Sabbia

10 domande a Marco De Grandi (Electric Ballroom, Sabbia)

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Ho sempre avuto dei seri problemi ad accettare la fine di qualcosa che mi appassionasse, sia esso un libro, una serie televisiva, un disco, una situazione sentimentale. Mi piace coltivare l’illusione che certe cose possano non finire, anche se spesso si finisce col farsi del male. Sul finire dello scorso anno è arrivata la notizia dello scioglimento di uno dei gruppi più significativi della scena locale biellese ed è stato un po’ un fulmine a ciel sereno, qualcosa di inaspettato che mi ha fatto riflettere perché per l’ennesima volta perdevo un pezzo di qualcosa cui ero seriamente affezionato. L’annuncio è stato dato in modo piuttosto asciutto, senza molte spiegazioni, anche per questo ho sentito la necessita di scambiare due parole con Marco De Grandi, batterista del gruppo. Ci siamo scambiati alcuni messaggi su facebook: nonostante li seguissi quando possibile non ci siamo mai incontrati di persona quindi quale migliore occasione anche considerando che, nello scorso mese, posso dire che “Wrong in blue” è stato una piccola ossessione fatta di ascolti ripetuti e nostalgia.

Oltre a questo, la validissima iniziativa “La Biella che suonava” * nell’ultimo periodo ha riportato alla luce molti dei vecchi gruppi biellesi facendomi riflettere molto sulla scena locale e su tutti i gruppi che si sono succeduti all’interno di essa. Mi è dunque sembrato giusto cercare di approfondire un po’ l’evoluzione delle cose per gli Electric Ballroom e Marco è stato così cortese (e rapido) nel rispondere alle mie domande, da questo nasce quanto potete leggere di seguito… Subito dopo dovete scaricare il disco sul loro bandcamp.

La discografia degli Electric Ballroom fa bella mostra di sé sulla mia scrivania

      •     Per partire con questa chiacchierata sugli Electric Ballroom purtroppo cominciamo dalla fine. Quando il 2020 volgeva ormai al termine arriva come un fulmine a ciel sereno l’annuncio del vostro scioglimento. Personalmente ero rimasto ad un vostro concerto al Vecchio Mulino di Valdengo (tra l’altro qualcuno assistette al concerto proprio sdraiato davanti alla cassa di Marco n.d.a.) nel quale avevate annunciato l’uscita del vostro primo album e da allora ero rimasto in fervente attesa. Cos’è successo poi?

Con il passare del tempo ci siamo resi conto che l’Alchimia del gruppo stava pian piano svanendo, trovare dei compromessi era sempre più complesso e un’idea comune era sempre più rara. Ci siamo quindi trovati a prendere la decisione, che è quella dello scioglimento del progetto.

      •     Alla fine il vostro album è stato fatto uscire postumo, con un’edizione fisica limitatissima (30 copie in cassetta), si tratta di un disco “assemblato” sulla base dei brani già registrati prima del vostro scioglimento o è uscito esattamente nella forma in cui l’avevate concepito fin dall’inizio?

L’idea del disco è mutata con il passare del tempo, abbiamo fatto molti cambiamenti dall’idea originaria. In realtà il disco era già pronto anni fa ma eravamo insicuri sui suoni e sul prodotto finale. Ci siamo quindi affidati alle mani di Kono Dischi prendendoci il tempo necessario. Wrong in Blue è il risultato di tutti questi cambiamenti.

      •     Andando a vedere la vostra pagina su Facebook è un continuo susseguirsi di concerti, foto e ricordi. Indubitabilmente eravate un gruppo per il quale l’attività live era fondamentale: avete suonato un po’ dovunque, facendo anche qualche puntata all’estero e supportando anche gruppi di discreta fama. C’è stata qualche situazione particolare che ti ha colpito o qualche luogo o persona che ti sono rimasti nella memoria?

Sicuramente i due tour fatti all’estero. Sono stati una grande formazione sia dal punto di vista musicale che umano, ci hanno aiutato a comprendere altre dimensioni portandoci a maturare un’altra visione rispetto quella locale italiana.

      •     Gli Electric Ballroom basavano molta della propria musica su delle solide basi blues. Pur essendo questo genere di musica alla base di buona parte di tutto ciò che è venuto dopo, oggi viene spesso ritenuta musica datata, poco attuale. Ovviamente io non sono affatto d’accordo, ma sono incuriosito da voi, cosa vi ha fatto prendere il via da questo genere di musica?

