualsiasi situazione. Tuttavia i musical io proprio non li reggo, almeno quelli classici. Più di una volta ho sognato di subissare sotto milioni di watt di violenza sonora le nefandezze che ci rifila la radio. Quanto ai musical penso che basti ciò che Kubrick ha fatto a “Singing in the rain” per rendere l’idea di cosa mi scatenano i film musicali.

Eccezioni? Ne ho tre o quattro… ma poi non voglio sentirmi dire cose tipo “eh ma questi non sono musical” o cose del genere

The Who “Quadrophenia”: Mai capito se si trattasse di un musical o meno. Rimane il fatto che ha un fascino tutto suo, perchè l’Inghilterra del periodo era un calderone di musica e di stili che sarebbero poi esplosi probabilmente nel periodo musicale più fertile ed eccitante degli ultimi cinquant’anni, perché i ragazzi finalmente cominciavano ad esistere come categoria e qualcuno avrebbe dovuto concedere loro il giusto spazio, perché comunque ha delle canzoni memorabili (e non ho scelto a caso “The real me”!), perchè rispetto a Tommy non si perde in deliri di sorta ma descrive da dentro una generazione, la loro generazione.

Poi, come non amare l’accento sooo british dei personaggi?

Rocky horror picture show: Qui credo che dubbi sul fatto che sia un musical ce ne siano pochi, come ci sono anche poche cose da aggiungere: questo film è semplicemente leggendario… e tutti quanti dovrebbero semplicemente annuire compiaciuti innanzi a questa affermazione.

Non sognatelo, siatelo!

The blues brothers: Altra leggenda sfornata dalla premiata ditta Landis-Belushi-Aykroyd, altra pellicola assolutamente strabiliante a partire dai fantastici protagonisti, per finire con la  lista inifita di ospiti. Canzoni assolutamente memorabili, sequenze esilaranti ed eccessive (vogliamo parlare dell’inseguimento finale?), praticamente impossibili da eguagliare se consideriamo anche il fatto che poi tutto venne effettivamente portato in giro dal vivo in un vero e proprio glorioso tour.

Dopotutto erano in missione per conto di Dio!

The commitments: Cosa ha a che fare il soul con l’Irlanda? La risposta potete trovarla in questo azzeccato film di Alan Parker. Mettete insieme un manager scaltro e scapestrato, dei musicisti pescati a caso tra la gente, un veterano che finisce per avere un successo straordinario tra le coriste e la voglia di far emergere il cuore di un popolo attraverso una musica “adottata” ad hoc e otterrete un quadro piuttosto preciso della situazione. Nonostante poi tutto finisca in vacca nella pellicola (ops, rovinato il finale???) anche loro finirono per portare i brani sui palchi di mezzo mondo.

On the sunny side of the street

Dancer in the dark: Lars Von Trier che si da al musical? Strano ma vero… e sa anche essere assolutamente coinvolgente e struggente in una storia cupa e cruda, che però fiorisce attraverso lo sguardo sognante della protagonista (una superba Bjork). Il risultato è toccante e trabocca di umanità e della capacità del canto di ammantare tutto di magia onirica.

Attraverso il canto si può sopravvirere alla tristezza

Moulin Rouge: Probabilmente il più aderente al modello del musical classico del lotto. Comunque lo si salva più che volentieri per i bravissimi protagonisti (Kidman e McGregor) che si dimostrano anche performer di rango superiore, per l’uso intelligentissimo di canzoni contestualizzate ma non scritte specificatamente per l’opera, per la storia che in ogni caso trascina lo spettatore nei suoi meandri decadenti e sognanti, assolutamente colmi di fascino.

Getting lost in Paris

Pink Floyd “The Wall”: Anche qui ho i miei dubbi che si possa parlare di musical classicamente inteso. Tuttavia è e rimane il capolavoro assoluto tra i film musicali. Canzoni impareggiabili, concept reso in maniera inoppugnabilmente magistrale, creatività, estro, genio, introspezione: c’è tutto in questo lungometraggio. La commistione di immagini, musica e storia, non ha e non potrà avere eguali nel passato e, presumibilmente, anche nel futuro. Roger Waters scava dentro se stesso e regala all’umanità un’opera dal fascino senza tempo, un live show senza uguali e un doppio album destinato ad entrare nelle discografie di tutti. Semplicemente irraggiungibile.

