Robert Plant

Celebration day!

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Evidentemente o il vostro ha delle doti (nascostissime) da Nostradamus o qualcosa aleggiava già nell’aria… perché pare che Italia Uno trasmetterà, alle 22 e 45 di lunedì 10 Dicembre, il concerto dei Led Zeppelin, denominato “Celebration Day”, che il gruppo (riunito) ha tenuto a Londra nel 2007. Per inguaribili nostalgici, ovviamente!

4 Dicembre 1980

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Led Zeppelin
Led Zeppelin

“Desideriamo rendere noto che la perdita del nostro caro amico ed il profondo senso di rispetto che nutriamo verso la sua famiglia ci hanno portato a decidere – in piena armonia tra noi ed il nostro manager – che non possiamo più continuare come eravamo.”

I Led Zeppelin diffusero questo comunicato stampa 32 anni fa ponendo fine alla loro carriera dopo la morte del loro amico e compagno John Henry Bonham.

Spero non appaia irrispettoso postare oggi la loro canzone “In My Time Of Dying”: questa composizione in origine è un gospel dal titolo “Jesus Make Up My Dying Bed” e la prima registrazione del brano risale al 1926 ed è ad opera del reverndo J.C. Burnett ma non fu mai pubblicata.

I Led Zeppelin ne incisero una versione fiume di circa 11 minuti, e la inclusero in “Physical Graffiti” del 1975. Personalmente ritengo che abbia il più bel suono di chitarra slide che io abbia mai sentito e fu una folgorazione perché era un pezzo che avevo ascoltato e, chissà per quale motivo, dimenticato… senonché, quando ho ripreso in mano il CD, è stata una vera e propria nuova scoperta, con tanto di battito cardiaco accelerato e esaltazione subitanea ai massimi livelli. Bellissima!

Questo è il mio tributo ad una grande band.

Bron-Yr-Aur

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Bron Yr Aur. Un nome in impronunciabile gaelico, una delle lingue più ostiche a cui uno possa pensare, una delle più antiche d’Europa, assieme al basco, difficile anche solo immaginarne una pronuncia corretta. Bron Yr Aur significa, probabilmente, collina d’oro, nel caso è però il nome di un cottage nel sud del parco Snowdonia in Galles che fu usato come casa per le vacanze dalla famiglia Plant prima, come base strategica dai Led Zeppelin poi, soprattutto per scrivere canzoni, molte delle quali finirono poi su “Led Zeppelin III”.

Avrei dovuto ascoltarli da adolescente i Led Zeppelin, invece ho tenuto molti dei loro dischi in naftalina sapendo che il momento per ascoltarli sarebbe poi arrivato. Come le notti insonni. E adesso che mi coglie la mancanza di sonno lascio espandere il loro suono nell’aria mentre attorno tutti dormono strangolati dall’afa. La leggendaria Les Paul di Jimmy Page ha un groove assolutamente magnetico, profonda e selvaggia la batteria di John Bonham e la voce di Plant ha smesso di risultarmi fastidiosa, per il suo inseguire gli acuti. Funziona. Però John Paul Jones rimane il componente che preferisco. Come al solito il talento occultato, il personaggio schivo eppure dal grandissimo talento, organista, bassista e, niente meno, direttore d’orchestra.

Ho sempre amato l’idea di chiudere la porta in faccia al mondo intero. Ho sempre amato l’idea di avere un rifugio, un posto impossibile da invadere, dove sono messe alla porta le brutture e le ingiustizie, dove tentare di tenere alla larga le paranoie. Di notte occorrerebbe allontanare ogni tristezza, dimenticare ogni malinconia, uccidere ogni paura e lasciarsi pervadere dal buio e dalla musica, ipnotizzati dal cielo spoglio del sole. Allontanare ogni cosa e ascoltare la propria interiorità, ma non quella infestata di fantasmi come capita di solito. Resistere all’assedio del mondo esterno, gioire delle cose belle, della musica, della libertà, che smette di essere un’utopia solo nei nostri pensieri… in quel modo raggiungere la collina d’oro. Isolati nelle proprie stanze, travalicare tempo e spazio, realtà e sogno… l’amore coagula sulle pareti, la poesia si comprime tra pavimento e soffitto, dalle finestre solo luce lunare e fulgida bellezza. Bron Yr Aur attende ogni sera.