Filippo è stato la chiave di questa scelta musicale, la base blues era solo un punto di partenza. L’unione fra i vari gusti musicali, molto distanti tra loro, ci ha incuriositi, portandoci a mescolare le varie influenze.

      •     Una domanda al batterista: la vostra musica si basa su batteria, chitarra e voce e siete stati davvero molto bravi ad ottenere un suono così pieno con solo due strumenti. Che effetto fa suonare senza un basso, senza una vera e propria sezione ritmica classicamente intesa?

L’assenza del basso non è mai stata un problema, la base ritmica della chitarra di Filippo era sufficiente a tenere in piedi il groove. Inoltre non abbiamo mai sentito la necessita di un quarto membro all’interno del progetto. (per quel che vale sono assolutamente d’accordo n.d.a.)

      •     Parlando ancora del tuo strumento: spesso i batteristi si ritrovano a dover utilizzare pezzi di batteria altrui dal vivo, portandosi dietro magari solo il rullante o i piatti, è sempre difficile adattarsi a questo tipo di soluzioni oppure riesci a trovare un suono soddisfacente? Dove sta il segreto in questi casi?

L’unica risposta, a mio avviso, è quella di avere la capacità di adattarsi alle varie situazioni, nessun trucco o segreto. Non ho mai avuto grandi pretese di backline.

      •     Voi provenite da Biella, in questi giorni esiste un’ iniziativa (La Biella che suonava) che sta raccogliendo materiale sui gruppi biellesi di fine anni ’80 e del decennio successivo. Per essere una piccola provincia, si scopre che, se uno va a scavare, ci sono stati molti gruppi, alcuni anche decisamente dotati, nel passato che però difficilmente si sono poi imposti all’attenzione generale. Se avessi dovuto scommettere su un gruppo che avrebbe potuto farcela io avrei scommesso su di voi ad occhi chiusi (e magari sui Fermat’s Last Theorem quando c’erano ancora). Avete suonato molto sul nostro territorio ma che rapporto avevate con Biella? Pensi che provenire dalla provincia vi abbia limitato?

Biella essendo una piccola provincia, dà a piccoli gruppi la possibilità di emergere, ma è limitante perché è lontana dalle grandi città. Nelle piccole province, essendoci meno realtà, i gruppi sono più uniti e questo aiuta la formazione di collettivi, pronti a sostenersi l’un l’altro. Nelle Grandi province invece, secondo me, tende a perdersi un po’ questo fattore, dando però molti più spazi in cui esibirsi e far sentire la propria musica.

      •     Proseguendo sul filone Biella, vale la pena di parlare anche della Kono dischi, un’etichetta assolutamente importante per la scena locale. Conosci sicuramente altri gruppi di questa etichetta, ti piace qualcuno in particolare? E come vi siete trovati a collaborare con loro?

Kono Dischi è una realtà che a noi piace definire Famiglia, è stata sempre di enorme supporto al progetto. Il catalogo Kono invece, è molto vicino ai miei gusti musicali, non sento di avere preferenze, posso solo dire che sono tutti grandi musicisti dal buon gusto.

      •     Prima abbiamo parlato del Blues, che altra musica ascolti e quanto quello che ascolti si riflette nel tuo modo di suonare e concepire la musica?

Ho iniziato il mio percorso musicale da piccino con le influenze rock psichedeliche ’70 di mio padre, passando poi a cose più spinte come Grunge, Stoner e Hardcore. Queste influenze si sono poi intrecciate nel mio modo di suonare la batteria e si sono poi unite alla base “Blues” degli Electric Ballroom.

      •     Ora, per concludere, uno sguardo oltre gli Electric Ballroom. Tu, Giulia e Filippo siete tre musicisti molto dotati e spero che continuiate a produrre musica nel futuro. Siete rimasti in contatto? Ci sono all’orizzonte nuovi progetti?

Lo scioglimento del gruppo non ha per nulla incrinato i rapporti, siamo comunque in contatto. Riguardo i progetti, ognuno proseguirà il proprio percorso musicale; Giulia con i suoi progetti a Milano, Filippo con il progetto Ho.Bo ed io con i Sabbia.