Is there anybody  out there?

Il mestiere più facile del mondo

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E’ facile sparare sentenze… è divertente e da soddisfazione, scrivere parlare e sparlade di questo o quel disco e al contempo è anche la cosa più difficile da fare. Perchè occorre avere un minimo di competenza e cognizione di causa, ci vuole avere orecchio, tutto, tanto anzi parecchio.
Io non ho pretese e non riesco più a scrivere recensioni seriose con mille riferimenti e citazioni, ultimamente sono molto più per l’equivalente delle chiacchiere da bar, perchè alla fin fine sono più incline a pensare di buttare lì due cose su un disco in uscita e poi lasciare ad ognuno le sue opinoni.
Tempo fa mi si faceva notare che il mio stile “troppo didascalico” finiva per diventare tronfio e pesante in un’epoca nella quale tutte le informazioni sono alla portata di tutti.
Io continuo ad amare la pesantezza, almeno in musica, ciò nonostante mi sono orientato verso un buon bicchiere di birra (tipo questa) e due chiacchiere rilassate.

Dunque, vogliamo parlare dei Pink Floyd? Mi viene da sorridere a pensarci, esce questo disco e cosa se ne può mai dire? da una parte quelli che sparano sentenze sul fatto che sia un raschiare del barile, che forse avevano finito i soldi, che si tratta di scarti, dall’altra quelli che si sperticano solo perchè il loro gruppo preferito rompe il silenzio dopo anni e no gli par vero. Uhm non lo so. Il disco ha i suoi momenti, se non altro perché sembra accantonare a tratti il piattume del disco dalle cui sessioni deriva (“the division bell”) e sembra riabbracciare un po’ il loro passato anche di stampo waters-iano. Io la vedo in questo modo: avete mai avuto un gruppo, vi siete mai registrati durante le prove? Questo disco è come se mi desse l’opportunità di assistere, 20 anni dopo, alle prove dei Pink Floyd (seppur senza Waters, che non è poco), con tutti i limiti che questo comporta. Visto che sono strapieni di soldi dubito del movente monetario, mi viene da pensare che sia un po’ come quando trovarono delle foto scartate di Marilyn Monroe, può darsi che non fossero perfette, ma pur sempre di Marilyn si tratta.

Gli Enstürzende Neubauten fanno uscire un concept album sulla prima guerra mondiale, cent’anni dopo che il conflitto scoppiò nell’Europa orientale. Sembra una cosa pretenziosa ed elitaria al tempo stesso. Sicuramente “Lament” è un disco difficile, teatrale e pieno di rimandi e citazioni. Ampiamente al di là di quanto possa fare un qualsiasi gruppo. Sinceramente affascinante, almeno nelle premesse. Confesso che devo ancora comprenderlo e non sarà facile, magari il concerto all’auditorium RAI di Torino a fine mese mi schiarirà un po’ le idee.

I Sunn 0))) si lanciano anch’essi in un’operazione difficile, una collaborazione con Scott Walker. Faccio molta più fatica a digerire questo disco che quelli precedenti del duo americano che pure sembrano assolutamente più ostici, ma forse, proprio per questo, mi somigliano di più. Un altro disco che richiederà parecchio tempo, anche solo per capire se mi piace o meno. Che non sia facile è sicuramente un punto a suo favore, che richieda impegno anche, però l’idea di sprecare tempo e forze non mi sorride molto. Si vedrà, speriamo anche in questo caso, dal vivo.

Tomas “Tompa” Lindberg ha da sempre la mia stima e la sua band principale gli At The Gates anche. Sono tornati anche loro e sentire la sua voce abrasiva cavalcare nuovamente le onde sonore è un  piacere. Non sono tornati tanto per fare, mi sembra che “At war with reality” lo testimoni ampiamente. Se mi è concesso fare il pignolo però, mi ricordo un’ intervista del cantante svedese nella quale si rammaricava di aver inerito troppa melodia in un genere aggressivo e brutale per definizione come il death metal. A distanza di tempo tutto quel citare l’ hardcore come influenza e reclamare un sound risoluto e quasi minimale (a contrasto con un passato decisamente più “sperimentale”) devono essere degradate, non si spiega altrimenti un tale sfoggio di melodie e strizzate d’occhio al metal classico. Questo non rovina irrimediabilmente il loro lavoro, ma probabilmente preferivo prima: questione di gusti.

