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Incontri Estivi

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Pier Vittorio Tondelli, Altri Libertini, Feltrinelli 1980
Pier Vittorio Tondelli, Altri Libertini, Feltrinelli 1980

Dopo aver rimandato mille volte a causa di chissà quali paventati impegni, quest’estate ho fatto la conoscenza di “Altri Libertini” di Pier Vittorio Tondelli. Amo i libri censurati ed amo chi li censura perché mi ricorda che la libertà di espressione è una conquista. Finché ci sarà censura ci sarà anche chi si batte contro di essa e questa è un’ottima cosa, tempra il carattere, fortifica lo spirito ed inorgoglisce l’arte. Di solito si tratta di persone interessanti che sanno quale valore abbia la lotta e quanto bello sia esprimersi senza dover pensare a quanto questo possa urtare i benpensanti. Ci vogliono anche loro: è un ruolo fondamentale perché altrimenti non saremmo schifati abbastanza dallo squallore del loro essere limitati e si finirebbe in un paludoso quieto vivere che è anche peggio della censura.

Non ci fa paura, anzi ci stimola a non desistere e, se siamo fortunati, ci fa anche pubblicità gratuita.

Buona parte dei benpensanti arriva dalla provincia, che è un luogo magico. Non a caso “Altri Libertini” venne messo sotto sequestro (risibile, considerato che il libro era ormai alla terza edizione) dalla procura dell’Aquila, che pure dovrebbe essere città universitaria ed aperta culturalmente parlando. La provincia, dicevamo, un luogo dove la cultura più fastidiosa viene tenuta fuori dalla porta. Un luogo dove non arrivavano certi dischi prima degli anni novanta. Un luogo dove il denaro, la razza e il conformismo sono ancora dei valori, se dio vuole. Un luogo dove per lungo tempo non si è fatto altro che lavorare e tacere, forse pregare.

Ritrovarsi fuori dal caotico rimescolamento metropolitano e godersi la quiete  ha il suo prezzo ed è questo. Io e l’altra metà del bassistico duo l’abbiamo chiamato “calamitone” e Biella ce l’ha e piuttosto potente. E’ quella forza che ti attira nuovamente alla tua piccola e ristretta cittadina, quando tenti di andare ad un concerto e lei sfodera nebbia e neve per fermarti, è quel torpore dell’anima che ti fa pensare che, in fondo, non è tanto male rimanere a casa a roderti il fegato, è quel sinistro richiamo all’indolenza, al quieto vivere, al silenzio-assenso, è quel quieto tramare dei tuoi concittadini quando si accorgono che stai facendo del tuo meglio per sottrarti al magnetismo seducente e comodo della mediocrità e cercano di trascinarti nuovamente verso il loro baricentro paludoso. Ce l’ha anche Correggio, Tondelli l’aveva già descritto trent’anni prima di noi. E’ tutto in “Autobahn” l’ultimo racconto del libro, il resto sta al lettore curioso scoprirlo.

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=vrpJB7ucC5Y]

Ancora tu, ma non dovevamo non vederci più?

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Il 26 giugno 2011 doveva essere un giorno storico. Ammetto di aver esultato quasi con le lacrime agli occhi. Sembrava che vasco rossi, mio nemico storico musicalmente parlando, si ritirasse dalle scene, nientemeno! Una cosa nella quale non avevo nemmeno mai sperato, che potesse finalmente sparire dalle scene e dalle mie orecchie una volta e per sempre. Sono stati anni decisamente bui quando non si faceva altro che percepire in giro le sue melodie scontate ed i suoi testi demenziali, i suoi suoni raccapriccianti e la sua attitudine dozzinale.

Personalmente avevo anche giocato (ma nemmeno poi tanto) alla fanta-industria musicale, arrivando a ritenere che, un bel giorno, i “cervelli” che presiedono gli alti livelli del mercato discografico si fossero svegliate con un pensiero in testa: “In Italia manca ancora qualcuno che collassi sul palco”! prendono questo giovane di Zocca e lo mandano alla più bacchettona e tradizionalista delle kermesse musicali italiane con il compito preciso di non reggersi in piedi. Successo garantito. Troppo trasgressivo, troppo irriverente: peccato che i cantanti che crollano sul palco fossero una cosa assolutamente già vista e da un sacco di tempo. Ovviamente però l’Italia se ne era accorta solo in parte, poi che comodità un supposto rocker che canta nella lingua nazionale: perché sbattersi a tradurre un testo dei Rolling Stones, dei Led Zeppelin o di Bob Dylan?

E allora avanti, la via italiana al rock è servita, testi di una pochezza disarmante e produzioni pessime incluse. Intanto il pubblico impazzisce e la popolarità del suddetto cresce a dismisura, ormai sue le radio, suoi i palchi ed anche un po’ la televisione: c’è chi gira addirittura un agghiacciante film sulla gente che popola i suoi concerti, per tacere del tentativo di santificazione perpetrato grazie al film di Paris presentato addirittura alla mostra del cinema di Venezia, un po’ di vergogna, no? In questa provinciale nazioncina oramai chi dice rock dice vasco e, se dici di ascoltare rock, fatalmente il primo nome che ti verrà fatto sarà il suo e ti sentirai sprofondare nel disagio lentamente ed inesorabilmente, penserai con tristezza a Elvis o ai Beatles, finendo, inevitabilmente, per chiederti cos’hai fatto di male. Avendo paura di rivelare a te stesso che, in realtà, conosci perfettamente la risposta.

Essere nato qui. Nel paese dove hai sempre e comunque la sensazione di essere la provincia di qualche altro posto come diceva Freak Antoni. C’è un fattore però che non avevo considerato, finora… ovvero il fatto che il ritorno di vasco potrebbe non essere il peggiore dei ritorni.

L’eterno ritorno NON donare a loro o Signore.

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Una delle sue peggiori nefandezze. Cari Radiohead, ma avevate sinceramente bisogno di far cassa coi diritti d’autore???

A proposito: oggi compie gli anni (65) Vincent Furnier, alias Alice Cooper, questa è una vera rockstar che non si è ancora mai dimessa:

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=amwgsBZQ1w4]