Alla fine degli Electric Ballroom segue allora nuova musica, seppur in altri contesti. Non resta che tener vivo il ricordo delle loro esibizioni e dei loro brani e volgere lo sguardo a ciò che seguirà in termini musicali. Grazie di tutto!

*Se interessati, andete al link relativo: c’è un sacco di materiale in podcast!

La scena locale biellese anno 2019

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Avedo più volte fatto mio l’assunto di (freak) antoniana memoria secondo cui “l’Italia è la provincia di qualche altro posto” sarebbe spontaneo chiedersi cosa sia, a sua volta, la provincia italiana. Verrebbe da pensare ad un anticamera del purgatorio dove arriva tutto in ritardo, la cultura sonnecchia, la gente ha vedute ridotte, il lavoro -soprattutto ultimamente- latita così come gli stimoli. Tutto vero. Però forse è proprio per queste condizioni non proprio colme di possibilità che in provincia si nascondono realtà interessanti che, magari proprio in virtù di quanto scritto prima, risaltano maggiormente rispetto a quanto potrebbero fare perdendosi nel marasma culturale di una grande città. oltre al fatto che la mancanza di stimoli spesso porta a creartene autonomamente.

Dopo un passato colmo di astio e risentimento (in parte ingusto) per la città attorno alla quale gravito ho iniziato ad apprezzarne molti aspetti tra cui la natura, la pace e quel minimo di tranquillità in più della quale possiamo godere da queste parti. Con il tempo impari a farti scivolare addosso i giudizi della gente, la grettezza e l’ignoranza del volgo e persino la loro malcelata e sciatta attitudine da ignoranti e contenti: con il tempo tutto assume dei contorni migliori.

Biella è sempre stata un posto fuori dalle logiche, anche quando l’industria tessile girava a pieno regime, qui non è mai arrivata nemmeno l’autostrada (arrivarono a fatica anche l’adsl e il metano) e personalmente ne sono quasi contento. Attualmente sono anche contento della iniziale diffidenza che siamo soliti risevarci anche l’un l’altro. Solitamente, sorpassata questa impasse iniziale, si stringono rapporti lunghi e duraturi esattamente il contrario di quello che di solito succede in realtà più vaste dove si è tutti subito amici ma poi l’amicizia si rivela evanescente come le bollicine di una bibita gassata di terz’ordine.

Non essere considerati toglie tante cose ma offre anche la possibilità di nascondersi e lo sa bene anche la nostrana autrice Aislinn che ambienta da queste parti un suo romanzo urban fantasy nel quale il fatto di nascondersi gioca un ruolo fondamentale. Che vi devo dire a me piace il fatto di essere al di fuori di certi giri.

Detto questo lo scopo di questo post è quello di parlare della scena locale. Ovviamente senza avere la pretesa di essere esaustivi, posso però parlare di quattro realtà che conosco molto bene essendo, in alcuni casi, in contatto personale con alcuni (se non tutti) musicisti coinvolti. Quattro (più uno) casi in cui c’è da essere orgogliosi della terra che ti ha visto crescere.

1. Closer to the sun

Precedentemente noti con il nome di Fermat’s last theorem, si prendono un anno di tempo per cambiare nome e bassista ma, soprattutto, per realizzare il nuovo Lp sulla lunga distanza. Rispetto alla proposta musicale della denominazione precedente occorre rilevare una maggiore componente progressiva e melodica, che ora trova più spazio che in passato. Partiti da un approccio hadcore/punk, si muovono gradualmente verso un genere riconducibile a Meshuggah, Tool, Deftones e Periphery con una forte attenzione per l’eletronica (non a caso erano soliti suonare brani di Aphex Twin ed Enter Shikari, tragli altri) adesso alleggeriscono leggermente la loro furia fatta di chitarroni a otto corde, risultando più ragionati e maturi nell’approccio (uno dei pochi casi in cui questa non è una parolaccia). Un esordio assolutamente in grado di raccogliere la loro eredità sonora pregressa, facendola ulteriormente salire di livello. Preparazione tecnica e compositiva di altissimo livello, senza paura di affondare il colpo quando serve. Io li seguo da poco dopo che esordirono con la vecchia denominazione (ormai sono anni) e spero che con la nuova formazione raccolgano i frutti del loro duro lavoro: se li meritano tutti, anche perché dal vivo sono stupefacenti per precisione e potenza.