Ho supportato gli Obituary finanziando il loro nuovo disco “Inked in blood” e ho fatto bene! Finalmente sono tornati in pompa magna, in effetti non potevano deludere i fan che ci hanno messo i loro sudatissimi soldi. Abbiamo dovuto aspettare qualche mese in più ma ne è valsa la pena. Non che abbiano reinventato la loro formula, ma hanno decisamente ritrovato l’ispirazione e ne sono contento, ora non vedo l’ora che sia il 24 di gennaio. Più forte ragazzi!

Dimmi con che Beatle vai…

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Una volta qualcuno mi narrò di un famoso test psico-musico-attitudinale che consisteva nello scegliere (forzatamente, aggiungerei io) uno dei quattro beatle per capire cosa nascondesse la tua personalità… ebbene, ho esteso il gioco anche ad altri gruppi storici ed ecco i risultati:

The Beatles:Il gioco comincia qui e son già dolori… ma come si fa a scegliere tra uno di questi quattro favolosi uomini? Per esclusione… il primo a partire è Ringo Starr, simpatico ma si è aggiunto per ultimo ed adora gli anelli da uomo che io detesto. Poi in molti hanno sempre avuto da ridere sulle sue doti da batterista, e qualche dubbio ce l’ho anche io, anche se l’ho comunque sempre ritenuto all’altezza. Poi se ne va Paul Mc Cartney forse perchè sono invidioso del fatto che fosse l’idolo delle ragazzine, più probabilmente perché mi è sempre sembrato un po’ il più buonista del lotto e poi, diciamocelo, non amo alla follia quello che ha fatto nel post fab-four, fatta salva qualche dovuta eccezione. A malincuore poi lascia la competizione George Harrison, mi auguro che ci saranno altre occasioni per dimostrare il mio apprezzamento nei confronti delle acque chete, di quelli che se ne stanno piuttosto in disparte pur uscendosene fuori con diamanti assoluti come “Something” o ” While my guitar gently weeps” che adoro, però quando hai un Lennon davanti è dura per tutti. Infatti vince John Lennon una durissima competizione: nonostante non ami particolarmente la fine che ha fatto fare al gruppo ed anche il fatto che si sia unito ad un’artista assolutamente sopravvalutata come Yoko Ono. Niente può offuscare la statura artistica di un uomo che ha avuto il coraggio di risollevarsi da una situazione personale tragica che avrebbe abbattuto chiunque per dimostrarsi assolutamente inarrivabile e tutt’ora ineguagliato. Le sue idee, la sua musica, la sua ironia ed il suo modo di essere dimostrano che difficilmente si potrà mai fare di meglio suonando semplice (?) rock’n’roll. Se sembra uno stereotipo, avercene stereotipi così!

John Lennon
John Lennon

Led Zeppelin: Robert Plant no, mi spiace, è bravo, ha una gran voce è perfetto per il gruppo ma a me piacciono le voci ben più grevi e calde, John Bonham è un vero animale dietro ai tamburi, beve come una spugna è burbero quanto basta ma no, nemmeno lui, Jimmy Page è la vera superstar del gruppo ma insomma, le hanno tessute un po’ troppo le sue lodi, non vi pare? Ebbene il mio preferito è John Paul Jones che incarna in pieno le mie due figure preferite (salvo doverose eccezioni) in seno a un gruppo: il bassista e quello che se ne sta in disparte, senza tante spiegazioni ulteriori.

John Paul Jones
John Paul Jones

Pink Floyd: Difficile, difficile, difficile. Syd Barrett direi che si è scelto da solo. Nick Mason e Richard Wright mi stanno bene, ma forse dicono un po’ pochino… Restano Gilmour e Waters. E come diavolo si fa a scelgliere tra questi due? Il tocco sulla chitarra e la voce di Gilmour sono leggendari, d’altra parte Waters è il bassista e la mente del gruppo… uhm… no dai uno che si inventa un concept come “The Wall” non posso non votarlo… vada per Roger Waters!

