Sergio Leone

Quasi una citazione da spaghetti western*

Postato il

A nord le occhiaie sono un po’ meno fonde, ma gli occhi bruciano da morire, ad ovest nulla da segnalare, ad est due abrasioni profonde sulla mano e a sud tre vesciche in via di guarigione.

Black Sabbath 13
Black Sabbath 13

I Black Sabbath stanno per fare uscire il primo disco dopo anni con Ozzy Osbourne ma senza l’amicone Bill Ward (sigh) e la notizia, anche se è di ieri, è che hanno annunciato l’annullamento della data italiana dovuto a non meglio precisati motivi logistici che facilmente saranno da ascrivere alla ben nota organizzazione di cui l’Italia tutta si fa onore e vanto. Aiuto. Comunque non avevo nemmeno preso il biglietto: un po’ perché, fortuna mia, li vidi già nel 1998, un po’ perché giudico abbastanza immorale spendere 60 e passa euro per un concerto, sia pure di leggende viventi, e soprattutto perché, nonostante abbia acquistato ben due copie del disco in questione (“13”, in vinile ed in CD de luxe), sono pienamente consapevole del fatto che in cabina di regia ci sia la contabile che il povero John Osbourne si ritrova come moglie.

Già una cosa come “The Osbournes” dovrebbe bastare a farla condannare all’unanimità, ma ovviamente la giustizia non è di questo mondo.

Nonostante questo, quello che ho sentito mi piace: Iommi, seppur fisicamente provato, ha ancora un database di riff nel cervello ineguagliabile, Geezer sostiene la sua inventiva alla grande, Wilk fa il suo mestiere e Rubin ha il merito di rendere il biascichio di Ozzy ascoltabile. Tuttavia il grosso demerito del suddetto produttore è di dare un suono decisamente trooooooppo pulito al tutto, soprattutto la chitarra di Iommi che avrei voluto bella spessa, terrosa e, soprattutto, fieramente analogica e valvolare invece sembra uscita dal peggiore dei pro tools digitali. Amen.

"The Tree Of Life" Terence Malick
“The Tree Of Life” Terence Malick

Domenica, dopo averne sentito parlare e riparlare, ho visto “L’albero della vita” di Terence Malick, nuovo idolo della critica cinematografica. Bah… noioso, consolatorio, autocelebrativo ed autoindulgente, un po’ una palla per essere concreti.Tutte queste immagini pulitine ed educate, tutto questo sfoggio musicale, tutti questi scontri fra macro e micro cosmo e tutto questo tedio domenicale, per citare i CCCP. Ho sentito parlare di paragoni ingombranti con “2001 odissea nello spazio” ma il povero Terence non si avvicina nemmeno ad un fotogramma di cotanto film. Innanzitutto la perfetta simbiosi tra musica ed immagini ottenuta dall’ immortale Kubrick, in Malick risulta scialba e poco organica, le immagini risultano tutte molto rifinite e raffinate nella qualità ma per questo risultano fin troppo algide e asettiche, il regista non sembra volersi sporcare le mani con le tematiche che affronta mentre Kubrick ne ha il controllo assoluto, senti quasi il suo respiro dietro alle immagini. E soprattutto, pur dirigendo un film pesante per scenografia e temi affrontati, Kubrick riesce a non annoiarmi nemmeno un secondo e lo stesso non si può proprio dire per il regista de “L’albero della vita”. Inoltre, visto che è una cosa che non sopporto devo proprio dirla, tutta quella falsa consolazione che il film cerca spasmodicamente per tutta la sua durata mi fa vomitare.

Che bello sparare sentenze*.

Il cattivo
Il cattivo

Sergio Leone: “C’era Una Volta In America”

Postato il Aggiornato il

Sergio Leone sul set di “C’era Una Volta In America”

Quando penso a Sergio Leone l’associazione di idee che mi viene spontanea è quella con mio padre. Forse solo io sono in grado di scorgere delle somiglianze anche fisiche tra i due, sono comunque sicuro della stima del mio genitore nei confronti del regista romano, perché era un suo mito di gioventù (come Jimi Hendrix), perché, sempre in quel periodo aveva recitato in un western semi-amatoriale girato da un gruppo di amici nella campagna biellese, perché da piccolo insistette per portarmi in tenerissima età a vedere “C’era Una Volta In America” quando uscì, nonostante il tema non proprio adatto a un bambino e la durata del film assai proibitiva per uno che era poco avvezzo a stare fermo e buono. Anche la mia genitrice conosce bene questa paterna passione, da ragazzi quando iniziarono a uscire assieme, ebbe addirittura l’ardire di portarla a vedere “Giù La Testa” (film che si apre con un peone che urina su alcune mosche) anziché, chessò, il classico “Love Story” di turno: le mosse banali e accondiscendenti non sono proprio nel DNA dei maschi di casa.

Comunque mi ci portò e ressi piuttosto bene, magari non capii tutto ciò che si svolgeva sullo schermo argentato, però ne uscii con un sorriso sornione stampato sul viso. Mi ricordo le merendine trafugate all’interno della sala (dura circa tre ore non c’era tempo di cenare) e i vari tentativi per trovarle ed aprirle al buio, anche il fatto si essere contento di entrare in contatto con una parte del suo mondo di adulto che, all’epoca, rimaneva una zona piuttosto fuori dalle mie possibilità. Mia madre lavorava quella sera, quindi eravamo solo io e lui.

Crescendo, chiaramente, ho scoperto, visto e rivisto i film di Sergio Leone e sono anche stato pervaso da una strana sensazione di fierezza quando ho scoperto che, per girare il film che avevo visto io, aveva rifiutato di fare “Il Padrino”, di sottostare alla trovata pubblicitaria di far fare a un italiano un film su Don Vito Corleone, benché nel suo film ci sia un personaggio denominato “noodles” (spaghetti). Si era anche tolto lo sfizio di dare ad un produttore che voleva apparire a tutti i costi, la parte dell’autista che si fa corrompere (è noto che i produttori abbiano un rapporto particolare con il denaro) per non divulgare il fatto che nel sedile posteriore della sua auto ha appena avuto luogo un tragico stupro.

In questi giorni (dal 18 al 21 ottobre) una versione restaurata e ampliata verrà proiettata nuovamente in alcune sale cinematografiche italiane, purtroppo nessuna nella mia zona. Avrei tanto voluto rivedere Robert De Niro che sorride soddisfatto alla fine del film, esattamente come deve aver fatto il regista che, finalmente, era riuscito a realizzare il suo sogno: dirigere ed ultimare questo film, costato anni di sacrifici e fatiche e inseguito con tutta la passione che si può mettere nell’inseguire un idea di struggente bellezza. Lui avrebbe sorriso e, magari, a me sarebbe scappata una lacrima. Ancora una volta: Grazie Sergio!!!

Robert De Niro: C’era Una Volta In America