2. Electric Ballroom

Questo trio, che prende il nome da un noto locale londinese, è un’altra eccellenza del nostro territorio. Forse anche grazie al genere maggiormente accessibile rispetto ai Closer to the sun, hanno raccolto molto di più in termini di critica e pubblico. Con un EP auto intitolato ormai piuttosto datato alle spalle (Bagana rec.), si sono fatti le ossa su palchi italiani ed inglesi mettendo in mostra un’innata attitudine live. Suonano un blues elettrico, distorto e molto fisico ma comunque piuttosto lontano dalla banalità. Chitarra batteria e voce: tre componenti alle quali è difficile trovare un difetto che si amalgamano alla perfezione. Marco ha un drumming possente e tira fuori passaggi assolutamente pregevoli ed energici da un drum kit ridotto all’essenzale, la chitarra di Filippo, inventa passaggi slide e distorti dal sapore terroso e riarso che sembrano usciti da qualche anfratto dimenticato della Lousiana e la voce della minuta Giulia sfodera un feeling invidiabile e nient’ affatto distante da una consumata e corpulenta blues woman. La componente fisica esce alla grande dal vivo, dove il trio si distingue per presenza scenica e trasporto emozionale. Davvero bravi. Sono in fase di produzione del primo lavoro sulla lunga distanza (pare che sia un parto un po’ travagliato…), le premesse per una ottima prova ci sono tutte.

3. Sabbia

Altra compagine molto interessante, propone brani strumentali con suggestioni desertiche e nomadi, inserti tastieristici e sassofono sempre piuttosto in primo piano. Si muovono in territori che sembrerebbero richiamare un certo tipo di rock di stampo cinematografico e dinamico: sarebbero ottimi come compositori di colonne sonore, in questo verrebbe spontaneo accomunarli a gruppi come i Calibro 35 sebbene presentino un taglio meno settantiano, più rock e a tratti quasi sfiorati dallo stoner. Buona personalità ed idee decisamente ispirate ed interessanti. Al link bandcamp sono presenti un paio di lavori in download gratuito, non si potrebbe desiderare di meglio.

Bandcamp

4. Crushed curcuma

Decisamente la proposta più sperimentale ed ostica tra tutte. Duo che si divide tra sax e tastiere, loops ed effettistica varia. Il risultato, ancora una volta è meramente strumentale e di difficile classificazione tuttavia, una volta entrati nell’ottica, i Crushed curcuma si distinguono per originalità ed inventiva e sono in grado di regalare un panorama sonoro molto personale ed architettato molto bene tra elettronica ed oscura psichedelia. Finora non hanno pubblicato molto ma dal vivo vantano una buona attività dal vivo che sta fruttando una serie di concerti molto evocativi ed intensi.

 

4+1. Totem

Da biellese di residenza, ho sempre considerato Verbania come la provincia maggiormente affine alla nostra per indole ed attitudine, per tanto, anche se non sono di Biella, voglio parlare comunque dei Totem. Stellare trio dedito al prog-rock strumentale di taglio moderno. Autori di un ep “Manitou” e di un singolo “Fight or flight” hanno appena pubblicato su bandcamp un nuovo brano (vedi video) dal loro imminente nuovo lavoro “Oculus mundi”. Posso solo dirvi che rispetto alle precedenti proposte sembra si stiano muovendo maggiormente su territori prog rispetto al passato. Tuttavia il lavoro completo si deve ancora ascoltare nel suo complesso. Le aspettative sono altissime, anche loro in sede live sono estremamente validi sia dal punto di vista tecnico che scenico… essendo un trio perdono un po’ degli arrangiamenti curati dei quali godono in studio per diventare rocciosi e con meno fronzoli. All’indirizzo bandcamp è possibile trovare dei brani scaricabili gratuitamente, quindi non resta che visitare la pagina.

Bandcamp

 

Per motivi di spazio/tempo non approfondisco però, di diritto, vanno citati anche:

Luca Sigurtà, Jot Not One, Seaphic eyes, Bultaco DC (della gloria locale Rudy Medea ex-Indigesti), T.s.O. , Barbarian pipe band ed altri che al momento non mi sovvengono…  se credevate che la nostra fosse una provincia morta spero di avervi fatto ricredere!