Roger Waters
Roger Waters

Queen: Beh qui c’è la prima donna delle prime donne… Freddie rimarrà sempre nei cuori di milioni di fan (e un pochetto anche nel mio), eppure sarei tentato di dire Brian May. Roger Taylor è quello che sta meglio vestito da donna e John Deacon suona forse il giro di basso più famoso della storia in “under pressure” (se la gioca con “money” dei succitati). Anche qui materiale a iosa!

Brian May
Brian May

Rolling Stones: Peccato per l’esclusione prematura di Brian Jones, vista l’indole folle avrebbe dato delle soddisfazioni. Ron Wood è l'”ultimo” arrivato, Charlie Watts sta davvero un po’ troppo in disparte e Bill Wyman ha raggiunto (più degli altri) il limite di età massimo. Al solito Mick Jagger è fin troppo bruciato dai riflettori, quindi scelgo quello bruciato da altro: Keith Richards sempre sia lodato!

Keith Richards
Keith Richards

The Who: Keith Moon!!! Prima doppia cassa del rock’n’roll e tantissimi saluti… non fosse che… manca qualcuno…

Keith Moon
Keith Moon

Black Sabbath: Mission impossible. Ve lo aspettavate, no?! E’ l’unico gruppo che mi fa sospettare di soffrire di quadrofenia (per restare in tema con il gruppo sopra…) ovvero di una personalità quadrupla, visto che in ogni membro del gruppo ritrovo almeno un particolare che non mi permette di scegliere eleggendo uno di loro sopra agli altri. Tony è il genio: mai visto nessuno tirare fuori così tanta magia da due note messe in croce, con la caparbietà che si conviene a un chitarrista che perde per strada alcune falangi. Ozzy, ovviamente, la sregolatezza che ha la fortuna/sfortuna di avere una moglie manageressa (come direbbe Dan Peterson) che lo tiene in riga/sfrutta altrimenti chissà dove sarebbe (o NON sarebbe) adesso, pazzo ed indiavolato come quel suo tono di voce inconfondibile e al quale deve tutto. Terence “Geezer” è l’ intelletuale, quello che si diletta di esoterismo (sia pure cartoonesco a tratti), ma che al contempo studia, scrive i testi e non mangia carne. Quello che non mostra subito la sua grandezza, ma senza il quale i brani dei sabs non sarebbero gli stessi, quello che cesella passaggi bassistici che vengono fuori alla distanza per il loro essere ispirati. Bill è il burbero che mena i tamburi come se fossero dei teppisti che gli hanno mancato di rispetto, quello che alla fine si nega, quello che non ne vuole sapere. Me lo ricordo tutto panza e dread nel video del tour del 1978, mentre davvero distrugge il suo povero kit…

Black Sabbath
Black Sabbath

Ps: Dopo attenta riflessione vorrei fare un errata corrige, vorrei augurare, a tutti quelli cui ho augurato felicità per questo anno nuovo, ed anche a quelli che passino di qui, soddisfazione per l’anno nuovo. Le due cose sono ben distinte, la soddisfazione implica che, anche se non si è felici adesso, i patimenti che stiamo sopportando ora siano l’aspera da dover attraversare per arrivare all’ astra. La felicità in fondo può anche essere un bicchiere di vino con un paninol’acqua che scende dietro le tende. Io, signori e signore miei, vi auguro le stelle. Buon anno.

Record store day un anno dopo

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Record Store day 2013
Record Store day 2013

Un anno dopo la mono redazione di questo blog celebra un altro record store day. E dopo il post dell’anno scorso, nel quale parlo dei più bei negozi di dischi che io mi sia mai ritrovato a visitare, devo dire che, a distanza di un anno, non so nemmeno se ho più messo piede in un negozio di dischi, almeno per comprare qualcosa.

E sì, sto facendo mea culpa. Perchè adoro i vinili e anche un po’ i CD e non mi piacciono gli emmepitre, anche se ammetto di usarli (comunque a 320 kps, e presi dai CD sia chiaro) più che altro per una questione di praticità. Eppure qualcosa del mistico fascino di infilarsi in un negozio e mettersi a scartabellare tra gli scaffali è andato irrimediabilmente perduto col tempo. Mi manca, ma avrebbe ancora lo stesso fascino?

