PJ Harvey

PJ Harvey: “Fountain”

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PJ Harvey

Vi parlerò della ragazza… (Nick Cave, From Her To Eternity)

Non basterà una fontana di lacrime a lavarti via da me. Non basterà una cascata di sangue ad annegare il tuo ricordo. Sappilo. Su una collina di alberi brulli e nodosi fumo una sigaretta avvelenata dietro l’altra per bruciarmi la gola, perché non c’è un’altra ragazza con cui io voglia parlare. E non c’è un altra ragazza che abbia lasciato tanto silenzio dietro di se, dentro di me. Se potessi fisicamente avvolgermi su me stesso aspetterei davvero che foglie e neve mi ricoprano nel silenzio, nell’indifferenza. Ma so che mi verranno a cercare i venti e scoperchieranno tutto. Spazzeranno via gli alberi e la terra che ci hanno fatto da testimoni. Urleranno tra i tronchi sradicati. Ed io mi guarderò dall’alto indifeso e solo come non pensavo di poter essere mai.

In seguito giunge l’alba.

La ragazza non è mai stata là, è sempre lo stesso… e correre in direzione del nulla ancora ed ancora ed ancora ed ancora… (The Cure, A Forest)

E’ la ragazza con le mani più fredde e le labbra più calde che io abbia mai conosciuto (Nick Cave)

Stand under
Fountain
Cool skin,
Washed clean
Wash him from me

Along comes the wind
A big bone shaker
Blows off my clothes
Completely naked
What to do
When everything’s
Left you

Out of the blue
It is he
Vision to me
Bearing leaves
Petals green
Covers me
In all my shame

Hand in hand
He’s my big man
Stays with me
Some forty days
No words
Then goes away
I cry again

On my hill I wait for wind
And on my hill I wait for wind

Berlin calling

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Berlino

Da circa un anno la capitale tedesca mi perseguita, svolto l’angolo e mi ritrovo a Pankow. Non sarebbe nemmeno male. E’ una città talmente viva e vivibile che, senza dubbio, non avrei a dispiacermene.

E’ iniziato tutto con un viaggio, finché non ho dovuto andarci anche io, poi tutta una serie di coincidenze ultima delle quali un gruppo post-punk londinese scoperto per caso i Cold In Berlin. Non a caso suppongo che il loro disco d’esordio abbia finito per intitolarsi “Give me walls”, un titolo che mi ha fatto inarcare un sopracciglio, fin quando non mi sono messo ad ascoltarlo qui…e devo dire che le perplessità si sono un tantino fugate e mi è venuta una gran nostalgia. Di Siouxie, di Lydia Lunch,dei Joy Division e  dei primi anni ’80 anche un po’ di PJ Harvey e delle Riot Grrrls, se devo essere sincero. Era parecchio tempo che non ci pensavo più, eppure anche queste sonorità hanno avuto il loro posto nella mia formazione musicale, eccome se ce l’hanno avuto.

Cold In Berlin

Non aspettatevi il miracolo, nessun gruppo ne compie di questi tempi. C’è chi vive di nostalgia e si fa annebbiare da essa, almeno in questo posso assolvere il quartetto londinese, fresco di secondo album intitolato semplicemente “And Yet” e uscito da poco per la Candlelight (c’è una forte possibilità  che finisca quindi su bandcamp), perché è vero che i loro punti di riferimento sono piuttosto palesi, eppure è innegabile che ci sappiano fare, che una minima impronta l’abbiano lasciata in due albums. Sarebbe bello che la creatività spuntasse sui rami di un albero, sarebbe bello ci fosse ancora la voglia di sperimentare ed evolvere che c’era 40 o anche 30 anni fa: questa è un’epoca disgraziata nella quale non si fa altro che guardare al passato puntando sulla nostalgia (un grimaldello spesso efficace ma tutto sommato triste) di chi è sopravvissuto o sulla scarsa memoria storica di chi è venuto dopo o, peggio, produrre musica di plastica senza dignità. In un tale panorama diventa difficile muoversi, quando anche quei pochi gruppi con un minimo di personalità fanno fatica a sbarcare il lunario. Stavolta ho deciso di soprassedere e godermi la vendetta di sonorità che ammetto di aver trascurato. Finché dura…

Ps: Non so bene che senso abbia quella ridicola croce inversa di nastro argentato sull’amplificatore e nemmeno quella nel loro logo… un richiamo ai Christian Death?

La tempesta dopo il sorriso

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In questi giorni è stata rilevata una tempesta solare di proporzioni ragguardevoli, tanto da poter provocare malfunzionamenti nei sistemi gps, nelle reti elettriche e danneggiare i satelliti che orbitano attorno al nostro pianeta.

Gli effetti (aurore boreali comprese) potrebbero già manifestarsi questa sera e fino alle 6 di domani mattina. Ironicamente viene da pensare che, quando ti sbagli a sorridere pensando che vada tutto bene, poi la tempesta sia sempre in agguato dietro l’angolo. Non c’erano dubbi.

1.Black Sabbath “Under The Sun”

Canzone principe, per quello che mi riguarda, nel rivendicare la propria secrosanta indipendenza di pensiero e di opinione. Oltre ad un’altrettanto giustificata scarsa fiducia nel prossimo…

I wanna live my life, I don’t want people telling me what to do
I just believe in myself, ‘cause no one else is true

[Ogni giorno poi è d’obbligo per me rivolgere un pensiero a Tony Iommi]

2. Soundgarden “Black Hole Sun”

Si diceva, è il 1994 e tutto va bene. Attesi l’uscita di “Superunknown” per diverso tempo e poi i Soundgarden divennero un fenomeno mondiale grazie a questa canzone che, a detta di una mia cara amica -tra i loro fan più accaniti- non sembra nemmeno scritta da loro… Io speravo soltanto che prima o poi il sole lavasse veramente via la pioggia e ci spero anche adesso che il cielo è molto,molto più cupo.

3. Nirvana “All Apologies”

“In the sun I feel as one”.

4. Rage Against The Machine “People Of The Sun”

“Yeah, people come up!”.

5. PJ Harvey & John Parish “Un Cercle Autour Du Soleil”

Un brano strano, tratto da un disco stranissimo, eppure affascinante.

6. The Animals “The House Of The Rising Sun”

7. The Doors “Waiting For The Sun”

“A flash of Eden” ne avrei davvero bisogno.

8. The Cult “Sun King”

9.The Police “Invisible Sun”

10. Mogwai “The Sun Smells Too Loud”