E non è solo (ma anche, ammettiamolo) perchè nel 90% dei casi non trovo nulla di mio gusto e nel 99% invece non trovo quello che stavo cercando, non lo so, la magia si è persa. Certo, se avessi sotto casa un negozio come Music Hunter o Sound Pollution (vedasi post dell’anno scorso) probabilmente non avrei mai smesso di frequentare quello che, un tempo, era un sacro luogo di culto.

Il punto, forse è che bisogna che i gestori di negozi di dischi diano una sorta di plusvalore a chi varca la soglia, in termini di competenza, di accoglienza e di celerità. Mi ricordo perfettamente che smisi di presentarmi al mio negozio di fiducia perché in sei mesi non furono in grado di farmi arrivare un disco! Con anche svariati passaggi a vuoto per vedere se fosse arrivato. No dai, siamo seri… se io, che sono un pusillanime privato, posso farmelo arrivare in una settimana dal Regno Unito o un mese dagli USA, spendendo anche meno, mi spiegate come mai un negoziante, che in teoria gode di canali di distribuzione migliori, ci può impiegare fino a sei mesi? E come fa a venirmi ancora voglia di entrare in un negozio di dischi? Lo spulciare ha indubbiamente il suo fascino ma non si può puntare solo su quello!

Ed allora ben vengano iniziative come questa, come il singolo dei Pink Floyd “See Emily Play” uscito per l’occasione (ma ha senso che lo venda amazon?) o l’ “Album più corto del mondo” fatto uscire dalla Earache, ben vengano i concerti nei negozi, ma che non si finisca per dimenticare tutto, puntualmente, il giorno successivo come succede con le “giornate dedicate” alle donne, al lavoro, alla poesia e a tutto quello che vi può venire in mente… i negozi di dischi sono un patrimonio sia per chi vende che per chi acquista, ma sta ad entrambi non far sì che questo patrimonio vada inesorabilmente perso.

[youtube http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=xWSDMYWJzDY]

The time is gone, but the song is not over!

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Pink Floyd: "The Dark Side of the Moon" copertina
Pink Floyd: “The Dark Side of the Moon” copertina
Pink Floyd: "The Dark Side of the Moon" copertina interno
Pink Floyd: “The Dark Side of the Moon” copertina interna
Pink Floyd: "The Dark Side of the Moon" Vinile lato 1
Pink Floyd: “The Dark Side of the Moon” Vinile lato 1
Pink Floyd: "The Dark Side of the Moon" Vinile lato 2
Pink Floyd: “The Dark Side of the Moon” Vinile lato 2
Pink Floyd: "The Dark Side of the Moon" Poster 1
Pink Floyd: “The Dark Side of the Moon” Poster 1
Pink Floyd: "The Dark Side of the Moon" Poster2
Pink Floyd: “The Dark Side of the Moon” Poster2
Pink Floyd: "The Dark Side of the Moon" Adesivo
Pink Floyd: “The Dark Side of the Moon” Adesivo

Tranquilli non siete finiti su e-bay! Oggi “The Dark Side of the Moon” compie 40 anni! Infatti il primo marzo 1973 usciva (negli USA) il plurimiliardario disco dei Pink Floyd e questa è la mia copia personale, prima edizione originale italiana. La cosa buffa è che la trovai semi abbandonata, alla fine degli anni ’80, tra gli scaffali di un supermercato una volta noto col nome di Standa, in tempi non sospetti. La presi e la portai a casa senza sapere quale valore potesse avere un’edizione del genere ed anche il valore artistico del disco potevo solo immaginarlo. Penso siano stati tra i soldi meglio spesi di sempre, un disco realmente immortale, sono passati 40 anni, e chi se ne è accorto?

Questo era quello che volevo dire su un disco a proposito del quale tutto è già stato detto.

Auguri a tutti gli estimatori!

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Legion 75

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Legion 75

Grazie alla preziosa amicizia con un fumettofilo somelier sono venuto in contatto con tutta una serie di pregiati spiriti anche con una bella miniserie a fumetti intitolata Legion 75 ad opera dei Fratelli Riccio (o Ricciobros secondo la dicitura originale) e uscito per la star comics. Il fumetto presenta lo svolgersi di due storie parallele a distanza di dieci anni (’75-’85) sullo scenario si profila l’apocalisse, l’estinzione della razza umana a causa di un pericolosissimo criminale che ha nei suoi piani l’impiantare sulla terra una nuova specie in tutto superiore a quella umana. Tra la fantascienza, lo spionaggio, l’horror ed il poliziesco, il fumetto ha il pregio di creare una bella suspance rendendolo godibile appieno fino alla fine.

Legion 75

Tra l’altro ha il grande pregio, almeno per quel che mi riguarda, di essere legato a doppio filo con la musica: ogni paragrafo della storia (che si svolge in parallelo) si intitola come una canzone più o meno famosa, e ad un certo punto nelle tavole appare addirittura mr. Kilmister in persona, quando uno dei due protagonisti si ritrova ad un concerto dei Mötorhead! inoltre gli stessi autori paragonano il fumetto musicalmente a una sorta di ibrido tra Black Sabbath e Pink Floyd, tra gli stessi Mötorhead e i King Crimson!  Inoltre ha un grosso pregio: nonostante avessi quasi intuito il finale, ho comunque trovato piacevolissimo arrivare fino in fondo!

Lucifer Sam e l’allegra compagnia

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Solo a un personaggio singolare e singolarmente “stimolato” come Syd Barrett poteva venire in mente l’idea di scrivere una canzone sul suo gatto di questa fattura. Sembra una sorta di colonna sonora di uno 007 strambo o di un Austin Powers più stralunato che demenziale e, per una qualche strana assonanza, indiscutibilmente solo nella mia testa, mi viene da associarla anche a “Shot In The Dark” di Henry Mancini… comunque la sostanza resta: piccoli felini, in arte gatti.

La Dea egizia Bastet

Addirittura nella nuova pagina iniziale, wordpress si dice interessata alle fotografie dei nostri gatti, banale certo, ma alla fine mi va di accontentarli, visto che mi ospitano aggratis. Adoro i gatti e spero di avere sempre la possibilità di averne uno al mio fianco perchè mi fanno sentire una persona speciale, se decidono di adottarmi. E non ho intenzione di rifilare a chi legge la solita storia sul fatto che sia un animale venerato, dai mistici poteri, sul fatto che sia sempre stato presente al fianco dell’uomo, basti la Dea qui a fianco a fare da testimone per tutto questo.

Mi annoia anche terribilmente tutta la diatriba cane/gatto, a ognuno il suo e smettiamo di discuterne subito. Posso dire solo che questo piccolo felino ha, su di me, un fascino quasi incomparabile. Per la sua eleganza nei movimenti, per il suo sguardo magnetico ed enigmatico al tempo stesso, per i suoi atteggiamenti curiosi ed incuriositi, per il suo appartenere ad una nobile dinastia di predatori, del resto “Dio ha creato il gatto per procurare all’uomo la gioia di accarezzare la tigre” e questo credo che sia incontestabile. Inoltre il gatto costringe l’uomo che lo apprezza a dimenticare ogni velleità di comando e a trattarlo da pari, se non da essere superiore addirittura e penso che sia veramente l’unico animale in grado di farci fare una cosa del genere, a meno che non si abiti in una zona di campagna come il sottoscritto poi(la caccia dei topi è ancora apprezzata da queste parti), il gatto non ha nessuna utilità pratica se non quella di far entrare un raggio di eleganza e di bellezza nelle nostre misere esistenze quotidiane, i sentimenti nei loro confronti risultano per questo disinteressati e puri, al punto di sopportarne parecchie per amor loro.

Miss Nora Von Ibsen

Si ma le promesse fotografie? Ebbene eccola la fiera che divide con me gioie e dolori, il suo nome è Nora Von Ibsen (ebbene sì è corredata di cognome!) e tale appellativo è un dichiarato omaggio nei confronti di una delle figure più affascinanti del teatro nord europeo ovvero Nora di “Casa di Bambola” di Henrik Ibsen, che ho sempre ritenuto una sorta di paradigma della figura femminile, della sua personalità nel senso più alto di questo termine, della sua indipendenza e fierezza. Alla fine credo non ci fosse un nome più azzeccato per questa gatta di un anno e cinque mesi, entrata nella mia vita in un momento particolarmente tragico ma che con la sua sola presenza è in grado di far alzare i miei angoli delle labbra, se non è magia questa…

P.s.: Questo non è un tentativo di convertire chicchessia alla gattofilia bensì un esaltazione smodata della categoria e di una appartenente alla medesima in particolare.